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Affitti brevi, stop per tre milioni di dipendenti pubblici, avvocati, commercialisti e notai: no attivitą imprenditoriale

Affitti brevi, stop per tre milioni di dipendenti pubblici, avvocati, commercialisti e notai: no attivitą imprenditoriale
La Legge di Bilancio 2026 introduce una novità destinata a far discutere: una stretta significativa sugli affitti brevi che potrebbe avere effetti concreti su milioni di proprietari
Per "affitto breve" si intende una locazione di durata inferiore ai 30 giorni, regolata da apposito contratto, detto contratto di locazione breve ad uso turistico, in cui il proprietario concede all'inquilino l'uso dell'immobile arredato, di solito con biancheria e asciugamani.
Fino a oggi, la locazione breve di un massimo di cinque immobili poteva rientrare nell’ambito della gestione privata. Con la nuova disciplina, invece, già dal terzo immobile si presume l’esercizio di un’attività imprenditoriale.

Un cambiamento solo apparentemente tecnico, ma che in realtà apre scenari delicati sotto il profilo fiscale e, soprattutto, lavorativo.
Questo significa obbligo di partita IVA, scelta di un regime fiscale (forfettario o ordinario), adempimenti contabili e, in alcuni casi, applicazione dell’IVA e contributi previdenziali. Non si tratta più, dunque, di semplice gestione patrimoniale, ma di attività economica organizzata.

Il vero nodo, come si evidenziava, non è soltanto fiscale.
La questione più delicata riguarda le incompatibilità previste per determinate categorie di lavoratori.
I dipendenti pubblici a tempo pieno, in base alla normativa vigente, non possono svolgere attività d’impresa. L’obbligo di aprire partita IVA per chi affitta tre immobili potrebbe, quindi, rendere incompatibile l’attività di locazione breve con il loro impiego nella Pubblica Amministrazione.
Diverso il caso dei dipendenti part-time (con percentuale non superiore al 50%), che possono svolgere attività secondarie, ma solo fuori dall’orario di lavoro e previa autorizzazione dell’ente di appartenenza, purché non vi siano conflitti di interesse.

Per chi finora aveva affittato fino a cinque immobili senza configurare un’attività imprenditoriale, la nuova soglia potrebbe significare una scelta obbligata: cessare l’attività di affitti brevi oppure esporsi a sanzioni disciplinari e fiscali.
Anche molte professioni regolamentate rischiano di essere coinvolte. Avvocati, commercialisti e notai sono soggetti a specifiche norme di incompatibilità previste dai rispettivi ordinamenti.
Gli avvocati, ad esempio, sono sottoposti alla vigilanza del Consiglio Nazionale Forense, mentre i notai fanno capo al Consiglio Nazionale del Notariato. I commercialisti, invece, sono regolati dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.
In molti casi, l’esercizio di un’attività d’impresa è incompatibile con l’iscrizione all’albo professionale. Se la locazione breve assume formalmente natura imprenditoriale, il rischio non è solo fiscale, ma anche disciplinare, con possibili procedimenti e sanzioni.

La misura è stata contestata da parte delle associazioni dei proprietari immobiliari. Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha espresso perplessità sulla scelta di far dipendere automaticamente la natura imprenditoriale dal numero di immobili locati.
Secondo questa impostazione critica, la quantità di immobili non sarebbe di per sé sufficiente a dimostrare l’esistenza di un’organizzazione imprenditoriale. Il rischio, quindi, sarebbe quello di colpire piccoli proprietari che gestiscono in modo non strutturato il proprio patrimonio, senza le caratteristiche tipiche di un’impresa.

La riduzione della soglia a tre immobili potrebbe avere un impatto rilevante:
  • aumento degli obblighi fiscali e amministrativi;
  • incompatibilità per dipendenti pubblici full time;
  • possibili violazioni deontologiche per professionisti iscritti agli albi;
  • riduzione delle entrate “extra” per molti contribuenti.
In caso di mancato adeguamento, le conseguenze potrebbero includere recuperi fiscali, sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, provvedimenti disciplinari sul lavoro principale.

La nuova disciplina sugli affitti brevi non rappresenta soltanto un intervento tecnico, ma una modifica strutturale che incide sugli equilibri tra gestione privata del patrimonio e attività d’impresa.
Per molti proprietari, soprattutto tra dipendenti pubblici e professionisti, sarà necessario valutare attentamente la propria posizione per evitare di trovarsi in una situazione di incompatibilità o irregolarità.

La stretta sugli affitti brevi, in definitiva, non riguarda solo il fisco: tocca direttamente il lavoro, le professioni e la possibilità di integrare il reddito attraverso il patrimonio immobiliare.

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