Può sembrare incredibile, ma fino ad oggi la normativa vigente non impone l'uso delle cinture di sicurezza a bordo dei cosiddetti quadricicli pesanti, quelli identificati dalla categoria L7e. L'art. 172 del Codice della strada, nella sua formulazione attuale, elenca con precisione i veicoli per cui vige l'obbligo di allacciare le cinture "in qualsiasi situazione di marcia":
- le autovetture (categoria M1);
- gli autocarri di ogni fascia di peso (N1, N2, N3);
- i quadricicli leggeri con carrozzeria chiusa (L6e).
Dei quadricicli pesanti, però, semplicemente non si fa menzione. Una lacuna che significa, in pratica, che anche il trasporto di un bambino su questi veicoli può avvenire oggi senza l'uso di un seggiolino omologato, poiché la legge non lo richiede. Il testo base del nuovo Codice della strada, attualmente al centro di una consultazione pubblica promossa dal Ministero dei Trasporti, dovrebbe finalmente correggere questa anomalia.
Le origini di un errore rimasto invisibile per anni
Per capire come si sia arrivati a questa situazione bisogna fare un passo indietro fino al 2010, anno in cui l'obbligo delle cinture, che fino ad allora riguardava solamente le autovetture e i veicoli commerciali o industriali, venne esteso anche ai quadricicli leggeri dotati di carrozzeria chiusa.
La modifica fu introdotta attraverso la legge 120 del 2010, un provvedimento che riscrisse ampie parti del Codice della strada. All'epoca, però, sulle nostre strade circolavano pochissimi quadricicli, sia leggeri che pesanti, e probabilmente per questo motivo la disparità di trattamento tra le due categorie passò inosservata. Negli anni successivi il Codice è stato più volte modificato e aggiornato, ma nessuno degli interventi legislativi ha mai posto rimedio a questa incongruenza, che è rimasta silenziosa fino a quando l'esplosione del mercato delle microcar non l'ha resa evidente a tutti, addetti ai lavori compresi.
Quadricicli leggeri e pesanti: due mondi diversi ma vicini
Comprendere la distinzione tra le due tipologie di quadricicli aiuta a capire meglio il paradosso normativo. I quadricicli leggeri, classificati come L6e, sono equiparati ai ciclomotori: hanno una massa a vuoto che non supera i 350 kg (batteria esclusa, per i modelli elettrici), una velocità massima limitata a 45 km/h, una cilindrata massima di 50 cc se a combustione e una potenza che non può superare i 4 kW. Proprio perché assimilati ai ciclomotori, per guidarli basta la patente AM, che si può conseguire già a 14 anni, oppure qualunque altra patente di categoria superiore.
I quadricicli pesanti, categoria L7e, hanno invece caratteristiche di massa non troppo distanti (fino a 400 kg, o 550 kg per i veicoli destinati al trasporto merci, sempre al netto della batteria), ma dispongono di una potenza nettamente superiore, che può raggiungere i 15 kW. Per guidarli è necessaria la patente B1, ottenibile dai 16 anni in su, o una patente di categoria superiore.
È proprio questo scarto di potenza e velocità a rendere ancora più illogica l'assenza dell'obbligo di cintura sui mezzi più performanti: i costruttori, va detto, sono comunque tenuti a installare le cinture su questi veicoli in base a normative tecniche europee, ma nessuna legge italiana ne impone attualmente l'utilizzo effettivo.
Sicurezza, un dovere che va oltre l'obbligo di legge
In attesa che la modifica normativa diventi definitiva al termine della consultazione pubblica, resta un principio che dovrebbe valere a prescindere da qualsiasi cavillo giuridico: la sicurezza di chi viaggia non può dipendere soltanto da ciò che la legge impone o meno. Anche oggi, con la norma ancora silente sull'obbligo per i quadricicli pesanti, allacciare la cintura resta una scelta di buonsenso che può fare la differenza in caso di incidente, specialmente quando a bordo viaggiano bambini.
La speranza è che l'aggiornamento del Codice della strada arrivi presto a rendere questo comportamento non più solo raccomandabile, ma obbligatorio per legge, mettendo fine a una disparità di trattamento che, alla luce dei numeri di vendita delle microcar degli ultimi anni, non aveva più alcuna ragione di esistere.