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Articolo 1720 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Spese e compenso del mandatario

Dispositivo dell'art. 1720 Codice civile

Il mandante deve rimborsare al mandatario le anticipazioni (1), con gli interessi legali dal giorno in cui sono state [2031] fatte, e deve pagargli il compenso che gli spetta [2756 3, 2761 2] (2).

Il mandante deve inoltre risarcire i danni che il mandatario ha subìti a causa dell'incarico (3).

Note

(1) Si tratta: dei mezzi necessari per l'adempimento (v. 1719 c.c.), cioè di quanto serve per eseguire l'incarico; delle c.d. anticipazioni utili, ad esempio un acconto sul prezzo nel mandato ad acquistare; delle anticipazioni conformi agli usi, se le circostanze inducono a ritenere che il mandante le avrebbe consentite (v. 1711 c.c.).
(2) Se il mandato è stipulato a titolo gratuito, il mandatario non ha diritto al compenso (v. 1709 c.c.). Se, invece, il compenso è dovuto, esso comprende quanto pattuito e quanto si sia rivelato necessario in relazione all'opera svolta.
(3) Più correttamente, si tratta di indennizzo da atto lecito, in quanto il mandatario sopporta il normale rischio insito nella stipula (v. 1469 c.c.). In particolare, il mandante deve risarcire i danni che dipendono da sua colpa, non quelli che siano ascrivibili solo alla colpa del mandatario.

Ratio Legis

Il mandatario ha diritto ad un compenso per l'opera che svolge; inoltre, ha diritto alla restituzione delle somme anticipate, le quali, si presume, avrebbero prodotto un lucro al mandatario e, pertanto, sono dovute con gli interessi (1282 c.c.).
Infine, se il mandatario patisce dei danni a causa dell'incarico, tale nesso di causalità comporta che abbia diritto ad ottenere il risarcimento dal mandante.

Spiegazione dell'art. 1720 Codice civile

Il rimborso delle anticipazioni fatte dal mandatario

Le norme dell'art. 1720 sono il corollario di quelle dell'articolo 1719.
Il mandante deve rimborsare le anticipazioni fatte dal mandatario. L'art. 1752 codice del 1865 prevedeva pure il rimborso delle spese. Tale previsione manca nell'art. 1720: ma l'obbligo di rimborsare le spese è compreso in quello del rimborso delle anticipazioni.

Il mandante non può opporre che l'affare non è riuscito ovvero che le spese potevano essere minori se il mandatario ha speso quanto un buon padre di famiglia avrebbe erogato per eseguire l'affare.
Il mandante deve al mandatario anche gl'interessi legali, che decorrono dal giorno delle anticipazioni perché hanno carattere compensativo. Se è controversa la data, il mandatario deve provare che è vera quella da cui domanda gl'interessi.

Nel concetto di anticipazioni è compresa anche la destinazione di somme proprie del mandatario per l'esecuzione del mandato, purché sia effettiva e accompagnata dalla indisponibilità delle somme stesse per un fine diverso.

La decorrenza degl'interessi dalla data indicata riguarda le anticipazioni: non vale per le altre somme di cui il mandatario sia eventualmente creditore del mandante. Se questo per es. ritarda il pagamento del compenso la decorrenza degl'interessi sulla somma dovuta si sta­bilisce con i criteri generali.


Il compenso dovuto al mandatario

Il mandante deve pagare al mandatario il compenso nella misura pattuita o in quella determinata dalla legge, dagli usi o dal giudice.
Il compenso può essere stabilito per tutti gli affari, per alcuni affari, per un affare solo, per le diverse operazioni costituenti l'affare.
È dovuto anche se l'atto giuridico è risoluto o annullato ovvero il terzo non adempie ai propri obblighi, a meno che in quest'ultimo caso il mandatario abbia assunto il rischio della insolvenza del terzo.

È diverso il caso se il mandato non è eseguito. Il mandatario inadempiente non solo non può chiedere il compenso ma può incorrere nella responsabilità per danni. Se l'inesecuzione dipende da causa non imputabile al mandatario il compenso neanche è dovuto perché è mancata la prestazione di cui il compenso avrebbe dovuto rappresentare il corrispettivo. Se il mandato è eseguito solo in parte il compenso è proporzionalmente ridotto. Salvo patto contrario il compenso si paga all'atto del rendiconto.
Il diritto al compenso si prescrive in dieci anni (art. 2946): se il pagamento avveniva periodicamente ad anno o in termini più brevi la prescrizione è di anni cinque (art. 2948).


