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Articolo 1923 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Diritti dei creditori e degli eredi

Dispositivo dell'art. 1923 Codice civile

Le somme dovute dall'assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare.

Sono salve, rispetto ai premi pagati, le disposizioni relative alla revocazione degli atti compiuti in pregiudizio dei creditori [2901; 6 ss. l.f.] e quelle relative alla collazione [737], all'imputazione [747] e alla riduzione delle donazioni [555] (1).

Note

(1) Tutte queste azioni sono ammesse ma solo nei limiti delle somme effettivamente corrisposte a titolo di premio.

Ratio Legis

Il primo comma della norma dipende dal fatto che le somme in questione hanno natura previdenziale e non indennitaria (ciò spiega anche l'inapplicabilità del principio indennitario di cui all'art. 1905 c.c. ed, in particolare, il fatto che l'entità di tale cifra sia libera e non conosca un limite massimo).
Il secondo comma, invece, detta una regola volta ad evitare che il contraente possa, attraverso la stipula dell'assicurazione e la corresponsione dei premi, eludere le norme poste a tutela dei creditori (2901 c.c.) e dei legittimari (536 ss. c.c.).

Spiegazione dell'art. 1923 Codice civile

Storia e ragione della norma

Il nuovo codice riproduce con alcuni chiarimenti ed unifica sotto un unico articolo due distinte norme già esistenti nel vecchio diritto. La prima norma era stata posta dall'art. 5 del R. D. L. 29 aprile , n. 966, il quale stabiliva il divieto di pignoramento e sequestro somme dovute agli aventi diritto: il nuovo codice chiarisce che per “aventi diritto” s'intendono il contraente e il beneficiario e parla più ampiamente di azione esecutiva a cautelare.

La seconda norma in terra di assicur. a favore di terzi era già stata stabilita dall'art. 453 cod. comm. e riprodotta da tutti i progetti. Ora il nuovo codice nel riprodurla sostituisce la più chiara espressione “rispetto ai primi” a quella più vaga “rispetto ai fatti versamenti” e d'altro canto non ne limita l'applicazione all'assicur. a favore di terzi, ammettendo la revocatoria anche in caso di assic. a favore proprio.

L'una e l'altra norma tendono ad un comune obiettivo: quello di promuovere e di tutelare lo spirito di previdenza, le somme dovute dall'assicuratore all'azione dei creditori o a favore di terzi degli eredi del contraente, pur dando soddisfazione agli interessi dei creditori e degli eredi, con il permettere loro l’ esercizio di determinate azioni rispetto ai premi pagati.


Portata della norma

La norma che, a tutela dello spirito di previdenza, pone le somme che costituiscono l'oggetto della prestazione dell'assicuratore al riparo dalle azioni executive o cautelari dei creditori ha portata generale. Infatti:

a) Dato che il codice parla di somme dovute al contraente e al beneficiario, la norma vale tanto nell'assicurazione a favore proprio, quanto nell'assicur. a favore di terzi. Di conseguenza nella prima non può agire in via esecutiva o cautelare contro il contraente o suoi aventi causa, il creditore del contraente e nella seconda non può agire contro il beneficiario o suoi aventi causa né il creditore del contraente, dato che il terzo ha un diritto proprio, né il creditore del beneficiario. Naturalmente, una volta che contraente o beneficiario o loro aventi causa avranno incassato le somme dovute dall'assicuratore queste, entrate a far parte del loro patrimonio, vengono a confondervisi e ne seguiranno le sorti.

b) Dato che il codice parla genericamente di somme (al plurale) dovute dall'assicuratore e non soltanto della somma assicurata (cosi però nel titolo dell'articolo) è da ritenersi che non soltanto la somma assicurata ma anche quella proveniente dal riscatto, somma che anche essa deriva da previdenza, seppure interrotta, è sottratta all'azione esecutiva e a quella cautelare.


Revocatoria dei creditori rispetto ai premi

Preservata da ogni azione cautelare o esecutiva la somma dovuta dall'assicuratore, gli interessi dei creditori o, nell'assicurazione a favore di terzi, degli eredi del contraente vengono entro certi limiti tutelati rispetto ai premi pagati, cioè a quelle somme di cui si è effettivamente depauperato il patrimonio del contraente.

I creditori possono esercitare sui premi pagati l'azione revocatoria. Tanto il vecchio quanto il nuovo codice lo stabiliscono espressamente nell'intento di chiarire che tale azione può esercitarsi solo rispetto ai premi. Ma il vecchio codice lo stabiliva espressamente nell’ ipotesi di assicurazione a favore di terzi, sì che per l’assicurazione a favore proprio si doveva far capo all’ art. 1235 del c.c.. Il nuovo codice invece lo chiarisce più esattamente in via generale.

L'azione revocatoria può essere esercitata tanto nell'assicurazione a favore proprio dello stipulante, quanto in quella a favore di terzi. Tanto nella prima, tanto nella seconda, infatti, il contraente fa atto di disposizione rispetto ai premi i quadi, sia pure in base a contratto a titolo oneroso, passano all'assicuratore. D'altro canto, nell'una e assicurazione la somma dovuta in corrispettivo è sottratta all’ azione dei creditori (40 comma) ed anzi nell'assicurazione a favore di terzi non rientra neppure nel patrimonio del contraente.

Poiché l’ art. 1923 non pone alcuna delimitazione, l'azione revocatoria può essere esercitata tanto in caso di fallimento del contraente (revocatoria fallimentare), quanto all'infuori di detto caso, quando della revocatoria esistano i presupposti (revocatoria ordinaria).

