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Pensioni 2025, le prospettive non sono rosee: difficile accedere alla pensione anticipata e l'etÓ pensionabile aumenta

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Pensioni 2025, le prospettive non sono rosee: difficile accedere alla pensione anticipata e l'etÓ pensionabile aumenta
Le prospettive per l’accesso al trattamento pensionistico non sono delle più rosee. Vediamo cosa aspettarci per il biennio 2025-2026
Un argomento che interessa – e preoccupa – tutti in egual misura è la pensione.
Che si tratti di un “traguardo” vicino o lontano nel tempo poco importa: la prospettiva e il raggiungimento del trattamento pensionistico è argomento costante di discussione.

Difatti, tra chi si trova ad un passo dalla pensione e chi, invece, è preoccupato di non vederla mai, esiste un comune denominatore: l’angoscia che i requisiti per l’accesso al trattamento pensionistico vengano spostati sempre un po' più avanti, rendendo più difficile il raggiungimento degli stessi.

Per questo motivo, allo scopo di comprendere le prospettive future, è opportuno analizzare - seppur brevemente - il trattamento pensionistico ed i requisiti per accedevi.

Partiamo col dire che la normativa in tema di accesso ai trattamenti pensionistici è volta a permettere il progressivo innalzamento dei requisiti anagrafici per l’accesso al sistema pensionistico sulla base dell’incremento della speranza di vita (accertato dall’ISTAT).

In poche parole, con il passare degli anni l’età fissata per l’accesso alla pensione sarà progressivamente spostata in avanti.

Tale principio è stato originariamente introdotto dal comma 2 dell’art. 22-ter del D.L. 78/2009 e poi successivamente modificato ed integrato con l’art. 24 del D.L. 201/2011 (c.d. Riforma Fornero) che, nell’ottica di una complessiva revisione del sistema pensionistico, ha previsto - altresì - un meccanismo di adeguamento dei criteri per l’accesso al trattamento pensionistico su base biennale.

Successivamente, con la Legge di Bilancio 2018, tale meccanismo di adeguamento è stato modificato. La normativa in commento ha specificato - tra le altre cose - che ciascun adeguamento (ossia lo spostamento dell’età pensionabile) non possa subire una variazione superiore a 3 mesi rispetto ai parametri stabiliti nel biennio precedente.

Ora, conoscendo questi principi, possiamo esaminare le misure adottate dal Governo per il biennio 2025-2026.

Con il Decreto Ministeriale 18 luglio 2023 (denominato, appunto, “Adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita”), è stato stabilito che “a decorrere dal 1° gennaio 2025 i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici … non sono ulteriormente incrementati”.

Per il biennio 2025-2026, quindi, l’accesso alla pensione di vecchiaia rimane fissato a 67 anni per tutte le categorie che abbiano maturato 20 anni di contributi.
Per raggiungere il ventennio contributivo sono validi (i) i contributi lavorativi versati, (ii) i riscatti di lauree, (iii) gli accrediti gratuiti del servizio militare, (iv) la contribuzione figurativa correlata alla Naspi, (v) la maternità.

Invariate rimangono le condizioni di accesso alla pensione anticipata ordinaria, fissate in 42 anni e 10 mesi di contributi versati per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi versati per le donne.

Quanto, invece, alla pensione anticipata contributiva, con la Legge di Bilancio 2024 è stata riscritta e modificata la disciplina per i lavoratori soggetti al regime interamente contributivo o che hanno versato i contributi solo dopo l’anno 1995.
In particolare, le condizioni per l’accesso alla pensione anticipata contributiva sono: (i) 64 anni di età, (ii) 20 anni di contributi versati (non figurativi), e che (iii) l’importo minimo dell’assegno sia pari ad almeno 3 volte l’Assegno Sociale ovvero 2,8 volte per le donne con un figlio e 2,6 volte per le donne con almeno 2 figli.

L’accesso alla pensione anticipata contributiva sarà, quindi, decisamente più difficile, tenendo conto che la “soglia” da superare per accedervi è rappresentata dall’Assegno Sociale.
Difatti, mentre l’importo dell’Assegno Sociale viene rivalutato ogni anno tenendo conto dell’inflazione, analogo meccanismo non viene applicato per gli stipendi – e, conseguentemente, per i versamenti contribuitivi – che, invece, vedono aumentare il proprio valore decisamente più a rilento.


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