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Articolo 713

Codice Civile

Facoltà di domandare la divisione

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Dispositivo dell'art. 713 Codice Civile

(1) I coeredi (2) possono sempre domandare la divisione [715, 1111 c.c.].
Quando però tutti gli eredi istituiti o alcuni di essi sono minori di età [2 c.c.], il testatore può disporre che la divisione non abbia luogo prima che sia trascorso un anno dalla maggiore età dell'ultimo nato [715 c.c.].
Egli può anche disporre che la divisione dell'eredità o di alcuni beni di essa non abbia luogo prima che sia trascorso dalla sua morte un termine non eccedente il quinquennio.
Tuttavia in ambedue i casi l'autorità giudiziaria, qualora gravi circostanze lo richiedano, può, su istanza di uno o più coeredi, consentire che la divisione si effettui senza indugio o dopo un termine minore di quello stabilito dal testatore (3).


Note

(1) La comunione ereditaria si costituisce quando più chiamati accettano l'eredità. Ciascun coerede è titolare di una quota ideale dell'intero asse ereditario. Mediante la divisione ereditaria i beni facenti parte della comunione vengono frazionati in base alle rispettive quote di ciascuno e gli eredi divengono proprietari esclusivi dei beni assegnati.

Si parla in proposito di comunione incidentale che si distingue da quella volontaria, che nasce per accordo tra i partecipanti, e da quella legale o forzosa, che nasce in forza di una previsione di legge.

La divisione ereditaria può essere di due tipi:
- amichevole, se si attua mediante accordo di tutti i chiamati;
- giudiziale, se si svolge sotto la direzione dell'autorità giudiziaria quando non sia raggiunta l'unanimità dei consensi (v. artt. da 784 a 791 c.p.c.).

(2) Legittimato è anche l'erede sotto condizione risolutiva. Al verificarsi dell'evento dedotto in condizione, l'efficacia della divisione viene meno solo per la parte relativa alla sua quota e non per l'intero.
Dubbio è se l'acquirente dell'eredità possa partecipare alla divisione, facendo la norma riferimento solo ai coeredi. Prevale l'opinione favorevole.

(3) La divisione può essere sospesa per volontà:
- del testatore: in presenza di minori o per un periodo non superiore ai cinque anni (v. art. 713 c. 3 c.c.);
- della legge, su cui v. infra l'art. 715 del c.c.;
- dell'autorità giudiziaria, su cui v. infra l'art. 717 del c.c.;
- dei condividenti.


Ratio Legis

La divisione dei beni ereditari consente a ciascun erede di godere e disporre dei beni pervenuti per successione in maniere piena e senza le limitazioni imposte dalla comunione.


Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

339Nell'ultimo comma dell'art. 713 del c.c. è stato proposto di specificare che le circostanze, in base alle quali l'autorità giudiziaria può consentire che la divisione si effettui senza indugio o dopo un termine minore di quello stabilito dal testatore, debbano essere non solo gravi ma anche urgenti. L'aggiunta della parola «urgente» mi è sembrata superflua, perché il carattere di urgenza risulta dalla stessa espressione «senza indugio».

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 12242/2011

Nel giudizio di divisione di una comunione ereditaria, ove una quota abbia costituito oggetto di cessione, la qualità di litisconsorte necessario spetta ai cessionari della quota e non agli eredi cedenti.

Cass. n. 7881/2011

In tema di divisione immobiliare, il condividente di un immobile che durante il periodo di comunione abbia goduto del bene in via esclusiva senza un titolo giustificativo, deve corrispondere agli altri i frutti civili, quale ristoro della privazione della utilizzazione "pro quota" del bene comune e dei relativi profitti, con riferimento ai prezzi di mercato correnti dal tempo della stima per la divisione a quello della pronuncia.

Cass. n. 13112/2010

Nel giudizio di divisione avente ad oggetto beni immobili soggetti al regime tavolare di pubblicità, incorre in violazione dell'art. 112 c.p.c. il giudice che - in presenza di un'espressa richiesta delle parti - ometta di provvedere alla divisione sulla base di tipi di frazionamento intavolabili, perché in tal modo viene lasciata la redazione di
quei documenti, necessari all'intavolazione dei diritti nascenti dalla sentenza, ad una successiva fase stragiudiziale che potrebbe richiedere un accordo tra le parti.

