Un tetto al rapporto tra prezzo dell'elettricità e del gas
Il documento fissa un obiettivo preciso per gli Stati membri. Entro il 2030 il prezzo dell'elettricità non dovrebbe superare il doppio di quello del gas per le imprese e le 2,5 volte per le famiglie. Si tratta di un fattore decisivo, perché da questa proporzione dipende la convenienza di investimenti molto concreti, dalle pompe di calore industriali agli impianti nelle abitazioni.
Tuttavia, la strada da fare è ancora piuttosto lunga. Secondo la Commissione, in base ai dati Eurostat riferiti al secondo semestre 2024, un’azienda europea paga oggi, per la stessa quantità di energia, un prezzo dell'elettricità vicino al triplo di quello del gas. Per le famiglie il divario scende leggermente, attorno a 2,5 volte. Soltanto in Finlandia e Svezia il rapporto è già inferiore a quota 2. Bruxelles considera tale circostanza l'ostacolo principale alla diffusione delle tecnologie elettriche, davanti a costi d'impianto, tempi di allaccio alla rete, innovazione lenta e scarsità di manodopera specializzata. Dove il rapporto elettricità-gas è più favorevole, riferisce la Commissione citando l'associazione europea del settore per il 2025, le pompe di calore vendute sono circa il triplo rispetto ai Paesi in cui quel rapporto supera quota 3.
Quanto conviene davvero elettrificare un impianto
La Comunicazione fornisce alcuni parametri utili a chi valuta l'elettrificazione di un processo produttivo. Quando il rapporto elettricità-gas si avvicina a 2, una pompa di calore industriale ad alta temperatura ripaga l'investimento rispetto a un impianto a gas equivalente in circa 10 anni. È quanto emerge da un caso di studio sul comparto lattiero-caseario, richiamato nel documento della Commissione. Quando invece il valore oscilla fra 2,5 e 3,5, per diversi processi risulta più conveniente l’elettrificazione, come indica un'analisi dell'Agenzia internazionale dell'energia del 2026. Superata quota 3, invece, l'interesse per le tecnologie elettriche crolla. Le vendite di pompe di calore si riducono a un terzo rispetto ai territori più favorevoli.
Come calcolare il rapporto elettricità/gas in bolletta
Per capire dove si colloca la propria azienda, conviene ragionare come fa la Commissione. Si parte dalla spesa totale di ogni fornitura, imposte e IVA comprese, perché il calcolo europeo si basa su valori lordi. Si divide poi per i kilowattora realmente consumati, convertendo anche i metri cubi di gas con il coefficiente indicato in fattura. Infine, si rapporta il costo di un kilowattora elettrico a quello di un kilowattora di gas, confrontando il risultato con le soglie del 2 e del 2,5.
Tasse e oneri di rete, l'Italia sotto osservazione a Bruxelles
Uno dei passaggi più diretti della Comunicazione riguarda proprio l'Italia. Il nostro Paese compare, con Francia, Germania, Portogallo e Grecia, nell'elenco dei cinque Stati dove parte del carico fiscale in bolletta esula dalle finalità del sistema elettrico o le supera. È da questa constatazione che nasce la richiesta ai governi di non applicare all'elettricità una pressione fiscale maggiore rispetto al gas.
Secondo i dati VaasaETT di maggio 2026 citati nella Comunicazione, la bolletta domestica europea è composta per il 48% dal costo dell'energia, per il 26% da oneri di rete e per il restante 26% da tasse e prelievi. È su questa porzione “non energetica” che interviene la proposta legislativa presentata in concomitanza con il piano, che incide sul Regolamento (UE) 2019/943 e affronta anche il diverso trattamento fiscale tra elettricità e gas.
100 miliardi dall'ETS per la decarbonizzazione industriale
Presentata lo stesso giorno del piano di elettrificazione, la revisione del sistema ETS mette sul tavolo 100 miliardi di euro per l'Industrial Decarbonisation Bank. Di questi, circa 30 miliardi passeranno nel triennio 2028-2030 attraverso lo strumento denominato ETS Investment Booster, alimentato da 400 milioni di quote di emissione e riservato a chi presenta domanda per primo, purché raggiunga determinati requisiti qualitativi.
Ogni Stato dovrà girare almeno metà delle proprie entrate da aste verso progetti di decarbonizzazione nei comparti già coperti dal sistema. L'assegnazione gratuita delle quote proseguirà anche dopo il 2030, ma solo per chi investe davvero nel tagliare le emissioni, anche passando all'elettrico. Per le piccole e medie imprese è una leva finanziaria aggiuntiva, questa volta proveniente dal mercato del carbonio. I bandi apriranno dopo il via libera di Parlamento europeo e Consiglio, perché il testo resta per ora una proposta e non ancora una norma vigente.
Le tappe del piano fino al 2030
Il piano d'azione conta 15 misure distribuite lungo tutto il decennio. Già nel 2026 partirà la seconda tornata di aste sul calore industriale finanziata dall'Innovation Fund, insieme all'aggiornamento dei codici di rete su pompe di calore, veicoli elettrici e accumuli. Nell'ultimo trimestre dello stesso anno arriverà la valutazione d'impatto sull'obiettivo del 46%, da inserire nel pacchetto Unione dell'energia, insieme a una raccomandazione sugli incentivi per i veicoli a zero emissioni.
A metà 2027 è prevista una valutazione sulla ricarica intelligente come opzione predefinita nei contratti legati ai veicoli elettrici. Nel trimestre successivo debutteranno lo strumento cartografico GeoDep, per orientare i nuovi investimenti energivori e l'iniziativa UE sul recupero del calore disperso. Il 2030 resta l'anno chiave del piano, con tre traguardi principali: rapporto elettricità-gas non oltre 2 per l'industria, accumuli a quota 200 GW rispetto ai 55 GW del 2026 e quattro milioni di pompe di calore installate ogni anno.
Sul fronte della finanza pubblica resta disponibile, per gli Stati, la clausola che consente di derogare al Patto di stabilità sulla spesa energetica. Il margine è dello 0,3% del PIL su base annua, che diventa dello 0,6% se calcolato in modo cumulato. La Commissione chiede infine ai governi di estendere, a chi acquista pompe di calore o pannelli fotovoltaici, le aliquote IVA agevolate già previste dalla direttiva europea sull'imposta sul valore aggiunto.