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Articolo 116

Codice di Procedura Civile

Valutazione delle prove

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Dispositivo dell'art. 116 Codice di Procedura Civile

Il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento (1), salvo che la legge disponga altrimenti (2). Il giudice può desumere argomenti di prova dalle risposte che le parti gli danno a norma dell'articolo seguente, dal loro rifiuto ingiustificato a consentire le ispezioni che egli ha ordinate e, in generale, dal contegno delle parti stesse nel processo (3).

Note

(1) Per «prudente apprezzamento» si intende il compito del giudice tenuto a valutare la attendibilità di ogni circostanza posta alla sua attenzione, ma non necessariamente ad utilizzarla e che può poi anche considerare tutti gli elementi con efficacia probatoria emersi nel corso del giudizio.

(2) Il riferimento è quello alle c.d. prove legali, quali le prove documentali (atto pubblico e scrittura privata autenticata o riconosciuta) o quelle assunte nel processo come la confessione (v. 228 e ss.), il giuramento (v. 233 e ss.) e la testimonianza (v. 244 e ss.). Si tratta di prove la cui efficacia è predeterminata dalla legge e di fronte alle quali al giudice è impedita ogni valutazione sul contenuto della stessa, dovendosi semplicemente attenere alle risultanze della prova offerta, così come legalmente stabilito.

(3) Il contegno a cui la norma si riferisce è da intendersi come condotta qualificata delle parti, come ad es. nel caso di mancata comparizione delle parti o mancata conoscenza dei fatti di causa da parte del difensore ex artt. 183 o 420. Non rileva pertanto nè la contumacia, nè la mancata costituzione.
Inoltre, la norma si può considerare riferita anche all'ipotesi in cui il giudice possa valutare, per la formazione del suo convincimento, anche prove formate in un diverso processo. Tali prove possono essere utilizzate dal giudice come semplici indizi idonei a fornire utili e concorrenti elementi di giudizio oppure possono avere valore di prova esclusiva come ad es. accade nel caso di una perizia svolta in sede penale o di una consulenza tecnica svolta in altra sede civile.


Ratio Legis

La norma in esame fissa il principio del libero convincimento del giudice in ordine alla valutazione delle prove, cioè di quegli elementi raccolti durante lo svolgimento del processo volti a dimostrare l'esistenza di un fatto dichiarato dalle parti.
Tale principio non trova applicazione nel caso in cui sussistano delle prove c.d. legali, ovvero delle prove il cui valore è attribuito dalla legge, non restando spazio alcuno per la valutazione del giudice (ad es. confessione o giuramento).

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