Cass. n. 6134/2010

In tema di divisione ereditaria, rientra nei poteri del giudice di merito, ed è perciò incensurabile in cassazione, accertare se, nell'ipotesi in cui nel patrimonio comune vi siano più immobili da dividere, il diritto del condividente sia meglio soddisfatto attraverso il frazionamento delle singole entità immobiliari oppure attraverso l'assegnazione di interi immobili ad ogni condividente, salvo il conguaglio in favore degli altri.

Cass. n. 4224/2007

Poiché la comunione ereditaria ha ad oggetto non soltanto la comproprietà o contitolarità di diritti ma il complesso dei rapporti attivi e passivi che formavano il patrimonio del de cuius al momento della morte, lo scioglimento dello stato di indivisione si verifica soltanto quando i condividenti abbiano proceduto con le operazioni previste dagli artt. 713 e ss. c.c. ad eliminare la maggior parte delle relative componenti; d'altra parte, lo scioglimento della comunione ereditaria non è incompatibile con il perdurare di uno stato di comunione ordinaria rispetto a singoli beni già compresi nell'asse ereditario in divisione, sicchè l'attribuzione congiunta di beni ereditari non dà luogo al cosiddetto stralcio di quota o a una divisione parziale.

Cass. n. 3385/2007

In tema di divisione ereditaria, la cessione a terzi estranei di diritti su singoli beni immobili ereditari non comporta lo scioglimento — neppure parziale-della comunione, in quanto i diritti continuano a fare parte della stessa comunione, restando l'acquisto del terzo subordinato all'avveramento della condizione che essi siano in sede di divisione assegnati all'erede che li abbia ceduti. Ne consegue che, se un coerede può alienare a terzi in tutto o in parte la propria quota, tanto produce effetti reali se e in quanto l'acquirente venga immesso nella comunione ereditaria, mentre in caso diverso la vendita avrà soltanto effetti obbligatori, salvo che la vendita non abbia avuto a presupposto un atto di scioglimento della comunione ereditaria, anche implicito, in ordine a tali beni.

Cass. n. 15583/2005

Un progetto di divisione di comunione, redatto da un terzo, cui sia stato affidato tale compito, ove si presenti di contenuto tale da integrare gli elementi della proposta e dell'accettazione della divisione e venga sottoscritto per adesione da tutti i condividenti, è idoneo a determinare l'incontro di volontà dei medesimi e quindi la conclusione del contratto di divisione.

Cass. n. 18351/2004

Tenuto conto che la comunione ereditaria ha ad oggetto non soltanto la comproprietà o contitolarità di diritti ma il complesso dei rapporti attivi e passivi che formavano il patrimonio del de cuius al momento della morte, lo scioglimento dello stato di indivisione si verifica soltanto quando i condividenti abbiano proceduto con le operazioni previste dagli artt. 713 ss. c.c. ad eliminare la maggior parte delle relative componenti; in tal caso, poiché la comproprietà che ancora residui su alcuni beni ereditari si trasforma in comunione ordinaria, non ricorrono le condizioni per l'esercizio del retratto successorio, previsto dall'art. 732 c.c. esclusivamente in presenza di una comunione ereditaria.

Cass. n. 17881/2003

In tema di divisione negoziale, in relazione alla quale fra l'altro non trova applicazione la norma dettata dall'art. 784 c.p.c. — per la divisione giudiziale — sul litisconsorzio processuale, la partecipazione (di natura sostanziale) al negozio da parte del contitolare della comunione ereditaria, è necessaria soltanto se lo scioglimento concerna la contitolarità del medesimo diritto (comunione omogenea) e non invece allorché sullo stesso bene concorrano diritti reali di tipo differente come ad esempio usufrutto e proprietà (comunione impropria). Ne consegue che non è affetto da nullità l'accordo stipulato dai comproprietari per lo scioglimento della relativa comunione nonostante che nella divisione negoziale non sia intervenuto il coniuge superstite titolare del diritto di usufrutto e partecipe — quale legatario ex lege — della comunione ereditaria dal momento dell'apertura della successione.

Cass. n. 7129/2001

In tema di divisione giudiziale, una volta pas¬sata in giudicato la sentenza con la quale è stato disposto lo scioglimento della comunione e siano stati determinati i lotti, questi entrano da quel momento a far parte del patrimonio di ciascuno degli ex comunisti se pure, nel caso ne sia disposto il sorteggio, l'individuazione in concreto di costoro abbia luogo successivamente in concomitanza con tale adempimento di carattere puramente formale, onde qualsiasi evento si verifichi nel frattempo a vantaggio o in danno dei beni costituenti ciascun singolo lotto, si verifica a vantaggio o in danno del¬l'ex comunista cui lo stesso verrà assegnato in sede di sorteggio, senza che tali accadimenti possano più minimamente influire sulla determinazione della composizione dei lotti e dar luogo ad ulteriori aggiustamenti o conguagli.

