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Nuovo condono edilizio, sarą pił semplice sanare i vecchi abusi: ecco la nuova riforma

Nuovo condono edilizio, sarą pił semplice sanare i vecchi abusi: ecco la nuova riforma
Una riforma epocale è in discussione alla Camera: chi possiede un immobile costruito prima del 1° settembre 1967 potrebbe finalmente dormire sonni tranquilli. Il nuovo Codice dell'Edilizia promette di semplificare radicalmente le procedure di sanatoria per migliaia di abitazioni italiane. I dettagli
Dopo settimane di stallo alla Ragioneria dello Stato, che aveva sollevato dubbi sulle coperture finanziarie, il disegno di legge delega per la riforma del Testo unico edilizia ha finalmente ottenuto il via libera ed è approdato in Commissione Ambiente alla Camera, dopo la firma del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la bollinatura della Ragioneria stessa. Il provvedimento - a lungo atteso dal settore delle costruzioni - rappresenta il punto di partenza per una riscrittura organica delle norme che regolano il mattone in Italia, norme che nella loro forma attuale risalgono al lontano 2001.
Con la delega approvata, il governo avrà un anno di tempo per elaborare il nuovo testo normativo. Il risultato atteso è un codice moderno, coerente e finalmente al passo con le esigenze di un Paese che ha un patrimonio edilizio tra i più complessi e stratificati d'Europa.
Abusi prima del 1967: perché quella data è così importante
Il cuore della riforma riguarda gli edifici costruiti prima del 1° settembre 1967, data di entrata in vigore della cosiddetta Legge Ponte (Legge n. 765/1967). Prima di quella data, in Italia non esisteva un obbligo generalizzato di licenza edilizia per costruire fuori dai centri abitati, e moltissime abitazioni - soprattutto nelle aree rurali e nelle periferie - sorsero in assenza di qualsiasi titolo abilitativo.
Questo ha generato, nel corso dei decenni, una situazione paradossale: immobili realizzati in piena legalità secondo le norme dell'epoca si trovano oggi in una zona grigia burocratica, difficilmente sanabile con gli strumenti normativi esistenti. Il nuovo Codice punta a risolvere questa contraddizione, rendendo più accessibile e snella la procedura di regolarizzazione per chi si trova in questa condizione, senza dover affrontare iter assurdi che spesso scoraggiano anche il più determinato dei proprietari.
Parallelamente, la riforma interviene su un altro fronte annoso: le domande di condono presentate nel 1985, nel 1994 e nel 2003 e mai definite dovranno essere chiuse entro termini certi. Decine di migliaia di pratiche rimaste in un cassetto per anni, talvolta decenni, troveranno finalmente una conclusione, con benefici evidenti tanto per i privati quanto per le amministrazioni locali, alleggerendo un arretrato che pesa sul sistema burocratico nazionale.
L'iter parlamentare e le voci politiche
In commissione, il disegno di legge delega sarà abbinato a un testo che trae origine dalle proposte delle deputate Erica Mazzetti (Forza Italia) e Agostina Santillo (Movimento 5 Stelle), su cui è già stato completato un ciclo di audizioni. Un segnale di trasversalità politica che potrebbe favorirne l'iter.
La deputata Mazzetti ha commentato con entusiasmo l'avvio dei lavori parlamentari, sottolineando come si tratti di "un passo avanti necessario per concretizzare un intervento di riforma atteso, fondamentale, utile al Paese", capace di facilitare la programmazione tecnico-economica e gli investimenti per le generazioni presenti e future.
Sul fronte delle coperture finanziarie - il nodo che aveva bloccato il provvedimento alla Ragioneria dello Stato - la soluzione trovata è netta: nessuna nuova risorsa verrà stanziata. Eventuali oneri aggiuntivi derivanti dai decreti attuativi dovranno essere coperti attingendo ai fondi speciali già assegnati dalla manovra 2026 al Ministero delle Infrastrutture.
Cosa chiedono i professionisti tecnici
Parallelamente all'avanzata del testo in Parlamento, i rappresentanti delle principali categorie tecniche - ingegneri, architetti, geometri e periti - si sono riuniti a Roma per un confronto diretto con la deputata Mazzetti. Al centro del dibattito, la necessità di definire con chiarezza i perimetri degli interventi riconducibili ai diversi titoli edilizi e di adottare procedure uniformi su tutto il territorio nazionale, mettendo fine a quella frammentazione normativa tra Regione e Regione che oggi genera incertezza e rallenta l'attività professionale.
L'obiettivo che i tecnici chiedono al legislatore è ambizioso, ma preciso: un testo organico, capace di integrare tutti gli aspetti della materia edilizia - dalla progettazione strutturale agli impianti, passando per la riqualificazione energetica - che diventi uno strumento di riferimento indispensabile per chi opera nel settore. Una normativa, insomma, che punti alla semplificazione reale delle procedure, eliminando la burocrazia superflua e restituendo certezza del diritto a professionisti, imprese e cittadini.


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