L'Agenzia delle Entrate potenzia la sua caccia agli evasori fiscali, grazie alle fatture elettroniche. Come è noto, le cartelle esattoriali non pagate sono collegate all'evasione, perché riguardano imposte, contributi o sanzioni già accertate - e quindi definitivamente dovute - ma non versate. Per il Fisco sono un problema perché generano un enorme magazzino di crediti difficili da incassare, riducendo le entrate reali dello Stato. Inoltre, l'inefficacia della riscossione premia chi non paga, minando l'equità del sistema fiscale.
I più aggiornati numeri della riscossione ci indicano i limiti dell'attuale sistema. Nel 2024 sono stati avviati circa 600mila pignoramenti, gli incassi complessivi sono stati pari a 1,3 miliardi di euro, ma soltanto il 22,3% delle procedure si è rivelato effettivamente efficace.
Un salto di qualità è quindi auspicato e atteso, anche a seguito delle indicazioni della commissione ministeriale incaricata di analizzare il magazzino dei crediti inesigibili. L'obiettivo non è tanto aumentare il numero dei pignoramenti, quanto renderli più efficaci, evitando interventi inutili o destinati a fallire. Ora, la leva su cui punta l'amministrazione finanziaria è l'enorme patrimonio informativo, rappresentato dalle fatture elettroniche. La novità - introdotta con l'ultima manovra - consente all'Agenzia di mettere a disposizione degli uffici della Riscossione dati finora inutilizzabili, per finalità di recupero forzoso. Con strumenti informativi più efficaci, grazie al "braccio operativo" AdeR, il Fisco potrà intercettare i crediti commerciali dei contribuenti morosi prima che vengano materialmente incassati, migliorando sensibilmente il rendimento dei pignoramenti presso terzi.
Nella novità in oggetto, il ricorso alle fatture elettroniche diventa decisivo nella caccia agli evasori. Ma è anche equilibrato e sostenibile, perché si concentra sui rapporti economici già tracciati e rilevanti ai fini fiscali. In particolare, nella enorme banca dati dell'Agenzia sono conservate circa 2,5 miliardi di fatture elettroniche, che fotografano in modo puntuale le operazioni e i rapporti economici tra aziende, liberi professionisti, consumatori finali e pubbliche amministrazioni. Fino al recente passato, tali informazioni erano utilizzabili soprattutto per attività di controllo fiscale, analisi del rischio ed esigenze di polizia economico-finanziaria. Adesso, diventano uno strumento centrale anche in fase di riscossione.
L'idea di fondo è colpire i crediti prima che arrivino sul conto corrente. Il problema principale della riscossione coattiva è noto. Molti pignoramenti non producono risultati concreti, in quanto le Entrate intervengono quando i flussi finanziari sono già stati incassati o dispersi. Ora, attraverso i dati delle fatture elettroniche, l'amministrazione finanziaria potrà sapere chi deve pagare il contribuente moroso, quali somme deve incassare e in quale lasso di tempo.
Questo nuovo scenario consentirà al Fisco di attivare il pignoramento presso terzi in modo calibrato, bloccando i pagamenti direttamente alla fonte, cioè presso clienti, committenti o altri soggetti che devono versare somme al debitore iscritto a ruolo. Ma come funzionerà lo scambio di dati? Ebbene, il meccanismo non prevede un accesso diretto e indiscriminato ai database delle fatture elettroniche, da parte della Riscossione. Il flusso informativo sarà, infatti, filtrato e strutturato, in ottica di tutela della generalità dei contribuenti. Non sarà svolto alcun controllo generalizzato.
In particolare, le informazioni sulle fatture elettroniche saranno elaborate attraverso criteri di analisi del rischio, così da individuare solo le situazioni con concrete probabilità di recupero. L'azione della Riscossione resterà quindi proporzionata e mirata ai contribuenti con debiti iscritti a ruolo, evitando pignoramenti "a vuoto" o interventi esplorativi, ma concentrandosi sui casi di continuativo inadempimento dell'evasore. Il tutto avverrà sulla base di un provvedimento attuativo del direttore dell'Agenzia delle Entrate, che - nel più breve tempo - dovrà definire modalità tecniche, tempi e garanzie.
La relazione tecnica alla manovra 2026 stima che, grazie all'uso delle fatture elettroniche, l'indice di efficacia dei pignoramenti possa salire dal citato 22,3% fino al 44,6%, cioè raddoppiare, anche ipotizzando lo scenario più prudente sul fronte dei recuperi. Alla domanda su quanto, in concreto, potrà incassare lo Stato dall'incremento annuo di gettito (tra tributi erariali, contributi previdenziali e crediti di altri enti affidati alla Riscossione), è possibile rispondere che l'effetto economico non sarà immediato. Infatti, il nuovo sistema richiederà una fase di "messa alla prova" e, secondo le stime ufficiali, i benefici a regime si vedranno a partire dal 2027.
