Accanto a sussidi, bonus e prestazioni relativamente nuove, come assegno di inclusione o assegno unico, esistono da tempo misure di sostegno espressamente rivolte a chi raggiunge l'età pensionabile, ma non ha diritto ad una vera e propria pensione. Nei confronti di chi non abbia raggiunto i requisiti contributivi per la pensione di vecchiaia o un altro trattamento previdenziale, c'è - infatti - l'assegno sociale versato dall'Inps.
Come si può leggere sul sito web ufficiale dell'istituto, si tratta di una prestazione economica, erogata a domanda e in presenza di specifici requisiti, tra cui un reddito al di sotto delle soglie previste annualmente dalla legge. Rinnovato anche per il 2026, l'assegno in oggetto ha natura assistenziale, non è reversibile ai familiari superstiti, né gravato da imposte, né pignorabile.
Al fine di ottenerlo, gli interessati devono soddisfare i seguenti requisiti:
- 67 anni di età;
- stato di bisogno economico;
- cittadinanza italiana e situazioni equiparate;
- residenza effettiva in Italia;
- requisito dei dieci anni di soggiorno legale e continuativo in Italia (dal primo gennaio 2009).
Il diritto all'assegno sociale viene accertato, di volta in volta, in base:
- al reddito personale per i cittadini non coniugati;
- al cumulo con il reddito del coniuge per i cittadini coniugati.
In particolare, ai fini dell'attribuzione, si considera una pluralità di possibili redditi del coniuge e del richiedente. A titolo meramente esemplificativo, citiamo: i redditi assoggettabili ad Irpef, al netto dell'imposizione fiscale e contributiva; i redditi di terreni e fabbricati; le rendite vitalizie erogate da Inail; gli assegni alimentari corrisposti a norma del Codice Civile.
L'assegno sociale Inps è stato appena adeguato al tasso di inflazione. Quindi, il suo ammontare non è più quello dello scorso anno, ma leggermente maggiore. Il meccanismo della cosiddetta perequazione ha generato la rivalutazione del trattamento dal primo gennaio 2026 e, quindi, la prestazione economica, che nel 2025 è stata pari a 538,69 euro al mese, ora vale 546,24 euro. Superare questa quota con il proprio reddito significa perdere il diritto all'assegno. Il suo importo può spettare in misura intera o in misura ridotta, in base al possesso o meno di redditi (seppur esigui) e al valore dell'eventuale reddito coniugale.
L'assegno sociale Inps è stato appena adeguato al tasso di inflazione. Quindi, il suo ammontare non è più quello dello scorso anno, ma leggermente maggiore. Il meccanismo della cosiddetta perequazione ha generato la rivalutazione del trattamento dal primo gennaio 2026 e, quindi, la prestazione economica, che nel 2025 è stata pari a 538,69 euro al mese, ora vale 546,24 euro. Superare questa quota con il proprio reddito significa perdere il diritto all'assegno. Il suo importo può spettare in misura intera o in misura ridotta, in base al possesso o meno di redditi (seppur esigui) e al valore dell'eventuale reddito coniugale.
È opportuno altresì rimarcare che l'assegno sociale spetta anche a quei soggetti che, pur avendo raggiunto 67 anni di età e 20 anni di contributi, hanno un ammontare della pensione inferiore all'importo mensile dell'assegno. In casi come questi, l'Inps non fa altro che conferire all'avente diritto il trattamento più favorevole. Attenzione però, perché questa situazione si riferisce esclusivamente ai cosiddetti contributivi puri, ovvero quelle persone che hanno avuto il primo accredito contributivo dopo il 31 dicembre 1995.
Infine, la domanda va presentata online all'Inps attraverso il servizio apposito, oppure utilizzando il contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164 164 da rete mobile, oppure anche gli enti di patronato e intermediari dell'istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi. Il pagamento dell'assegno sociale inizia dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della richiesta. Il beneficio ha carattere provvisorio e il controllo del possesso dei requisiti socioeconomici e della effettiva residenza avviene ogni anno.