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Articolo 560 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 31/08/2021]

Modo della custodia

Dispositivo dell'art. 560 Codice di procedura civile

Il debitore e il terzo nominato custode debbono rendere il conto a norma dell'articolo 593(1).

Il custode nominato ha il dovere di vigilare affinché il debitore e il nucleo familiare conservino il bene pignorato con la diligenza del buon padre di famiglia e ne mantengano e tutelino l'integrità.

Il debitore e i familiari che con lui convivono non perdono il possesso dell'immobile e delle sue pertinenze sino al decreto di trasferimento, salvo quanto previsto dal sesto comma.

Il debitore deve consentire, in accordo con il custode, che l'immobile sia visitato da potenziali acquirenti.

Le modalità del diritto di visita sono contemplate e stabilite nell'ordinanza di cui all'articolo 569.

Il giudice ordina, sentiti il custode e il debitore, la liberazione dell'immobile pignorato per lui ed il suo nucleo familiare, qualora sia ostacolato il diritto di visita di potenziali acquirenti, quando l'immobile non sia adeguatamente tutelato e mantenuto in uno stato di buona conservazione, per colpa o dolo del debitore e dei membri del suo nucleo familiare, quando il debitore viola gli altri obblighi che la legge pone a suo carico, o quando l'immobile non è abitato dal debitore e dal suo nucleo familiare. A richiesta dell'aggiudicatario, l'ordine di liberazione può essere attuato dal custode senza l'osservanza delle formalità di cui agli articoli 605 e seguenti; il giudice può autorizzarlo ad avvalersi della forza pubblica e nominare ausiliari ai sensi dell'articolo 68. Quando nell'immobile si trovano beni mobili che non debbono essere consegnati, il custode intima alla parte tenuta al rilascio di asportarli, assegnando ad essa un termine non inferiore a trenta giorni, salvi i casi di urgenza da provarsi con giustificati motivi. Quando vi sono beni mobili di provata o evidente titolarità di terzi, l'intimazione è rivolta anche a questi ultimi con le stesse modalità di cui al periodo precedente. Dell'intimazione è dato atto nel verbale. Se uno dei soggetti intimati non è presente, l'intimazione gli è notificata dal custode. Se l'asporto non è eseguito entro il termine assegnato, i beni mobili sono considerati abbandonati e il custode, salva diversa disposizione del giudice dell'esecuzione, ne dispone lo smaltimento o la distruzione. Dopo la notifica o la comunicazione del decreto di trasferimento, il custode, su istanza dell'aggiudicatario o dell'assegnatario, provvede all'attuazione del provvedimento di cui all'articolo 586, secondo comma, decorsi sessanta giorni e non oltre centoventi giorni dalla predetta istanza, con le modalità definite nei periodi dal secondo al settimo del presente comma(2).

Al debitore è fatto divieto di dare in locazione l'immobile pignorato se non è autorizzato dal giudice dell'esecuzione.

Fermo quanto previsto dal sesto comma, quando l'immobile pignorato è abitato dal debitore e dai suoi familiari il giudice non può mai disporre il rilascio dell'immobile pignorato prima della pronuncia del decreto di trasferimento ai sensi dell'articolo 586(3)(4).

Note

(1) Diversi sono i compiti del custode. Egli innanzitutto deve rendere il conto nei termini indicati dal giudice e, in ogni caso, ogni tre mesi. Previa autorizzazione del giudice dell'esecuzione, può concedere in locazione il bene immobile pignorato. Deve adoperarsi affinché coloro che sono intenzionati a presentare offerte di acquisto esaminino i beni in vendita. Sempre previa autorizzazione del giudice dell'esecuzione, il custode provvede all'amministrazione e alla gestione dell'immobile, documentando le entrate e le spese relative alla custodia dell'immobile affidatogli, presentando in cancelleria il conto della sua gestione e depositando le rendite nel termine fissato dal giudice e, in ogni caso, ogni tre mesi (si veda 593). Solamente il terzo nominato custode ha diritto al compenso, ma non il debitore, il quale percepirà solo il rimborso delle spese di custodia.
(2) Comma modificato dall'art. 18-quater, commi 1 e 3 del D.L. 30 dicembre 2019, n. 162.

Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 162, convertito con modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 8, ha disposto (con l'art. 18-quater, comma 3) che "Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche alle procedure di espropriazione immobiliare pendenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto".
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 162, convertito con modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 8, nel modificare l'art. 4, comma 4 del D.L. 14 dicembre 2018, n. 135, convertito con modificazioni dalla L. 11 febbraio 2019, n. 12, ha conseguentemente disposto (con l'art. 18-quater, comma 2) che "In deroga a quanto previsto dal comma 4 dell'articolo 4 del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12, le disposizioni introdotte dal comma 2 del predetto articolo 4 si applicano anche alle procedure di espropriazione immobiliare pendenti alla data di entrata in vigore della citata legge n. 12 del 2019 nelle quali non sia stato pronunciato provvedimento di aggiudicazione del bene".
(3) Tale disposizione è stata modificata dall'art. 4 commi 2 e 4 del D.L. 14 dicembre 2018, n. 135.
Il D.L. 14 dicembre 2018, n. 135, convertito con modificazioni dalla L. 11 febbraio 2019, n. 12, ha inoltre disposto, con l'art. 4, comma 4, che "Le disposizioni introdotte con il presente articolo non si applicano alle esecuzioni iniziate anteriormente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto".
(4) Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 162, convertito con modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 8, ha disposto (con l'art. 18-quater, comma 3) che "Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche alle procedure di espropriazione immobiliare pendenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto".
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 162, convertito con modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 8, nel modificare l'art. 4, comma 4 del D.L. 14 dicembre 2018, n. 135, convertito con modificazioni dalla L. 11 febbraio 2019, n. 12, ha conseguentemente disposto (con l'art. 18-quater, comma 2) che "In deroga a quanto previsto dal comma 4 dell'articolo 4 del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12, le disposizioni introdotte dal comma 2 del predetto articolo 4 si applicano anche alle procedure di espropriazione immobiliare pendenti alla data di entrata in vigore della citata legge n. 12 del 2019 nelle quali non sia stato pronunciato provvedimento di aggiudicazione del bene".

Spiegazione dell'art. 560 Codice di procedura civile

La disposizione in esame, integralmente riscritta a fine 2018 con il D.L. 14.12.2018, n. 135 (convertito con modifiche dalla L. 11.2.2019, n. 12) stabilisce gli obblighi e le condizioni che debbono operare nella procedura espropriativa immobiliare per il regolare esercizio dell'attività di custodia (la custodia dei beni immobili si definisce attiva, caratterizzandosi per gli aspetti di gestione e amministrazione attiva del bene, e così distinguendosi da quella meramente conservativa dei beni mobili).

Prima di tale riforma l'ordine di liberazione non teneva conto della natura e della qualifica del debitore ed operava indiscriminatamente contro chiunque, incluso il debitore che abitasse nell'immobile esecutato.

Attualmente, viene invece sancito che il debitore ed il nucleo familiare che abitano nell'immobile, anche se non possono essere nominati custodi, devono custodire il bene pignorato con la diligenza del buon padre di famiglia e tutelarne la sua integrità, potendo però non perdere il possesso dell'immobile e delle sue pertinenze sino al decreto di trasferimento.

Di contro viene imposto al debitore, in accordo con il custode, di consentire che l'immobile sia visitato da potenziali acquirenti; è consentito al giudice ordinare, sentito il custode ed il debitore, la liberazione dell'immobile pignorato per lui ed il suo nucleo familiare, solo qualora sia ostacolato il diritto di visita di potenziali acquirenti, ovvero l'immobile non sia adeguatamente tutelato e mantenuto in uno stato di buona conservazione, per colpa o dolo del debitore e dei membri del suo nucleo familiare.

Permane il divieto posto in capo al debitore di dare in locazione l'immobile pignorato se non è autorizzato dal giudice dell'esecuzione.
Il giudice non può mai disporre la liberazione dell'immobile pignorato, se non quando è reso il decreto di trasferimento, nei casi in cui lo stesso sia destinato a casa di abitazione del debitore, ovvero se destinato come prima casa di abitazione dei familiari che ivi hanno sempre convissuto, ovvero se all'interno della stessa risiedono soggetti la cui tutela è costituzionalmente garantita.

