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Benzina annacquata, puoi farti risarcire i danni dal distributore, non svuotare il serbatoio: ecco le prove che servono

Benzina annacquata, puoi farti risarcire i danni dal distributore, non svuotare il serbatoio: ecco le prove che servono
Un'auto che perde potenza dopo il pieno non dimostra automaticamente che il distributore abbia venduto carburante adulterato. Per arrivare a questa conclusione occorre una verifica tecnica e, se si vuole ottenere un risarcimento, bisogna dimostrare il più possibile il collegamento tra quel rifornimento, la contaminazione e il danno subito
Immaginiamo un automobilista che faccia rifornimento in una stazione di servizio. Conserva lo scontrino, riparte e dopo pochi chilometri avverte che il motore non risponde più normalmente.
All'inizio pensa a un guasto elettronico. L'auto però comincia a strattonare, perde potenza e infine si spegne.
Il meccanico svuota il serbatoio e trova acqua e impurità insieme al carburante.
A questo punto la domanda diventa inevitabile: il carburante era già contaminato quando è stato acquistato?
Non basta osservare il comportamento dell'auto per dare una risposta certa. La presenza di acqua o di altre sostanze deve essere verificata tecnicamente e, se si vuole chiedere un risarcimento, è fondamentale conservare le prove del rifornimento e del successivo guasto.

Invero, non esiste un segnale visivo che permetta sempre all'automobilista di capire, prima del rifornimento, che il carburante è alterato.
Alcuni sintomi possono però comparire poco dopo aver fatto il pieno:
  • difficoltà nell'avviamento;
  • funzionamento irregolare del motore;
  • vuoti durante l'accelerazione;
  • perdita di potenza;
  • strattoni;
  • spegnimenti improvvisi;
  • accensione della spia motore;
  • consumi anomali;
  • rumori o vibrazioni insolite.

Naturalmente questi sintomi non dimostrano da soli la presenza di acqua nella benzina: possono dipendere anche da un normale guasto meccanico o elettronico.
Il sospetto diventa più forte quando i problemi compaiono immediatamente o poco dopo un rifornimento che, prima, non aveva provocato alcuna anomalia.

Se l'auto presenta anomalie subito dopo il rifornimento, la soluzione più sicura è rivolgersi a un'officina e chiedere una verifica tecnica del carburante e dell'impianto di alimentazione.
La presenza di acqua o altre sostanze può essere verificata attraverso controlli sul carburante. Per una contestazione nei confronti del distributore, inoltre, è particolarmente importante che l'analisi e la relativa documentazione siano effettuate in modo idoneo a dimostrare successivamente la contaminazione.


Subito dopo bisogna pensare alle prove.

Lo scontrino del rifornimento è fondamentale perché consente di dimostrare dove, quando e quanto carburante è stato acquistato. È utile conservare anche la ricevuta del pagamento elettronico e qualsiasi altro documento che possa collegare il rifornimento al veicolo. Anche il carburante presente nel serbatoio può rappresentare una prova importante.
Se si sospetta una contaminazione, è importante evitare di far eliminare il carburante senza aver prima valutato come documentare tecnicamente il problema.
L'officina dovrebbe poi documentare il problema riscontrato e, quando possibile, indicare la presenza di acqua o altre impurità nel carburante e gli eventuali componenti danneggiati. Una diagnosi dettagliata è molto più utile di una semplice indicazione generica come “benzina sporca”.

E se si vuole chiedere il risarcimento?
Il punto fondamentale è dimostrare il nesso tra il rifornimento e il danno subito. La sequenza documentale ideale è quindi:

rifornimento → comparsa del problema → soccorso → verifica del carburante → diagnosi dell'officina → eventuale riparazione.

Più questa ricostruzione è precisa, più sarà possibile sostenere la contestazione nei confronti del distributore.
È inoltre consigliabile comunicare tempestivamente al gestore quanto accaduto e conservare tutta la documentazione. Le associazioni dei consumatori suggeriscono di formalizzare la contestazione e chiedere il risarcimento dei danni, anche quando il loro importo non è ancora stato definitivamente quantificato.

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