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Articolo 1284 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Saggio degli interessi

Dispositivo dell'art. 1284 Codice civile

Il saggio degli interessi legali è determinato in misura pari al 5 per cento in ragione d'anno. Il Ministro del tesoro, con proprio decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana non oltre il 15 dicembre dell'anno precedente a quello cui il saggio si riferisce, può modificarne annualmente la misura, sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell'anno. Qualora entro il 15 dicembre non sia fissata una nuova misura del saggio, questo rimane invariato per l'anno successivo. [1224, 1652, 1714, 1720] (1) (2) (6)
Allo stesso saggio si computano gli interessi convenzionali, se le parti non ne hanno determinato la misura [1825].
Gli interessi superiori alla misura legale (3) devono essere determinati per iscritto [1224, 1350 n. 13, 2725]; altrimenti sono dovuti nella misura legale [161 disp.att.] (4).
Se le parti non ne hanno determinato la misura, dal momento in cui è proposta domanda giudiziale il saggio degli interessi legali è pari a quello previsto dalla legislazione speciale relativa ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (5).
La disposizione del quarto comma si applica anche all'atto con cui si promuove il procedimento arbitrale (5).

Note

(1) Comma così sostituito ex art. 2, c. 185, l. 23 dicembre 1996, n. 662. Nell'originaria stesura della norma il tasso di interesse era del 5%. Successivamente l'art. 1, l. 26 novembre 1990, n. 353, lo ha elevato al 10%, con decorrenza 16 dicembre 1990. La l. 662/1996 cit. ha riportato il tasso al 5% con decorrenza 1 gennaio 1997, prevedendone l'aggiornamento annuo attraverso decreto ministeriale. Gli aggiornamenti sono stati i seguenti: d.m. 10 dicembre 1998 (G.U. 11 dicembre 1998, n. 289), tasso al 2,5% (decorrenza 1 gennaio 1999); d.m. 11 dicembre 2000 (G.U. 15 dicembre 2000, n. 292), tasso al 3,5% (decorrenza 1 gennaio 2001); d.m. 11 dicembre 2001 (G.U. 14 dicembre 2001, n. 290), tasso al 3% (decorrenza 1 gennaio 2002); d.m. 1 dicembre 2003 (G.U. 10 dicembre 2003, n. 286), tasso al 2,5% (decorrenza 1 gennaio 2004); d.m. 12 dicembre 2007 (G.U. 15 dicembre 2007, n. 291), tasso al 3% (decorrenza 1 gennaio 2008); d.m. 4 dicembre 2009 (G.U. 15 dicembre 2009, n. 291), tasso al 1% (decorrenza al 1 gennaio 2010); d.m. 7 dicembre 2010 (G.U. 15 dicembre 2010, n. 292), tasso al 1,5% (decorrenza dal 1 gennaio 2011); d.m. 12 dicembre 2011 (G.U. 15 dicembre 2011, n. 291), tasso al 2,5% (decorrenza dal 1 gennaio 2012); d.m. 13 dicembre 2013 (G.U. 13 dicembre 2013, n. 292), tasso al 1% (decorrenza dal 1 gennaio 2014); d.m. 11 dicembre 2014 (G.U. 15 dicembre 2014), tasso allo 0,5% (decorrenza dal 1 gennaio 2015), tasso allo 0,2% (decorrenza dal 1° gennaio 2016), tasso allo 0,1% (decorrenza dal 1° gennaio 2017).
(2) Gli interessi maturano ogni giorno (821 c.c.) ma sono esigibili quando scadono, di regola annualmente.
È nullo il patto (v. art. 1419, comma 2, c.c.) con il quale le parti determinano interessi c.d. usurari, cioè in misura esorbitante e sproporzionata rispetto ai valori stabiliti dalla legge (v. art. 1815, comma 2, c.c.). Ai sensi dell'art. 2 della l. 7 marzo 1996, n. 108 (Disposizioni contro l'usura), la determinazione del tasso usurario è effettuata dal Ministero del tesoro, sentiti la Banca d'Italia e l'ufficio italiano dei cambi con riferimento ai tassi medi effettivi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari.
(4) Si ritiene comunemente che il pagamento degli interessi pattuiti in misura superiore al tasso legale, ma non per iscritto, e quindi non dovuti, costituisca adempimento di un'obbligazione naturale (v. 2034 c.c.). Per il saggio di interesse nei ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, cfr. art. 5, d.lgs. 2 ottobre 2002, n. 231 di attuazione della direttiva 2000/35/CE.
(5) Questo comma è stato aggiunto dall'art. 17, comma 1 del D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modifiche, nella l. 10 novembre 2014, n. 162. Ai sensi dell'art. 17, comma 2 del menzionato D.L. 12 settembre 2014, n. 132 tali disposizioni producono effetti sui procedimenti che vengono avviati a partire dal trentesimo giorno dall'entrata in vigore della legge di conversione.
(6) Il Decreto 13 dicembre 2017 ha disposto (con l'art. 1, comma 1) che "La misura del saggio degli interessi legali di cui all'art. 1284 del codice civile è fissata allo 0,3 per cento in ragione d'anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2018".

