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La Cassazione ancora sul tema del "danno da vacanza rovinata"

La Cassazione ancora sul tema del "danno da vacanza rovinata"
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25410 del 2013 si è occupata dell’argomento relativo al risarcimento del “danno da vacanza rovinata”, che in alcuni casi può essere riconosciuto al turista che si veda, appunto, “rovinata” la propria vacanza, a causa di alcuni disservizi riscontrati in aeroporto, piuttosto che in albergo.

Nel caso esaminato dalla Corte, una coppia di viaggiatori aveva agito in giudizio nei confronti dell’agenzia di viaggio che aveva venduto loro i biglietti aerei di andata e ritorno per la Thailandia, chiedendo la condanna della stessa al risarcimento del danno, “per il fatto che – giunti a destinazione il 6 gennaio 2004 – l’ufficio immigrazione thailandese ha negato l’ingressoalla donna, di cittadinanza ecuadoregna, “perché priva del visto di ingresso del Consolato competente, necessario per i cittadini extracomunitari”.

In particolare, la coppia riferiva di non essere stati informati dall’agenzia della necessità del visto, con conseguente violazione, da parte della stessa, dei propri obblighi derivanti dal contratto concluso, compreso “il dovere di buona fede e di protezione del cliente, anche nella veste di consumatore”.

L’agenzia si difendeva “declinando ogni responsabilità, sull’assunto che essa aveva solo venduto i biglietti di viaggio e che non era tenuta a fornire informazione alcuna sui visti turistici”.

La domanda della coppia veniva rigettata in primo grado e la decisione del Giudice di Pace veniva confermata anche dal Tribunale.

Secondo il Tribunale, infatti, nessun risarcimento spettava alla coppia, dal momento che “non vi è stata violazione del contratto di mandato e dei doveri di buona fede che ne derivano, poiché gli obblighi a carico del mandatario vanno individuati con specifico riferimento alle prestazioni espressamente richieste dal mandante”, mentre, nella specie, “i due coniugi non hanno dimostrato di avere chiesto informazioni sui visti, né prestazioni diverse dalla consegna dei biglietti di viaggio”.

Giunti al terzo grado di giudizio, la Corte di Cassazione ritiene fondate le argomentazioni svolte dalla coppia, con conseguente accoglimento del ricorso dalla stessa proposto.

Osserva la Corte, infatti, come anche “l’intermediario, come l’organizzatore di viaggi, è tenuto a proteggere i diritti e gli interessi dei viaggiatori, secondo i principi generali del diritto e i buoni usi in questo campo”.
Non solo: “l’intermediario di viaggi risponde di qualsiasi inosservanza che commette nell’adempimento dei suoi obblighi, l’inosservanza venendo stabilita considerando i doveri che competono ad un intermediario di viaggi diligente”.

Di conseguenza, secondo la Cassazione, per poter escludere la responsabilità dell’agenzia di viaggi, il Tribunale “avrebbe dovuto accertare se – anche ammesso che la prestazione richiesta all’agenzia sia consistita nella sola vendita dei biglietti aerei – le modalità della contrattazione, l’identità dei clienti (che l’agente è tenuto ad acquisire all’atto della vendita dei biglietti aerei), le circostanze di cui l’agente era o poteva essere a conoscenza (per esempio il fatto che si trattava di due sposi in viaggio di nozze), e così via, avrebbero dovuto indurre l’agenzia a rilevare, facendo uso dell’ordinaria diligenza e in base agli usi del settore” che la donna era cittadina extracomunitaria e che necessitava, pertanto, del visto.

Dunque, sulla base di tali considerazioni, secondo la Corte, l’agenzia avrebbe dovuto informare la coppia che la donna, cittadina ecuadoregna, aveva bisogno del visto, con la conseguenza che i giudici dei primi due gradi di giudizio avrebbero errato nel rigettare la domanda risarcitoria avanzata, la quale, al contrario, doveva ritenersi pienamente fondata.

In conclusione, dunque, la Cassazione accoglie il ricorso e annulla la sentenza del Tribunale.


Redazione Giuridica

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