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Articolo 633 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Invasione di terreni o edifici

Dispositivo dell'art. 633 Codice penale

Chiunque(1) invade [637] arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati (2) , al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da 103 euro a 1.032 euro.

Si applica la pena della reclusione da due a quattro anni e della multa da euro 206 a euro 2.064 e si procede d'ufficio se il fatto è commesso da più di cinque persone o se il fatto è commesso da persona palesemente armata.

Se il fatto è commesso da due o più persone, la pena per i promotori o gli organizzatori e' aumentata.(3)

Note

(1) Si tratta di un reato comune, che dunque può essere commesso anche dal proprietario nei confronti del conduttore o altro soggetto che abbia il possesso dell'immobile, in quanto tale fattispecie richiede che l'agente non abbia il possesso o la disponibilità del bene.
(2) L'invasione non deve necessariamente avvenire attraverso il ricorso alla violenza fisica, ma deve sempre essere arbitraria ovvero posta in essere senza titolo autorizzativo.
(3) Tale articolo è stato modificato dall'art. 30 comma 1 del D.L. 4 ottobre 2018 n. 113, convertito con modificazioni dalla L. 1 dicembre 2018, n. 132.

Ratio Legis

La disposizione in esame è atta a tutelare l'inviolabilità e l'integrità della proprietà immobiliare, specificatamente intesa come diritto d'uso e godimento di tali beni.

Spiegazione dell'art. 633 Codice penale

La norma in esame è posta a tutela dell'inviolabilità della proprietà altrui.

Il delitto può essere commesso da chiunque, anche dal proprietario stesso, in pendenza di un rapporto di locazione.

L'elemento materiale non è l'occupazione, ma l'invasione del terreno o dell'edificio, ovvero l'introduzione arbitraria nel terreno alrtui, e se è esatto sostenere che la permanenza non deve essere momentanea, non è necessario che essa si protragga per lungo tempo, purchè sia rivolta all'occupazione o abbia come scopo altre utilità.

La nozione di invasione non si riferisce ad un aspetto violento della condotta, che può anche mancare, ma al comportamento di colui che si introduce arbitrariamente.

La condotta non è scriminata ex articolo 54, qualora lo stato di necessità non metta seriamente in pericolo la vita o altro diritto fondamentale dell'occupante abusivo. La mera esigenza abitativa non è pertanto causa di esclusione della punibilita.

Massime relative all'art. 633 Codice penale

Cass. pen. n. 29710/2017

Il dolo specifico del delitto di invasione di terreni o edifici, oltre a richiedere la finalità di occupare l'immobile o di trarne altrimenti profitto, presuppone la consapevolezza in capo all'agente dell'altruità del bene, influente sulla coscienza dell'illegittimità della condotta.

Cass. pen. n. 25438/2017

Integra il reato di invasione di terreni o edifici soltanto la turbativa del possesso che realizzi un apprezzabile depauperamento delle facoltà di godimento del terreno o dell'edificio da parte del titolare dello "ius excludendi", secondo quella che è la destinazione economico-sociale del bene o quella specifica ad essa impressa dal "dominus". (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che costituisse una turbativa riconducibile ad uno "spoglio funzionale" - e perciò sussumibile nella previsione di cui all'art. 633 cod. pen. - la condotta dell'imputato, consistita in reiterati passaggi, con il proprio mezzo agricolo, sul terreno della persona offesa, idonei a menomare apprezzabilmente la facoltà di godimento di quest'ultima e la destinazione del fondo, in considerazione della devastazione delle coltivazioni sul medesimo presenti).

Cass. pen. n. 24128/2017

Non integra il delitto di invasione di terreni o di edifici la condotta di chi continui a possedere un bene altrui per essere subentrato nel possesso di esso a un ascendente. (Fattispecie in tema di sequestro preventivo di un fondo limitrofo ad una strada pubblica).