Cass. n. 8693/1998

Il principio secondo il quale non ricorre alcuna ipotesi di evizione nell'ipotesi di nullità del negozio giuridico traslativo del diritto in contestazione (poiché in tal caso il bene oggetto del trasferimento non entra a far parte del patrimonio dell'avente causa) deve ritenersi applicabile anche all'ipotesi di nullità della divisione giudiziale tra coeredi, vizio genetico dell'atto del tutto ostativo alla produzione dei suoi effetti tipici (all'assegnazione, cioè, di beni determinati a ciascuno dei condividenti), ed in conseguenza del quale, esclusa l'ammissibilità del rimedio dell'evizione tra condividenti, sorge, per converso, la necessità di procedere ad una nuova divisione. (Nella specie, il giudice di merito, accertata l'erronea inclusione, in un progetto divisionale tra coeredi, di due fondi oggetto di dominio civico destinati ad alcuni condividenti, e dichiarata, conseguentemente, la nullità dell'intera divisione, aveva escluso, con sentenza confermata dalla S.C., l'esperibilità, per gli assegnatari dei predetti beni, del rimedio di cui agli artt. 758 e 759 c.c. in tema di evizione subita da un coerede, affermando la necessità di procedere ad una nuova divisione).

Cass. n. 10220/1994

Il principio dell'universalità della divisione ereditaria non è un principio assoluto o inderogabile ed è possibile una divisione parziale, sia quando al riguardo intervenga un accordo tra le parti, sia quando, essendo stata richiesta tale divisione da una delle parti, le altre non amplino la domanda, chiedendo a loro volta la divisione dell'intero asse.

Cass. n. 5484/1993

Provvedutosi convenzionalmente allo scioglimento di una comunione, il ripristino di tale comunione può essere effettuato contestualmente nello stesso atto in cui si proceda ad una nuova e diversa divisione della medesima comunione, senza che occorra previamente provvedere con un distinto ed autonomo atto, alla ricostruzione di questa.

Cass. n. 6225/1987

A differenza della divisione ereditaria, la quale, determinando lo scioglimento della comunione fra tutti i coeredi con assegnazione in proprietà esclusiva dei singoli beni in relazione alle rispettive quote, richiede la partecipazione di tutti i coeredi (e, ove abbia ad oggetto anche diritti reali immobiliari, la stipulazione per atto pubblico a pena di nullità), la convenzione di attribuzione frazionata del godimento separato di un bene o diritto comune ereditario, non comportando direttamente lo scioglimento della comunione, è immediatamente vincolante non solo per le parti contraenti, ma è efficace anche nei confronti delle parti che abbiano espresso adesione all'accordo, sottoscrivendo l'atto, se presenti, oppure, se assenti, mediante consenso preventivo espresso anche verbalmente.

Cass. n. 2231/1985

Poiché i beni di una comunione ben possono provenire da titoli diversi, costituenti, essi stessi, distinte comunioni, da considerare come entità patrimoniali a sé stanti, può essere oggetto di divisione giudiziale la quota indivisa di un bene già in comunione.

Cass. n. 4275/1984

Quando all'eredità sono chiamate più persone, benché alcune per legge ed altre per testamento, la pluralità dei successori e la diversità dei relativi titoli non rompono l'unità della successione, instaurandosi fra i più coeredi una communio incidens che investe l'intero patrimonio ereditario del quale costoro esprimono unitariamente di fronte ai terzi la titolarità, con la conseguente necessità che la stessa divisione dell'asse, pur potendo essere chiesta da ciascun coerede, deve sempre estendersi, tranne i casi espressamente previsti dalla legge, a tutto il complesso dei beni caduti in successione.

Cass. n. 3182/1982

La sopravvenuta alienazione, totale o parziale, dei beni oggetto di comunione non osta a che i partecipanti, a prescindere da eventuali ed autonome pretese risarcitone, possano proporre domanda di divisione, al fine di realizzazione i propri rispettivi diritti, in tutto od in parte, mediante equivalente in denaro, previa ricostruzione, sia pur fittizia, della massa dividenda, con formazione delle relative quote.

