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Articolo 2479 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 10/06/2019]

Decisioni dei soci

Dispositivo dell'art. 2479 Codice civile

I soci decidono sulle materie riservate alla loro competenza dall'atto costitutivo, nonché sugli argomenti che uno o più amministratori o tanti soci che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale sottopongono alla loro approvazione.

In ogni caso sono riservate alla competenza dei soci:

  1. 1) l'approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili;
  2. 2) la nomina, se prevista nell'atto costitutivo, degli amministratori;
  3. 3) la nomina nei casi previsti dall'articolo 2477 dei sindaci e del presidente del collegio sindacale o del soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti (1);
  4. 4) le modificazioni dell'atto costitutivo;
  5. 5) la decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell'oggetto sociale determinato nell'atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti dei soci.

L'atto costitutivo può prevedere che le decisioni dei soci siano adottate mediante consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto. In tal caso dai documenti sottoscritti dai soci devono risultare con chiarezza l'argomento oggetto della decisione ed il consenso alla stessa.

Qualora nell'atto costitutivo non vi sia la previsione di cui al terzo comma e comunque con riferimento alle materie indicate nei numeri 4) e 5) del secondo comma del presente articolo nonché nel caso previsto dal quarto comma dell'articolo 2482 bis oppure quando lo richiedono uno o più amministratori o un numero di soci che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale, le decisioni dei soci debbono essere adottate mediante deliberazione assembleare ai sensi dell'articolo 2479 bis.

Ogni socio ha diritto di partecipare alle decisioni previste dal presente articolo ed il suo voto vale in misura proporzionale alla sua partecipazione [2351, 2463, 2468].

Salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo, le decisioni dei soci sono prese con il voto favorevole di una maggioranza che rappresenti almeno la metà del capitale sociale.

Note

(1) Il D. Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39 ha sostituito le parole: «del revisore» con le seguenti: «del soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti».

Ratio Legis

L'autonomia statutaria può variamente ripartire tra i soci le competenze gestorie, confermando la centralità del socio.

Spiegazione dell'art. 2479 Codice civile

Al fine di riconoscere rilevanza centrale alla persona del socio, lo statuto può prevedere che le decisioni dei soci siano prese con il metodo non collegiale, al pari di quanto accade nelle società di persone.
Il metodo legale è, però, individuato in quello assembleare, infatti per utilizzare il metodo non collegiale è necessario che vi sia un'espressa previsione dell'atto costitutivo; si deve rispettare la riserva del metodo assembleare per le decisioni previste ai nn. 4) e 5) della norma (modificazioni dell'atto costitutivo o dell'oggetto sociale) e l'assemblea può essere sempre richiesta da ciascun amministratore e dai soci che rappresentino almeno un terzo del capitale sociale.

Nella s.r.l. si distingue tra decisioni non collegiali (o extra-assembleari) e decisioni collegiali (o assembleari).
Le decisioni non collegiali
possono essere prese con due modalità:
1) consultazione scritta: vi è un unico documento che circola fra i soci che lo sottoscrivono;
2) consenso espresso per iscritto: non vi è una proposta predefinita, ma ogni socio esprime il suo consenso in un diverso documento, di conseguenza occorrerà verificare se poi i vari consensi coincidano.
L'atto costitutivo può disciplinare liberamente le modalità di attuazione della consultazione o della formazione del consenso, purché sia garantita la partecipazione di tutti i soci alla decisione e risulti chiara la documentazione relativa alla decisione stessa.
La regola della "maggioranza che rappresenti almeno la metà del capitale sociale" può essere derogata dall'atto costitutivo prevedendo quorum più alti o più bassi oppure l'unanimità dei soci (Consiglio Notarile di Milano - massima n. 42).

Relazione al D.Lgs. 6/2003

(Relazione illustrativa del decreto legislativo recante: "Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366.")

Massime relative all'art. 2479 Codice civile

Cass. civ. n. 19161/2007

In tema di riconoscimento del diritto di voto nelle assemblee delle società a responsabilità limitata, la legittimazione al relativo esercizio si connette, ai sensi dell'art. 2479 c.c. nel testo previgente al D.L.vo n. 6 del 2003, al fatto in sé dell'iscrizione dell'avente diritto al libro soci, mentre già il trasferimento di quota è valido ed efficace inter partes indipendentemente dalla predetta formalità, necessaria unicamente ai fini dell'efficacia verso la società ed i terzi. (Nella fattispecie la S.C., confermando la sentenza del giudice d'appello, ha negato che la società potesse distinguere la legittimazione, quale discendente dall'iscrizione nel libro soci, dalla reale titolarità della partecipazione, non potendosi in materia fare applicazione, al fine di disconoscere i diritti sociali, della disciplina del pagamento al creditore apparente (art. 1189 c.c.) o al possessore di un titolo di credito legittimato nei modi previsti in base al regime di circolazione del titolo (art. 1992 c.c.), poiché essendo la partecipazione nella predetta società diversa dall'azione non ricorre la regola sull'adempimento della prestazione nei confronti del possessore di un titolo di credito, così che la società non può rifiutare al socio iscritto il diritto di intervento e di voto in assemblea).

Cass. civ. n. 7614/1996

Il diritto di voto nell'assemblea della società a responsabilità limitata, per le quote che siano state date in usufrutto, compete unicamente all'usufruttuario, il quale esercita al riguardo un diritto suo proprio e perciò non è obbligato ad attenersi alle eventuali istruzioni di voto che gli abbia impartito il nudo proprietario. Nell'esercitare tale diritto, però, l'usufruttuario deve astenersi da comportamenti che possano arrecare ingiusto danno al nudo proprietario ed in particolare da modi di esercizio del predetto diritto che possano compromettere la conservazione del valore economico della partecipazione in società; l'eventuale violazione di tale obbligo, tuttavia, espone il responsabile al rischio di estinzione dell'usufrutto, nonché all'azione risarcitoria del proprietario danneggiato, ma non può riflettersi sulla validità del voto espresso in assemblea, né, di conseguenza, sulla validità della deliberazione che l'assemblea abbia adottato, anche se quel voto sia risultato determinante.

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