Brocardi.it, il sito dedicato al latino dei giuristi... e molto altro CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 713

Codice Civile

Facoltà di domandare la divisione

Dispositivo dell'art. 713 Codice Civile

(1) I coeredi (2) possono sempre domandare la divisione [715, 1111 c.c.].
Quando però tutti gli eredi istituiti o alcuni di essi sono minori di età [2 c.c.], il testatore può disporre che la divisione non abbia luogo prima che sia trascorso un anno dalla maggiore età dell'ultimo nato [715 c.c.].
Egli può anche disporre che la divisione dell'eredità o di alcuni beni di essa non abbia luogo prima che sia trascorso dalla sua morte un termine non eccedente il quinquennio.
Tuttavia in ambedue i casi l'autorità giudiziaria, qualora gravi circostanze lo richiedano, può, su istanza di uno o più coeredi, consentire che la divisione si effettui senza indugio o dopo un termine minore di quello stabilito dal testatore (3).

Note

(1) La comunione ereditaria si costituisce quando più chiamati accettano l'eredità. Ciascun coerede è titolare di una quota ideale dell'intero asse ereditario. Mediante la divisione ereditaria i beni facenti parte della comunione vengono frazionati in base alle rispettive quote di ciascuno e gli eredi divengono proprietari esclusivi dei beni assegnati.

Si parla in proposito di comunione incidentale che si distingue da quella volontaria, che nasce per accordo tra i partecipanti, e da quella legale o forzosa, che nasce in forza di una previsione di legge.

La divisione ereditaria può essere di due tipi:
- amichevole, se si attua mediante accordo di tutti i chiamati;
- giudiziale, se si svolge sotto la direzione dell'autorità giudiziaria quando non sia raggiunta l'unanimità dei consensi (v. artt. da 784 a 791 c.p.c.).
(2) Legittimato è anche l'erede sotto condizione risolutiva. Al verificarsi dell'evento dedotto in condizione, l'efficacia della divisione viene meno solo per la parte relativa alla sua quota e non per l'intero.
Dubbio è se l'acquirente dell'eredità possa partecipare alla divisione, facendo la norma riferimento solo ai coeredi. Prevale l'opinione favorevole.
(3) La divisione può essere sospesa per volontà:
- del testatore: in presenza di minori o per un periodo non superiore ai cinque anni (v. art. 713 c. 3 c.c.);
- della legge, su cui v. infra l'art. 715 del c.c.;
- dell'autorità giudiziaria, su cui v. infra l'art. 717 del c.c.;
- dei condividenti.

Ratio Legis

La divisione dei beni ereditari consente a ciascun erede di godere e disporre dei beni pervenuti per successione in maniere piena e senza le limitazioni imposte dalla comunione.

Brocardi

Actio familiae herciscundae
Communio incidens
Favor divisionis
Herciscere
Res hereditariae omnium heredum communes sunt

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

339Nell'ultimo comma dell'art. 713 del c.c. è stato proposto di specificare che le circostanze, in base alle quali l'autorità giudiziaria può consentire che la divisione si effettui senza indugio o dopo un termine minore di quello stabilito dal testatore, debbano essere non solo gravi ma anche urgenti. L'aggiunta della parola «urgente» mi è sembrata superflua, perché il carattere di urgenza risulta dalla stessa espressione «senza indugio».

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 22977/2013

In materia di comunione ereditaria, è consentito ai comproprietari, nell'esercizio della loro autonomia negoziale, di pattuire lo scioglimento nei confronti di uno solo dei coeredi, ferma restando la situazione di comproprietà tra gli altri eredi del medesimo dante causa: tale contratto, con cui i coeredi perseguono uno scopo comune, senza prestazioni corrispettive, non determinando direttamente lo scioglimento della comunione, non configura una vera e propria divisione, per la cui validità soltanto è necessaria la sottoscrizione di tutti i coeredi, ma un contratto plurilaterale, immediatamente vincolante ed efficace fra gli originari contraenti e destinato ad acquistare efficacia nei confronti degli assenti in virtù della loro successiva adesione, sempre possibile, salva diversa pattuizione, sino a quando non intervenga un contrario comune accordo o un provvedimento di divisione giudiziale.