Ratio Legis

Il legislatore si riserva di stabilire il saggio degli interessi legali al fine di ancorarlo a criteri di certezza nonchè all'evoluzione generale della situazione economica.
Per quanto concerne gli interessi convenzionali, il tasso è quello legale o quello stabilito dalle parti con le opportune cautele volte ad evitare tassi usurari.

Spiegazione dell'art. 1284 Codice civile

Interessi

Nota è l'avversione che il diritto canonico aveva per gli interessi: di questa antipatia era rimasta una traccia formale nell'art. 1829 del vecchio codice civile, che permetteva la stipulazione di interessi nel mutuo di denaro, di derrate e altre cose mobili. Secondo il vecchio codice pertanto la regola era che gli interessi dovevano venire pattuiti o imposti dalla legge. L'art. 1830 del vecchio codice civile ammetteva tuttavia che il mutuatario che avesse pagato interessi non convenuti non potesse ripeterli, e questo era generalmente considerato come un caso di obbligazione naturale.

Il nuovo codice civile invece dispone espressamente al suo art. 1282 che « i crediti liquidi ed esigibili di somme di denaro producono interessi di pieno diritto, salvo che la legge o il titolo stabiliscano diversamente ». Da ciò può dedursi che il debitore di una somma di denaro, liquida ed esigibile, è obbligato a prestarne gli interessi, per cui è esposto, a tal riguardo, ad azione da parte del creditore, mentre secondo il vecchio codice era solo debitore naturale degli interessi ed esposto solo, ove li pagasse, alla soluti retentio.

Il fondamento di questo suo dovere giuridico va individuato nel fatto che il debitore resterebbe altrimenti ingiustamente arricchito a spese del suo creditore. Ciò risulta anche dal terzo comma dell' art. 1282 del c.c., il quale dispone che « se il credito ha per oggetto rimborso di spese fatte per cose da restituire, non decorrono interessi per il periodo di tempo in cui chi ha fatto le spese abbia goduto della cosa senza corrispettivo e senza essere tenuto a render conto del godimento ». Per il fatto stesso di avere a propria disposizione una somma di denaro ad altri dovuta, il debitore della medesima ha la facoltà di usarla e trarne interessi, arricchendosi a spese del creditore: il suo dovere di prestare gli interessi ha come fondamento il fatto che altrimenti egli si arricchirebbe ingiustamente a spese del medesimo.

Il debitore di una somma di denaro liquida ed esigibile è dunque in questa situazione giuridica: o il creditore ha stipulato interessi (o tali interessi sono a lui assicurati per legge), ed egli può esigerli dal debitore in giudizio; o egli ha condonato la prestazione degli interessi al debitore, e, in questo caso, questi non può essere convenuto in giudizio per gli stessi, e neppure (e naturalmente) obbligato a pagarli, onde per cui, pagandoli, può ripeterli con la condictio indebiti; o, infine, non vi è stato condono né stipulazione di interessi, ed in tal senso il debitore della somma non può essere convenuto in giudizio, ma se paga, paga validamente, essendo gli interessi dovuti naturalmente.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 1284 Codice civile

Cass. civ. n. 3017/2014

Ai sensi dell'art. 1284, terzo comma, cod. civ., la costituzione dell'obbligo di pagare interessi in misura superiore a quella legale richiede la forma scritta "ad substantiam", sicché, nel caso di mancata sottoscrizione del relativo patto da parte di entrambi i contraenti, non può ritenersi che un accordo siffatto si sia concluso "per facta concludentia".
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3017 del 11 febbraio 2014)