E’ stato eliminato il procedimento semplificato di liberazione dell'immobile pignorato e la conseguente attività di asporto e, più in generale, il profilo della sorte dei beni mobili e dei documenti rinvenuti nell'immobile, come introdotti dall'art. 4, 1° co., lett. d, n. 1, D.L. 3.5.2016, n. 59 - conv., con modificazioni, dalla L. 30.6.2016, n. 119 - al 4° co. dell'art. 560.

Invariato, invece, rimane l'obbligo di rendiconto posto a carico custode e del debitore ex art. 593, nonché il divieto di concedere in locazione l'immobile senza la previa autorizzazione giudiziale, adesso previsto al comma 7 della presente norma e posto a carico esclusivo del debitore.

Nonostante la norma espressamente non lo preveda, contro il provvedimento che dispone la liberazione il debitore può proporre opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 comma 2 c.p.c.

Per quanto concerne la concretizzazione dell’ordine di liberazione emesso dal Giudice in seguito al decreto di trasferimento, deve ritenersi che il relativo onere ricada sull’aggiudicatario o assegnatario; in seguito al trasferimento, infatti, la titolarità del bene si trasferisce in capo a quest’ultimo e solo questi sarebbe legittimato a portare avanti tutti gli incombenti occorrenti per entrare in possesso dell’immobile (a tal fine dovrà instaurare l’apposito procedimento di rilascio ex artt. 605 e ss c.p.c.).

Per effetto dell’art. 18 quater, D.L. 30.12.2019, n. 162, convertito con L. 28.2.2020, n. 8 è stata inserita al sesto comma della disposizione in commento la previsione che consente, previa richiesta dell'aggiudicatario, la pronuncia dell'ordine di liberazione da parte del custode, senza l'osservanza delle formalità di cui agli artt. 605 ss. (il giudice può autorizzarlo ad avvalersi della forza pubblica e nominare ausiliari ai sensi dell'art. 68 del c.p.c.).

Se nell'immobile si trovano beni mobili che non debbono essere consegnati, il custode intima alla parte tenuta al rilascio di asportarli, assegnando ad essa un termine non inferiore a trenta giorni, salvi i casi di urgenza da provarsi con giustificati motivi.
Se vi sono beni mobili di provata o evidente titolarità di terzi, l'intimazione è rivolta anche a questi ultimi con le stesse modalità descritte per i beni immobili.
Di tale intimazione ne va dato atto nel verbale, mentre per i soggetti intimati non presenti, l’intimazione viene notificata dal custode.
Se entro il termine assegnato l’asporto non dovesse essere eseguito, i beni mobili si considerano abbandonati ed il custode, salva diversa disposizione del giudice dell'esecuzione, ne dispone lo smaltimento o la distruzione.

Dopo la notifica o la comunicazione del decreto di trasferimento, il custode, su istanza dell'aggiudicatario o dell'assegnatario, provvede all'attuazione del provvedimento di cui all'art. 586, 2° co., decorsi sessanta giorni e non oltre centoventi giorni dalla predetta istanza, con le modalità sopra descritte.

Ritornando ai poteri di amministrazione e gestione custodiale dell’immobile, va osservato che l’attuale quinto comma subordina gli stessi alla previa autorizzazione giudiziale, senza distinguere tra gli atti di amministrazione (per l’autorizzazione l’art. 171 delle disp. att. c.p.c. richiede la previa audizione delle parti).
Ci si è posti, pertanto, il dubbio se tale autorizzazione debba ritenersi necessaria per qualunque atto di amministrazione, senza distinguere tra ordinaria e straordinaria amministrazione; la conclusione a cui si è giunti è che anche per gli atti di ordinaria amministrazione sia necessario un provvedimento autorizzativo generale del giudice dell’esecuzione, che secondo parte della dottrina deve indicare specificatamente le attività di amministrazione e conservazione consentite (in linea generale, le autorizzazioni al custode impartite dal giudice dell'esecuzione costituiscono una manifestazione del suo potere di vigilanza).

Di particolare rilevanza è la previsione dell'autorizzazione ai fini della locazione del bene pignorato o, comunque, della stipula di qualunque contratto la cui causa si articoli nella concessione di un diritto personale di godimento verso un determinato corrispettivo: al riguardo la disposizione in esame fa esplicitamente divieto al custode, sia esso il debitore o un terzo, di dare in locazione l'immobile pignorato se non è specificamente autorizzato dal giudice dell'esecuzione.
Oggetto di autorizzazione deve essere anche la disdetta che il custode intende intimare al conduttore dell'immobile al fine di evitare, in pendenza del processo di espropriazione, la rinnovazione tacita della locazione.

