Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 629 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 30/10/2020]

Rinuncia

Dispositivo dell'art. 629 Codice di procedura civile

Il processo si estingue se, prima (1) dell'aggiudicazione o dell'assegnazione, il creditore pignorante e quelli intervenuti muniti di titolo esecutivo rinunciano agli atti (2).

Dopo la vendita il processo si estingue se rinunciano agli atti tutti i creditori concorrenti (3).

In quanto possibile, si applicano le disposizioni dell'articolo 306 (4).

Note

(1) Precedentemente all'aggiudicazione definitiva e all'assegnazione, legittimati a rinunciare agli atti sono il creditore pignorante e i creditori intervenuti, purché muniti di titolo esecutivo. Diversamente, in seguito alla vendita tutti i creditori, anche quelli privi di titolo esecutivo, devono rinunciare agli atti affinchè il processo esecutivo si estingua.
Se la rinuncia però non viene effettuata da tutti i creditori, questa non produrrà alcun effetto nei confronti del creditore contrario alla rinuncia ma sarà efficace solo nei confronti di coloro che si sono espressi in tal senso, non determinando l'estinzione del processo.
(2) E' necessario che la rinuncia sia esplicita, potendo assumere la forma di atto sottoscritto e notificato alle parti o di una dichiarazione verbale effettuata in udienza, redatta dalla parte personalmente o dal suo procuratore speciale.
(3) In dottrina è discusso se la rinuncia agli atti produca come conseguenza anche la rinuncia all'azione esecutiva. Secondo una prima opinione, il creditore che abbia rinunciato agli atti può ugualmente avvalersi del medesimo titolo per promuovere un'altra azione esecutiva. Secondo una seconda opinione, l'estinzione del processo esecutivo ha come effetto quello di liberare il bene dal pignoramento o di restituire il ricavato al debitore con conseguente estinzione dell'azione, che è legata indissolubilmente ai beni sui quali si esercita.
(4) A differenza di quanto previsto nel processo di cognizione (306), in cui è necessaria l'accettazione della rinuncia ad opera delle parti costituite che abbiano interesse al processo, nel processo esecutivo viene escluso che il debitore debba accettare la rinuncia dei creditori, poichè è irrilevante la sua volontà ai fini della prosecuzione del processo esecutivo. Questo si ricava anche dal fatto che è il giudice a dichiarare l'estinzione del processo in seguito all'accertamento, con esito positivo, della regolarità della rinuncia stessa, senza bisogno alcuno di convocare le parti.

Ratio Legis

La norma apre la serie di disposizioni relative all'estinzione del processo esecutivo, la quale rappresenta una fine anomala del processo, realizzata attraverso strade diverse da quella normale rappresentata dall'esaurimento della serie degli atti e nel codice attuale deve ricollegarsi alla rinuncia agli atti esecutivi, all'inattività delle parti, alla ripetuta infruttuosità degli esperimenti di asta.

Massime relative all'art. 629 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 24775/2014

In tema di espropriazione forzata, il provvedimento con il quale il giudice dell'esecuzione dichiara l'estinzione del processo esecutivo per cause diverse da quelle tipiche (comportanti piuttosto la declaratoria di improseguibilità, come, nella specie, la sopravvenuta inefficacia del pignoramento per mancata rinnovazione della trascrizione nel termine ventennale di cui agli artt. 2668 bis e 2668 ter cod. civ.), non è impugnabile con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., ma con l'opposizione ex art. 617 cod. proc. civ., che è rimedio tipico avverso gli atti viziati del processo esecutivo

Cass. civ. n. 15374/2011

L'estinzione del processo esecutivo per rinuncia e la cessazione della materia del contendere, relativamente al processo, non sono statuizioni equipollenti, differenziandosi sia per la forma, che per i rispettivi rimedi. Infatti, l'estinzione per rinuncia, in forza di quanto stabilito dagli artt. 629 e 630 c.p.c., è dichiarata con ordinanza reclamabile, mentre la cessazione della materia del contendere, non espressamente prevista dal codice di rito, ove non dia luogo ad una rinuncia avente i requisiti previsti dall'art. 629 citato, si configura come ordinanza di chiusura del processo esecutivo, eventualmente opponibile ai sensi dell'art. 617 c.p.c..

