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Articolo 637 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Ingresso abusivo nel fondo altrui

Dispositivo dell'art. 637 Codice penale

Chiunque senza necessità entra [633] (1) nel fondo altrui recinto da fosso, da siepe viva o da un altro stabile riparo (2) è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a centotre euro.

Note

(1) La mancanza della necessità sottolinea l'arbitrarietà della condotta, che dunque non sarà perseguibile qualora questa sia sorretta da un'obiettiva giustificazione.
(2) Viene considerato integrato il reato in esame qualora la condotta sia posta in essere nei confronti di un fondo che risulta delimitato da cartelli di avvertimento o simili.

Ratio Legis

La disposizione in esame è diretta a tutelare il bene del patrimonio immobiliare da indebite interferenze.

Spiegazione dell'art. 637 Codice penale

La norma in esame tutela non solo il diritto di proprietà altrui, ma anche il possesso, e il delitto può essere quindi commesso anche dal proprietario sul proprio fondo, qualora, esso sia dato in detenzione ad altri.

Viene punita l'introduzione non giustificata in un fondo altrui, quando esso appaia visibilmente recintato o delimitato.

Per “stabile riparo” deve intendersi qualsiasi mezzo atto ad ostacolare l'ingresso in un fondo ed a manifestare, quindi, la volontà del proprietario o del possessore di vietare l'ingresso. Non occorre che l'ingresso nel fondo sia reso impossibile, essendo sufficiente che esso non possa effettuarsi senza un qualche sforzo.

Massime relative all'art. 637 Codice penale

Cass. pen. n. 11544/2011

Integra il delitto di ingresso abusivo nel fondo altrui e non quello di invasione di terreni o edifici colui che a bordo del proprio veicolo transiti abusivamente, danneggiando la recinzione, attraverso il fondo altrui.

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Consulenze legali
relative all'articolo 637 Codice penale

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Luigi O. chiede
martedì 09/10/2018 - Lazio
“Avvocato, un terreno di proprietà dell’ente regionale Ater è completamente abbandonato.
Trovasi in pieno centro città con grande traffico pedonale e veicolare.
Se un cittadino, stanco di vedere la sporcizia, chiama una ditta per le pulizie e provvede appuno a fare pulire il terreno e tagliare l’erba potrebbe avere dei probemi?
La polizia urbana è stata avvertita ma nessun risultato”
Consulenza legale i 16/10/2018
Sul fronte penale, l’intenzione di far pulire un fondo di proprietà pubblica senza autorizzazione, sebbene pregevole, potrebbe non essere scevra di conseguenze rilevanti.

L’art. 637 del codice penale punisce infatti la condotta di chi senza necessità entra nel fondo altrui. La ratio dell'incriminazione deve ravvisarsi nella tutela dell'inviolabilità del patrimonio fondiario altrui e, stando alla giurisprudenza prevalente, il reato sussiste in seguito alla mera introduzione nel fondo altrui con la consapevolezza che l’ingresso venga effettuato senza l’autorizzazione del proprietario e con la consapevolezza che il terreno sia, appunto, di altri.

In tale ottica dunque, la responsabilità penale potrebbe sussistere non solo in capo ai soggetti che si introducono nel fondo (impresa di pulizie) ma soprattutto in capo al committente di tali soggetti che verrebbe definito concorrente istigatore ai sensi dell’art. 110 c.p.

Vero è che la giurisprudenza ritiene non sussista il reato allorché l’ingresso sia posto in essere per particolari contingenze di considerevole interesse privato o pubblico, ma nel caso di specie non sembrano sussistere le ragioni predette.
E’ difficile infatti che la “pulizia” dell’ambiente possa rappresentare una contingenza tale per cui può essere giustificato un ingresso abusivo.

Prescindendo dalla bontà di tale tesi difensiva, a monte non sembra affatto il caso di correre il rischio di affrontare un ipotetico procedimento penale per far pulire senza autorizzazione un fondo altrui.

Sul fronte civile non si vede controindicazione di sorta, sempre che, effettivamente, l'intervento sia volto al miglioramento del fondo e non arrechi al medesimo alcun danno, ed altresì non ne modifichi in alcun modo la destinazione.




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