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Articolo 2487 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Nomina e revoca dei liquidatori; criteri di svolgimento della liquidazione

Dispositivo dell'art. 2487 Codice civile

Salvo che nei casi previsti dai numeri 2), 4) e 6) del primo comma dell'articolo 2484 non abbia già provveduto l'assemblea e salvo che l'atto costitutivo [2328] o lo statuto non dispongano in materia, gli amministratori, contestualmente all'accertamento della causa di scioglimento, debbono convocare l'assemblea dei soci perché deliberi, con le maggioranze previste per le modificazioni dell'atto costitutivo o dello statuto, su:

  1. a)il numero dei liquidatori e le regole di funzionamento del collegio in caso di pluralità di liquidatori;
  2. b)la nomina dei liquidatori, con indicazione di quelli cui spetta la rappresentanza della società;
  3. c)i criteri in base ai quali deve svolgersi la liquidazione; i poteri dei liquidatori, con particolare riguardo alla cessione dell'azienda sociale, di rami di essa, ovvero anche di singoli beni o diritti, o blocchi di essi; gli atti necessari per la conservazione del valore dell'impresa, ivi compreso il suo esercizio provvisorio, anche di singoli rami, in funzione del migliore realizzo (1).

Se gli amministratori omettono la convocazione di cui al comma precedente, il tribunale vi provvede su istanza di singoli soci o amministratori, ovvero dei sindaci, e, nel caso in cui l'assemblea non si costituisca o non deliberi, adotta con decreto [2309, 2332] le decisioni ivi previste.

L'assemblea può sempre modificare, con le maggioranze richieste per le modificazioni dell'atto costitutivo o dello statuto, le deliberazioni di cui al primo comma.

I liquidatori possono essere revocati [2275] dall'assemblea o, quando sussiste una giusta causa, dal tribunale su istanza di soci, dei sindaci o del pubblico ministero [2409].

Note

(1) La nomina dei liquidatori è compito riservato all'assemblea straordinaria, la quale determina i poteri dell'organo della liquidazione, con particolare riguardo alla esigenza di conservare il valore dell'impresa e con espressa previsione di un suo esercizio provvisorio finalizzato ad evitare i danni che una repentina cessazione potrebbe causare.

Ratio Legis

La Riforma (D. Lgs. 6/2003) ha ampliato il potere disciplinare dei soci con riferimento alle modalità di svolgimento della liquidazione ed ai poteri dei liquidatori.

Spiegazione dell'art. 2487 Codice civile

La deliberazione assembleare di nomina dei liquidatori è necessaria solo quando al riguardo non abbiano già disposto l'atto costitutivo o lo statuto.
La deliberazione di nomina non è sottoposta al controllo notarile ex art. 2436.

La norma elenca le indicazioni che la deliberazione dovrebbe contenere, tuttavia si ritiene che l'omissione di tali indicazioni non pregiudichi la validità dell'atto.

In caso di pluralità di liquidatori, dovranno operare secondo il metodo collegiale e si ritiene che la rappresentanza della società spetti a ciascun liquidatore disgiuntamente.
Per il caso di mancata indicazione della durata in carica dei liquidatori, si deve ritenere che essi durino in carica per tutta la liquidazione.

Per l'intervento sostitutivo del tribunale è necessario il comportamento omissivo degli amministratori.
Legittimati all'istanza al tribunale sono i soci o gli amministratori singolarmente. Si ritiene che lo siano anche sindaci uti singuli.

L'assemblea ha il potere di revocare i liquidatori. Tale revoca assembleare può intervenire anche in assenza di giusta causa ed anche se i liquidatori siano stati nominati nell'atto costitutivo. In assenza di giusta causa i liquidatori avranno diritto al risarcimento del danno.
Si ha giusta causa di revoca quando i liquidatori violino obblighi loro imposti e in tutte le circostanze in cui ostacolino il corretto e proficuo svolgimento della procedura di liquidazione.

Relazione al D.Lgs. 6/2003

(Relazione illustrativa del decreto legislativo recante: "Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366.")

