La manovra 2026 è appena entrata in vigore ma, grazie a una proposta di legge all'esame della Camera dei Deputati (A.C. 2489), già all'orizzonte si prefigurano nuove norme di portata nazionale e rivolte direttamente ai ciclisti. Vero è che la presenza delle biciclette sulle strade italiane è in costante aumento. Passione sportiva, voglia di restare in forma, utilizzo del mezzo per raggiungere il luogo di lavoro o la propria casa: in Italia, le due ruote sono popolarissime e piacciono a tutte le età. Il numero di incidenti va, però, di pari passo con la loro diffusione da Nord a Sud.
Ecco perché si palesano necessarie nuove regole di tutela e sicurezza per i ciclisti, veri e propri "utenti deboli" della strada ed esposti giornalmente a rischi di grave incidente. Presentata da dodici parlamentari, tra cui anche il presidente della Lega del Ciclismo Professionistico, e successiva alla rilevante legge n. 58/2025 che ha modificato l'art. 9 del Codice della strada sulle competizioni sportive, la citata proposta all'esame a Montecitorio interviene nuovamente sull'impianto normativo riguardante la circolazione di veicoli e mezzi a due ruote. La finalità dell'iniziativa è duplice: da un lato, rafforzare la protezione dei ciclisti e, dall'altro, migliorare la convivenza tra automobilisti e ciclisti.
Anzitutto, l'incolumità individuale verrebbe presidiata dalle nuove regole, grazie all'introduzione dell'obbligo di indossare il casco in due casi specifici:
Ecco perché si palesano necessarie nuove regole di tutela e sicurezza per i ciclisti, veri e propri "utenti deboli" della strada ed esposti giornalmente a rischi di grave incidente. Presentata da dodici parlamentari, tra cui anche il presidente della Lega del Ciclismo Professionistico, e successiva alla rilevante legge n. 58/2025 che ha modificato l'art. 9 del Codice della strada sulle competizioni sportive, la citata proposta all'esame a Montecitorio interviene nuovamente sull'impianto normativo riguardante la circolazione di veicoli e mezzi a due ruote. La finalità dell'iniziativa è duplice: da un lato, rafforzare la protezione dei ciclisti e, dall'altro, migliorare la convivenza tra automobilisti e ciclisti.
Anzitutto, l'incolumità individuale verrebbe presidiata dalle nuove regole, grazie all'introduzione dell'obbligo di indossare il casco in due casi specifici:
- per i ciclisti che praticano attività sportiva utilizzando calzature tecniche che vincolano i piedi ai pedali, tipiche del ciclismo su strada e agonistico;
- per tutti i minori di 18 anni, sia quando guidano la bicicletta sia quando sono trasportati da altre persone.
La misura è di chiara tutela della salute, perché ambisce a ridurre i traumi cranici, i quali rappresentano una delle principali cause di lesioni gravi e mortali in ipotesi di incidente stradale.
Altro obbligo, questa volta applicabile a tutti i ciclisti, a qualsiasi ora e condizione di visibilità, comporterebbe la permanente accensione della luce posteriore rossa. Si tratta di una misura già diffusa in diversi Paesi europei, pensata per rendere il ciclista immediatamente riconoscibile nel traffico e scongiurare rischi di urto con mezzi a due ruote.
Una delle altre novità più rilevanti attiene alla circolazione dei ciclisti su strade extraurbane. Finora, la regola generale ha privilegiato la marcia in fila indiana, ritenuta la soluzione più sicura. Tuttavia, l'esperienza maturata in altri Paesi europei ha dimostrato che questa modalità può non diminuire, ma - anzi - aumentare i pericoli fuori dai centri abitati. In particolare, i rischi si paleserebbero soprattutto nei tratti collinari e montani.
Ebbene, la proposta di legge consentirebbe ai ciclisti di procedere affiancati a due a due e in gruppi fino a dieci persone, anche sui tratti extraurbani, a patto che:
Altro obbligo, questa volta applicabile a tutti i ciclisti, a qualsiasi ora e condizione di visibilità, comporterebbe la permanente accensione della luce posteriore rossa. Si tratta di una misura già diffusa in diversi Paesi europei, pensata per rendere il ciclista immediatamente riconoscibile nel traffico e scongiurare rischi di urto con mezzi a due ruote.
Una delle altre novità più rilevanti attiene alla circolazione dei ciclisti su strade extraurbane. Finora, la regola generale ha privilegiato la marcia in fila indiana, ritenuta la soluzione più sicura. Tuttavia, l'esperienza maturata in altri Paesi europei ha dimostrato che questa modalità può non diminuire, ma - anzi - aumentare i pericoli fuori dai centri abitati. In particolare, i rischi si paleserebbero soprattutto nei tratti collinari e montani.
Ebbene, la proposta di legge consentirebbe ai ciclisti di procedere affiancati a due a due e in gruppi fino a dieci persone, anche sui tratti extraurbani, a patto che:
- la carreggiata permetta il sorpasso in sicurezza;
- i veicoli a motore possano mantenere una distanza laterale minima di 1,5 metri.
