La circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026 ha aggiornato gli importi spettanti ai beneficiari dell'assegno per attività socialmente utili, adeguandoli al costo della vita. L'importo mensile è stato fissato in 707,19 euro a partire dal 1° gennaio 2026. Si tratta di un importo fisso, che rappresenta la base economica di riferimento per tutti i beneficiari ASU a livello nazionale e che non subisce decurtazioni automatiche col passare del tempo.
Tuttavia, a differenza di altre indennità di disoccupazione, l'assegno ASU è legato a doppio filo alla prestazione effettiva dell'attività. Ciò significa che l'importo spettante è parametrato alle ore o ai giorni di presenza documentati. Se l'attività viene interrotta o non viene svolta secondo le modalità previste dal progetto, l'erogazione può subire sospensioni o decurtazioni. Il pagamento viene effettuato dall'INPS, che gestisce i flussi basandosi sulle rendicontazioni fornite dagli enti utilizzatori. La solidità finanziaria di questo sistema poggia sul Fondo sociale occupazione e formazione, una riserva nazionale destinata specificamente a finanziare politiche attive del lavoro e ammortizzatori sociali in deroga.
Chi ha diritto all'assegno per attività socialmente utili
L'assegno destinato ai lavoratori impegnati in attività socialmente utili è un sostegno economico riservato a categorie specifiche di persone che svolgono lavori di pubblica utilità. La normativa di riferimento è il Decreto Legislativo n. 468 del 1° dicembre 1997, che ha istituito sia l'assegno ASU (Attività Socialmente Utili) sia la categoria stessa dei lavori socialmente utili, creando uno strumento di politica attiva del lavoro destinato a chi si trova ai margini del mercato occupazionale.
Possono accedere all'assegno i soggetti disoccupati e le persone espulse dal mercato del lavoro, così come i lavoratori in mobilità o inseriti in percorsi di politiche attive. Rientrano tra i destinatari anche le categorie fragili coinvolte in programmi di reinserimento sociale. A differenza di altre prestazioni come la NASpI, questo assegno non viene erogato automaticamente in virtù dello status di disoccupato: il diritto economico matura soltanto attraverso lo svolgimento effettivo dell'attività socialmente utile. Senza partecipazione concreta al progetto, non si genera alcun diritto al pagamento. Questo meccanismo trasforma l'assegno in una vera e propria indennità di partecipazione attiva, dove l'impegno civico diventa il presupposto necessario per ricevere il sostegno economico.
Cosa significa svolgere attività socialmente utili
Le attività socialmente utili rappresentano uno strumento di politica attiva del lavoro pensato per offrire un'occupazione temporanea a persone disoccupate o in condizione di fragilità occupazionale, attraverso impieghi che generino una ricaduta positiva sulla collettività. Non si tratta di veri e propri rapporti di lavoro subordinato, ma di attività assistite con finalità di reinserimento lavorativo e inclusione sociale, svolte presso enti pubblici e amministrazioni locali.
In termini concreti, questi lavori vengono svolti presso Comuni, scuole, strutture socio-assistenziali, servizi ambientali, culturali e territoriali. Le mansioni possono riguardare il giardinaggio e la manutenzione urbana, i servizi di assistenza alle persone fragili, attività di tutela ambientale, ma anche il supporto logistico e organizzativo a servizi di utilità sociale. L'obiettivo principale è duplice: da un lato garantire alla comunità servizi necessari che altrimenti potrebbero rimanere scoperti, dall'altro offrire a chi si trova in difficoltà occupazionale un'opportunità di mantenere un legame con il mondo del lavoro, acquisendo competenze e preservando la dignità attraverso un'occupazione significativa. Questo modello si distingue nettamente dall'assistenzialismo passivo, poiché richiede un contributo attivo del beneficiario al benessere della collettività.
Come accedere ai progetti ASU
L'assegno ASU non è un contributo assistenziale automatico, ma rappresenta una forma di sostegno al reddito attivo, in cui l'erogazione economica è strettamente subordinata alla partecipazione a progetti di pubblica utilità. Per accedervi, non è sufficiente trovarsi in una condizione di difficoltà economica: il lavoratore deve essere formalmente inserito in un progetto ASU attivo, deliberato da un ente pubblico come un Comune o una Regione e autorizzato dagli organi competenti.
Per ottenerlo è, innanzitutto, necessario essere iscritti al Centro per l'Impiego del proprio territorio e aver rilasciato la DID (Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro). I progetti ASU sono infatti riservati esclusivamente a chi possiede lo stato di disoccupazione. I progetti vengono attivati dagli Enti Utilizzatori, che possono essere Comuni, Province, Comunità Montane o Enti del Terzo Settore. Per sapere se sono attivi dei progetti ASU è necessario monitorare periodicamente l'Albo Pretorio del proprio Comune di residenza, il portale istituzionale della propria Regione (sezione Lavoro o Politiche Sociali) e le bacheche dei Centri per l'Impiego. Quando un ente pubblica un avviso per la selezione di personale da impiegare in attività di pubblica utilità, il cittadino deve presentare una domanda di partecipazione, chiamata manifestazione di interesse. Poiché i posti sono limitati, l'ente che promuove il progetto procede alla valutazione delle domande e stila una graduatoria basata su criteri oggettivi, definiti nel bando stesso.