Il risarcimento dei danni subiti dal mandatario a causa dell'incarico

Il mandante deve infine risarcire i danni che il mandatario ha subiti a causa dell'incarico.
L'art 1754 codice del 1865 subordinava il diritto all'indennizzo alla condizione che al mandatario non fosse imputabile alcuna colpa. Detta condizione non è stata riprodotta. S'intende tuttavia che se i danni non derivano dall'incarico ma dalla colpa del mandatario nell'eseguirlo non sussiste il diritto all'indennizzo che presuppone un rapporto diretto di causalità tra la regolare esecuzione e il fatto produttivo del danno.

Il mandatario può domandare il risarcimento anche se il danno sopravviene dopo l'esecuzione del mandato purché sia legato all'esecuzione del rapporto di causalità.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

527 Contemplando poi nell'articolo 606 l'obbligo, considerato nell'articolo 567 del progetto del 1936, relativo rimborso delle anticipazioni fatte dal mandatario, ho aggiunto che anche il mandante è tenuto a pagare il compenso dovuto, con il che si comprende sia il compenso pattuito, sia quello da valutarsi in relazione all'opera svolta.
Il secondo comma riproduce l'articolo 568 del progetto della Commissione reale, relativo all'obbligo del mandante di risarcire i danni subiti dal mandatario, limitatamente però i danni risentiti a causa del contratto: il contratto di occasionalità adottato dalla Commissione reale non chiarisce sufficientemente l'esigenza di un nesso di causalità fra danno e mandato e ho voluto invece affermare che solo ove questa relazione sussiste, il danno è risarcibile.
Discende dai principi generali, ed ho creduto superfluo affermarlo, che i danni dovuti dal mandante non sono quelli che devono ascriversi a colpa del mandatario.

Massime relative all'art. 1720 Codice civile

Cass. civ. n. 20137/2017

Il credito dell'amministratore di condominio per il recupero delle somme anticipate nell'interesse del condominio fonda, ex art. 1720 c.c., sul contratto di mandato con rappresentanza che intercorre con i condomini, sicché grava sullo stesso la prova degli esborsi effettuati, mentre spetta ai condomini (e quindi al condominio) - tenuti, quali mandanti, a rimborsargli le anticipazioni da lui effettuate, con gli interessi legali dal giorno in cui sono state fatte, nonché a pagargli il compenso oltre al risarcimento dell'eventuale danno - dimostrare di avere adempiuto all'obbligo di tenere indenne l'amministratore di ogni diminuzione patrimoniale in proposito subita.

Cass. civ. n. 10052/2008

Posto che il consigliere comunale è legato all'ente-comune, del quale non sia dipendente, da un rapporto assimilato a quello del funzionario onorario, egli può ottenere, in applicazione analogica dell'art. 1720, secondo comma, c.c., soltanto il rimborso delle spese sostenute a causa del proprio incarico, e non semplicemente in occasione del medesimo. Ne consegue che egli non può pretendere il rimborso delle spese effettuate per difendersi in un processo penale iniziato in relazione a fatti pur connessi all'incarico, non solo qualora egli sia stato condannato, giacché la commissione di un reato non potrebbe rientrare nei limiti di un mandato validamente conferito, ma anche qualora sia stato prosciolto, giacché in tal caso la necessità di effettuare le spese di difesa non si pone in nesso di causalità diretta con l'esecuzione del mandato, ma tra l'uno e l'altro si pone un elemento intermedio, dovuto all'attività di una terza persona, pubblica o privata, e costituito dall'accusa poi rivelatasi infondata.

Cass. civ. n. 7498/2006

In tema di condominio negli edifici, poiché il credito per il recupero delle somme anticipate nell'interesse del condominio si fonda, ex art. 1720 c.c., sul contratto di mandato con rappresentanza che intercorre con i condomini, l'amministratore deve offrire la prova degli esborsi effettuati, mentre i condomini (e quindi il condominio) — che sono tenuti, quali mandanti, a rimborsargli le anticipazioni da lui effettuate, con gli interessi legali dal giorno in cui sono state fatte, ed a pagargli il compenso oltre al risarcimento dell'eventuale danno — devono dimostrare di avere adempiuto all'obbligo di tenere indenne l'amministratore di ogni diminuzione patrimoniale in proposito subita.

Cass. civ. n. 5460/2006

Il contratto di albergo concluso per il tramite di un'agenzia di viaggi, che opera come mandataria del cliente che le ha conferito il relativo incarico, comporta che la revoca della prenotazione alberghiera, da parte dello stesso cliente, integra unilaterale sottrazione al vincolo contrattuale e determina l'obbligazione di tenere indenne il mandatario di quanto anticipato all'albergatore nel limite in cui tale anticipazione possa considerarsi effettuata in esecuzione dei doveri di diligenza incombenti al mandatario stesso.

