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NASpI, la perdi se accetti un lavoro saltuario e superi la soglia di reddito o non lo comunichi: ecco come evitarlo

NASpI, la perdi se accetti un lavoro saltuario e superi la soglia di reddito o non lo comunichi: ecco come evitarlo
Chi percepisce la Naspi può accettare un lavoro a chiamata senza rinunciare all'indennità, ma serve rispettare precise regole di comunicazione. Ecco come funziona e cosa cambia in base al tipo di contratto
Chi perde il lavoro senza propria volontà può contare sulla Naspi, l'indennità di disoccupazione erogata dall'INPS. Il beneficio spetta in caso di licenziamento, anche per giusta causa o motivi disciplinari, così come per la scadenza naturale di un contratto a termine. Le dimissioni volontarie, invece, restano generalmente escluse dal diritto alla prestazione, proprio perché viene meno il requisito dell'involontarietà, salvo le eccezioni previste dalla legge, come le dimissioni per giusta causa.
La durata della Naspi corrisponde alla metà delle settimane di contribuzione maturate nei quattro anni precedenti la fine del rapporto di lavoro, senza contare i periodi già utilizzati per prestazioni di disoccupazione precedenti. L'importo, invece, si calcola sulla retribuzione imponibile previdenziale degli ultimi quattro anni, seguendo le soglie che l'INPS aggiorna ogni anno.
Per molte persone questa cifra resta contenuta, spesso limitata a poche centinaia di euro mensili: ecco perché accettare un'occasione di lavoro, anche discontinua, può fare la differenza senza necessariamente comportare la perdita dell'assegno.
Quando è possibile la convivenza tra lavoro a chiamata e Naspi
Il lavoro a chiamata - detto anche lavoro intermittente - è una forma contrattuale che prevede prestazioni non continuative, da svolgere nei momenti in cui il datore di lavoro ha effettivamente bisogno del dipendente. La disciplina di questo tipo di contratto è regolata dal Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81 (Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni), uno dei provvedimenti attuativi del Jobs Act.
Il ricorso al lavoro intermittente è generalmente ammesso fino a un massimo di 400 giornate di lavoro effettivo in un arco di tre anni solari con lo stesso datore, con l'eccezione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, per cui il limite non si applica. Il contratto può essere impiegato anche nei casi individuati dalla contrattazione collettiva, oltre che, indipendentemente da questi, con lavoratori under 24 o over 55, purché siano rispettate le condizioni stabilite dalla normativa.
Proprio perché il rapporto non è continuativo, non esiste un'incompatibilità automatica tra Naspi e lavoro a chiamata: la compatibilità dipende dalle caratteristiche concrete dell'impiego e dal rispetto degli adempimenti richiesti.
Le due modalità del contratto intermittente
Esistono due varianti del lavoro a chiamata, con conseguenze diverse sull'indennità di disoccupazione. Nella prima, il lavoratore assume un obbligo di disponibilità: si impegna cioè a rispondere quando il datore lo chiama e, per i periodi in cui garantisce questa disponibilità, riceve una specifica indennità, stabilita dalla normativa e dai contratti collettivi di riferimento.
Nella seconda modalità, senza obbligo di disponibilità, il lavoratore non è tenuto a rispondere alla chiamata e, di conseguenza, non percepisce alcuna indennità per i periodi di attesa. Questa distinzione incide sul rapporto con la Naspi, perché cambia il modo in cui reddito e disponibilità lavorativa vengono valutati dall'INPS ai fini del mantenimento del sussidio.
Cosa comunicare ogni mese all'INPS
Chi percepisce la Naspi e avvia un rapporto di lavoro a chiamata deve obbligatoriamente informare l'INPS, utilizzando il modello Naspi.Com entro i termini stabiliti. Nella comunicazione va indicato, quando richiesto, anche il reddito annuo presunto derivante dalla nuova attività.
A seconda della durata del contratto, dell'entità del reddito previsto e delle caratteristiche della prestazione, l'indennità può proseguire con un importo ridotto, oppure essere sospesa per il periodo stabilito dalla normativa. Non si tratta quindi di una regola uguale per tutti: ogni situazione va valutata caso per caso, in base ai limiti reddituali e agli obblighi informativi previsti per questo tipo di impiego.
Per questo motivo, prima di accettare una chiamata al lavoro durante il periodo di fruizione della Naspi, conviene sempre verificare in anticipo quale regime si applica alla propria situazione, così da comunicare tutto correttamente ed evitare spiacevoli sorprese sull'importo dell'indennità nei mesi successivi.


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