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Diritto penale - -

Legittimo il sequestro dei gioielli della moglie dell'indagato

Legittimo il sequestro dei gioielli della moglie dell'indagato
La disponibilità del bene confiscato non necessariamente corrisponde al suo uso effettivo, in quanto il possesso può essere esercitato anche per mezzo di terzi.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6595 del 13 febbraio 2017, ha fornito alcune interessanti precisazioni in materia di sequestro preventivo penale (art. 321 cod. proc. pen).

Nel caso esaminato dalla Cassazione, il Giudice per le Indagini Preliminari aveva disposto il sequestro preventivo - finalizzato alla confisca- dei gioielli di una donna, in relazione ad alcuni reati (anche tributari) commessi dal di lei marito.

La donna, ritenendo il provvedimento ingiusto, aveva proposto appello e il Tribunale del riesame aveva ordinato la restituzione dei gioielli oggetto di sequestro.

Secondo il Tribunale, in particolare, il provvedimento non poteva ritenersi giustificato, dal momento che non era stato provato che i gioielli fossero stati nella disponibilità del marito, malgrado gli stessi fossero stati rinvenuti all’interno della casa coniugale.

Il Pubblico Ministero, non condividendo le argomentazioni del Tribunale del riesame, decideva di rivolgersi alla Corte di Cassazione, al fine di ottenere l’annullamento del provvedimento con cui era stata ordinata la restituzione dei gioielli.

Evidenziava il P.M., in particolare, che il sequestro aveva avuto ad oggetto anche beni diversi da quelli della donna (in particolare, vari orologi da uomo e una moneta d'oro degli Emirati Arabi).

La Corte di Cassazione riteneva, in effetti, di dover aderire alle argomentazioni svolte dal P.M. ricorrente, accogliendo il relativo ricorso, in quanto fondato.

Osservava la Cassazione, in particolare, in base a quanto previsto dall’art. 12 bis del d. lgs.n. 74 del 2000, “deve essere sempre ordinata la confisca di beni di cui il reo ha la disponibilità per un valore corrispondente al prezzo o al profitto del reato”.

Precisava la Cassazione, poi, che “per ‘disponibilità’ si deve intendere la relazione effettuale con il bene, connotata dall'esercizio dei poteri di fatto corrispondenti al diritto di proprietà”.

Evidenziava la Corte, dunque, che “la ‘disponibilità’ del bene non necessariamente corrisponde al suo uso effettivo, essendo noto che il possesso può essere esercitato anche per mezzo di terzi”, come chiarito dalla stessa Cassazione, nella sentenza n. 15210 del 2012.

Infatti, “l'uso è un dato esteriore che ha natura di per sè neutra”: così, ad esempio “l'uso dell'autovettura coniugale da parte del coniuge intestatario, non ne esclude la disponibilità dell'altro coniuge; allo stesso modo, determinati orologi ben possono essere indossati indifferentemente da uno dei coniugi, anche se oggetto di regalo coniugale”.

Alla luce di tali considerazioni, la Corte di Cassazione riteneva che il Giudice per le Indagini Preliminari avesse del tutto correttamente disposto il sequestro dei gioielli della donna, non potendosi condividere le argomentazioni svolte dalla Corte d’appello circa la non disponibilità dei medesimi da parte del marito.

Di conseguenza, la Cassazione procedeva con l’annullamento del provvedimento con cui il Tribunale del riesame aveva ordinato la restituzione dei gioielli confiscati.

Redazione Giuridica

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