Cass. civ. n. 4849/2009

L'ordinanza con cui, a seguito della rinunzia agli atti ed alla conseguente estinzione del processo esecutivo, il giudice dell'esecuzione, nel liquidare le spese ai sensi del combinato disposto degli articoli 306 e 629 cod. proc. civ., si limiti, in mancanza di diverso accordo tra le parti, a porre le stesse a carico del creditore rinunciante, non incorre nel vizio del difetto di assoluto di motivazione, trattandosi di determinazione rispetto alla quale non sussiste alcun potere discrezionale del giudice.

Cass. civ. n. 6885/2008

L'estinzione del processo esecutivo a seguito di rinuncia si verifica, al pari di quella prevista dall'art. 306 c.p.c., richiamato dall'art. 629 c.p.c., solo con l'ordinanza del giudice, per cui, fino a quando non è emesso tale provvedimento, i creditori possono intervenire.

Cass. civ. n. 3276/2008

Nell'espropriazione presso terzi, il provvedimento con cui il giudice dell'esecuzione dichiari l'estinzione del processo esecutivo per cause diverse da quelle tipiche (e cioè differenti dalla rinuncia agli atti del processo ex art. 629 c.p.c., dall'inattività delle parti ex art. 630 c.p.c., dalla mancata comparizione delle parti a due udienze successive ex art. 631 c.p.c. e dalle cause espressamente previste dalla legge, anche speciale), avendo carattere atipico, contenuto di pronuncia di mera improseguibilità dell'azione esecutiva e natura sostanziale di atto del processo esecutivo, è impugnabile con l'opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell'art. 617 c.p.c., che è il rimedio proprio previsto per tali atti, e non con il reclamo previsto dall'art. 630 c.p.c., che costituisce il rimedio stabilito per la dichiarazione di estinzione tipica.

Cass. civ. n. 18514/2006

La disposizione dell'ultimo comma dell'art. 306 c.p.c., a norma della quale, se non vi è un diverso accordo, la parte che ha rinunciato agli atti del processo deve rimborsare le spese alle altre parti, è applicabile, in virtù dell'espresso richiamo dell'art. 629 c.p.c., anche nel processo esecutivo, per le spese sostenute dal debitore, la cui attività non è esclusa in questo processo ma è anzi espressamente prevista e può manifestarsi sia con la comparizione dinnanzi al giudice, nei casi in cui è prescritta l'audizione delle parti, sia con istanze, eccezioni ed osservazioni.

Cass. civ. n. 10306/2000

L'ordinanza con cui, a seguito della rinunzia agli atti ed alla conseguente estinzione del processo esecutivo, il giudice dell'esecuzione liquida le spese ai sensi del combinato disposto degli articoli 306 e 629 c.p.c., trattandosi di provvedimento decisorio e definitivo, è impugnabile con ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost. per violazione di legge, a tale tipo di vizio essendo riconducibile anche l'inosservanza dell'obbligo di motivazione quando questa sia materialmente omessa, ovvero risulti meramente apparente, perplessa ed obiettivamente incomprensibile, o contenente affermazioni tra loro inconciliabili. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha escluso la sussistenza del vizio non essendo necessaria una dettagliata motivazione ai fini della regolamentazione delle spese, nella quale non sussiste alcun potere discrezionale del giudice, che, in mancanza di diverso accordo tra le parti, deve necessariamente porle a carico del rinunciante).

Cass. civ. n. 5266/2000

Nell'esecuzione forzata, l'esistenza e il carattere documentale del titolo esecutivo non sono condizioni dell'intervento dei creditori, essendo sufficiente la preesistenza e l'allegazione di una ragione di credito e potendo farsi luogo al deposito del titolo esecutivo successivamente fino alla fase della distribuzione del ricavato, salvo che non ne sorga la necessità di un momento anteriore; pertanto, poiché, ai fini dell'estinzione, la rinuncia agli atti del processo esecutivo, prima dell'aggiudicazione o dell'assegnazione, deve essere compiuta dal creditore procedente e da quelli intervenuti muniti di titolo, è in questo momento che i creditori, che vogliano proseguire il processo esecutivo in luogo di quello che l'ha promosso, devono depositare il titolo esecutivo. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva respinto l'istanza di estinzione per rinuncia del creditore pignorante, avendo uno degli intervenuti depositato il titolo esecutivo relativo al credito per cui vi era stato intervento, ritenendo irrilevante sia il mancato deposito del titolo esecutivo sia la mancata enunciazione dello stesso con e nell'atto di intervento).