L'autorizzazione alla locazione ha l'effetto di rendere quest'ultima opponibile ai creditori esecutanti e all'aggiudicatario, e al debitore in caso di estinzione del processo.
Sebbene il giudice gode nell’esercizio di tale potere di ampia discrezionalità, sembra evidente che l’autorizzazione sarà data solo in quanto, anche in ragione della durata della concessione in godimento, non arrechi pregiudizio al creditore pignorante e ai creditori intervenuti nell'esecuzione e comunque non venga pregiudicata la possibilità di utile vendita.
L’eventuale mancanza di autorizzazione, pur non inficiando la validità del contratto, rende inopponibile la locazione nei confronti dell'aggiudicatario, dei creditori e del debitore in caso di cessazione del pignoramento, salvo che sia stato
quest'ultimo a stipulare il contratto.

L'ordinanza con cui il giudice dell'esecuzione autorizza la locazione dell'immobile pignorato, determinandone il canone, non è impugnabile con ricorso straordinario in Cassazione ex art. 111 Cost., in quanto si tratta di provvedimento privo di carattere decisorio; esso non risolve tra le parti della causa un contrasto in ordine all'appartenenza di un diritto, né è configurabile un diritto delle stesse parti a che le funzioni dell'ufficio di custodia siano esercitate in un modo o nell'altro.

Altro problema che nella prassi ci si è trovati e ci si trova spesso a dover affrontare è quello relativo alla possibilità di ricorrere all'ordine di rilascio, come disciplinato dalla norma in esame, nelle ipotesi di occupazione dell'immobile da parte di soggetti terzi, diversi dal debitore.
Secondo la tesi che può ritenersi preferibile, l'ordine di liberazione è da considerare efficace nei confronti, non soltanto del debitore, ma anche dei terzi privi di titolo o con titolo non opponibile alla procedura (ad es., in quanto concernente una alienazione o una locazione ultranovennale non trascritta anteriormente al pignoramento), mentre la presenza di atti opponibili al creditore pignorante (come ad esempio una locazione) renderebbe necessario per la liberazione dell'immobile l'esercizio da parte del custode dell'azione ordinaria.

Per quanto concerne, infine, i titoli da considerarsi opponibili, si afferma che, in virtù di quanto disposto dal terzo comma dell’'art. 2923 del c.c., non sarebbero opponibili al creditore procedente le locazioni il cui canone sia inferiore di un terzo rispetto al giusto prezzo o a quello risultante da precedenti locazioni.

Massime relative all'art. 560 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 11168/2015

In tema di locazione di immobili urbani adibiti ad uso non abitativo, la rinnovazione tacita del contratto alla seconda scadenza contrattuale, a seguito del mancato esercizio, da parte del locatore, della facoltà di disdetta (non motivata) del rapporto ai sensi dell'art. 28, primo comma, della legge 27 luglio 1978, n. 392, costituisce una libera manifestazione di volontà negoziale. Pertanto, in caso di pignoramento dell'immobile locato eseguito in data antecedente alla scadenza del termine per l'esercizio della menzionata facoltà da parte del locatore, la rinnovazione della locazione necessita dell'autorizzazione del giudice dell'esecuzione prevista dall'art. 560, secondo comma, cod. proc. civ.

Cass. civ. n. 8695/2015

Il proprietario-locatore (o il suo avente causa) che non ha (più) la custodia del bene pignorato non è legittimato ad esercitare le azioni derivanti dal contratto di locazione concluso senza l'autorizzazione del giudice dell'esecuzione (e, pertanto, già inopponibile ai creditori e all'assegnatario). La titolarità di tali azioni, ivi compresa quella di pagamento dei canoni, non è, infatti, correlata ad un titolo convenzionale o unilaterale (il contratto di locazione o la proprietà), ma spetta al custode, in ragione dei poteri di gestione e amministrazione a lui attribuiti e della relazione qualificata con il bene pignorato derivante dall'investitura del giudice.