L'azione revocatoria può essere esercitata soltanto dal creditori del contraente, perché è questi che paga il premio, e non, nell'assicurazione a favore di terzi, dai creditori del beneficiario che per effetto del contratto di assicurazione non compie alcun atto di disposizione del suo patrimonio.

I presupposti (consilium fraudis e eventus damnis) e gli effetti dell'azione revocatoria sono stabiliti dagli artt. 2901-2904.

Ai creditori non spetta per contro l'azione di indebito arricchimento nei confronti del beneficiario nell'assicurazione a favore di terzi, poiché non vi è ingiusto arricchimento ed in ogni caso perché tale azione, che viene ammessa soltanto in via suppletiva quando non ve ne sono altre, è esclusa dall'esistenza stessa dell'azione revocatoria.

Tutela degli eredi

Gli eredi del contraente possono invocare, sempre rispetto ai premi pagati, le norme sulla collazione e riduzione delle donazioni. A differenza delle norme a tutela dei creditori, che si applicano a tutte le assicurazioni vita, quelle a tutela degli eredi del contraente trovano un campo di applicazione limitato e cioè :

a) soltanto alle assicurazioni vita a favore di terzi, perché soltanto in queste la somma dovuta dall'assicuratore 6 destinata ad un patrimonio distinto da quello del contraente e aventi causa, perciò soltanto in queste si ha conflitto di interessi tra eredi del contraente e destinatario della somma assicurata (beneficiario);

b) non trovano applicazione in tutte le assicurazioni vita a favore di terzi, ma in quelle soltanto in cui la designazione beneficiaria è avvenuta donandi causa. In questa ipotesi - assicurazione a favore di terzi donandi causa - gli eredi del contraente che, come sappiamo, non possono revocare il beneficio, possono ricorrere come mezzo di tutela di loro interessi soltanto alle norme relative alla collazione e alla riduzione delle donazioni. Le prime sono dettate dall' art. 1437 del c.c. e le seconde dall’ art. 559 del c.c. segg.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 1923 Codice civile

Cass. civ. n. 8271/2008

In tema di contratto di assicurazione sulla vita, alla dichiarazione di fallimento del beneficiario non consegue lo scioglimento del contratto, né il curatore — al pari di quanto previsto per le «somme dovute» di regola già impignorabili secondo l'art. 1923 c.c. — può agire contro il terzo assicuratore per ottenere il valore di riscatto della relativa polizza stipulata dal fallito quand'era in bonis non rientrando tale cespite tra i beni compresi nell'attivo fallimentare ai sensi dell'art. 46, primo comma, n. 5 legge fall., considerata la funzione previdenziale riconoscibile al predetto contratto, non circoscritta alle sole somme corrisposte a titolo di indennizzo o risarcimento.

Cass. civ. n. 6548/1988

Le somme versate da una compagnia di assicurazione in forza di polizza sulla vita, al pari dei beni che siano stati con esse comprati, non si sottraggono all'acquisizione all'attivo, in caso di successivo fallimento dell'accipiens, tenuto conto che l'art. 1923 c.c. si limita a disporre l'impignorabilità delle «somme dovute» dall'assicuratore, non anche, quindi, delle «somme riscosse», e che la norma medesima, pertanto, indipendentemente dalla sua invocabilità in sede fallimentare (sotto il profilo della inclusione o meno delle «somme dovute» dall'assicuratore fra i beni non compresi nella procedura fallimentare ai sensi dell'art. 46 n. 5 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267), non può comunque giustificare una separazione di quanto già percepito e confuso nel patrimonio dell'assicurato o del beneficiario, con il conseguenziale esaurimento della funzione previdenziale del contratto assicurativo. Tale principio non trova deroga ove l'accipiens poi dichiarato fallito, sia minore ed erede della persona in relazione alla cui vita è stata stipulata la polizza, posto che, anche in questa ipotesi, l'indennizzo assicurativo viene riscosso iure proprio, non in forza di successione, e che, inoltre, le questioni in ordine alla assoggettabilità del minore a fallimento rilevano al diverso fine di un'eventuale opposizione avverso la relativa dichiarazione, ma non autorizzano di per sé l'esclusione di determinati beni dall'attivo.

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Giuseppe D. chiede
venerdì 25/03/2011 - Calabria

“Gradirei sapere se le somme investite in buoni postali fruttiferi siano soggette ad azioni di sequestro cautelativo ovvero di pignoramento.
Ringrazio per l'attenzione e porgo distinti saluti.”

Consulenza legale i 25/03/2011

L'art. 175 del D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, che recita "I buoni postali fruttiferi non sono sequestrabili né pignorabili, tranne che per ordine dell'autorità giudiziaria in sede penale" è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza Corte Cost. n. 508 del 1995.
La Corte ha così argomentato la propria decisione: "... il privilegio accordato dalla disposizione impugnata appare lesivo del principio di eguaglianza in relazione alla norma generale dell'art. 56, primo comma, del d.P.R. 14 febbraio 1963, n. 1343 (testo unico delle leggi in materia di debito pubblico), che ammette l'esperimento di pignoramenti e sequestri sui titoli al portatore e nominativi, ovunque essi si trovino.
La ragione originaria della regola speciale di immunità del risparmio postale da misure cautelari o esecutive, cioè l'intento di favorire la diffusione del risparmio tra le categorie più povere, è legata a un tipo di società prevalentemente contadina oggi superato, e del resto già all'inizio non era del tutto appropriata, analogo favore non essendo accordato ai depositi presso le casse rurali
".


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