Cass. civ. n. 2050/1997

La rinunzia agli atti del processo esecutivo, abbia essa carattere processuale o extraprocessuale, è inefficace ove sottoposta a condizione, non rilevando, nel caso in cui quest'ultima si riferisca al rimborso delle spese, che le stesse costituiscano o meno accessorio del credito azionato. Ne consegue che nell'ipotesi di rinunzia condizionata, non verificandosi l'estinzione del processo, il rinunziante può legittimamente chiedere la vendita del compendio pignorato. (Nella specie in base all'indicato principio la S.C. pur correggendone la motivazione ex art. 384 c.p.c. ha confermato la sentenza di merito che aveva rigettato la domanda di risarcimento proposta dal debitore esecutato per il danno derivantegli dalla pubblicazione di avviso di vendita del compendio pignorato, a seguito di istanza proposta dal creditore rinunziante, prima del pagamento delle spese al quale era condizionata la rinunzia).

Cass. civ. n. 11266/1993

La rinunzia al precetto non determina la cessazione della materia del contendere, nel giudizio di opposizione rivolto a contestare il diritto del creditore di procedere ad esecuzione (non vizi formali del precetto stesso), atteso che quella rinuncia non estingue tale diritto.

Cass. civ. n. 1826/1993

In tema di esecuzione forzata, l'esistenza del titolo (esecutivo) che abilita il creditore intervenuto a compiere atti di esecuzione ed esclude che la rinuncia agli atti del creditore procedente e degli altri creditori eventualmente intervenuti possa provocare l'estinzione del processo esecutivo senza la sua adesione (art. 629 c.p.c.), deve essere verificata con riferimento al momento in cui ha proposto il reclamo contro l'ordinanza di estinzione, perché solo in questo momento diventa concreto ed attuale l'interesse del creditore predetto a far proseguire il processo esecutivo.

La dichiarazione di estinzione del processo esecutivo per rinuncia agli atti del creditore procedente e di quelli successivamente intervenuti (muniti di titolo) può essere pronunciata dal giudice dell'esecuzione, ai sensi dell'art. 306 c.p.c., al quale l'art. 629 dello stesso codice espressamente rinvia, dopo la verifica della regolarità della rinuncia, senza necessità di convocazione delle parti.

Cass. civ. n. 11407/1992

La rinuncia al precetto contro il quale sia stata già proposta opposizione non determina l'estinzione del giudizio di opposizione ma la cessazione della materia del contendere senza che sia precluso alla controparte l'iscrizione della causa a ruolo per ottenere il regolamento delle spese del giudizio.

Cass. civ. n. 3383/1991

Il provvedimento del giudice dell'esecuzione di revoca di una precedente ordinanza, che abbia dichiarato l'estinzione del processo esecutivo e liquidato le spese, non è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. essendo soggetto all'opposizione di cui al secondo comma dell'art. 617 c.p.c.

Cass. civ. n. 5086/1987

La disposizione del primo comma dell'art. 629 c.p.c., la quale prevede la estinzione del processo esecutivo nel caso di rinuncia agli atti esecutivi da parte del creditore pignorante e dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo, non fa alcuna distinzione fra creditori intervenuti tempestivamente e creditori tardivi, con la conseguenza che ai fini dell'estinzione occorre la rinuncia di tutti i suddetti creditori senza che il giudice dell'esecuzione, nella verifica della cessazione del processo esecutivo, possa procedere all'indagine in ordine alla perdita di efficacia del titolo esecutivo dei creditori, per l'avvenuto loro soddisfacimento, involgendo questioni da trattarsi in sede di opposizione.

Cass. civ. n. 3933/1987

Nel giudizio di opposizione del debitore all'esecuzione, quale quello promosso per contestare la pignorabilità del bene, la sopravvenienza di rinuncia del creditore all'esecuzione comporta l'estinzione di questa e la rimozione del vincolo del pignoramento, e, pertanto, determina il venir meno dell'interesse dell'opponente alla prosecuzione del giudizio medesimo.