12 Le direttive della delega in tema di scioglimento e liquidazione fondamentalmente prevedevano: a) una accelerazione e semplificazione del procedimento, disciplinandone e chiarendone l'inizio, lo svolgimento ed il termine; b) una disciplina attenta alla possibilità di conservare l'eventuale valore residuo dell'impresa; c) una disciplina che chiarisse la redazione dei bilanci in fase di liquidazione. L'innovazione fondamentale rispetto al sistema vigente consiste nella netta separazione tra il verificarsi di una causa di scioglimento, e la determinazione del momento in cui ha effetto. Le cause di scioglimento previste all'art. 2484 del c.c. sono rimaste sostanzialmente invariate. Il momento in cui la causa di scioglimento prende effetto si è in ogni caso fissato all'iscrizione nel registro della deliberazione del consiglio che l'accerta, ovvero, ovviamente, all'iscrizione della deliberazione assembleare che dispone lo scioglimento. Ciò al fine essenziale di eliminare l'incertezza, per tutti, sul momento in cui lo scioglimento si determina. In coerenza con la nuova disciplina sull'efficacia della causa di scioglimento all'art. 2484 si è precisato l'obbligo degli amministratori di accertarla e di effettuare la relativa iscrizione. Sempre in questa impostazione, si è ritenuto di stabilire, in caso di ritardo od omissione, una responsabilità dell'organo amministrativo per danni conseguenti. In ordine ai poteri degli amministratori all'art. 2486 del c.c. si è ritenuto di porre una limitazione non basata sul concetto, ambiguo, di "nuova operazione", ma sulla strumentalità, o meno, alla conservazione del valore dell'impresa sociale. Conseguentemente la responsabilità in caso di violazione non investe più l'operazione in sé, ma l'eventuale danno conseguente. Conservata l'attuale competenza sulla nomina dei liquidatori, all'art. 2487 del c.c. si è ritenuto di demandare all'assemblea la determinazione dei relativi poteri, prevedendo la possibilità di un, limitato, esercizio dell'impresa sociale, al fine di evitare i danni che una repentina cessazione può apportare al valore di essa. Nel nuovo sistema, all'art. 2487-bis si è chiarita la successione tra amministratori e liquidatori. Si è altresì previsto per gli amministratori uscenti, unitamente alla consegna dei libri sociali, la consegna di una "situazione dei conti" alla data di effetto dello scioglimento, per consentire, sostanzialmente, la possibilità di individuare quanto posto in essere prima e dopo. La revoca dello stato di liquidazione, richiesta dalla delega, è stata consentita all'art. 2487-ter alla condizione che non sia iniziata la distribuzione dell'attivo, distribuzione inconcepibile, come atto liquidatorio, con la continuazione dell'impresa. Naturale e coerente la tutela dei creditori. Sul piano generale, la modifica di base alla disciplina della liquidazione consegue al cambiamento di impostazione già segnalato in premessa relativamente alla disciplina dell'efficacia del verificarsi di una causa di scioglimento. In effetti, l'impianto del codice del 1942 sostanzialmente partiva dal principio che il verificarsi della causa di scioglimento sciogliesse il contratto sociale, e a ciò conseguiva la permanenza di una struttura organizzativa limitata alla funzione di gestire una liquidazione modellata sulla disciplina della liquidazione di società di persone. Si è ritenuto che la delega, anche in funzione dell'esigenza di conservazione del valore dell'impresa, imponesse di valorizzare la permanenza di una organizzazione sociale. Ovvio il richiamo all'art. 2489 del c.c. per individuare i poteri dei liquidatori agli atti "utili", ancorché in via strumentale, per la realizzazione della liquidazione; altrettanto ovvio il richiamo al regime di diligenza e responsabilità degli amministratori. La carenza di una disciplina dei bilanci in fase di liquidazione è fortemente sentita, e del resto, seppure a effetti fiscali, bilanci sono richiesti; si è perciò ritenuto all'art. 2490 del c.c. di affermare espressamente l'esigenza di formazione del bilancio, richiamando in principio le disposizioni vigenti per la società in ordinario funzionamento, con l'ovvio limite della compatibilità con la natura, finalità e stato della liquidazione. Posto che l'intervenuto stato di liquidazione modifica i criteri di valutazione dei beni, si è imposto ai liquidatori di illustrare nella nota integrativa i criteri adottati, criteri in ordine ai quali non si è ritenuto di individuare principi specifici, ritenendo necessario il rinvio ai principi contabili, anche poi diversi da caso a caso. Completa le informazioni che i liquidatori devono offrire, l'esigenza che in relazione essi individuino non solo i criteri adottati, ma anche le prospettive temporali della liquidazione stessa. La nuova impostazione generale, e l'espressa previsione dei bilanci in fase di liquidazione, ha richiesto, nell'art. 2490, al comma 4, che si prevedesse nel primo bilancio (che pressoché fatalmente comprende un periodo di gestione ordinaria), l'indicazione delle variazioni che lo stato di liquidazione ha imposto ai criteri di valutazione fino allora adottati. La possibilità di continuare sia pure parzialmente l'esercizio dell'impresa, al fine esclusivo di non disperderne il valore, ha imposto che le poste di bilancio relative all'azienda o al ramo d'azienda continuato, poste che ovviamente potranno avere un criterio di valutazione diverso, abbiano una indicazione separata. Per la residua disciplina (artt. 2491-2496) si è ritenuto di poter riprodurre sostanzialmente la disciplina esistente, salvo la possibilità, con le opportune cautele, di distribuire acconti durante la liquidazione.