Cass. pen. n. 7911/2017

Il reato di invasione di terreni o edifici di cui all'art. 633 cod. pen. si consuma nel momento in cui l'occupazione ha inizio, in quanto trattasi di reato istantaneo, pur con effetti permanenti, che deduce ad oggetto della sanzione la condotta di chi, abusivamente, con violenza e senza l'autorizzazione del titolare, invade edifici o terreni al fine di occuparli, senza aver riguardo anche alla condotta successiva di protrazione dell'occupazione. (Nella specie, concernente l'occupazione di un'area demaniale mediante inerti, contestata in relazione ad un periodo successivo a quello per il quale era già intervenuto giudicato di condanna per il medesimo titolo, la S.C. ha annullato con rinvio la sentenza impugnata sul presupposto che, onde escludere la preclusione del "ne bis in idem", dovesse accertarsi se vi fosse stata una nuova occupazione con immissione di altro materiale).

Cass. pen. n. 53623/2016

Ai fini della configurabilità del concorso dell'appaltante nel reato di cui all'art. 632 cod. pen., punibile solo a titolo di dolo specifico, qualora la condotta sia stata commessa materialmente dall'appaltatore, durante l'esecuzione del contratto, è necessaria la prova della compartecipazione criminosa e cioè che l'appaltante abbia posto in essere, a sua volta, una condotta commissiva dolosa od omissiva dolosa ed in tale seconda ipotesi vanno accertati i presupposti per l'applicabilità dell'art. 40, comma secondo, cod. pen.

Cass. pen. n. 53005/2016

Ai fini della configurabilità del reato di invasione di terreni o edifici, la nozione di "invasione" non richiede modalità esecutive violente, che possono anche mancare, ma si riferisce al comportamento arbitrario, tipico di chi si introduce nell'altrui proprietà "contra ius", in quanto privo del diritto di accesso. (Nella fattispecie la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione che aveva configurato il reato di cui all'art. 633 cod. pen. nell'ipotesi di occupazione di un alloggio di proprietà dello IACP da parte di soggetto non assegnatario dell'alloggio, evidenziando come non avesse alcun rilievo il mancato accertamento dell'azione di spoglio violento in danno dell'avente diritto).

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Consulenze legali
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Francesco M. chiede
venerdì 30/11/2018 - Puglia
“Una assemblea straordinaria di tre edifici per un totale di 28 u.i. Con una votazione di 15 presenti o delegati decide la commissione di lavori straordinari.

Questi tre edifici contigui dividono l'area garage sottostante in comune..compista da due accessi. Veicolari. Nati liberi senza porte e cancelli ..solo.le rampe..il.costo dei lavori e' di circa 10.000 (diviso 28)..consiste in installazione di due cancelli veicolari automatici, e due cancelletti pedonali incorporati. Esiste un senso di marcia all'interno dei box per cui una rampa sarà solo di entrata ed una sola di uscita..trattasi di una area molto vasta con circa 28 posti auto scoperti e tre accessi sotterranei alle rispettive scale dei tre edifici popolari.. Viene stabilita in assemblea la.decisione di consegnare ai "dissidenti inquilini" le sole chiavi serratura per i cancelletti poiché il telecomando spetterebbe solo ai committenti il lavoro di installazione e automatizzazione cancelli. Un selettore elettronico verra' posto all'ingresso ed il selettore per la chiave del cancelletto verra sempre posto dalla parte interna..A questo punto non so se rendo l'idea della.follia della decisione..una giostra infinita, per accedere dal palazzo per scendere ad aprire la rampa sperando di non aver bloccato la strada con l'auto poi risalire dalle scale poiché la rampa non ha corrimano e' molto ripida, uscire poi dal palazzo e sperare che intanto il cancello veicolare non si sia richiuso.. Nel mentre procedi la tua auto sulla sede stradale pubblica ha bloccato mezzo mondo.. Tre anni fa, quando iniziarono le assemblee per fare questa opera che sembrava vitale, l'ente proprietario (che tra l'altro non riceverà mai nessuna chiave) diede nulla Osta ad una opera simile senza disciplinare il progetto e partecipare alle spese..neppure per gli immobili nom occupato da nessun inquilino. Questa occupazione dei garage in danno di altri..e questa edificazione di opere che limitano il mio godimento effettivo come sorto nella stipula contrattuale di locazione non configura un reato tale come previsto dal 633 cp o altro????”
Consulenza legale i 02/12/2018

Il caso di specie, seppure estremamente singolare, non sembra configurare alcuna fattispecie penale.