Cass. n. 12242/2011

Nel giudizio di divisione di una comunione ereditaria, ove una quota abbia costituito oggetto di cessione, la qualità di litisconsorte necessario spetta ai cessionari della quota e non agli eredi cedenti.

Cass. n. 7881/2011

In tema di divisione immobiliare, il condividente di un immobile che durante il periodo di comunione abbia goduto del bene in via esclusiva senza un titolo giustificativo, deve corrispondere agli altri i frutti civili, quale ristoro della privazione della utilizzazione "pro quota" del bene comune e dei relativi profitti, con riferimento ai prezzi di mercato correnti dal tempo della stima per la divisione a quello della pronuncia.

Cass. n. 13112/2010

Nel giudizio di divisione avente ad oggetto beni immobili soggetti al regime tavolare di pubblicità, incorre in violazione dell'art. 112 c.p.c. il giudice che - in presenza di un'espressa richiesta delle parti - ometta di provvedere alla divisione sulla base di tipi di frazionamento intavolabili, perché in tal modo viene lasciata la redazione di
quei documenti, necessari all'intavolazione dei diritti nascenti dalla sentenza, ad una successiva fase stragiudiziale che potrebbe richiedere un accordo tra le parti.

Cass. n. 6134/2010

In tema di divisione ereditaria, rientra nei poteri del giudice di merito, ed è perciò incensurabile in cassazione, accertare se, nell'ipotesi in cui nel patrimonio comune vi siano più immobili da dividere, il diritto del condividente sia meglio soddisfatto attraverso il frazionamento delle singole entità immobiliari oppure attraverso l'assegnazione di interi immobili ad ogni condividente, salvo il conguaglio in favore degli altri.

Cass. n. 4224/2007

Poiché la comunione ereditaria ha ad oggetto non soltanto la comproprietà o contitolarità di diritti ma il complesso dei rapporti attivi e passivi che formavano il patrimonio del de cuius al momento della morte, lo scioglimento dello stato di indivisione si verifica soltanto quando i condividenti abbiano proceduto con le operazioni previste dagli artt. 713 e ss. c.c. ad eliminare la maggior parte delle relative componenti; d'altra parte, lo scioglimento della comunione ereditaria non è incompatibile con il perdurare di uno stato di comunione ordinaria rispetto a singoli beni già compresi nell'asse ereditario in divisione, sicchè l'attribuzione congiunta di beni ereditari non dà luogo al cosiddetto stralcio di quota o a una divisione parziale.

Cass. n. 3385/2007

In tema di divisione ereditaria, la cessione a terzi estranei di diritti su singoli beni immobili ereditari non comporta lo scioglimento — neppure parziale-della comunione, in quanto i diritti continuano a fare parte della stessa comunione, restando l'acquisto del terzo subordinato all'avveramento della condizione che essi siano in sede di divisione assegnati all'erede che li abbia ceduti. Ne consegue che, se un coerede può alienare a terzi in tutto o in parte la propria quota, tanto produce effetti reali se e in quanto l'acquirente venga immesso nella comunione ereditaria, mentre in caso diverso la vendita avrà soltanto effetti obbligatori, salvo che la vendita non abbia avuto a presupposto un atto di scioglimento della comunione ereditaria, anche implicito, in ordine a tali beni.

Cass. n. 15583/2005

Un progetto di divisione di comunione, redatto da un terzo, cui sia stato affidato tale compito, ove si presenti di contenuto tale da integrare gli elementi della proposta e dell'accettazione della divisione e venga sottoscritto per adesione da tutti i condividenti, è idoneo a determinare l'incontro di volontà dei medesimi e quindi la conclusione del contratto di divisione.

Cass. n. 18351/2004

Tenuto conto che la comunione ereditaria ha ad oggetto non soltanto la comproprietà o contitolarità di diritti ma il complesso dei rapporti attivi e passivi che formavano il patrimonio del de cuius al momento della morte, lo scioglimento dello stato di indivisione si verifica soltanto quando i condividenti abbiano proceduto con le operazioni previste dagli artt. 713 ss. c.c. ad eliminare la maggior parte delle relative componenti; in tal caso, poiché la comproprietà che ancora residui su alcuni beni ereditari si trasforma in comunione ordinaria, non ricorrono le condizioni per l'esercizio del retratto successorio, previsto dall'art. 732 c.c. esclusivamente in presenza di una comunione ereditaria.