Cass. civ. n. 14765/2014

Nella vendita forzata, l'applicabilità delle norme del contratto di vendita, non incompatibili con la natura dell'espropriazione forzata, riguarda anche l'art. 1477 cod. civ., concernente l'obbligo di consegna della cosa da parte del venditore, ivi compresi gli accessori, le pertinenze ed i frutti dal giorno della vendita. Ne deriva che, in relazione allo "ius ad rem" (pur condizionato al versamento del prezzo), che l'aggiudicatario acquista all'esito dell'"iter" esecutivo, è configurabile un obbligo di diligenza e di buona fede a carico dei soggetti tenuti alla custodia e conservazione del bene aggiudicato, così da assicurare la corrispondenza tra quanto ha formato oggetto della volontà dell'aggiudicatario e quanto venduto, nonché un obbligo di correttezza (quale espressione di un principio di solidarietà sociale)anche dei terzi, i quali, allorché l'aggiudicatario lamenti la perdita o il danneggiamento dell'immobile aggiudicato prima del deposito del decreto di trasferimento, rispondono del relativo danno a norma dell'art. 2043 cod. civ. (In applicazione del principio esposto, la S.C. ha confermato la decisione con la quale il giudice di merito ha condannato al risarcimento dei danni un terzo che, d'accordo con i proprietari, aveva effettuato, dopo l'aggiudicazione di un fondo ma prima del decreto di trasferimento, il taglio di alberi da pioppo ivi insistenti).

Cass. civ. n. 20341/2010

La locazione stipulata dal custode giudiziario, a tal fine autorizzato dal giudice, di un immobile sottoposto ad esecuzione forzata, è contratto la cui durata risulta "naturaliter" contenuta nei limiti della procedura concorsuale, non potendo essere opposta a colui che abbia acquistato il bene a seguito di vendita forzata.

Cass. civ. n. 15623/2010

Il provvedimento con il quale il giudice dell'esecuzione, ai sensi dell'art. 560, comma terzo, c.p.c. (come sostituito dall'art. 2, comma terzo, lettera e), n. 21, del d.l. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni nella legge 14 maggio 2005, n. 80, come sostituito dall'art. 1, comma 3, lett. i) della legge 28 dicembre 2005, n. 263), ordina la liberazione dell'immobile pignorato non è suscettibile di ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111, comma settimo, Cost., trattandosi di provvedimento per il quale non ricorrono i requisiti della decisorietà e della definitività, pur rimanendo possibile, per il terzo avente titolo alla prosecuzione della legittima detenzione dell'immobile (come il conduttore "iure locationis"), formulare opposizione all'esecuzione avverso il provvedimento stesso, che costituisce titolo esecutivo per il rilascio da eseguirsi a cura del custode.

Cass. civ. n. 13202/2010

In tema di espropriazione immobiliare, ai sensi del terzo comma dell'art. 560 c.p.c. (come sostituito dall'art. 2, comma terzo, lett. e), n. 21, del d.l. n. 35 del 2005, conv., con modif., nella legge n. 80 del 2005), al giudice dell'esecuzione è consentito disporre la liberazione dell'immobile espropriato anche quando il debitore esecutato, che occupava l'immobile, non sia stato autorizzato ad abitarlo in tutto o in parte ovvero quando l'autorizzazione sia stata revocata, poiché la prosecuzione della detenzione da parte dello stesso debitore non può prescindere dall'emanazione del preventivo provvedimento autorizzativo del suddetto giudice. Tale provvedimento ha natura di ordinanza, che non è né revocabile né modificabile, in quanto espressamente dichiarata non impugnabile, ed è adottabile, previa assicurazione del principio del contraddittorio, omettendosi ogni formalità di sorta e senza presupporre la richiesta di parte, potendo essere disposta dal giudice dell'esecuzione anche d'ufficio.

Cass. civ. n. 16375/2009

La locazione di un bene sottoposto a pignoramento stipulata senza l'autorizzazione del giudice dell'esecuzione, in violazione dell'art. 560 c.p.c., non comporta l'invalidità del contratto ma solo la sua inopponibilità ai creditori e all'assegnatario, precisandosi che il contratto così concluso non pertiene al locatore - proprietario esecutato, ma al locatore - custode, e che le azioni da esso scaturenti devono essere esercitate dal custode. (Nella specie, relativa ad azione - proposta dal locatore, proprietario esecutato, in proprio e non quale custode - per il pagamento dei canoni di una locazione di un bene pignorato stipulata senza la detta autorizzazione, la S.C. ha confermato a sentenza impugnata, con la quale si era ritenuta la parte attrice priva di legittimazione sostanziale e processuale).

