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Liste di attesa infinite in ospedale, ora sappiamo che sono truccate: come può aiutarci la legge a difenderci?

Liste di attesa infinite in ospedale, ora sappiamo che sono truccate: come può aiutarci la legge a difenderci?
26 i medici indagati per aver stravolto le liste d'attesa del SSN. Vediamo come fare per affrontare gli infiniti tempi di attesa degli ospedali
C’erano una volta a Milano, Torino, Perugia, Catania e, ci metto la mano sul fuoco e non me la brucio, in altre 1000 città d’Italia, altrettanti migliaia di fessi, che pagando uno sproposito di tasse pensavano che almeno la salute se la potessero tenere cara.
Ma pensavano male.

In luglio e agosto, i Nas passavano al setaccio 1364 tra ospedali, ambulatori e cliniche, sia pubblici sia privati in convenzione con il SSN, analizzando 3.884 liste d'attesa e agende di prenotazione per prestazioni ambulatoriali relative a visite mediche specialistiche ed esami diagnostici. Le indagini permettevano di rilevare 1118 situazioni di affanno nella gestione delle liste di attesa e il superamento delle tempistiche imposte dalle linee guida del Pngla (Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa), pari al 29% di quelle esaminate. Liste d’attesa truccate da 9 medici a favore di conoscenti e di propri pazienti privati, consentendo loro di essere sottoposti a prestazioni in data antecedente rispetto alla prenotazione ed eludendo le classi di priorità.

E vissero indagati e contenti in 26, tra medici e infermieri, denunciati per falsità ideologica e materiale, truffa aggravata, peculato ed interruzione di pubblico servizio.

È assodato: il problema delle liste d'attesa in ospedale non è un problema, è una tragedia. Vi è mai successo che contattando il CUP la prima data disponibile per il vostro esame era tra 2 giorni e non dopo mesi, mesi e mesi? A me mai. E penso pure a voi. Ma se chiediamo la stessa prestazione in intramoenia (cioè resa in ospedale ma pagando il medico privatamente) ecco che puuuf, magicamente la lista di attesa si azzera.
E accade che mentre alcuni pazienti l'intramoenia se la fanno andare bene o se la cavano rivolgendosi a strutture private per assicurarsi cure più tempestive, altri si rassegnano a mettersi in coda e ad aspettare che arrivi il proprio turno in ospedale. A farne le spese sono sempre i più poveretti.

Evidentemente né gli uni né gli altri lo sanno, ma esiste un decreto che sancisce il diritto del paziente a ricevere la prestazione sanitaria nei termini previsti dalla prescrizione medica. È il decreto n. 124/1998.

Vediamo cosa prevede e come può venirci in aiuto.
L’art. 3, comma 13 stabilisce che, qualora non si riesca a fornire al paziente un appuntamento nei termini previsti dalla prescrizione medica, il malato ha diritto di ricevere la prestazione in regime di attività medica intramuraria, sostenendo soltanto il costo del ticket, oppure ricevendo il rimborso della prestazione.
La richiesta di ricevere la prestazione intramoenia deve essere presentata al Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria di appartenenza e dovrà riportare:
  • i dati personali dell’assistito;
  • l’indicazione dell’accertamento diagnostico o della visita specialistica richiesta;
  • la prima data disponibile comunicata dal Cup all’atto della prenotazione;
  • specificazione dell’urgenza;
  • la richiesta che la prestazione venga resa in intramoenia con onere a carico del SSN ai sensi del decreto n. 124/1998;
  • la comunicazione che, in mancanza di prenotazione in regime di intramoenia, si provvederà a effettuare la prestazione sanitaria richiesta in struttura privata, con preavviso di successiva richiesta di rimborso da parte dell’Azienda Sanitaria delle spese sostenute.
Bene. Ora lo sapete anche voi.


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