Quando si compila l'ISEE, uno degli errori più diffusi riguarda la
composizione del nucleo familiare. Molti credono che basti copiare lo stato di
famiglia del
Comune, ma le regole sono diverse e più complesse. I
coniugi, ad esempio, devono essere inseriti nello stesso nucleo anche quando vivono in case separate, a meno che non ci sia una separazione o un divorzio ufficialmente riconosciuto dalle
autorità. Non basta, quindi, la semplice
residenza diversa per escludere il coniuge dal calcolo.
Discorso simile vale per i
figli che risultano fiscalmente a carico: in determinate situazioni vanno inclusi nella dichiarazione, anche se non abitano più con i genitori. Gli
studenti universitari rappresentano un capitolo a sé: tantissimi ragazzi pensano di poter dichiarare un nucleo familiare autonomo per ottenere agevolazioni sulle tasse universitarie o sulla mensa, ma i requisiti sono stringenti. Se non si possiedono tutti i parametri richiesti dalla normativa, l'ISEE risulterà scorretto e si rischia di perdere le prestazioni richieste o, peggio ancora, di incorrere in
controlli e sanzioni per dichiarazioni non veritiere.
La trappola nascosta nei dettagli dei conti correnti e delle giacenze
Un altro errore che si ripete con frequenza riguarda la
dichiarazione dei rapporti finanziari. Molti contribuenti dimenticano di inserire conti correnti con pochi euro, libretti postali dormienti, carte prepagate dotate di IBAN, conti accesi all'estero o rapporti bancari chiusi durante l'anno di riferimento. La
legge è chiara:
vanno indicati tutti i rapporti intestati a ciascun componente del nucleo familiare, specificando sia il saldo al 31 dicembre sia la giacenza media dell'intero anno.
Anche un conto che sembra insignificante può fare la differenza nel calcolo finale dell'indicatore. Bisogna, però, ricordare che esiste una
franchigia di 50.000 euro per titoli di Stato e libretti postali, che consente di escludere dal computo questi strumenti fino alla soglia indicata.
Un equivoco molto comune riguarda proprio la differenza tra saldo e giacenza media: tantissime persone pensano che basti indicare uno dei due valori, magari scegliendo quello più basso per abbassare l'ISEE. Invece la normativa richiede entrambi i dati, perché servono per calcoli diversi. Compilare male questa sezione porta quasi sempre a un indicatore falsato, con il rischio concreto che - durante i controlli - si debba procedere a rettifiche, perdendo tempo e agevolazioni già ottenute.
L'anno di riferimento e il patrimonio
La confusione sull'anno di riferimento dei dati da inserire genera errori a catena difficili da individuare. L'ISEE ordinario si basa sui redditi e sul patrimonio di due anni prima rispetto a quando si presenta la domanda, anche se il nucleo familiare considerato è quello attuale. Questa distinzione temporale manda in tilt molti cittadini che compilano da soli la Dichiarazione Sostitutiva Unica. C'è chi inserisce i redditi dell'anno appena concluso pensando di fare cosa giusta, ma questo altera completamente il calcolo e può precludere l'accesso a bonus e prestazioni. Ricordiamo che vanno dichiarati i redditi e i patrimoni di ogni singolo componente del nucleo, nessuno escluso.
Sul fronte del
patrimonio immobiliare si registra un'altra sottovalutazione pericolosa. Oltre alla casa in cui si abita, bisogna dichiarare
immobili secondari, terreni agricoli o edificabili, quote ereditarie di proprietà e beni situati all'estero. Spesso le persone escludono dalla dichiarazione piccole quote di proprietà o terreni che considerano "inutilizzati", convinti che non abbiano alcun peso. In realtà anche una percentuale minima di un immobile incide sul calcolo finale dell'ISEE. Dimenticare questi elementi significa presentare una dichiarazione incompleta che può portare a contestazioni.
ISEE corrente e precompilato
Tra gli errori più insidiosi c'è la dimenticanza di
redditi considerati minori o saltuari.
Borse di studio, assegni di mantenimento ricevuti dall'
ex coniuge, compensi da lavoro occasionale, rendite provenienti dall'estero e alcune prestazioni assistenziali devono essere tutti indicati correttamente. La percezione che si tratti di cifre marginali spinge molti a non dichiararle, ma questo comportamento produce dichiarazioni incomplete con tutte le conseguenze del caso.
Un problema spesso ignorato è la mancata richiesta dell'ISEE corrente. Quando accadono eventi rilevanti come la perdita del posto di lavoro, una diminuzione importante del reddito o l'interruzione di trattamenti assistenziali, l'ISEE ordinario non rispecchia più la situazione economica reale della famiglia. Continuare a usare un indicatore non aggiornato significa rinunciare a prestazioni e aiuti che si potrebbero, invece, ottenere. Non bisogna dimenticare di dichiarare anche il parco veicoli posseduto alla data di presentazione della DSU, includendo auto, moto e altri mezzi.
Infine, un errore di approccio riguarda l'eccessiva fiducia nel "fai da te", anche quando si utilizza l'ISEE precompilato fornito dall'INPS. Sebbene il sistema recuperi automaticamente molte informazioni, non tutti i dati risultano completi o aggiornati. Il controllo accurato di ogni singola voce resta indispensabile per evitare incongruenze che possono compromettere l'intera dichiarazione. Va considerato anche il fattore tempo: l'ISEE viene elaborato entro un massimo di dieci giorni lavorativi dalla presentazione della DSU, quindi bisogna muoversi per tempo.
In definitiva, l'ISEE rappresenta uno strumento fondamentale per accedere al welfare italiano, ma la sua complessità richiede attenzione, precisione e consapevolezza. Gli errori più frequenti nascono da informazioni parziali, interpretazioni sbagliate delle norme o dalla sottovalutazione di dati apparentemente secondari. Una compilazione accurata, affiancata quando necessario dall'assistenza di un CAF o di un professionista qualificato, resta la soluzione più sicura per ottenere un indicatore corretto e proteggere il proprio diritto alle prestazioni sociali.