Cass. n. 3014/1981

In mancanza di una chiara manifestazione di volontà delle parti, diretta alla formazione di un'unica massa, quando i beni in godimento comune provengono da titoli diversi non si realizza un'unica comunione, ma tante comunioni quanti sono i titoli di provenienza dei beni. Alla pluralità dei titoli corrisponde, quindi, una pluralità di masse, ciascuna delle quali costituisce un'entità patrimoniale a sé stante. Pertanto, in caso di divisione del complesso si hanno, in sostanza, tante divisioni, ciascuna relativa ad una massa e nella quale ogni condividente fa valere i propri diritti rispetto a questa, al di fuori e indipendentemente dai diritti che gli competono sulle altre masse. Nell'ambito di ciascuna massa, inoltre, debbono trovare soluzione
i problemi particolari relativi alla formazione dei lotti e alla comoda divisibilità dei beni immobili che vi sono inclusi.

Cass. n. 533/1978

E di ostacolo alla proponibilità di una domanda di divisione ereditaria secondo le norme della successione legittima solo la positiva risultanza ma non anche la mera possibile sussistenza di ulteriori eredi, di un testamento e di ulteriori beni, oltre quelli oggetto della domanda.

Cass. n. 3451/1977

L'esistenza di una divisione di fatto non fa venir meno l'interesse giuridico di tutte le parti — coeredi o condomini — alla divisione giudiziale, per ottenere un titolo che sia trascrivibile a norma dell'art. 2646 c.c., e questo interesse comune è sufficiente a giustificare che le spese del giudizio di divisione siano poste a carico della massa.

Cass. sez. un. n. 1145/1977

Qualora la divisione, per volontà delle parti, abbia ad oggetto solo alcuni dei beni del patrimonio comune, ciò che viene attribuito a ciascun partecipante assume la natura di acconto sulla porzione spettante in sede di divisione definitiva, con la conseguenza che tale ultima porzione, salvo patto contrario, va determinata attraverso una valutazione globale di tutti i beni, quelli già divisi e quelli rimasti in comunione, secondo un criterio uniforme e riferito allo stesso momento temporale.

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Quesito n. 9731/2014 domenica 23 febbraio 2014

Serena M. chiede

Spett. Brocardi.it
Io, mia sorella e due cugini, tra loro fratelli, abbiamo ereditato due terreni (uno edificabile e uno non edificabile), un immobile ad uso abitazione ed uno ad uso commerciale.
La proprietà è indivisa, quindi ognuno di noi possiede la quota di un quarto.
Per il momento si intende mantenere la proprietà indivisa del terreno non edificabile.
Riguardo gli altri tre beni:
i cugini sono interessati a vendere la propria quota ai coeredi o a terzi; mia sorella è interessata alla proprietà del terreno edificabile e dell'abitazione; io sono interessata ad ottenere la proprietà intera del locale commerciale.
Attualmente tutti noi coeredi siamo d'accordo alla suddetta soluzione.
Ora, premesso che, da una stima recente, il valore dell'immobile commerciale è sostanzialmente pari alla somma dei valori del terreno edificabile e dell'abitazione, pensavo di procedere con due atti:
prima acquisire la quota di mia sorella del locale commerciale, lasciando a lei la mia quota dell'abitazione e del terreno edificabile;
in seguito acquistare dai cugini le loro due quote di un quarto ciascuna del locale commerciale.
Vorrei quindi sapere:
se legalmente posso procedere in questo modo e se tale soluzione sia per me conveniente rispetto all'acquisto di tutte tre le quote del locale commerciale;
come si configura il primo atto (divisione ereditaria, permuta o altro tipo di atto) e quale tassazione comporta in base alla nuova normativa in vigore dal 01/gennaio/2014.
Si ringrazia e si porgono distinti saluti.