Cass. civ. n. 10498/2009

In tema di locazione di immobili urbani adibiti ad uso non abitativo, disciplinata dalla legge sull'equo canone, la rinnovazione tacita del contratto alla prima scadenza contrattuale, per il mancato esercizio da parte del locatore della facoltà di diniego della rinnovazione stessa (artt. 28 e 29 della legge 27 luglio 1978, n. 392) costituisce un effetto automatico scaturente direttamente dalla legge e non da una manifestazione di volontà negoziale. Ne consegue che, in caso di pignoramento dell'immobile e di successivo fallimento del locatore, siffatta rinnovazione non necessita dell'autorizzazione del giudice dell'esecuzione, prevista dal secondo comma dell'art. 560 c.p.c.

Cass. civ. n. 26238/2007

Anche se la locazione dell'immobile pignorato è stata stipulata prima del pignoramento, la rinnovazione tacita della medesima richiede l'autorizzazione del giudice dell'esecuzione, in forza dell'art. 560, secondo comma, c.p.c.; peraltro, il custode giudiziario deve assicurare la conservazione e la fruttuosa gestione della cosa pignorata previa autorizzazione del giudice dell'esecuzione, sicché è legittimato ad inviare la disdetta e a promuovere la procedura di rilascio per finita locazione. La norma citata, rettamente interpretata nel senso esposto, non suscita dubbi di incostituzionalità per violazione dell'art. 3 Cost., in quanto la peculiare funzione del pignoramento nell'ambito del processo di esecuzione giustifica la particolarità della sua disciplina in cui si inquadra in modo armonico e coerente il suddetto secondo comma dell'art. 560 c.p.c.

Cass. civ. n. 19323/2005

Dopo il pignoramento di un immobile che era stato già dato in locazione, il locatore-proprietario perde la legittimazione sostanziale sia a richiedere al conduttore il pagamento dei canoni sia ad accettarli, spettando tale legittimazione in via esclusiva al custode, fino al decreto di trasferimento del bene, per effetto del quale la proprietà del bene e dei frutti si trasferisce all'aggiudicatario. Pertanto qualora il locatore venga nominato custode dell'immobile pignorato, mutando il titolo del possesso del bene, può richiedere il pagamento dei canoni solo nell'esercizio del potere di amministrazione e gestione del bene. A tal fine, intrapresa dal locatore, dopo il pignoramento, azione per il pagamento dei canoni, per economia dei giudizi e in forza del principio di conservazione degli atti processuali, gli è consentito dichiarare in sede di appello, modificando la veste assunta, di agire in qualità di custode, ufficio comunicato al conduttore all'atto della notifica del pignoramento contenente la relativa nomina. Per l'esercizio di tale potere processuale non è necessaria l'autorizzazione del giudice dell'esecuzione, trattandosi di esplicazione di compiti di ordinaria amministrazione nella gestione dell'immobile pignorato, ai cui frutti si estende il pignoramento.

Cass. civ. n. 15297/2002

La rinnovazione tacita della locazione integra un nuovo negozio giuridico bilaterale, con la conseguenza che, trattandosi di immobile sottoposto a sequestro giudiziario, è richiesta l'autorizzazione del giudice, per effetto del combinato disposto degli artt. 560, secondo comma, e 676 c.p.c. Peraltro, essendo la misura cautelare finalizzata alla tutela degli interessi del sequestrante, la inefficacia relativa della locazione di immobile da parte del custode giudiziario in assenza di autorizzazione può essere fatta valere solo dallo stesso sequestrante.