Cass. civ. n. 350/2013

La nullità delle clausole che prevedono un tasso d'interesse usurario è rilevabile anche di ufficio, non integrando gli estremi di un'eccezione in senso stretto, bensì una mera difesa, che può essere proposta anche in appello, nonché formulata in comparsa conclusionale, sempre che sia fondata su elementi già acquisiti al giudizio. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha respinto il corrispondente motivo di impugnazione in considerazione della tardività dell'allegazione, avvenuta solo nella comparsa conclusionale in sede di appello, degli elementi di fatto fondanti la invocata nullità della convenzione di interessi).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 350 del 9 gennaio 2013)

Cass. civ. n. 11187/2012

In tema di obbligazioni pecuniarie, costituiscono "interessi legali" non soltanto quelli stabiliti dall'art. 1284 c.c., ma anche qualsiasi interesse che, ancorché in misura diversa, sia previsto dalla legge. Ne consegue che, in ipotesi di domanda di liquidazione del compenso proposta da un ingegnere o da un architetto, prevedendo l'art. 9 della tariffa professionale, approvata con legge 2 marzo 1949, n. 143, che gli interessi moratori sulle somme dovute a titolo di onorari sono ragguagliati al tasso ufficiale di sconto e maturano dopo il decorso di sessanta giorni dalla consegna della specifica da parte del professionista, ai fini della doverosità del saggio e della decorrenza degli accessori, il giudice deve verificare unicamente la sussistenza dei presupposti indicati dalla citata norma.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11187 del 4 luglio 2012)

Cass. civ. n. 3619/2010

In tema di cambiale, l'inclusione del credito per interessi nel titolo non esime dall'onere di provare per iscritto la convenzione relativa alla loro misura ultralegale, non valendo tale forma di rilascio, di per sé sola, a soddisfare l'obbligo della forma scritta richiesto dall'art. 1284 c.c.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3619 del 16 febbraio 2010)

Cass. civ. n. 14760/2008

In tema di leasing di godimento, il canone pattuito anche se la sua funzione causale è prevalentemente finanziaria, dovendo garantire, per la società di leasing, il rientro del capitale maggiorato degli interessi finanziari e degli utili di rischio di impresa ha comunque natura di corrispettivo per l'uso del bene, essendo ragguagliato al valore di utilizzazione di quest'ultimo per la durata della vita tecnico-economica dello stesso. Alla stregua di siffatta ricostruzione della suddetta figura contrattuale, gli interessi finanziari pattuiti per assolvere la relativa funzione remuneratoria, dipendendo dalle dette variabili economiche, sono inglobati nel canone e non assumono configurazione autonoma da questo e dalla natura sinallagmatica del godimento del bene, con la conseguenza che, in proposito, non si applica la disciplina di cui all'art. 1284 c.c.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 14760 del 4 giugno 2008)

Cass. civ. n. 266/2006

Per la costituzione dell'obbligo di corrispondere interessi in misura superiore a quella legale (come pure per la modifica della clausola concernente gli interessi, comportante il superamento della soglia legale; è necessaria la forma scritta ad substantiam, la cui mancanza comporta la nullità della clausola stessa, con automatica sostituzione della misura convenzionale con quella legale. L'eventuale richiamo alla clausola contenente la pattuizione di interessi in misura ultralegale in altro documento successivo equivale ad un riconoscimento di debito, e come tale è inidoneo a porre tale obbligo a carico del debitore, in quanto l'atto scritto concernente la pattuizione degli interessi ha natura costitutiva e non dichiarativa. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, che aveva ritenuto idoneo alla costituzione dell'obbligazione di pagare interessi in misura ultralegale il richiamo integrale, nel verbale di consegna del bene oggetto del contratto, del documento contenente la clausola relativa agli interessi, la cui firma era stata disconosciuta dalla parte).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 266 del 11 gennaio 2006)

