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Articolo 467

Codice Civile

Nozione

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Dispositivo dell'art. 467 Codice Civile

La rappresentazione fa subentrare i discendenti [legittimi e naturali] (1) nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non può [463] o non vuole accettare l'eredità o il legato (2).
Si ha rappresentazione nella successione testamentaria quando il testatore non ha provveduto (3) per il caso in cui l'istituito non possa o non voglia accettare l'eredità o il legato, e sempre che non si tratti di legato di usufrutto o di altro diritto di natura personale (4).

Note

(1) Comma così modificato con d.lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, in vigore dal 7 febbraio 2014.

(2) La rappresentazione opera laddove sussistano due requisiti:
1) il chiamato diretto (c.d. rappresentato) sia figlio o fratello del de cuius;
2) il rappresentato non possa o non voglia accettare l'eredità perchè premorto, indegno, assente o abbia rinunciato all'eredità.
Per effetto della rappresentazione, il discendente del rappresentato succede nello stesso luogo e grado del proprio ascendente.
L'istituto in commento trova applicazione anche nella successione dei legittimari.

(3) La rappresentazione opera nella successione testamentaria a condizione che il testatore non abbia provveduto per le ipotesi di premorienza, assenza, indegnità o rinuncia, attraverso la nomina di un altro erede o legatario in luogo di quello che non può o non vuole accettare (c.d. sostituzione).

(4) La rappresentazione non si applica al legato di usufrutto e a quelli di natura personale, quali il legato di uso (v. art. 1021 del c.c.), di abitazione (v. 1022 del c.c.) o di alimenti (v. 433 del c.c.).


Ratio Legis

Scopo della norma è di consentire ai discendenti del figlio o del fratello del de cuius, che non può o non vuole accettare l'eredità, di subentrare nella quota di eredità o nel legato che spetterebbe all'ascendente.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

235Questi principi sono enunziati nell'art. 467 del c.c., art. 468 del c.c. e art. 469 del c.c.. Il primo di essi chiarisce il concetto di rappresentazione e ne fissa i limiti nel caso di successione testamentaria, affermando che la rappresentazione non ha luogo se il testatore ha fatto una sostituzione per il caso che l'istituito non possa o non voglia accettare l'eredità. A evitare il dubbio, del resto infondato, che i discendenti dell'istituito non possano reclamare la quota di riserva ,nel caso in cui sia stata disposta la sostituzione, ho posto un chiarimento a questo riguardo nell'art. 536.
L'art. 468 precisa i soggetti tra i quali vi è rappresentazione e le condizioni nelle quali questa ha luogo.
L'art. 469 infine contempla i casi in cui si ha la successione per rappresentazione e il modo in cui si effettua la divisione fra i rappresentanti.
In correlazione ai mutamenti introdotti in questo capo, ho soppresso e modificato talune disposizioni del progetto che non erano più compatibili con i nuovi principii, come sarà di volta in volta avvertito.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 5508/2012

L'indicazione dei soggetti a favore dei quali ha luogo la successione per rappresentazione, quale prevista dagli artt. 467 e 468 c.c., è tassativa, essendo il risultato d'una scelta operata discrezionalmente dal legislatore, sicché non è data rappresentazione quando la persona cui si intenda subentrare non è un discendente, un fratello o una sorella del defunto, ma il coniuge di questi.

Cass. n. 4621/2012

In tema di successioni per causa di morte, deve escludersi che chi non sia ancora concepito al momento dell'apertura della successione e, quidi, sia privo della capacità di rendersi potenziale destinatario della successione "ex lege" del "de cuius", possa succedere per rappresentazione, essendo necessario, affinché operi la vocazione indiretta, che il discendente, in quel momento, sia già nato o almeno concepito.

Cass. n. 11195/1996

La diseredazione, al pari della indegnità a succedere, non esclude l'operatività della rappresentazione a favore dei discendenti del diseredato.

Cass. n. 5077/1990

L'indicazione dei soggetti a favore dei quali ha luogo la successione per rappresentazione, quale preveduta dagli artt. 467 e 468 c.c., è tassativa, essendo il risultato d'una scelta operata dal legislatore, sicché non è data rappresentazione quando la persona cui ci si vuole sostituire non è un discendente, fratello o sorella del defunto, ma il coniuge di questi.

Cass. n. 3300/1976

L'istituto della successione per rappresentazione non opera a favore dei figli di cugini del de cuius.