Cass. civ. n. 9237/2002

Il decreto con il quale il giudice dell'esecuzione dispone che i canoni di locazione dell'immobile pignorato siano versati al custode del bene, essendo emesso in funzione strumentale alla procedura coattiva, spiega i suoi effetti soltanto nell'ambito del processo esecutivo in cui l'ausiliare è stato nominato, dovendosi escludere ogni ultrattività del suddetto decreto nel caso in cui la procedura si estingua. Pertanto il custode del bene già pignorato, che abbia acquistato l'immobile dal debitore esecutato, non può nella veste di nuovo proprietario valersi di tale decreto contro il conduttore dell'immobile, relativamente ai canoni dovuti per il periodo corrispondente alla procedura esecutiva estinta, né a tal fine può invocare il fenomeno successorio tra le due distinte qualità soggettive.

Cass. civ. n. 15373/2000

Il potere, previsto dall'art. 560 c.p.c., richiamato dall'art. 676 c.p.c., del giudice di autorizzare il custode di un bene sottoposto a sequestro alla locazione del medesimo è assolutamente discrezionale, sì che l'opposizione di parte al riguardo non ha alcun rilievo e perciò esclude possa costituire causa idonea per i danni che la controparte assume di avere conseguentemente subito.

Cass. civ. n. 7422/1999

La locazione di un bene sottoposto a sequestro giudiziario senza l'autorizzazione del giudice dell'esecuzione, in violazione dell'art. 560 c.p.c., non comporta l'invalidità della locazione bensì solo la sua inopponibilità ai creditori e all'assegnatario. Ne consegue che non può eccepire il difetto di autorizzazione da parte del giudice, il conduttore della locazione non autorizzata.

Cass. civ. n. 8462/1994

I contratti stipulati dal custode giudiziario, con o senza l'autorizzazione del giudice, non possono mai pregiudicare in nessun modo il diritto del proprietario a ricevere il bene nella condizione giuridica in cui è stato trasmesso dal suo diretto dante causa, per cui la stipulazione di un contratto di colonia parziaria non è opponibile ai creditori, né all'aggiudicatario dell'immobile stesso, e l'affitto da parte del custode di un fondo rustico sottoposto al sequestro giudiziario, senza l'autorizzazione del giudice, non è viziato da nullità assoluta per violazione dell'art. 560 c.p.c. (richiamato dall'art. 676), bensì, essendo la misura cautelare finalizzata alla protezione degli interessi del sequestrante, da efficacia relativa (ed opponibilità del negozio), con la conseguenza che il vizio può esser fatto valere solo da chi ha provocato il provvedimento cautelare, e, successivamente, dall'assegnatario del bene, senza che a questi l'affittuario possa opporre la proroga legale del contratto.

Cass. civ. n. 6602/1994

Il proprietario nominato custode dell'immobile pignorato non può compiere, senza l'autorizzazione del giudice, atti che eccedono i limiti dell'ordinaria amministrazione, tra i quali rientra la cessione del contratto di affitto agrario dal conduttore al terzo, che deve considerarsi, perciò, inopponibile all'aggiudicatario del bene.

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“E' valido un contratto di comodato di bene immobile oggetto, come ben noto ad entrambe le parti, di sequestro penale e pignoramento immobiliare, entrambi regolarmente trascritti?”
Consulenza legale i 09/05/2021
La disciplina dei beni soggetti a sequestro penale ed a pignoramento immobiliare può ricondursi ad unità sotto il profilo degli effetti che da essi ne conseguono in ordine alla disponibilità dei beni.
In tal senso può argomentarsi dal secondo comma dell’art. 320 del c.p.p., nella parte in cui dispone che “l’esecuzione forzata sui beni sequestrati ha luogo nelle forme prescritte dal codice di procedura civile”.
Pertanto, è sostanzialmente alle norme del codice processuale civile che occorre fare riferimento per rispondere al quesito posto.

Ora, a differenza di quanto accade per la locazione, non vi è una norma del codice processuale civile né del codice civile che si occupi espressamente del contratto di comodato stipulato a seguito del pignoramento, con la conseguenza che occorrerà fare riferimento a quelli che sono i principi generali dettati dal legislatore in tema di custodia degli immobili pignorati.
Ciò che è certo è che il pignoramento immobiliare, così come il sequestro disposto in campo penale, non fa venir meno la proprietà del bene in capo al debitore-proprietario; tuttavia, lo stesso debitore non può, dal momento in cui è stato costituito il vincolo di indisponibilità, disporre del bene pignorato, ed in particolare non può venderlo, darlo in locazione o in comodato.