Cass. civ. n. 24756/2005

Gli interessi spettanti all'avente diritto, anche in difetto di sua specifica richiesta, con decorrenza dalla data della domanda di equa riparazione del danno derivante dalla non ragionevole durata del processo, ai sensi della legge n. 89 del 2001, sulla somma liquidata a tale titolo, vanno determinati al tasso legale, cui fanno riferimento gli artt. 1282 e 1284 c.c., in difetto di diversa disposizione di legge o accordo scritto delle parti, dovendo il giudice italiano applicare in proposito la normativa interna e non ravvisandosi contrasti fra detta normativa e specifiche norme della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che nulla dispone al riguardo.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 24756 del 24 novembre 2005)

Cass. civ. n. 4093/2005

Le norme che prevedono la nullità dei patti contrattuali che determinano gli interessi con rinvio agli usi, o che fissano la misura degli interessi in tassi così elevati da raggiungere la soglia dell'usura (introdotte rispettivamente con l'art. 4 della legge 17 febbraio 1992, n. 154, poi trasfuso nell'art. 117 del D.L.vo 1 settembre 1993, n. 385, e con l'art. 4 della legge 7 marzo 1996, n. 108), non sono retroattive, e pertanto, in relazione ai contratti conclusi prima della loro entrata in vigore, non influiscono sulla validità delle clausole dei contratti stessi, ma possono soltanto implicarne l'inefficacia “ex nunc”, rilevabile solo su eccezione di parte
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4093 del 25 febbraio 2005)

Cass. civ. n. 9080/2002

Il requisito della forma scritta per la determinazione degli interessi extralegali (art. 1284, ultimo comma, c.c.) non postula necessariamente che la convenzione medesima contenga una puntuale indicazione in cifre del tasso così stabilito, ben potendo essere soddisfatto anche per relationem, attraverso cioè il richiamo (per iscritto) a criteri prestabiliti e ad elementi estrinseci al documento negoziale, purché obiettivamente individuabili, funzionali alla concreta determinazione del relativo saggio di interesse, la quale, pur nella previsione di variazioni nel tempo e lungo la durata del rapporto, risulti capace di venire assicurata con certezza al di fuori di ogni margine di discrezionalità rimessa dall'arbitrio del creditore, sulla base di una disciplina legati ad un parametro centralizzato, fissato su scala nazionale e vincolante. Tale è il caso in cui le parti, ai fini della determinazione della misura degli interessi convenzionali, facciano rinvio ad un criterio provvisto, pur nell'ambito di una variabilità nel tempo, dei caratteri di certezza, obiettività, uniformità e conoscibilità sopra indicati, scaturendo il relativo tasso dall'applicazione di un parametro, del genere del tasso unico di sconto, la cui manovra è rimessa all'Autorità di vigilanza (restando così soggetta a pubblicità legale), al quale la clausola contrattuale rapporti il tasso anzidetto attraverso una semplice operazione di calcolo aritmetico.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9080 del 21 giugno 2002)

Cass. civ. n. 280/1997

Poiché l'atto scritto concernente la stipulazione degli interessi in misura superiore a quella legale è costitutivo del relativo rapporto obbligatorio, a norma dell'art. 1284 c.c., è privo di rilevanza giuridica il riconoscimento che di esso il debitore faccia ex post.

La convenzione relativa alla pattuizione degli interessi in misura superiore a quella legale, in difetto della forma scritta richiesta ad substantiam, è colpita da nullità solo per la parte corrispondente alla differenza tra il tasso legale e quello convenuto, con riferimento alla quale l'ordinamento interviene non per espungerla dal regolamento pattizio senza riconnettervi alcun effetto, bensì per sostituirla con disciplina legale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 280 del 14 gennaio 1997)

Cass. civ. n. 10361/1994

Per il disposto dell'art. 15 L. 2 marzo 1949, n. 144, sugli onorari dei ragionieri (al pari di altre categorie di professionisti) spettano al professionista che ne faccia richiesta gli interessi legali ragguagliati al tasso ufficiale di sconto fissato dalla Banca d'Italia, senza che rilevi la specifica invocazione della disposizione richiamata, la quale per il suo carattere di specialità prevale nell'applicazione sulla norma generale in tema di saggio degli interessi legali di cui all'art. 1284 c.c.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10361 del 2 dicembre 1994)