Cass. n. 17881/2003

In tema di divisione negoziale, in relazione alla quale fra l'altro non trova applicazione la norma dettata dall'art. 784 c.p.c. — per la divisione giudiziale — sul litisconsorzio processuale, la partecipazione (di natura sostanziale) al negozio da parte del contitolare della comunione ereditaria, è necessaria soltanto se lo scioglimento concerna la contitolarità del medesimo diritto (comunione omogenea) e non invece allorché sullo stesso bene concorrano diritti reali di tipo differente come ad esempio usufrutto e proprietà (comunione impropria). Ne consegue che non è affetto da nullità l'accordo stipulato dai comproprietari per lo scioglimento della relativa comunione nonostante che nella divisione negoziale non sia intervenuto il coniuge superstite titolare del diritto di usufrutto e partecipe — quale legatario ex lege — della comunione ereditaria dal momento dell'apertura della successione.

Cass. n. 7129/2001

In tema di divisione giudiziale, una volta pas¬sata in giudicato la sentenza con la quale è stato disposto lo scioglimento della comunione e siano stati determinati i lotti, questi entrano da quel momento a far parte del patrimonio di ciascuno degli ex comunisti se pure, nel caso ne sia disposto il sorteggio, l'individuazione in concreto di costoro abbia luogo successivamente in concomitanza con tale adempimento di carattere puramente formale, onde qualsiasi evento si verifichi nel frattempo a vantaggio o in danno dei beni costituenti ciascun singolo lotto, si verifica a vantaggio o in danno del¬l'ex comunista cui lo stesso verrà assegnato in sede di sorteggio, senza che tali accadimenti possano più minimamente influire sulla determinazione della composizione dei lotti e dar luogo ad ulteriori aggiustamenti o conguagli.

Cass. n. 8693/1998

Il principio secondo il quale non ricorre alcuna ipotesi di evizione nell'ipotesi di nullità del negozio giuridico traslativo del diritto in contestazione (poiché in tal caso il bene oggetto del trasferimento non entra a far parte del patrimonio dell'avente causa) deve ritenersi applicabile anche all'ipotesi di nullità della divisione giudiziale tra coeredi, vizio genetico dell'atto del tutto ostativo alla produzione dei suoi effetti tipici (all'assegnazione, cioè, di beni determinati a ciascuno dei condividenti), ed in conseguenza del quale, esclusa l'ammissibilità del rimedio dell'evizione tra condividenti, sorge, per converso, la necessità di procedere ad una nuova divisione. (Nella specie, il giudice di merito, accertata l'erronea inclusione, in un progetto divisionale tra coeredi, di due fondi oggetto di dominio civico destinati ad alcuni condividenti, e dichiarata, conseguentemente, la nullità dell'intera divisione, aveva escluso, con sentenza confermata dalla S.C., l'esperibilità, per gli assegnatari dei predetti beni, del rimedio di cui agli artt. 758 e 759 c.c. in tema di evizione subita da un coerede, affermando la necessità di procedere ad una nuova divisione).

Cass. n. 10220/1994

Il principio dell'universalità della divisione ereditaria non è un principio assoluto o inderogabile ed è possibile una divisione parziale, sia quando al riguardo intervenga un accordo tra le parti, sia quando, essendo stata richiesta tale divisione da una delle parti, le altre non amplino la domanda, chiedendo a loro volta la divisione dell'intero asse.

Cass. n. 5484/1993

Provvedutosi convenzionalmente allo scioglimento di una comunione, il ripristino di tale comunione può essere effettuato contestualmente nello stesso atto in cui si proceda ad una nuova e diversa divisione della medesima comunione, senza che occorra previamente provvedere con un distinto ed autonomo atto, alla ricostruzione di questa.