Cass. civ. n. 3072/1974

La declaratoria che viene emessa nel giudizio di opposizione all'esecuzione, nel caso in cui il soggetto che intende promuovere l'azione esecutiva dichiari di rinunciare all'esecuzione, che forma oggetto di opposizione, costituisce una pronuncia da cui possono scaturire anche effetti di ordine sostanziale, rilevabili in altri processi, e, al pari delle pronunce con cui viene dichiarata cessata la materia del contendere, può essere emessa solo dal giudice che sarebbe stato competente a conoscere del giudizio di opposizione all'esecuzione.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Consulenze legali
relative all'articolo 629 Codice di procedura civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Walter B. chiede
giovedì 05/11/2020 - Toscana
“In riferimento al codice Q202026654

in merito al Vs ultimo messaggio,dove mi consigliate di pagare la banca,in separata sede, senza un udienza davanti al giudice con l'altro creditore agenzia entrate.

seguendo questa procedura , se il giudice decidesse dopo questo passaggio di NON togliere il pignoramento ( dell'intervenuto agenzia entrate ) nonostante siano in mancanza di requisti ad AG.Entrate diventando creditore procedente l'acquirente della mia casa si troverebbe ad aver pagato la banca con l'immobile ancora pignorato da agenzia entrate

ecco perchè avevo chiesto nella mia precedente richiesta se era possibile fare l'operazione trasparente tutti e 2 creditori
davanti al giudice, così nel caso non fosse stato accolto la richiesta di togliere il pignoramento l'acquirente non avrebbe pagato soldi per niente.

Se poi esiste un altra soluzione legale fatemi sapere, grazie”
Consulenza legale i 10/11/2020
La procedura a cui si intende fare ricorso è, sotto un profilo puramente teorico, sicuramente possibile, mentre è da un punto di vista pratico che fa sorgere dei dubbi.
Come si è cercato di far intuire nella precedente consulenza, la vendita giudiziaria di un immobile pignorato non è sicuramente allettante per i creditori procedenti, in quanto sia il prezzo d’asta che quello ricavabile da un’eventuale aggiudicazione risultano nella maggior parte dei casi di gran lunga inferiore a quello che è il reale valore di mercato dell’immobile, con l’inevitabile conseguenza che gli stessi creditori non riescono a soddisfarsi pienamente ovvero, addirittura, l’immobile resta invenduto.

Proprio al fine di aggirare questi inconvenienti della vendita forzata, è stato escogitato dalle parti private e dagli operatori del diritto di fare ricorso ad una trattativa privata tra debitore, creditore/i e potenziale terzo acquirente, all’esito positivo della quale si potrà riuscire a vendere il bene e consentire al giudice di dichiarare chiusa in pubblica udienza la procedura esecutiva pendente.
Per raggiungere tale risultato occorre innanzitutto che, una volta reperito il potenziale acquirente, si proceda alla stipula con lo stesso di un preliminare di vendita, subordinato interamente alla condizione sospensiva che:
  1. la proposta di acquisto ivi contenuta sia accettata anche dai creditori in favore dei quali l’immobile promesso in vendita risulta pignorato;
  2. l’operazione si concluda positivamente innanzi al giudice dell’esecuzione, con dichiarazione da parte dello stesso di estinzione della procedura esecutiva e ordine di procedere alla cancellazione del pignoramento.
Elemento essenziale di tale contratto sarà che dallo stesso si faccia espressamente risultare che la somma che il promittente acquirente andrà a versare verrà integralmente utilizzata per soddisfare i creditori.

Una volta stipulato un contratto preliminare avente tale contenuto ed in occasione del quale non dovrebbe prevedersi il pagamento, da parte del promittente acquirente, di alcun corrispettivo da valere quale caparra confirmatoria (per evitare che detta somma debba poi essere restituita, in misura doppia, nell’ipotesi in cui l’intera procedura non si concluda come desiderato), si dovrà chiedere al giudice dell’esecuzione (prima che venga disposta la vendita all’asta) che fissi un’apposita udienza, nel corso della quale sottoporre il contratto preliminare già concluso e sottoscritto all’accettazione dei creditori.

