L'IVC è una somma temporanea, inserita in busta paga quando un contratto collettivo nazionale è scaduto e non ancora rinnovato. Con la revisione degli importi, i lavoratori interessati riceveranno anche gli arretrati maturati nei mesi precedenti.
Gli incrementi variano a seconda del comparto e del ruolo.
Nei ministeri ad aumentare sono soprattutto le indennità per dirigenti e alte figure amministrative. Per i capi dipartimento e i dirigenti di prima fascia si passa da 46,23 a 49,08 euro al mese. Sono previsti anche incrementi per le altre categorie: 38,47 euro per i dirigenti di seconda fascia, 21,14 euro per i funzionari, 17,40 euro per gli assistenti e 16,54 euro per gli operatori. Gli importi saranno erogati direttamente nella busta paga di luglio.
Nel settore sanitario un dirigente medico può arrivare a circa 38 euro mensili, mentre nella scuola si passa da circa 14 euro per i profili più bassi fino a oltre 36 euro per i dirigenti scolastici. Anche università ed enti di ricerca rientrano negli adeguamenti, con importi differenziati in base alle qualifiche: nelle università si va da circa 17,76 euro per gli operatori fino a 36,17 euro per i dirigenti di seconda fascia; negli enti di ricerca, invece, gli incrementi possono arrivare fino a 83,24 euro per i dirigenti.
Per le Funzioni locali gli aumenti oscillano tra circa 16 e 38 euro, mentre per le Forze armate non sono previste variazioni significative rispetto alle cifre attuali.
Parallelamente proseguono le trattative per i rinnovi contrattuali 2025-2027, che coinvolgono scuola, sanità, enti locali e amministrazioni centrali. L'obiettivo dichiarato è chiudere i negoziati entro l'estate, così da rendere operativi i nuovi in aumento entro la fine dell'anno. Nel settore sanitario, in particolare, gli incrementi medi attesi per il nuovo contratto sono stimati intorno ai 200 euro mensili, mentre per gli enti locali si parla di circa 135 euro medi lordi.
Per i lavoratori del settore privato si rammenta che il Decreto 1° Maggio 2026 ha introdotto la c.d. Indennità Provvisoria della Retribuzione (IPR). Si tratta di un meccanismo che impone un aumento automatico nel cedolino paga qualora il contratto di riferimento non venga rinnovato entro tempi prestabiliti. Nello specifico, è prevista un'integrazione pari al 30% dell’inflazione programmata dopo 6 mesi dalla scadenza del CCNL, quota che subisce un ulteriore innalzamento fino al 60% del tasso di inflazione qualora il ritardo nel rinnovo superi la soglia dei 12 mesi. In questo modo, le lungaggini nelle trattative per il rinnovo comportano automaticamente un costo certo per le imprese e incentivano la chiusura tempestiva degli accordi sindacali.