Cass. n. 6225/1987

A differenza della divisione ereditaria, la quale, determinando lo scioglimento della comunione fra tutti i coeredi con assegnazione in proprietà esclusiva dei singoli beni in relazione alle rispettive quote, richiede la partecipazione di tutti i coeredi (e, ove abbia ad oggetto anche diritti reali immobiliari, la stipulazione per atto pubblico a pena di nullità), la convenzione di attribuzione frazionata del godimento separato di un bene o diritto comune ereditario, non comportando direttamente lo scioglimento della comunione, è immediatamente vincolante non solo per le parti contraenti, ma è efficace anche nei confronti delle parti che abbiano espresso adesione all'accordo, sottoscrivendo l'atto, se presenti, oppure, se assenti, mediante consenso preventivo espresso anche verbalmente.

Cass. n. 2231/1985

Poiché i beni di una comunione ben possono provenire da titoli diversi, costituenti, essi stessi, distinte comunioni, da considerare come entità patrimoniali a sé stanti, può essere oggetto di divisione giudiziale la quota indivisa di un bene già in comunione.

Cass. n. 4275/1984

Quando all'eredità sono chiamate più persone, benché alcune per legge ed altre per testamento, la pluralità dei successori e la diversità dei relativi titoli non rompono l'unità della successione, instaurandosi fra i più coeredi una communio incidens che investe l'intero patrimonio ereditario del quale costoro esprimono unitariamente di fronte ai terzi la titolarità, con la conseguente necessità che la stessa divisione dell'asse, pur potendo essere chiesta da ciascun coerede, deve sempre estendersi, tranne i casi espressamente previsti dalla legge, a tutto il complesso dei beni caduti in successione.

Cass. n. 3182/1982

La sopravvenuta alienazione, totale o parziale, dei beni oggetto di comunione non osta a che i partecipanti, a prescindere da eventuali ed autonome pretese risarcitone, possano proporre domanda di divisione, al fine di realizzazione i propri rispettivi diritti, in tutto od in parte, mediante equivalente in denaro, previa ricostruzione, sia pur fittizia, della massa dividenda, con formazione delle relative quote.

Cass. n. 3014/1981

In mancanza di una chiara manifestazione di volontà delle parti, diretta alla formazione di un'unica massa, quando i beni in godimento comune provengono da titoli diversi non si realizza un'unica comunione, ma tante comunioni quanti sono i titoli di provenienza dei beni. Alla pluralità dei titoli corrisponde, quindi, una pluralità di masse, ciascuna delle quali costituisce un'entità patrimoniale a sé stante. Pertanto, in caso di divisione del complesso si hanno, in sostanza, tante divisioni, ciascuna relativa ad una massa e nella quale ogni condividente fa valere i propri diritti rispetto a questa, al di fuori e indipendentemente dai diritti che gli competono sulle altre masse. Nell'ambito di ciascuna massa, inoltre, debbono trovare soluzione
i problemi particolari relativi alla formazione dei lotti e alla comoda divisibilità dei beni immobili che vi sono inclusi.

Cass. n. 533/1978

E di ostacolo alla proponibilità di una domanda di divisione ereditaria secondo le norme della successione legittima solo la positiva risultanza ma non anche la mera possibile sussistenza di ulteriori eredi, di un testamento e di ulteriori beni, oltre quelli oggetto della domanda.

Cass. n. 3451/1977

L'esistenza di una divisione di fatto non fa venir meno l'interesse giuridico di tutte le parti — coeredi o condomini — alla divisione giudiziale, per ottenere un titolo che sia trascrivibile a norma dell'art. 2646 c.c., e questo interesse comune è sufficiente a giustificare che le spese del giudizio di divisione siano poste a carico della massa.

Cass. sez. un. n. 1145/1977

Qualora la divisione, per volontà delle parti, abbia ad oggetto solo alcuni dei beni del patrimonio comune, ciò che viene attribuito a ciascun partecipante assume la natura di acconto sulla porzione spettante in sede di divisione definitiva, con la conseguenza che tale ultima porzione, salvo patto contrario, va determinata attraverso una valutazione globale di tutti i beni, quelli già divisi e quelli rimasti in comunione, secondo un criterio uniforme e riferito allo stesso momento temporale.

Hai un dubbio su questo argomento?
Risolvi il tuo problema!

Scrivi alla nostra redazione giuridica!

Attenzione: prenderemo in esame SOLO richieste scritte in italiano corretto, con adeguata punteggiatura, riferite a quesiti e/o problematiche di natura giuridica.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 713 del c.c.