Massime relative all'art. 2487 Codice civile

Cass. civ. n. 12677/2009

Il decreto di nomina del liquidatore di una società di capitali, emesso ai sensi dell'art. 2487 c.c., non è suscettibile di ricorso per cassazione, neppure a norma dell'art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento non definitivo, come risulta dalla circostanza che, ai sensi del quarto comma della citata disposizione, il liquidatore può essere revocato dall'assemblea o, in presenza di una giusta causa, dal tribunale.

Cass. civ. n. 9231/2002

Il decreto con il quale il presidente del tribunale abbia provveduto alla nomina dei liquidatori di una società di capitali ai sensi dell'art. 2450, terzo comma, c.c., non è suscettibile di ricorso per cassazione a norma dell'art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento di volontaria giurisdizione che non assume carattere decisorio neanche quando sussista contrasto sulla causa di scioglimento ed il presidente si sia pronunciato sul punto, in quanto il detto presidente, dopo un indagine sommaria e condotta incidenter tantum, può nominare i liquidatori sul presupposto che la società si sia sciolta, ma non accerta in via definitiva né l'intervenuto scioglimento né le cause che lo avrebbero prodotto, tanto che ciascun interessato può promuovere un giudizio ordinario su dette questioni e, qualora resti provata l'insussistenza della causa di scioglimento, può ottenere la rimozione del decreto e dei suoi effetti.

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Consulenze legali
relative all'articolo 2487 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Cristiano D. chiede
mercoledì 31/07/2019 - Toscana
“Sono proprietario unico di tutte le quote di una società S.R.L in liquidazione di cui sono venuto in possesso da poco.
E' sufficiente una delibera dell'assemblea dei soci? Il commercialista che tiene i bilanci della società mi ha chiesto per prepararmi la revoca una serie di documenti tra cui l'atto costituivo della società, la nomina del liquidatore, lo statuto della società. E' corretto?
In definitiva cosa occorre per fare la revoca del liquidatore?”
Consulenza legale i 08/08/2019
Il motivo per il quale il commercialista ha chiesto i documenti relativi alla costituzione della società sono probabilmente legati semplicemente a ragioni di verifica della regolarità formale dell’operazione.

Il legislatore, infatti, non ha fornito particolari indicazioni a riguardo.
L’art. 2487 c.c., che è la norma di riferimento sul punto, si limita a prevedere che la deliberazione relativa alla nomina ed alla revoca dei liquidatori sia adottata dai soci in assemblea e con le maggioranze previste per le modificazioni dell’atto costitutivo o dello statuto.

Normalmente un dato comune a tutte le società di capitali è rappresentato dalla impossibilità di considerare la delibera in esame come una “modificazione statutaria”, con conseguente esclusione dell’assoggettamento al controllo di legalità contemplato dall’art. 2436 c.c
Quest’ultimo prevede in effetti dei controlli stringenti, da parte di più soggetti: “Il notaio che ha verbalizzato la deliberazione di modifica dello statuto (…) verificato l'adempimento delle condizioni stabilite dalla legge, ne richiede l'iscrizione nel registro delle imprese contestualmente al deposito e allega le eventuali autorizzazioni richieste (...).
L'ufficio del registro delle imprese, verificata la regolarità formale della documentazione, iscrive la delibera nel registro.
Se il notaio ritiene non adempiute le condizioni stabilite dalla legge, ne dà comunicazione tempestivamente, (…), agli amministratori. Gli amministratori, nei trenta giorni successivi, possono convocare l'assemblea per gli opportuni provvedimenti oppure ricorrere al tribunale per il provvedimento di cui ai successivi commi; in mancanza la deliberazione è definitivamente inefficace.
Il tribunale, verificato l'adempimento delle condizioni richieste dalla legge e sentito il pubblico ministero, ordina l'iscrizione nel registro delle imprese con decreto soggetto a reclamo”.
A conferma di tale conclusione (esclusione dei controlli nel caso di delibera di revoca dei liquidatori) può richiamarsi l’art. 2487 bis bis c.c., secondo il quale sono gli stessi liquidatori a dover provvedere all’iscrizione della loro nomina, e non invece il notaio verbalizzante, come avviene quando si verificano modificazioni statutarie ex art. 2436 c.c.