Cass. civ. n. 1286/1997

L'amministratore di condominio - nel quale non è ravvisabile unente fornito di autonomia patrimoniale, bensì la gestione collegiale di interessi individuali, con sottrazione o comprensione dell'autonomia individuale - configura un ufficio di diritto privato oggettivamente orientato alla tutela del complesso di interessi suindicati e realizzante una cooperazione, in regime di autonomia, con i condomini, singolarmente considerati, che è assimilabile, pur con tratti distintivi in ordine alle modalità di costituzione ed al contenuto «sociale» della gestione, al mandato con rappresentanza, con la conseguente applicabilità, nei rapporti tra amministratore ed ognuno dei condomini, dell'art. 1720, primo comma, c.c., secondo cui il mandante deve rimborsare al mandatario le anticipazioni fatte nella esecuzione dell'incarico diretto ad ottenere il rimborso di somme anticipate nell'interesse della gestione del condominio legalmente rappresentato dal nuovo amministratore, anche contro il singolo condomino inadempiente all'obbligo di pagare la propria quota.

Cass. civ. n. 10680/1994

La norma di cui all'art. 1720, comma 2, c.c., secondo cui il mandante deve risarcire i danni che il mandatario ha subito a causa dell'incarico, è applicabile, in via analogica, anche a favore dell'amministratore di una società di capitali — la cui posizione, quanto ai rapporti societari interni, è simile a quella del mandatario — atteso che l'assenza di una disposizione riferita specificamente alle perdite sopportate dall'amministratore dà luogo — in presenza di un principio legislativo di rimborsabilità delle spese, o comunque di ristoro delle perdite sopportate nella gestione dell'interesse altrui, principio desumibile, oltre che dal citato art. 1720, comma 2, dall'art. 2031, comma 1, c.c., in materia di gestione di affari, e dall'art. 2234 c.c., in materia di rapporti tra clienti e professionista intellettuale — ad una lacuna in senso proprio che richiede, ai sensi dell'art. 12, comma 2, prel. c.c., il ricorso all'interpretazione analogica, il quale evita altresì il determinarsi di una situazione normativa contrastante con il principio di eguaglianza di cui all'art. 3; comma 1, della Costituzione. (Principio applicabile altresì all'Iccri — Istituto di Credito Casse di Risparmio Italiane — anche per il periodo anteriore all'entrata in vigore dello statuto approvato con D.M. 7 aprile 1993 che lo definisce espressamente come società per azioni, atteso che anche in tale periodo 1'organizzazione dell'istituto era modellata su quella della società per capitali).

Perché l'amministratore di una società di capitali ottenga il rimborso delle spese ai sensi dell'art. 1720, comma 2, c.c., da applicare in via analogica, è necessario che abbia sostenuto tali spese a causa, e non semplicemente in occasione, del proprio incarico; rientra in quest'ultima fattispecie l'ipotesi in cui le spese, siano state effettuate dall'amministratore allo scopo di difendersi in un processo penale iniziato in relazione a fatti connessi all'incarico, e conclusosi col proscioglimento.

Cass. civ. n. 6306/1991

Il mandatario per ripetere dal mandante la somma di danaro dovuta ad un terzo a titolo di penale per l'inadempimento, per fatto e colpa del mandante, dell'obbligazione contratta, a proprio nome, al fine di dare esecuzione al mandato, deve provare l'effettivo esborso della somma al terzo, non trattandosi di mezzo occorrente per l'adempimento dell'obbligazione ex art. 1719 c.c., bensì rientrando tale situazione nella disciplina del secondo comma dell'art. 1720 c.c., a tenore del quale «il mandante deve risarcire i danni che il mandatario ha subito a causa dell'incarico».

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Testi per approfondire questo articolo

  • Acquisti e proprietà nell'interesse del mandante

    Collana: Studi di diritto privato
    Pagine: 288
    Data di pubblicazione: novembre 2011
    Prezzo: 30 €
    Categorie: Mandato

    Una recente giurisprudenza della Cassazione e un parimenti recente dibattito orientato quest'ultimo a verificare le attitudini del mandato in raffronto a figure a esso considerate affini - hanno ricondotto all'attualità la tematica classica, già oggetto di ampie e vivaci discussioni nella seconda metà del secolo scorso, della efficacia degli atti di acquisto compiuti dal mandatario e della conseguente configurazione della situazione giuridica ad esso, mandatario,... (continua)