Cass. civ. n. 7531/1991

Con riguardo alla ripetizione di diritti doganali indebitamente versati in contrasto con l'ordinamento comunitario, l'Amministrazione finanziaria deve corrispondere gli interessi al saggio legale (art. 1284 c.c., modificato dall'art. i della L. 26 novembre 1990, n. 353 a partire dal 16 dicembre 1990), non nella diversa misura contemplata dall'art. 93 del D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 («legge doganale»), il quale opera per i rimborsi specificamente previsti da tale decreto e non è estensibile agli «indebiti comunitari», nemmeno dopo l'entrata in vigore della L. 29 dicembre 1990, n. 428 (il cui art. 29, primo comma, equipara gli uni agli altri sotto il diverso profilo del termine di decadenza fissato per l'azione di ripetizione).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7531 del 8 luglio 1991)

Cass. civ. n. 9311/1990

Poiché la disciplina dell'anatocismo prevista dall'art. 1283 c.c. va coordinata e completata con quella successiva contemplata dall'art. 1284 c.c., il saggio degli interessi anatocistici, in mancanza di usi contrari ovvero di convenzione posteriore alla scadenza degli interessi su cui si applicano, è del cinque per cento annuo, qualunque natura abbiano gli interessi scaduti (nella specie, trattavasi di interessi moratori in favore dell'impresa appaltatrice, ex art. 35 del D.P.R. 16 luglio 1962, n. 1063).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9311 del 10 settembre 1990)

Cass. civ. n. 6735/1988

La specifica convenzione scritta posteriore alla scadenza degli interessi, che gli artt. 1283 e 1284 c.c. richiedono perché essi producano a loro volta interessi (cioè il cosiddetto anatocismo), deve essere esplicita nel senso che dalla stessa deve risultare la piena consapevolezza del debitore in ordine alla assunzione del relativo obbligo.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6735 del 12 dicembre 1988)

Cass. civ. n. 3252/1984

L'obbligo della forma scritta, ad substantiam, per la fissazione degli interessi in misura ultralegale (art. 1284, terzo comma c.c.) — seppure non è soddisfatto dal rilascio, di per sé solo, di cambiale per importo conglobante interessi e capitale — tuttavia non postula necessariamente che il documento negoziale contenga l'indicazione in cifre del tasso di interesse, ma può essere assolto secondo i principi generali sulla determinatezza o determinabilità dell'oggetto del contratto e così quando la misura ultralegale del tasso di interesse sia determinabile attraverso gli elementi offerti da documenti formati a regolamentazione di aspetti specifici dell'operazione di mutuo, od anche da dichiarazione unilaterale del debitore, purché non meramente ricognitiva (nella specie: atto di costituzione di ipoteca a garanzia delle cambiali rilasciate dal mutuatario).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3252 del 28 maggio 1984)

Cass. civ. n. 1878/1972

Ai sensi dell'art. 1284 c.c. per la stipulazione di interessi superiori alla misura legale è necessaria la forma scritta ad substantiam. La mancanza di tale forma, pertanto, che importa la nullità della pattuizione può essere rilevata dal giudice anche di ufficio.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1878 del 14 giugno 1972)

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Quesiti degli utenti
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Antonio F. R. chiede
mercoledì 03/08/2016 - Calabria
“In data 30.04.2010 ho sottoscritto un mutuo di € 110.000,00 da rimborsare in 180. L’art. 2 del contratto fissa l’interesse nominale annuo (TAN) variabile indicizzato all’IRS 15(quindici) anni rilevato trimestralmente diminuito di 0,250 punti percentuali e dunque alla data di stipula pari al 3,460%. All’art. 2 del contratto si legge altresì: …..”In ogni caso il tasso nominale annuo non potrà essere inferiore all’IRS 1 (uno) anni…..”.
Analizzando i documenti di sintesi e i rendiconti delle rate pagate a far data 01.01.2012 sino ad oggi, , l’Istituto, ha applicato un TASSO DI INTERESSE PARI AL 2,640%, condizione diversa da quella espressamente indicata dal contratto considerato che dal 2012 ad oggi, il il tasso come da contratto sarebbe dovuto passare dall'1,89 allo 0,65 attuale. Lo stesso IRS a 1 anno, indicato come tasso minimo dall'art. 2 del contratto è passato dall'1,20 del 2012 a un -0,4 di luglio 2016.
La stessa prassi è stata adottata dall'Istituto per altri mutui stipulati tra il 2009 e il 2010.
Ritengo che si possa richiedere alla banca l'applicazione del tasso sostitutivo (art 117 tub) o del tasso legale (art. 1284 c.c.) . Resto in attesa di un vostro parere in merito”
Consulenza legale i 05/08/2016
A nostro avviso non è possibile applicare al caso di specie né l’art. 117 del T.U.B. né l’art. 1284 del cod. civ..
Risulta evidente, nella fattispecie, che nel contratto sia stato pattuito un determinato tasso di interesse mentre successivamente, nel corso degli anni, l’Istituto di Credito abbia in realtà applicato un tasso diverso da quello di cui al contratto, ovviamente in senso sfavorevole per il cliente.
Ebbene, analizzando le norme citate si osserva:

1) L’art. 117 T.U.B. recita “4. I contratti indicano il tasso d'interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora. (…) 6. Sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione praticati nonché quelle che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati. 7. In caso di inosservanza del comma 4 e nelle ipotesi di nullità indicate nel comma 6, si applicano: a) il tasso nominale minimo e quello massimo, rispettivamente per le operazioni attive e per quelle passive, dei buoni ordinari del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro dell'economia e delle finanze, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, emessi nei dodici mesi precedenti lo svolgimento dell’operazione; b) gli altri prezzi e condizioni pubblicizzati per le corrispondenti categorie di operazioni e servizi al momento della conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, al momento in cui l’operazione è effettuata o il servizio viene reso; in mancanza di pubblicità nulla è dovuto”.
Il testo della norma parla di tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli “di quelli pubblicizzati”, ovvero colpisce con la sanzione della nullità ogni previsione contrattuale di contenuto diverso rispetto a quelle che la Banca aveva reso noti al pubblico o al singolo cliente e che quindi quest’ultimo si aspettava, nel senso che era stato ragionevolmente portato a credere sarebbero stati quelli contenuti nel contratto; probabilmente, anzi, egli si era determinato a concludere il contratto proprio per le pubblicizzate/promesse condizioni contrattuali.

Diverso è il nostro caso: qui le condizioni erano quelle pubblicizzate, ma non sono state rispettate nel tempo, per cui la Banca si è resa inadempiente al contratto.

2) L’art. 1284 cod. civ., invece, recita: “Il saggio degli interessi legali è determinato in misura pari allo 0,2 per cento in ragione d'anno. (…) Allo stesso saggio si computano gli interessi convenzionali, se le parti non ne hanno determinato la misura. (…)”. La norma, dunque, stabilisce il saggio di interesse nei soli casi in cui le parti nulla abbiano pattuito in proposito, sostituendone la volontà; ed è evidente, quindi, che non si potrà applicare il saggio legale di cui all’articolo citato nel caso che ci occupa, semplicemente perché le parti ne avevano già determinato la misura.

Peraltro, la modifica del saggio di interesse originariamente pattuito non rientra (neppure) nel diritto di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali che talvolta la Banca è legittimata ad operare, pur in presenza di determinate e tassative condizioni.
Infatti, per i contratti a tempo determinato – come è il caso del mutuo – in base all’art. 118 T.U.B., 1° comma, seconda parte, la facoltà di modifica unilaterale può essere convenuta esclusivamente per le clausole non aventi ad oggetto i tassi di interesse, sempre che sussista un giustificato motivo.
Il legislatore ha previsto tale diversità rispetto alla disciplina applicabile ai contratti a tempo indeterminato (che possono avere una durata virtualmente infinita, per cui si è ritenuto ingiusto obbligare le parti di un contratto - anche a distanza di molti anni dalla conclusione e senza una scadenza predefinita - a mantenere in vigore le medesime clausole contrattuali che erano state pattuite all’inizio del rapporto) in quanto - nei contratti a tempo determinato - le parti conoscono sin dall’inizio la durata del rapporto, ed è quindi corretto che le condizioni relative al tasso di interesse concordato rimangano immutate.

In definitiva, la Banca si è resa inadempiente al contratto, con tutte le conseguenze che ciò comporta, ovvero diritto di richiedere la risoluzione del contratto ed il risarcimento di ogni danno subìto.

Va infine tenuto presente che, qualora i nuovi tassi di interesse illegittimamente applicati siano altresì all’evidenza eccessivi, potranno altresì trovare applicazione le norme antiusura (legge n. 108 del 7 marzo 1996).

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