La disciplina delle società di capitali, in particolare, si differenzia dalle altre in merito alla verbalizzazione assembleare. Infatti, pur non implicando la nomina e la revoca dei liquidatori di per sé una modificazione statutaria, la disciplina novellata dispone che nelle società per azioni dette deliberazioni siano assunte dall’assemblea in sede straordinaria, e pertanto verbalizzate da un notaio ex art. 2375 c.c..
Giova ricordare che l’art 2375 del c.c., rubricato “Verbale delle deliberazioni dell’assemblea”, al comma 2 enuncia “il verbale dell’assemblea straordinaria deve essere redatto da un notaio”. Tale conclusione può essere desunta dall’insieme delle due norme - art. 2487 e art. 2365 c.c. – per cui “l’assemblea straordinaria delibera sulle modificazioni dello statuto, sulla nomina, sulla sostituzione e sui poteri dei liquidatori e su ogni altra materia espressamente attribuita dalla legge alla sua competenza

Una dottrina, rimasta isolata, aveva ritenuto che - al contrario - nella s.r.l. in particolare la verbalizzazione notarile fosse necessaria solo nel caso la revoca dello stato di liquidazione comportasse anche modifiche statutarie.
Questo tipo di società è dotata, infatti, di un complesso di norme in linea di principio autosufficiente e, laddove non vi sia un espresso richiamo di queste ultime alla disciplina delle s.p.a., non è automatico che si possa ragionare per analogia ed applicare alla s.r.l. gli stessi principi valevoli per le s.p.a., come se – in qualche modo – il legislatore si fosse “dimenticato” di disciplinare lo stesso anche per la s.r.l..

A tal proposito, però, si segnala il parere del Ministero della Giustizia 3 aprile 2015 (Nota MISE del 16 aprile 2015 in CNN Notizie del 21 aprile 2015 con nota di Ruotolo/Boggiali) per cui la "deliberazione di revoca dello stato di liquidazione è obbligatoriamente soggetta a verbalizzazione notarile, anche quando la decisione non chiede (…) un intervento sullo statuto" in quanto "il richiamo all'art. 2436 comporta una piena equiparazione della deliberazione di revoca (…) a quella di modifica dei patti sociali", che ha chiarito quindi la necessità dell'intervento notarile nella s.r.l. anche quando la delibera di revoca non comporta contestualmente alcuna modifica statutaria.

Per tornare al quesito e concludere: la legge non fornisce indicazione sui documenti necessari, formalmente, a procedere con la revoca del liquidatore. La richiesta di atto costitutivo, Statuto e nomina del liquidatore sono sicuramente documenti necessari ed utili a verificare il rispetto della legge nell’iter finalizzato alla messa in stato di liquidazione per poi, ora, poter procedere alla revoca del medesimo.
Invitiamo, in ogni caso, a chiedere maggiori spiegazioni al commercialista, al quale dovrà essere chiesto altresì se è previsto un passaggio notarile per formalizzare – come parrebbe in forza di quanto sopra illustrato – l’operazione.

Roberta C. chiede
giovedì 01/06/2017 - Sardegna
“Una società srl fu regolarmente sciolta, per decorso del termine societario, da ben oltre 10 anni. Dalla data del suo scioglimento la società cessò qualsiasi attività. I soci non procedettero a nominare il liquidatore, anche in vista del basso valore dell’unico immobile societario (un piccolo appezzamento di pascolo cespugliato).

Oggi, dopo oltre 10 anni, uno dei soci propone azione legale al Giudice, chiedendo la nomina d’ufficio di un liquidatore. Ciò comporterà spese a carico dei soci, che gli stessi vorrebbero evitare.