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

28/12/2015 Calabria
Maria L. chiede
“Sono vedova. E'morto mio suocero, padre di mio marito deceduto precedentemente al padre diversi anni fa.
So che ha diritto a una quota dell'eredità mia figlia (maggiorenne).
Poichè a distanza di un anno dalla morte di mio suocero gli altri suoi due figli non hanno proceduto ad alcuna divisione dei beni, desidero sapere qual è la procedura legale (a chi rivolgersi..etc..) perché mia figlia ottenga la divisione
(Gli altri eredi nel frattempo hanno continuato a riscuotere gli affitti delle diverse case di mio suocero senza dare parte alcuna a mia figlia).
Distinti saluti”
Consulenza legale i 04/01/2016
Quando più soggetti succedono al de cuius, accettandone l'eredità, si forma sui beni del patrimonio ereditario una comunione. Questo a meno non che vi sia un testamento con il quale il de cuius stesso abbia già provveduto alla divisione dei beni (art. 734 del c.c.), cosa che sarà necessario verificare (nel caso, si dovrà anche verificare che tale divisione comprenda tutti gli eredi e non leda le quote di legittima, art. 735 c.c.).

Una volta accertato lo stato di comunione tra gli eredi, la figlia potrà procedere alla divisione. Con essa si attribuiscono i beni ereditari ai singoli in proporzione delle rispettive quote. Per stabilire l'asse ereditario si dovrà tener conto non solo dei beni lasciati dal defunto ma anche delle passività e di quanto egli abbia disposto in vita (es. donazioni).
Il principio in tema di divisione è quello per cui i coeredi possono sempre chiedere la divisione (art. 713 co. 1 c.c.), salvo sussista una delle eccezioni previste dalla legge, cioè che il testatore abbia disposto che l'eredità resti indivisa, in caso di eredi minorenni, fino ad un anno dopo che l'ultimo nato è maggiorenne, ovvero, anche se non ci sono minorenni, per 5 anni (art. 713 co. 2 e 3 c.c.; entrambe le ipotesi possono essere superate dal giudice). Inoltre, può accadere che gli stessi eredi si siano accordati per un patto di indivisione ex art. 1111 del c.c.. Altre eccezioni sono previste dagli art. 715 e 717.

La legge prevede che la divisione possa essere fatta in più modi, di seguito descritti in sintesi.

1) Innanzitutto, i coeredi possono accordarsi per una divisione contrattuale, cui è possibile procedere secondo la disciplina ex art. 718 ss c.c.. Tale contratto se ha ad oggetto beni immobili deve avere la forma scritta (art. 1350 n. 11 c.c.) ed è soggetto a trascrizione (così come va trascritto se comprende beni mobili registrati). In caso vi siano creditori è necessario osservare anche l'art. 1113 del c.c., tanto in caso di divisione contrattuale che giudiziale.
La divisione contrattuale presuppone l'accordo tra coeredi: se questo sussiste essa consente di sciogliere la comunione senza ricorso ad un procedimento giudiziale.
Peraltro, se il patrimonio del de cuius è ingente e comprende molti e diversi beni, è utile rivolgersi ad un esperto (notaio, geometra ecc.) per affidargli lo svolgimento delle operazioni.

2) Se manca un accordo tra i coeredi ciascuno di essi può ricorrere al giudice per ottenere una divisione giudiziale (regolata dagli art. 784 ss c.p.c.). In tal caso, se è contestato anche il diritto di procedere alla divisione, il giudizio accerta innanzitutto tale diritto. Quindi, viene individuata la massa ereditaria e formate le porzioni; il giudice procede alle operazioni di divisione, potendo anche delegare un notaio o un professionista; viene redatto un progetto divisionale (spesso il giudice nomina a tal fine un consulente tecnico) su cui le parti sono chiamate a discutere. Se sorgono contestazioni, il giudice decide con sentenza, altrimenti dichiara esecutivo il progetto con ordinanza (il procedimento è analogo se il giudice ha delegato un notaio o un professionista). In ogni caso, il giudice dà le disposizioni necessarie per l'estrazione a sorte dei lotti (art. 789 co. 4 c.p.c.).

