Per capire la portata di questa novità, è necessario fare un passo indietro e comprendere come funzionava il sistema precedente. Fino alla firma di questo accordo, il calcolo degli scatti di anzianità si basava esclusivamente sui periodi di servizio effettivamente retribuiti. In altre parole, ogni volta che un dipendente scolastico si trovava in una condizione di sospensione del rapporto di lavoro - sia essa un'aspettativa non retribuita, un congedo parentale o un'assenza per mandato elettivo - quei mesi non venivano conteggiati ai fini della progressione economica.
Questo meccanismo penalizzava in modo evidente categorie di lavoratori che si assentavano dal servizio per motivi legittimi, spesso tutelati dalla legge stessa. Pensiamo, ad esempio, ai genitori che usufruiscono del congedo parentale previsto dal D.lgs. 151/2001 (Testo Unico sulla maternità e paternità), o ai lavoratori impegnati in incarichi sindacali o istituzionali. Il paradosso era evidente: la legge garantiva il diritto all'assenza, ma il sistema contrattuale non ne riconosceva il valore economico nel lungo periodo.
La svolta dell'accordo ARAN del 22 gennaio 2026
Con la nuova ipotesi di accordo, le regole cambiano in modo sostanziale. I periodi di interruzione del rapporto di lavoro - anche se non retribuiti - non interromperanno più la progressione economica del dipendente. In termini pratici, questo significa che l'anzianità di servizio matura anche durante i periodi in cui il lavoratore è formalmente assente.
I soggetti che beneficeranno direttamente di questa modifica sono molteplici: i dipendenti in aspettativa sindacale, coloro che hanno usufruito di permessi per l'esercizio di mandati elettivi e i lavoratori in congedo parentale. Si tratta di categorie che, nel corso degli anni, hanno visto rallentare - o addirittura bloccare - la propria progressione di carriera senza che vi fosse una giustificazione sostanziale, considerato che le assenze erano comunque previste e tutelate dall'ordinamento giuridico italiano ed europeo.
Pur trattandosi ancora di un'ipotesi di accordo, questo tipo di atto ha un peso giuridico significativo nel sistema delle relazioni sindacali pubbliche, ed è il presupposto necessario per la formalizzazione definitiva del contratto collettivo nazionale.
Il ricalcolo retroattivo: arretrati e procedure
Uno degli aspetti più rilevanti e certamente più attesi, riguarda l'applicazione retroattiva delle nuove disposizioni. L'accordo prevede, infatti, che gli scatti non riconosciuti in passato vengano ricalcolati, con la conseguente possibilità per i dipendenti di percepire gli arretrati relativi ai periodi precedentemente esclusi dal computo.
Questa misura ha una portata economica non trascurabile per molti lavoratori, soprattutto per coloro che negli anni hanno fruito di lunghi periodi di congedo o aspettativa. Il meccanismo di ricalcolo dovrà essere attivato dai diretti interessati, che avranno tempo fino a dicembre 2026 per verificare la propria posizione e presentare eventuale richiesta di rettifica. Ogni dipendente coinvolto dovrà quindi attivarsi per tempo, rivolgendosi alla propria amministrazione scolastica o al proprio ufficio del personale per un'analisi puntuale della situazione individuale.
Un risultato storico per equità e diritti dei lavoratori
Al di là dei numeri e delle procedure, questo accordo rappresenta un cambio di paradigma culturale nel rapporto tra lo Stato-datore di lavoro e i propri dipendenti nel settore dell'istruzione. Per troppo tempo, la progressione economica è stata ancorata a una presenza fisica continuativa che non teneva conto delle complessità della vita lavorativa e personale. Chi sceglieva di dedicarsi alla famiglia attraverso il congedo parentale, o chi svolgeva un ruolo rappresentativo in ambito sindacale o istituzionale, pagava un prezzo concreto in termini di carriera.
Con questa intesa, l'ARAN e le organizzazioni sindacali inviano un segnale chiaro: il servizio reso alla comunità - in tutte le sue forme - merita di essere riconosciuto e valorizzato. È un principio di equità che allinea il sistema italiano alle migliori pratiche europee in materia di tutela dei lavoratori e conciliazione vita-lavoro. Il settore dell'istruzione, che forma le generazioni future, meritava da tempo un riconoscimento simile per chi ogni giorno lo sostiene dall'interno.