All’udienza così fissata, di cui dovrà essere data preventiva comunicazione al creditore procedente ed a quello intervenuto, il contratto preliminare verrà sottoposto al vaglio dei creditori, precisandosi in che misura la somma ricavata dalla vendita verrà utilizzata per il soddisfacimento dei loro crediti.
Se questi ultimi dichiarano di voler accettare le condizioni proposte, prestando il loro consenso alla stipula dell’atto di compravendita, nella medesima udienza si potrà procedere alla stipula dell’atto pubblico e definitivo di vendita alla presenza del notaio rogante.
In sede di stipula vi sarà il pagamento dall’acquirente al debitore e da questi ai creditori, secondo gli accordi già convenuti.
Contestualmente i creditori depositano dinanzi al giudice le loro rinunce agli atti della procedura esecutiva, secondo quanto previsto dall’art. 629 c.p.c., ed il giudice potrà così pronunciare con ordinanza l’estinzione del processo esecutivo, disporre la cancellazione della trascrizione del pignoramento e provvedere alla liquidazione delle spese (così art. 632 del c.p.c.).

Ora, come si è accennato all’inizio di questa consulenza, la procedura sopra delineata ed a cui si ha intenzione di fare ricorso, non sembra presentare alcun problema di realizzabilità da un punto di vista prettamente teorico.
Dal punto di vista pratico, invece, si ritiene che possano presentarsi i seguenti inconvenienti:
  1. è del tutto improbabile che l’Agenzia delle entrate riscossione manifesti il proprio consenso a rinunciare agli atti della procedura esecutiva senza aver ottenuto il soddisfacimento del proprio credito;
  2. il rischio che l’acquirente possa non ottenere il bene libero da trascrizioni pregiudizievoli sussiste anche seguendo questa procedura, in quanto la stessa potrà dirsi effettivamente conclusa solo dopo che saranno passati venti giorni dalla data di quell’udienza, termine entro cui è sempre possibile una opposizione da parte di chiunque vi abbia interesse.
Si precisa, infatti, che, solo una volta decorso il termine di venti giorni, si potrà chiedere in cancelleria copia conforme del provvedimento con cui il giudice ha dichiarato l’estinzione della procedura e con essa recarsi presso la competente Conservatoria dei Registri immobiliari per ottenere la cancellazione della trascrizione del pignoramento.

Presentando anche tale procedura evidenti profili di incertezza, si vuole qui suggerire un’altra strada, che forse potrebbe dare maggiori garanzie.
Preliminarmente fissare, tramite il proprio legale, un incontro informale con il giudice dell’esecuzione a cui è affidata la procedura esecutiva.
In tale sede, prospettare al giudice quali sono le proprie intenzioni, e precisamente:
  1. di aver trovato un potenziale acquirente e di aver intenzione di estinguere con il prezzo ricavato dalla vendita il debito che si ha nei confronti dell’istituto di credito procedente, il quale si obbligherebbe a depositare la rinuncia agli atti della procedura esecutiva;
  2. far rilevare al medesimo giudice che la rinuncia da parte del creditore procedente farebbe venir meno ogni legittimazione al compimento di ulteriori atti della procedura da parte del creditore intervenuto Agenzia delle entrate riscossione (secondo le argomentazioni elaborate nella precedente consulenza), e richiedendogli espressamente se ritiene che possano esservi i presupposti per dichiarare l’estinzione della procedura e la cancellazione delle trascrizioni pregiudizievoli esistenti sul bene.
Qualora il giudice manifesti la propria disponibilità a dare corso a tale particolare procedura, prescindendo dal consenso e dalla rinuncia agli atti del creditore intervenuto (è questo il vero punto dolente della situazione), si potrà portare avanti la stessa secondo le modalità sopra descritte.
Quale ulteriore forma di garanza in favore dell’acquirente (ma anche a tutela dei propri interessi), si potrebbe convenire nell’atto di compravendita che la somma versata dallo stesso acquirente verrà depositata nelle mani del notaio, con l’intesa che quest’ultimo, una volta prodottogli dalla parte venditrice il provvedimento di estinzione della procedura esecutiva e di cancellazione delle trascrizioni, provveda a consegnare tale somma alla Banca in soddisfacimento (totale o parziale) del suo credito.
Nell’ipotesi in cui, invece, non dovesse conseguirsi, per qualunque ragione, il provvedimento di estinzione dell’esecuzione, la somma dovrà essere dal notaio restituita all’acquirente, con effetto risolutivo della compravendita.

Resta solo da stabilire in capo a chi dovranno gravare tutte le spese per le predette operazioni, ma ciò non può che essere rimesso alla volontà delle parti interessate.


Testi per approfondire questo articolo