3) Infine, l'art. 791 bis del c.p.c. ha introdotto e disciplinato la possibilità di una divisione a domanda congiunta. Essa presuppone che non vi sia controversia né sul diritto di procedere alla divisione, né sulle quote o altre questioni pregiudiziali. La domanda deve essere avanzata congiuntamente dagli eredi o condomini e dagli eventuali creditori e aventi causa che hanno notificato o trascritto opposizione alla divisione, mediante ricorso al Tribunale con il quale chiedono la nomina di un notaio o avvocato del circondario affinché questo svolga le operazioni di divisione. Il giudice, con decreto, nomina il professionista il quale, in sintesi, predispone il progetto di divisione ed eventualmente dispone la vendita di beni non comodamente divisibili (ad entrambi tali atti le parti possono opporsi). Se non vi è opposizione entro 30 giorni il progetto è depositato in cancelleria ed il giudice lo dichiara esecutivo.

Infine, per quanto concerne le somme già riscosse dagli eredi, la figlia coerede potrà richiedere la parte di sua spettanza ponendo la relativa domanda all'atto della divisione. Tale principio è stato enunciato anche recentemente dalla Cassazione, secondo cui: "in tema di divisione immobiliare il condividente di un immobile che durante il periodo di comunione abbia goduto del bene in via esclusiva senza un titolo giustificativo, deve corrispondere agli altri i frutti civili, quale ristoro della privazione della utilizzazione "pro quota" del bene comune e dei relativi profitti, con riferimento ai prezzi di mercato correnti dal tempo della stima per la divisione a quello della pronuncia" (Cass. 14652/2012).

17/09/2015 Campania
Aniello chiede
“Sono proprietario di 333/1000 di una abitazione, mio genero è proprietario di 250/1000 della stessa abitazione, la moglie mia figlia è proprietaria di 277/1000 della stessa abitazione, altri 5 figli ogni uno è proprietari di 28/1000 per un totale di 140/1000 sempre della stessa abitazione.
Possono i miei 5 figli con 140/1000 di proprietà impedirmi di vendere a mio genero e a mia figli la mia proprietà liquidando le loro spettanze. Grazie distinti saluti.”
Consulenza legale i 23/09/2015
Nel caso di specie una comunione (che si presume ereditaria) insiste su un immobile adibito ad abitazione.

La vendita di quota ereditaria tra coeredi è ammessa liberamente, senza neppure l'obbligo di denuncia previsto dall'art. 732 sul retratto successorio.

Questo articolo sancisce che, quando un coerede vuole alienare a un estraneo la sua quota o parte di essa, scatti l'obbligo di notificare la proposta di alienazione (comprensiva di prezzo), agli altri coeredi (c.d. denuntiatio), i quali hanno diritto di prelazione.
Questo diritto deve essere esercitato nel termine di due mesi dall'ultima delle notificazioni. In mancanza della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall'acquirente e da ogni successivo avente causa, finché dura lo stato di comunione ereditaria.

Poiché la ratio della norma è quella di mantenere i beni in un determinato ambito soggettivo, cioè tra le persone che risultano eredi del de cuius (non a caso l'articolo parla di "estranei"), non risulta necessario notificare la proposta di alienazione agli altri coeredi quando si intenda vendere la propria quota a un altro coerede.

Nel caso di specie, il proprietario dei 333/1000 dell'abitazione può cedere a titolo oneroso la propria quota al genero e alla figlia senza che gli altri figli possano in qualche modo opporsi.

Una notazione giuridica. In caso di alienazione della quota indivisa di un immobile:
- quando l'immobile è l'unico cespite ereditario, l’effetto traslativo dal comunista al suo avente causa è immediato con effetti reali, in quanto il comproprietario/cedente è “proprietario esclusivo della frazione ideale di cui può liberamente disporre”, di modo che “l’effetto traslativo non resta subordinato all’assegnazione in sede di divisione della quota all’erede alienante”;
- quanto vi sono anche altri beni compresi nell'eredità, l’effetto traslativo dal comunista al suo avente causa è differito con effetti obbligatori, in quanto fino a che al cedente il bene non sarà assegnato in sede divisionale, detto bene “continua a far parte della comunione” (c.d. vendita dell’esito divisionale).
Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, sez. II, con sentenza n. 26051 del 10.12.2014.