In particolare, nel caso della locazione, come si è prima accennato, l’art. 560 c.p.c. comma 7 dispone espressamente che “Al debitore è fatto divieto di dare in locazione l’immobile pignorato se non è autorizzato dal giudice dell’esecuzione”, e ciò perché la legge non consente al debitore di percepire frutti (quali sono i canoni di locazione) che dovrebbero essere acquisti alla procedura esecutiva (e, dunque, a vantaggio dei creditori).
Solo il giudice dell’esecuzione, infatti, può consentire la locazione dell’immobile su cui cade un pignoramento, disponendo nel medesimo provvedimento con cui si autorizza la locazione, che i proventi di quest’ultima dovranno essere accreditati al creditore procedente in acconto sulle maggiori somme che gli saranno liquidate in sede di vendita forzata.

Sebbene la disposizione appena citata faccia riferimento alla sola locazione, si ritiene che la stessa debba essere posta in stretta correlazione con i precedenti commi 3 e 6, laddove si dice (comma 3) che il debitore ed i suoi familiari non perdono il possesso dell’immobile fino al decreto di trasferimento, ma costituendo l’atto dispositivo del godimento del bene, a favore di terzi, un comportamento del debitore contrario agli obblighi di legge, esso è idoneo, a mente del comma sesto, a provocare l’ordine di liberazione anticipato dell’immobile, anche in considerazione del fatto che l’immobile non verrebbe più ad essere abitato dal debitore e dal suo nucleo familiare.

Occorre, infatti, porre in evidenza che il pignoramento (così come il sequestro) costituisce ex lege il debitore nell'ufficio (di diritto pubblico) di custode dell'immobile e dei suoi accessori, con conseguente interversione del potere di fatto uti dominus esercitato dal debitore in possesso juris publici, nella veste di ausiliario del giudice e quindi nell'interesse della procedura.
Da ciò se ne deve far conseguire che, così come accade nel caso della stipula di un contratto di locazione, in cui la mancata autorizzazione del giudice dell’esecuzione “rende la locazione stipulata dal custode inopponibile ai creditori procedenti ed intervenuti nella esecuzione nonché all’acquirente del bene, con la conseguenza che lo stesso giudice dell’esecuzione può disporre, in qualsiasi momento, la liberazione dell’immobile” (cfr. Cass. sent. n. 29491/19 del 14.11.2019, Cass. 27/09/2018 n. 23320; Cass. 27/06/2016 n° 13216; Cass. 28/09/2010 n° 20341; Cass. S.u. 20/01/1994 n° 459; Cass. 17/10/1994 n° 8462), anche la stipula di un contratto di comodato senza alcuna autorizzazione giudiziale può ritenersi astrattamente consentita, dovendosi tuttavia avere piena cognizione delle conseguenze a cui si rischia di andare incontro, e precisamente:
  1. inopponibilità del contratto alla procedura esecutiva;
  2. ordine anticipato di liberazione dell’immobile ex art. 560 comma 6 c.p.c., qualora si tratti di immobile abitativo ed il giudice venga a conoscenza del fatto che lo stesso non è più abitato dal debitore e dai familiari con lui conviventi (unica ragione per cui viene lasciato nella loro disponibilità);
  3. trattandosi di contratto posto in essere in attuazione di una mera amministrazione processuale del bene, la sua durata non può, in alcun caso, eccedere quella della procedura esecutiva (dunque, sarebbe incerta);
  4. nell’ipotesi di ordine di liberazione anticipato, con contestuale surroga di custodia, il nuovo custode, nominato dal giudice dell’esecuzione, sarebbe anche legittimato a richiedere al comodatario il pagamento di quanto dovuto a titolo di occupazione gratuita per il periodo in cui il contratto di comodato ha avuto efficacia inter partes.

In conclusione, la risposta è che non esiste alcuna disposizione che vieti espressamente al debitore/custode di concedere in comodato l’immobile pignorato/sequestrato a terzi, ma le conseguenze (come viste sopra) non sarebbero di scarso rilievo, senza considerare che la detenzione del bene da parte del comodatario non consentirebbe al custode di ottemperare a quanto previsto al secondo comma dell’art. 560 c.p.c., ossia di conservare il bene pignorato con la diligenza del buon padre di famiglia e di mantenerne e tutelarne l'integrità.


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