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Vendere prodotti fatti in casa senza aprire la partita iva, ecco come puoi fare: tutte le regole e i divieti

Vendere prodotti fatti in casa senza aprire la partita iva, ecco come puoi fare: tutte le regole e i divieti
Una breve analisi dei presupposti e delle condizioni previsti dalla legge per la vendita di prodotti fatti in casa
A tutti sarà capitato, almeno una volta, di imbattersi in prodotti fatti in casa – o, come si è soliti dire,“homemade” - magari accuratamente sistemati nei mercatini locali o pubblicizzati sulle principali piattaforme social (Instagram, Tik Tok ecc.).
Ormai, che sia dal vivo o sul web, è possibile trovare una molteplicità di prodotti fatti in casa: dal miele alle torte, da vestiti a mobili, da orecchini a quadri o altri elementi di arredo. Insomma, di tutto.

E allora, laddove si coltivasse un hobby, si potrebbe pensare – perché no? – di mettere in vendita i propri prodotti creati in casa (magari riuscendo anche ad arrotondare un po' lo stipendio).

Prima di vendere o pubblicizzare i propri prodotti, tuttavia, è bene sapere cosa dice la legge al riguardo.

In Italia, in realtà, non esiste una legge che disciplina l’hobbistica: il Decreto Legge 114/1998 (relativo alla disciplina del commercio) rimanda alle diverse disposizioni regionali.

In ogni caso, può essere considerato hobbista colui che:
(i) vende, baratta o scambia prodotti di modico valore (ossia non superiore ad euro 250 anche se, in alcune regioni, il limite è 100 euro);
(ii) svolge l’attività in modo occasionale (ad esempio, se partecipa ad uno/due mercatini all’anno).

Anche per gli hobbisti vi sono regole da rispettare per la vendita delle proprie opere.
In questo senso, è possibile distinguere a seconda di vendita presso mercatini locali o vendita online.

Nel caso di vendita delle creazioni presso i mercatini, l’hobbista dovrà avere:
1) dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà mediante la quale si dichiara di esporre e vendere beni materiali;
2) tesserino degli hobbisti (se richiesto da normative regionali o comunali di riferimento);
3) ulteriore documentazione specifica richiesta dal Comune in cui si svolge il mercatino.

Quanto, invece, alla vendita online bisogna tener presente che l’hobbista non può avvalersi di un proprio sito web per la vendita dei prodotti (altrimenti sarà necessario aprire partita Iva), ma può utilizzare altre piattaforme (come ebay o subito) per ottenere visibilità.
È importante tener presente che, in ogni caso, non potranno mai essere esposti i prezzi di vendita: in caso di indicazione del prezzo, infatti, si verrà classificati come commercianti o artigiani e sarà necessario aprire partita Iva.

Rispettando tali requisiti, l’hobbista non ha necessità di aprire la partita Iva: i ricavi derivanti dall’attività potranno essere certificati attraverso il rilascio di una ricevuta non fiscale.

La ricevuta non fiscale è un documento che deve essere emesso contestualmente all’incasso del prezzo di vendita e, nel caso di importi superiori ad euro 77,47, deve apporsi anche una marca da bollo del valore di 2 euro.
Il ricavato delle vendite è idoneo a creare reddito (certificato con le ricevute), per cui andrà indicato nel quadro “redditi diversi” della dichiarazione dei redditi (salvo che i ricavi siano inferiori a 4.800,00 euro).

Quindi, quando è necessario aprire partita Iva per la vendita dei prodotti fatti in casa?

L’hobbista dovrà aprire partita Iva ogniqualvolta l’attività di vendita dei prodotti fatti in casa non abbia il carattere dell’occasionalità, ma venga svolta con continuità (ad esempio, partecipando ogni fine settimana ai mercatini locali o regionali o promuovendo i propri prodotti online con l’indicazione del prezzo).

In particolare, gli articoli 4 e 5 del D.P.R. 633/72 (Testo Unico IVA) pongono l’accento sulla “abitualità” dell’attività.
L’attività è da considerarsi abituale quando viene svolta con costanza nel tempo. Non è necessario che sia anche l’unica attività: la creazione di prodotti homemade ben può considerarsi - o comunque essere - secondaria rispetto al lavoro principale.

Aprendo partita Iva – ovviamente – bisognerà emettere fattura per ogni vendita effettuata (opportuno ricordare che ormai vige l’obbligo della fatturazione elettronica).
In ogni caso, ai fini dell’apertura della partita Iva e degli adempimenti ad essa connessi sarà bene affidarsi ad un professionista.

Da ultimo, è opportuno fare un accenno alle regole specifiche dettate in tema di vendita di prodotti alimentari fatti in casa: che si tratti di torte o di conserve, dovranno essere rispettate le norme igieniche previste in tema di sicurezza alimentare.
Nel caso in cui si vogliano vendere tali prodotti alimentari occorrerà (i) presentare una richiesta di autorizzazione all’ASL, (ii) presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al Comune, (iii) ottenere le necessarie certificazioni HAACP, (iv) aprire la partita Iva e iscrivere l’attività alla Camera di Commercio.


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