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 9731/2014 [risposta a pagamento]

Nel caso proposto si potrebbero prospettare dal punto di vista giuridico alcune alternative:
1) una cessione delle quote dei cugini agli altri due fratelli e una contestuale o successiva permuta tra le due sorelle (scambio di abitazione e terreno edificabile con immobile commerciale);
2) una divisione che però mantenga in comunione uno dei beni immobili del compendio ereditario. Si parla in questo caso di "stralcio di quota divisionale", intendendosi con tale espressione la situazione in cui i condividenti assegnano alcuni dei beni comuni solo ad uno o ad alcuni di essi, ad integrale soddisfazione della quota a questi spettante; per effetto di ciò i condividenti non assegnatari resteranno invece in comunione sugli altri beni non oggetto dello stralcio, con la conseguente proporzionale modificazione delle quote di diritto spettanti a ciascuno di essi. Questa soluzione è attuabile, però, solo laddove per i cugini che cedano la loro quota dei fabbricati e del terreno edificabile sia ricalcolata la quota di spettanza sul terreno non edificabile, in modo da riequilibrare le proporzioni tra tutti i coeredi (eventualmente con conguagli). Circostanza che, forse, nella fattispecie non si verifica (bisognerebbe che il valore del terreno non edificabile fosse particolarmente elevato).

Per comprendere quale sia l'esatto esborso economico che le parti dovranno affrontare presentandosi davanti a un notaio, sarebbe necessario conoscere con esattezza i valori degli immobili. Tuttavia, è possibile precisare quanto segue.
La prima soluzione prospettata (la permuta) comporterebbe (oltre al'onorario del notaio) una tassazione di questo tipo:
- innanzitutto va calcolata astrattamente come in una semplice compravendita l'imposta di registro sul bene che va a chi pone il quesito (quindi, l'immobile commerciale): si tratta del 9% sul valore commerciale del bene (con un minimo di € 1.000) oltre imposte ipotecarie e catastali da € 50 ciascuna;
- allo stesso modo va calcolata astrattamente la tassazione sui beni che vanno alla sorella: il 9% di imposta di registro (con un minimo di € 1.000) oltre imposte ipotecarie e catastali da € 50 ciascuna (l'imposta di registro passa al 2% se si tratta di prima casa); il 9% di imposta di registro sul terreno (con un minimo di € 1.000) oltre imposte ipotecarie e catastali da € 50 ciascuna;
- infine, per calcolare la tassazione applicabile in concreto, va presa la più alta tra le imposte di registro sopra astrattamente calcolate; l'imposta ipotecaria è pari a 50 euro e poi vi sarebbero due imposte catastali da 50 euro (su questo punto in realtà ci sono interpretazioni diverse di una recente circolare dell'Agenzia delle Entrate, per cui secondo alcuni vi sarebbe solo una imposta pari a 50 euro e non due).

La seconda soluzione, lo stralcio divisionale, richiede una breve riflessione sul trattamento fiscale da applicare.
La divisione (ordinaria) prevede una imposta di registro pari all'1% del valore dei beni (con un minimo di € 200), oltre 200 euro di imposta catastale e 200 euro di imposta ipotecaria. Ci si chiede, però, se sia corretto qualificare il suddetto atto come “stralcio di quota” e applicare l'imposta di registro sul valore della quota stralciata anziché sul valore dell'intera massa.
La giurisprudenza è sostanzialmente concorde nel ritenere che l’imposta di registro vada commisurata al valore della quota stralciata e non dell’intero asse.

Ricordiamo che se il compendio immobiliare proviene da una successione che si è aperta da meno di 20 anni e non è mai stato fatto un atto di accettazione di eredità, il notaio chiederà la trascrizione di accettazione tacita di eredità (o anche più di una a seconda della tipologia di atto), che avrà un costo di trascrizione pari ad 294,00 euro, oltre onorario.

E' importante precisare che sarà indispensabile che a ciascuno degli atti (anche alla permuta tra le due sorelle) partecipino tutti i soggetti contitolari del diritto.

Tag: Permuta, divisione ereditaria, stralcio divisionale

Testi per approfondire questo articolo

La divisione ereditaria

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Lo studio offre una trattazione completa degli atti equiparati alla divisione di cui all'art. 764 c.c. Individuati i tipi negoziali idonei all'equiparazione, l'indagine traccia innanzitutto la distinzione tra divisione naturale e negozi equiparati, senza discostarsi dalla prospettiva tradizionale che ravvisa nello scioglimento della comunione e nell'apporzionamento le costanti di ogni fenomeno divisorio; si sofferma, poi, sulla natura del negozio equiparato, al fine di ricostruirne il... (continua)

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La divisione è la fase più importante e delicata dell’eredità. Dividere l’eredità tra i vari coeredi può diventare un problema assai complesso, vera e propria fonte di tensioni e di tormento psicologico. Ciò perché occorrerà affrontare diversi problemi di carattere pratico e giuridico. La soluzione più valida, per evitare liti e dissapori e nello stesso tempo non rinunciare ai propri diritti, è quella di... (continua)