Per completezza, si precisa che qualora il caso di specie attenesse ad una comunione ordinaria, a maggior ragione esisterebbe il diritto del comproprietario di disporre liberamente del suo diritto - nei limiti della sua quota - ai sensi dell'art. 1103 del c.c..

23/02/2014 Friuli-Venezia
Serena M. chiede
“Spett. Brocardi.it
Io, mia sorella e due cugini, tra loro fratelli, abbiamo ereditato due terreni (uno edificabile e uno non edificabile), un immobile ad uso abitazione ed uno ad uso commerciale.
La proprietà è indivisa, quindi ognuno di noi possiede la quota di un quarto.
Per il momento si intende mantenere la proprietà indivisa del terreno non edificabile.
Riguardo gli altri tre beni:
i cugini sono interessati a vendere la propria quota ai coeredi o a terzi; mia sorella è interessata alla proprietà del terreno edificabile e dell'abitazione; io sono interessata ad ottenere la proprietà intera del locale commerciale.
Attualmente tutti noi coeredi siamo d'accordo alla suddetta soluzione.
Ora, premesso che, da una stima recente, il valore dell'immobile commerciale è sostanzialmente pari alla somma dei valori del terreno edificabile e dell'abitazione, pensavo di procedere con due atti:
prima acquisire la quota di mia sorella del locale commerciale, lasciando a lei la mia quota dell'abitazione e del terreno edificabile;
in seguito acquistare dai cugini le loro due quote di un quarto ciascuna del locale commerciale.
Vorrei quindi sapere:
se legalmente posso procedere in questo modo e se tale soluzione sia per me conveniente rispetto all'acquisto di tutte tre le quote del locale commerciale;
come si configura il primo atto (divisione ereditaria, permuta o altro tipo di atto) e quale tassazione comporta in base alla nuova normativa in vigore dal 01/gennaio/2014.
Si ringrazia e si porgono distinti saluti.”
Consulenza legale i 06/03/2014
Nel caso proposto si potrebbero prospettare dal punto di vista giuridico alcune alternative:
1) una cessione delle quote dei cugini agli altri due fratelli e una contestuale o successiva permuta tra le due sorelle (scambio di abitazione e terreno edificabile con immobile commerciale);
2) una divisione che però mantenga in comunione uno dei beni immobili del compendio ereditario. Si parla in questo caso di "stralcio di quota divisionale", intendendosi con tale espressione la situazione in cui i condividenti assegnano alcuni dei beni comuni solo ad uno o ad alcuni di essi, ad integrale soddisfazione della quota a questi spettante; per effetto di ciò i condividenti non assegnatari resteranno invece in comunione sugli altri beni non oggetto dello stralcio, con la conseguente proporzionale modificazione delle quote di diritto spettanti a ciascuno di essi. Questa soluzione è attuabile, però, solo laddove per i cugini che cedano la loro quota dei fabbricati e del terreno edificabile sia ricalcolata la quota di spettanza sul terreno non edificabile, in modo da riequilibrare le proporzioni tra tutti i coeredi (eventualmente con conguagli). Circostanza che, forse, nella fattispecie non si verifica (bisognerebbe che il valore del terreno non edificabile fosse particolarmente elevato).

Per comprendere quale sia l'esatto esborso economico che le parti dovranno affrontare presentandosi davanti a un notaio, sarebbe necessario conoscere con esattezza i valori degli immobili. Tuttavia, è possibile precisare quanto segue.
La prima soluzione prospettata (la permuta) comporterebbe (oltre al'onorario del notaio) una tassazione di questo tipo:
- innanzitutto va calcolata astrattamente come in una semplice compravendita l'imposta di registro sul bene che va a chi pone il quesito (quindi, l'immobile commerciale): si tratta del 9% sul valore commerciale del bene (con un minimo di € 1.000) oltre imposte ipotecarie e catastali da € 50 ciascuna;
- allo stesso modo va calcolata astrattamente la tassazione sui beni che vanno alla sorella: il 9% di imposta di registro (con un minimo di € 1.000) oltre imposte ipotecarie e catastali da € 50 ciascuna (l'imposta di registro passa al 2% se si tratta di prima casa); il 9% di imposta di registro sul terreno (con un minimo di € 1.000) oltre imposte ipotecarie e catastali da € 50 ciascuna;
- infine, per calcolare la tassazione applicabile in concreto, va presa la più alta tra le imposte di registro sopra astrattamente calcolate; l'imposta ipotecaria è pari a 50 euro e poi vi sarebbero due imposte catastali da 50 euro (su questo punto in realtà ci sono interpretazioni diverse di una recente circolare dell'Agenzia delle Entrate, per cui secondo alcuni vi sarebbe solo una imposta pari a 50 euro e non due).