Secondo i promotori dell'iniziativa normativa, un gruppo compatto ridurrebbe i tempi di sorpasso e limiterebbe le manovre prolungate sulla corsia opposta, abbassando conseguentemente il rischio di incidenti, rispetto a "serpentoni" - a volte composti anche da decine di ciclisti.
Inoltre, per esigenze di tutela della sicurezza degli atleti e di gestione del traffico, la proposta di legge - qualora fosse approvata - introdurrebbe scorte tecniche, non solo per le gare ed eventi agonistici, ma anche per gli allenamenti su strade aperte al traffico. Si tratterebbe di una nuova e ulteriore modifica dell'art. 9 del Codice della Strada. Un apposito disciplinare tecnico, da definire con un provvedimento congiunto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Ministero dell’Interno, stabilirebbe tutti i dettagli di questa novità.
Nel testo è previsto altresì un codice identificativo per le biciclette, registrato presso la Motorizzazione civile e mirato espressamente a reprimere il fenomeno dei furti. Ogni bicicletta verrebbe munita di un codice impresso sul telaio di tutti i velocipedi prodotti dal primo gennaio 2026. Tale codice sarebbe associato ai dati del proprietario del mezzo rubato, facilitando il suo recupero e la tracciabilità dei passaggi di proprietà.
Non solo. All'orizzonte c'è spazio anche per l'educazione stradale per gli automobilisti, i quali sarebbero invitati a mostrare una maggior consapevolezza dei rischi della circolazione e un maggior rispetto e considerazione degli "utenti deboli" della strada. Ecco allora che il disegno di legge dispone che, nei test scritti per il conseguimento della patente di guida, possano comparire domande su temi come le norme sulla circolazione dei velocipedi, gli obblighi degli automobilisti nei confronti dei ciclisti o il comportamento da tenere in presenza di scorte tecniche.
Concludendo, secondo i promotori, la collaborazione con i singoli Comuni italiani sarà decisiva al fine di trasformare le regole scritte in strumenti realmente utili alla sicurezza. L'obiettivo è raggiungere un nuovo equilibrio sulla strada, tra biciclette e veicoli a motore, partendo dal riconoscimento della vulnerabilità del ciclista e intervenendo su più livelli: prevenzione, protezione, educazione e controllo. In verità, non si tratta solo di introdurre nuovi doveri, ma di promuovere un diverso approccio alla mobilità, con lo scopo di ridurre gli incidenti, migliorare la sicurezza e rendere la bicicletta una scelta sempre più sostenibile e compatibile con il traffico quotidiano.
Inoltre, per esigenze di tutela della sicurezza degli atleti e di gestione del traffico, la proposta di legge - qualora fosse approvata - introdurrebbe scorte tecniche, non solo per le gare ed eventi agonistici, ma anche per gli allenamenti su strade aperte al traffico. Si tratterebbe di una nuova e ulteriore modifica dell'art. 9 del Codice della Strada. Un apposito disciplinare tecnico, da definire con un provvedimento congiunto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Ministero dell’Interno, stabilirebbe tutti i dettagli di questa novità.
Nel testo è previsto altresì un codice identificativo per le biciclette, registrato presso la Motorizzazione civile e mirato espressamente a reprimere il fenomeno dei furti. Ogni bicicletta verrebbe munita di un codice impresso sul telaio di tutti i velocipedi prodotti dal primo gennaio 2026. Tale codice sarebbe associato ai dati del proprietario del mezzo rubato, facilitando il suo recupero e la tracciabilità dei passaggi di proprietà.
Non solo. All'orizzonte c'è spazio anche per l'educazione stradale per gli automobilisti, i quali sarebbero invitati a mostrare una maggior consapevolezza dei rischi della circolazione e un maggior rispetto e considerazione degli "utenti deboli" della strada. Ecco allora che il disegno di legge dispone che, nei test scritti per il conseguimento della patente di guida, possano comparire domande su temi come le norme sulla circolazione dei velocipedi, gli obblighi degli automobilisti nei confronti dei ciclisti o il comportamento da tenere in presenza di scorte tecniche.
Concludendo, secondo i promotori, la collaborazione con i singoli Comuni italiani sarà decisiva al fine di trasformare le regole scritte in strumenti realmente utili alla sicurezza. L'obiettivo è raggiungere un nuovo equilibrio sulla strada, tra biciclette e veicoli a motore, partendo dal riconoscimento della vulnerabilità del ciclista e intervenendo su più livelli: prevenzione, protezione, educazione e controllo. In verità, non si tratta solo di introdurre nuovi doveri, ma di promuovere un diverso approccio alla mobilità, con lo scopo di ridurre gli incidenti, migliorare la sicurezza e rendere la bicicletta una scelta sempre più sostenibile e compatibile con il traffico quotidiano.