Cass. n. 1366/1975

La successione per rappresentazione costituisce un caso di vocazione indiretta in ragione della quale la posizione dell'erede rappresentante si determina in base al contenuto (luogo e grado) della vocazione del chiamato (rappresentato), nel presupposto determinante e qualificante che egli non possa o non voglia venire alla successione, e nei limiti soggettivi specificamente dettati dagli artt. 467 e 468 c.c. I suddetti limiti richiedono per la rappresentazione in linea retta che il c.d. rappresentato sia figlio (senza distinzione tra figli legittimi, legittimati, adottivi, naturali) del de cuius, e che il c.d. rappresentante sia discendente anche naturale del rappresentante, e per la rappresentazione in linea collaterale che il c.d. rappresentato sia fratello o sorella del de cuius e che il c.d. rappresentante sia discendente naturale del medesimo (tenendo anche presente la sentenza della Corte costituzionale n. 79 del 1969, la quale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale degli artt. 467 e 468 c.c. — oltre che dell'art. 577 — limitatamente alla parte in cui esclude dalla rappresentazione il figlio naturale di chi, a sua volta figlio o fratello del de cuius, non potendo o non volendo accettare, non lasci o non abbia discendenti legittimi). È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 467 e 468 c.c. per violazione dell'art. 3 della Costituzione, in quanto sono stabiliti limiti soggettivi, in tema di rappresentazione, a proposito sia del rappresentato sia del rappresentante.

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Quesiti degli utenti
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Quesito n. 5486/2012 lunedì 30 aprile 2012

massimo chiede

Quesito: alla morte di soggetto (senza figli ne eredi diretti/o altro) che ha fatto testamento in favore di terzi estranei, ai fratelli della consorte premorta tocca una rappresentanza nell'asse ereditario? E se si in che proporzione? grazie

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 5486/2012 [risposta gratuita]

Con il testamento, il nostro ordinamento attribuisce ad un soggetto il diritto di disporre delle proprie sostanze per il tempo in cui avrà cessato di vivere.

Unico limite a tale volontà consiste nel rispetto della cd. quota legittima, ossia una quota dell'eredità riservata per legge ad una categoria di successibili denominati legittimari. Ai sensi dell'art. 536 del c.c. sono tali il coniuge superstite, i discendenti legittimi e naturali, gli ascendenti legittimi.

Nel caso prospettato non sussistono legittimari, pertanto il de cuius ha potuto liberamente devolvere l'eredità a suo piacere.

Infatti, i fratelli della consorte del de cuius, la quale era già venuta a mancare, non possono vantare alcun diritto a carico dell'eredità, poichè secondo la legge non solo non sono legittimari ma non risultano nemmeno parenti del defunto.

Tag: Legittimari, pubblicazione testamento

Quesito n. 2528/2011 mercoledì 23 febbraio 2011

Liotta Loredana chiede

Un soggetto (celibe e senza figli naturali ne legittimi) deceduto nel dicembre 2010 lascia per legge come unico erede legittimo il fratello. Tuttavia prima ancora che venga presentata la dichiarazione di successione, muore nel febbraio 2011 anche il fratello. Quest'ultimo per legge lascia come eredi 2 figlie e la moglie. Desidero sapere se in questi casi c'è da parte di queste ultime rappresentazione ex art. 467 c.c o invece essendo il fratello morto successivamente alla data di apertura della successione del primo si devono presentare 2 distinte dichiarazioni di successione. La prima con erede il fratello morto a febbraio. E un'altra per il fratello De Cuius morto a febbraio con eredi moglie e 2 figlie. Grazie.

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 2528/2011 [risposta gratuita]

La rappresentazione opera facendo subentrare i discendenti legittimi o naturali nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l'eredità. Difatti, di frequente la rappresentazione si verifica quando il fratello o il discendente del de cuius gli è premorto.

Nel caso di specie, la morte del fratello chiamato è successiva a quella del fratello defunto: poiché egli non aveva ancora (presumibilmente) dichiarato di accettare l'eredità, il diritto di accettazione si trasmette ai suoi eredi come diritto facente parte dell'universitas iuris a loro devoluta (art. 479 del c.c., comma 1). Andranno pertanto presentate due distinte dichiarazioni di successione.

Si ricorda, infine, che l'accettazione dell'eredità trasmessa comporta accettazione tacita dell'eredità del trasmittente.