Il decreto legislativo n. 38 del 2014 ha introdotto in Italia la cosiddetta Schengen Sanitaria, recependo la Direttiva europea 24/2011. Questa normativa riconosce ai cittadini italiani che si trovano all'estero il diritto alle stesse prestazioni garantite dal Servizio Sanitario Nazionale, alle medesime condizioni economiche: con pagamento del ticket oppure gratuitamente, a seconda dei casi. La gratuità può dipendere dall'età, dal reddito o da altri fattori stabiliti dal Paese ospitante.
Lo strumento principale per esercitare questo diritto è la TEAM - Tessera Europea di Assicurazione Malattia - che non è altro che il retro della comune tessera sanitaria. Essa è valida nei 27 Paesi dell'Unione Europea e in Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera, ma solo per soggiorni temporanei (vacanze, studio, brevi trasferte). In caso di trasferimento prolungato, sarà necessario procedere con l'iscrizione al servizio sanitario locale. Se si smarrisce la tessera, è possibile richiedere all'ASL un attestato temporaneo sostitutivo, che ha lo stesso valore legale.
Cure urgenti e cure programmate: due percorsi diversi
Non tutte le situazioni si gestiscono allo stesso modo, ed è importante distinguere tra le cure che emergono improvvisamente e quelle pianificate in anticipo.
Nel caso di cure urgenti - una frattura, un malore improvviso, un incidente durante una vacanza - il cittadino deve recarsi presso una struttura sanitaria pubblica del Paese in cui si trova, esibire la TEAM e pagare l'eventuale quota di partecipazione prevista da quel Paese (equivalente al nostro ticket). Fanno eccezione alcune categorie esenti, come i pensionati che rientrano nei criteri fissati dal Regolamento CE n. 883/2004.
Se la prestazione è urgente e inclusa nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), e non è erogabile in Italia in tempi accettabili, il cittadino può riceverla in forma diretta e gratuita presentando apposito formulario alla struttura di destinazione. In questo caso il solo ticket rimane a suo carico e non è rimborsabile.
Nel caso di cure programmate, invece, è indispensabile ottenere prima della partenza l'autorizzazione preventiva (modello E112) da parte della propria ASL di residenza. L'autorizzazione deve essere rilasciata entro 30 giorni dalla richiesta, ridotti a 15 in caso di urgenza. Viene concessa soprattutto quando la prestazione non è disponibile in Italia o non lo è nei tempi necessari, ad esempio per patologie gravi che richiedono centri di altissima specializzazione esteri. Il paziente anticipa sempre i costi, ma poi può richiedere il rimborso, totale o parziale.
Il meccanismo è il seguente: si rimborsa il minore tra il costo sostenuto all'estero e il costo della stessa prestazione in Italia. Se in Italia la prestazione vale 100 euro e all'estero ne costa 80, si recuperano 80; se invece all'estero si spendono 120, il rimborso si ferma a 100. In alcune Regioni è possibile ottenere anche il rimborso delle spese di viaggio e accompagnamento.
Come richiedere il rimborso: tempi, documenti e modalità
Una volta rientrati - o anche direttamente dall'estero - il rimborso si può richiedere in due modi: rivolgendosi all'ASL di competenza oppure all'ambasciata italiana nel Paese in cui ci si trova. Alla domanda vanno allegati tutti i documenti originali: certificazione medica, fatture delle prestazioni ricevute e ogni ricevuta di spesa. È importante conservare tutta la documentazione sul posto, nel momento stesso in cui si ricevono le cure.
Per le cure programmate con autorizzazione preventiva, il paziente ha 60 giorni dall'erogazione della prestazione per presentare domanda di rimborso all'ASL, allegando certificazione medica originale e fattura originale del prestatore. L'ASL eroga il rimborso nei successivi 60 giorni. Per eventuali visite di controllo successive, se si decide di effettuarle all'estero, è necessaria una ulteriore autorizzazione preventiva specifica: non basta quella ottenuta per l'intervento principale.
Oltre al rimborso, è utile sapere anche che le spese sanitarie all'estero rimaste a carico del paziente possono essere portate in detrazione fiscale IRPEF nella dichiarazione dei redditi (modello 730/2026 o Modello Unico PF), con una detrazione del 19% e una franchigia di 129,11 euro.
Paesi non convenzionati e polizze assicurative: come tutelarsi
Il sistema descritto finora funziona solo nei Paesi con cui l'Italia ha accordi. Nei Paesi non convenzionati - la maggior parte del mondo al di fuori dell'UE e dei Paesi con accordi bilaterali - la TEAM non ha alcun valore, le spese sanitarie sono interamente a carico del paziente e non è previsto alcun rimborso. Per chi viaggia in queste aree, la soluzione più efficace è stipulare una polizza assicurativa sanitaria prima della partenza, che copra le spese mediche previste dal contratto, con gli enti assicurativi che si occupano direttamente della gestione dei costi. In molti viaggi d'affari e programmi di studio all'estero questa copertura è già inclusa: vale sempre la pena verificarlo prima di partire.