Di sicuro infatti l’unica fattispecie penale che potrebbe latamente rilevare è quella dell’art. 633 del codice penale il quale punisce colui il quale invade edifici pubblici o privati al fine di trarne profitto o di occuparli limitando il godimento del possessore del bene.

Il problema tuttavia risiede nel fatto che il soggetto attivo del reato deve necessariamente essere colui il quale non ha alcun diritto ad introdursi e a godere dell’immobile o dell’edificio. Tale circostanza si ricava proprio dalla lettera della norma, estremamente chiara nel dire che l’invasione deve essere del terreno o dell’edificio “altrui”.

Ancora, un altro profilo problematico dell’inquadramento nel reato di cui all’art. 633 della condotta illustrata sta proprio nel fatto che il codice penale è altrettanto chiaro nell’affermare che il reato può essere commesso mediante “l’introduzione” nell’edificio o terreno altrui, escludendo pertanto condotte diverse (la fattispecie in questione è di larga applicazione pratica nei casi di occupazione abusiva di immobile).

Stando così le cose, sembra che l’unico rimedio possibile sia di natura civilistica e ipoteticamente consistente o nell’impugnare la delibera condominiale che ha consentito la realizzazione del lavoro (qualora non siano scaduti i termini) oppure in una citazione per danni connessa appunto alla limitazione del godimento del bene.


Raffaele M. chiede
sabato 04/11/2017 - Campania
“Negli anni scorsi una società ha presentato denuncia-querela contro alcuni occupanti abusivi di immobili di proprietà di detta società. Nel luglio di questo anno il giudice di pace penale, ha condannato una occupante abusiva alla multa di euro 600,00 come si può leggere dalla sentenza inviata al Vs. indirizzo mail da me medesimo. Malgrado una richiesta inviata per lettera raccomandata a lasciare la casa a seguito di questa sentenza, l’occupante abusiva non intende far fronte, adducendo pretestuosamente che la sentenza emessa dal giudice, non la condanna a lasciare la casa. Gradirei, pertanto, essere consigliato su come fare , agire, per ottenere l’immobile occupato abusivamente da alcuni anni, peraltro senza alcun reddito. Grazie.”
Consulenza legale i 10/11/2017
L’occupazione abusiva di immobile è un reato previsto dall’633 del codice penale.

Nella sentenza oggetto del quesito, il Giudice ha accertato la responsabilità degli imputati, condannandoli alla pena della multa. Tale condanna, tuttavia, non costituisce un titolo per ottenere il rilascio coattivo dell’immobile.

Per ottenere di nuovo il possesso dell’appartamento occupato abusivamente, al proprietario non resta che esperire una azione legale in sede civile.
A tal proposito, occorre preliminarmente individuare quale sia il rito applicabile al caso di specie.

Non essendoci alcun contratto di locazione, ovviamente non può essere azionata l’ordinaria procedura di licenza o sfratto prevista dagli articoli 657 e seguenti del codice di procedura civile.

Parimenti, non può essere presentato il ricorso previsto dall’art. 447 bis c.p.c non essendovi a monte un titolo per l’occupazione (ad esempio, un contratto di locazione poi scaduto oppure invalido o un rapporto di comodato).

Escluse dunque queste due ipotesi, il proprietario ha di fronte due strade: esperire una lunga causa ordinaria introdotta con atto di citazione oppure -ed è quello che sarebbe preferibile- azionare il procedimento sommario di cognizione disciplinato dall'art. 702 bis del codice di procedura civile.

Tale ultima procedura, più rapida di quella ordinaria, appare applicabile al caso di specie in quanto non vi sarebbe necessità di una particolare istruttoria atteso che:
1) la sentenza del Giudice penale potrebbe essere utilizzata dal Giudice civile come prova del fatto della occupazione abusiva dell’immobile;
2) la proprietà di quest’ultimo può essere documentalmente provata.

Tale azione (anche nell’ipotesi della causa ordinaria) andrà comunque preceduta dal tentativo di mediazione obbligatorio previsto dal D.Lgs 28/2010 vertendosi in tema di diritti reali. Sicuramente il proprietario, oltre il rilascio dell’immobile, potrà richiedere in tali sedi anche l’indennità per occupazione abusiva, oltre l’eventuale risarcimento di danni ulteriori (che vanno comunque provati).