La seconda soluzione, lo stralcio divisionale, richiede una breve riflessione sul trattamento fiscale da applicare.
La divisione (ordinaria) prevede una imposta di registro pari all'1% del valore dei beni (con un minimo di € 200), oltre 200 euro di imposta catastale e 200 euro di imposta ipotecaria. Ci si chiede, però, se sia corretto qualificare il suddetto atto come “stralcio di quota” e applicare l'imposta di registro sul valore della quota stralciata anziché sul valore dell'intera massa.
La giurisprudenza è sostanzialmente concorde nel ritenere che l’imposta di registro vada commisurata al valore della quota stralciata e non dell’intero asse.

Ricordiamo che se il compendio immobiliare proviene da una successione che si è aperta da meno di 20 anni e non è mai stato fatto un atto di accettazione di eredità, il notaio chiederà la trascrizione di accettazione tacita di eredità (o anche più di una a seconda della tipologia di atto), che avrà un costo di trascrizione pari ad 294,00 euro, oltre onorario.

E' importante precisare che sarà indispensabile che a ciascuno degli atti (anche alla permuta tra le due sorelle) partecipino tutti i soggetti contitolari del diritto.

Testi per approfondire questo articolo

  • La divisione. Effetti, garanzie e impugnative. Artt. 757-768

    Autore: Mora Andrea
    Editore: Giuffrè
    Collana: Il codice civile. Commentario
    Data di pubblicazione: marzo 2014
    Prezzo: 30,00 -10% 27,00 €

    Il volume affronta, con metodo sistematico, corredato da una ricca bibliografia e dalla più recente giurisprudenza di merito e di legittimità, i profili giuridici degli effetti prodotti dalla divisione della comunione ereditaria, cui si pervenga per via contrattuale o giudiziale. Nell'opera sono trattati, altresì, i problemi delle garanzie cui sono tenuti i condividenti, la garanzia per molestie, per evizione e per inesigibilità di crediti. L'autore si sofferma... (continua)

  • La divisione ereditaria

    Editore: CEDAM
    Data di pubblicazione: dicembre 2006
    Prezzo: 22,00 -10% 19,80 €
  • La divisione dei beni ereditari. Manuale per la pratica attuazione della normativa. Con CD-ROM

    Collana: Professione & impresa. Economia e finanza
    Pagine: 228
    Data di pubblicazione: marzo 2016
    Prezzo: 34,00 -10% 30,60 €

    Il testo è una disamina di tutte le possibili casistiche di divisione ereditaria. L'analisi - corredata da precisi e dettagliati esempi pratici, con ipotesi di calcolo e casi svolti - è condotta attraverso svariate tipologie di beni (mobili, immobili e mobili registrati), in modo da coinvolgere l'interesse di molteplici figure professionali - quali notai, dottori commercialisti, legali e soprattutto "tecnici" (vale a dire geometri, ingegneri, periti e consulenti), nei... (continua)

  • La divisione dell'eredità

    Editore: Fag
    Collana: Il cittadino e la legge
    Data di pubblicazione: aprile 2014
    Prezzo: 18,00 -10% 16,20 €

    La divisione è la fase più importante e delicata dell’eredità. Dividere l’eredità tra i vari coeredi può diventare un problema assai complesso, vera e propria fonte di tensioni e di tormento psicologico. Ciò perché occorrerà affrontare diversi problemi di carattere pratico e giuridico. La soluzione più valida, per evitare liti e dissapori e nello stesso tempo non rinunciare ai propri diritti, è quella di... (continua)