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Nuovo condono edilizio 2026, ecco cosa potrai sanare, novità e tempi: arriva la nuova proposta del Governo

Nuovo condono edilizio 2026, ecco cosa potrai sanare, novità e tempi: arriva la nuova proposta del Governo
Il Governo valuta un nuovo condono edilizio dopo la Manovra 2026: possibile riapertura della sanatoria 2003, regolarizzazione di piccole difformità interne e superamento della doppia conformità
Chi si aspettava di trovare il nuovo condono edilizio già inserito nella Legge di Bilancio 2026 è rimasto deluso, ma sarebbe un errore pensare che il progetto sia stato abbandonato. Sebbene la sanatoria non abbia trovato spazio nel testo finale della manovra economica per evitare tensioni sui conti pubblici, la questione è tutt'altro che archiviata.
Il Parlamento ha, infatti, approvato un ordine del giorno che vincola l'Esecutivo a valutare le proposte di regolarizzazione in un secondo momento, spostando il confronto dal piano finanziario a quello normativo. L'obiettivo è inserire queste misure all'interno di una riforma organica, probabilmente agganciandola alla revisione del Testo unico edilizia e al nuovo Codice delle Ricostruzioni.

Riapertura dei termini del 2003
Il cuore del dibattito politico ruota attorno alla riattivazione del cd. “terzo condono”, quello introdotto originariamente con il d.l. 269 del 2003. La proposta mira a estendere la validità di quella sanatoria a tutto il territorio nazionale, superando le frammentazioni regionali che ne hanno limitato l'efficacia in passato. L'aspetto cruciale di questa possibile riapertura riguarda la possibilità di sanare abusi commessi entro quella data anche in zone soggette a vincoli paesaggistici o ambientali, sbloccando così la regolarizzazione per migliaia di immobili attualmente bloccati in un vero e proprio limbo burocratico.

Sanatoria per piccole difformità interne
Parallelamente al recupero del vecchio condono, si lavora a una misura pensata per il presente e per le irregolarità minori. Il progetto prevede una finestra temporale per sanare le opere realizzate fino al 30 settembre 2025, applicando però i criteri più permissivi della legge del 1985. Non si tratta di condonare aumenti di cubatura o nuove costruzioni abusive, ma di regolarizzare “lievi difformità interne” che spesso bloccano le compravendite, come verande, tettoie, modifiche ai balconi o ristrutturazioni interne eseguite senza i titoli adeguati.

Stop alla doppia conformità asincrona
Il vero nodo tecnico che il Governo intende sciogliere riguarda, però, il superamento della “doppia conformità asincrona”. Attualmente, chi vuole sanare un abuso deve dimostrare che l'opera rispetti sia le norme vigenti al momento della costruzione, sia quelle attuali. Questo doppio vincolo rende impossibile regolarizzare la maggior parte degli interventi datati, poiché le normative antisismiche ed energetiche sono cambiate radicalmente negli ultimi 20 anni. Eliminare l'obbligo della conformità attuale per le opere vecchie significherebbe semplificare drasticamente le procedure, permettendo agli uffici tecnici comunali di smaltire tonnellate di pratiche arretrate senza dover richiedere adeguamenti strutturali oggi impossibili da realizzare.

Tempi e prospettive
Nonostante la volontà politica sia stata confermata dall'ordine del giorno parlamentare, i tempi per la pubblicazione di queste norme in Gazzetta Ufficiale saranno tutt’altro che brevi. L'armonizzazione delle leggi regionali e l'integrazione nel nuovo Testo Unico richiedono passaggi tecnici complessi e una calendarizzazione che non è ancora stata definita con certezza.


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