Quanto alla precisazione contenuta nel quesito relativa ad un intervenuto contratto preliminare avente ad oggetto l’immobile in questione, facciamo presente che con tale contratto non avviene il passaggio di proprietà che si ha soltanto con il contratto definitivo stipulato dal notaio. Pertanto, il soggetto che dovrà agire sarà la società indicata nel quesito.

Alla luce di tutto quanto sopra indicato, per ottenere il rilascio dell’immobile consigliamo di rivolgersi quanto prima ad un avvocato al fine di intraprendere la causa civile e rientrare nuovamente in possesso dell’immobile.

Maria chiede
mercoledì 15/04/2015 - Piemonte
“Buongiorno, l'articolo 633 c.p. è applicabile al caso di conduttore di abitazione che ha indotto il proprietario alla stipula di contratto di locazione pagando la sola cauzione e mai più l'affitto?
Oltre, lo sfratto è denunciabile penalmente?”
Consulenza legale i 17/04/2015
L'art. 633 prevede il reato di invasione di terreni o edifici ("Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da centotre euro a milletrentadue euro").
Presupposto del reato è che l'agente non abbia il possesso o la disponibilità del bene che "invade": nel caso di specie, però, esiste un contratto di locazione firmato tra le parti, quindi il conduttore ha la detenzione dell'immobile in maniera legittima.
Inoltre, secondo la giurisprudenza, il reato non è configurabile nemmeno laddove il soggetto sia legittimamente entrato in possesso del bene, e poi prosegua l'occupazione contro la sopraggiunta volontà dell'avente diritto (Corte App. Milano, 3.5.2011).

Non si ravvisano quindi fattispecie penali nella vicenda descritta, quanto piuttosto questioni di rilevanza civile.
Si possono scegliere due strade:
- quella di attaccare la validità del contratto di locazione fin dall'origine;
- quella di procedere all'intimazione dello sfratto per morosità.

La prima strada è complessa, lunga ed onerosa: si dovrebbe infatti provare (prova molto ardua!) che il locatore ha sottoscritto il contratto solo perché indotto con l'inganno dal conduttore (dolo, art. 1439 del c.c.) o perché violentemente costretto (art. 1434 del c.c.). Optare per questa soluzione richiede il possesso di prove "schiaccianti", senza contare che, dovendosi intraprendere un giudizio a cognizione piena, i tempi di risoluzione della controversia si dilaterebbero intollerabilmente.

La seconda via, invece, è quella consigliabile.
Il conduttore che ometta il pagamento di più di un canone locatizio può essere costretto a lasciare l'immobile, con conseguente risoluzione (cioè scioglimento) del contratto di affitto. La procedura in esame è disciplinata dagli artt. 657 e seguenti del codice di procedura civile.

In breve, il procedimento si svolge in questo modo.
Il locatore, con atto di citazione, intima al conduttore lo sfratto per morosità. Contestualmente all'intimazione, il locatore deve citare il conduttore davanti al tribunale nel cui circondario è situato il bene locato. Se il convenuto non compare o comparendo non si oppone, il giudice con ordinanza convalida la licenza o lo sfratto. Il processo si chiude con tale ordinanza che ha efficacia esecutiva, cioè si può procedere in base ad essa al rilascio effettivo dell'immobile (se necessario, anche mediante l'ausilio della forza pubblica).
Se, invece, l'intimato/conduttore compare e si oppone, formulando eccezioni non fondate su prova scritta, il giudice può pronunciare ordinanza non impugnabile di rilascio, con efficacia di titolo esecutivo. Nel nostro caso, difficilmente il conduttore potrà opporsi, visto che effettivamente non ha proceduto al pagamento dei canoni dovuti al proprietario dell'immobile.
Quando viene intimato lo sfratto per mancato pagamento del canone, il giudice può inoltre disporre, su richiesta del locatore, decreto ingiuntivo per il pagamento della somma non saldata: ciò significa che il locatore avrà un titolo esecutivo per procedere direttamente al pignoramento dei beni del debitore, onde ottenere soddisfazione del proprio credito.

Si consiglia, quindi, di rivolgersi quanto prima ad un legale per la presentazione dell'intimazione di sfratto per morosità.

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