Quale possibilità hanno gli altri soci di eccepire la prescrizione per una tale azione?

Esiste qualche altro modo per impedire che il liquidatore venga così tardivamente nominato dal giudice? (L’assemblea dei soci, sempre che convenisse convocarla, non avrebbe, probabilmente, la capacità di nominare un liquidatore per mancanza del quorum necessario.)
Consulenza legale i 16/06/2017
Purtroppo la nomina dei liquidatori non è soggetta ad alcun termine di prescrizione.

Quando si verifica una delle cause di scioglimento della società (tra le quali anche il decorso del termine di durata: si veda l’art. 2484 cod. civ) gli amministratori devono dichiararlo e ed iscrivere tale dichiarazione nel registro delle imprese.
Gli adempimenti appena descritti (dichiarazione degli amministratori ed iscrizione nel Registro delle imprese) hanno efficacia non meramente dichiarativa dello scioglimento ma addirittura “costitutiva”, ovvero lo scioglimento non produce effetti se essi mancano.
Contestualmente alla dichiarazione ed agli adempimenti pubblicitari, in forza dell’art. 2487 cod. civ., gli amministratori devono convocare l’assemblea dei soci perché deliberi, tra le altre cose, la nomina dei liquidatori.

L’art. 2485 cod. civ., infine, recita: “Gli amministratori devono senza indugio accertare il verificarsi di una causa di scioglimento e procedere agli adempimenti previsti dal terzo comma dell’art 2484. Essi, in caso di ritardo od omissione, sono personalmente responsabili per i danni subiti dalla società, dai soci, dai creditori sociali e dai terzi”.
Pertanto, le cause di scioglimento della società devono essere, in base al codice civile, tempestivamente accertate, dichiarate e pubblicizzate dagli amministratori. Questi ultimi assumono una precisa responsabilità in tal senso, tanto che sono soggetti, in caso di omissioni, ad un’azione giudiziaria di natura risarcitoria da parte dei soci.
Tale azione di responsabilità è soggetta a prescrizione quinquennale.

Eccettuata quest’ultima, tuttavia, non esiste altra prescrizione: il mancato accertamento e la mancata dichiarazione formale del verificarsi di una causa di scioglimento non hanno altro effetto se non quello di renderne impossibile la pubblicità nel registro delle imprese e di impedire, così, che lo scioglimento produca i suoi effetti.

Nel quesito, tuttavia, è scritto che la società è stata “regolarmente” sciolta: è legittimo presumere, dunque, che nel caso di specie siano stati eseguiti gli adempimenti formali di cui sopra e che l’intervenuto scioglimento sia stato pubblicizzato nel Registro delle Imprese. A questo punto gli amministratori hanno conservato il potere di gestione provvisoria della società, anche se solamente ai fini della conservazione dell’integrità e del valore del patrimonio sociale, il tutto in una prospettiva propedeutica alla liquidazione.
Quest'ultima, dunque, per poter essere iniziata e portata a compimento, necessita della nomina dei liquidatori, nomina che, come detto, può intervenire potenzialmente in qualsiasi momento.

In mancanza di nomina, la società non potrà redigere né approvare il bilancio di liquidazione né essere cancellata dal Registro delle Imprese, ma potrà – come già detto – rimanere in vita al fine di gestire il patrimonio sociale. E’ questa, probabilmente, la ragione del fatto che non esiste un termine di prescrizione per la nomina in questione: non avrebbe alcun senso stabilirlo dal momento che la società, anche in assenza di liquidatori, può comunque mantenersi attiva.

Non vi sono altri modi, purtroppo, per impedire l’intervento del Giudice sollecitato da uno dei soci, se non convincere quest’ultimo a desistere dall’azione.

Vincenzo C. chiede
giovedì 07/10/2010
“LA SOSTITUZIONE DI UN LIQUIDATORE è DI PERTINENZA DELL'ASSEMBLEA STRAORDINARIA O DELL'ASSEMBLEA ORDINARIA”
Consulenza legale i 08/10/2010

La risposta è contenuta al comma 4 della stessa norma laddove recita:

"L'assemblea può sempre modificare, con le maggioranze richieste per le modificazioni dell'atto costitutivo o dello statuto, le deliberazioni di cui al primo comma."


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