Concludendo, con l'accesso mirato ai dati delle fatture elettroniche, l'Agenzia delle Entrate punterà a recuperare meglio, non necessariamente di più. L'idea è tanto semplice quanto incisiva: intervenire quando il denaro esiste e sta per essere incassato, evitando azioni esecutive tardive o inefficaci. Se il sistema funzionerà come previsto, la riscossione potrebbe diventare più selettiva, più giusta e più produttiva, riducendo il peso dell'evasione senza estendere controlli indiscriminati su tutti i contribuenti.
I più aggiornati numeri della riscossione ci indicano i limiti dell'attuale sistema. Nel 2024 sono stati avviati circa 600mila pignoramenti, gli incassi complessivi sono stati pari a 1,3 miliardi di euro, ma soltanto il 22,3% delle procedure si è rivelato effettivamente efficace.
Un salto di qualità è quindi auspicato e atteso, anche a seguito delle indicazioni della commissione ministeriale incaricata di analizzare il magazzino dei crediti inesigibili. L'obiettivo non è tanto aumentare il numero dei pignoramenti, quanto renderli più efficaci, evitando interventi inutili o destinati a fallire. Ora, la leva su cui punta l'amministrazione finanziaria è l'enorme patrimonio informativo, rappresentato dalle fatture elettroniche. La novità - introdotta con l'ultima manovra - consente all'Agenzia di mettere a disposizione degli uffici della Riscossione dati finora inutilizzabili, per finalità di recupero forzoso. Con strumenti informativi più efficaci, grazie al "braccio operativo" AdeR, il Fisco potrà intercettare i crediti commerciali dei contribuenti morosi prima che vengano materialmente incassati, migliorando sensibilmente il rendimento dei pignoramenti presso terzi.
Nella novità in oggetto, il ricorso alle fatture elettroniche diventa decisivo nella caccia agli evasori. Ma è anche equilibrato e sostenibile, perché si concentra sui rapporti economici già tracciati e rilevanti ai fini fiscali. In particolare, nella enorme banca dati dell'Agenzia sono conservate circa 2,5 miliardi di fatture elettroniche, che fotografano in modo puntuale le operazioni e i rapporti economici tra aziende, liberi professionisti, consumatori finali e pubbliche amministrazioni. Fino al recente passato, tali informazioni erano utilizzabili soprattutto per attività di controllo fiscale, analisi del rischio ed esigenze di polizia economico-finanziaria. Adesso, diventano uno strumento centrale anche in fase di riscossione.
L'idea di fondo è colpire i crediti prima che arrivino sul conto corrente. Il problema principale della riscossione coattiva è noto. Molti pignoramenti non producono risultati concreti, in quanto le Entrate intervengono quando i flussi finanziari sono già stati incassati o dispersi. Ora, attraverso i dati delle fatture elettroniche, l'amministrazione finanziaria potrà sapere chi deve pagare il contribuente moroso, quali somme deve incassare e in quale lasso di tempo.
Questo nuovo scenario consentirà al Fisco di attivare il pignoramento presso terzi in modo calibrato, bloccando i pagamenti direttamente alla fonte, cioè presso clienti, committenti o altri soggetti che devono versare somme al debitore iscritto a ruolo. Ma come funzionerà lo scambio di dati? Ebbene, il meccanismo non prevede un accesso diretto e indiscriminato ai database delle fatture elettroniche, da parte della Riscossione. Il flusso informativo sarà, infatti, filtrato e strutturato, in ottica di tutela della generalità dei contribuenti. Non sarà svolto alcun controllo generalizzato.
In particolare, le informazioni sulle fatture elettroniche saranno elaborate attraverso criteri di analisi del rischio, così da individuare solo le situazioni con concrete probabilità di recupero. L'azione della Riscossione resterà quindi proporzionata e mirata ai contribuenti con debiti iscritti a ruolo, evitando pignoramenti "a vuoto" o interventi esplorativi, ma concentrandosi sui casi di continuativo inadempimento dell'evasore. Il tutto avverrà sulla base di un provvedimento attuativo del direttore dell'Agenzia delle Entrate, che - nel più breve tempo - dovrà definire modalità tecniche, tempi e garanzie.
La relazione tecnica alla manovra 2026 stima che, grazie all'uso delle fatture elettroniche, l'indice di efficacia dei pignoramenti possa salire dal citato 22,3% fino al 44,6%, cioè raddoppiare, anche ipotizzando lo scenario più prudente sul fronte dei recuperi. Alla domanda su quanto, in concreto, potrà incassare lo Stato dall'incremento annuo di gettito (tra tributi erariali, contributi previdenziali e crediti di altri enti affidati alla Riscossione), è possibile rispondere che l'effetto economico non sarà immediato. Infatti, il nuovo sistema richiederà una fase di "messa alla prova" e, secondo le stime ufficiali, i benefici a regime si vedranno a partire dal 2027.
Concludendo, con l'accesso mirato ai dati delle fatture elettroniche, l'Agenzia delle Entrate punterà a recuperare meglio, non necessariamente di più. L'idea è tanto semplice quanto incisiva: intervenire quando il denaro esiste e sta per essere incassato, evitando azioni esecutive tardive o inefficaci. Se il sistema funzionerà come previsto, la riscossione potrebbe diventare più selettiva, più giusta e più produttiva, riducendo il peso dell'evasione senza estendere controlli indiscriminati su tutti i contribuenti.