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Articolo 1153

Codice Civile

Effetti dell'acquisto del possesso

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Dispositivo dell'art. 1153 Codice Civile

Colui al quale sono alienati beni mobili da parte di chi non è proprietario, ne acquista la proprietà [922] mediante il possesso, purché sia in buona fede al momento della consegna (1) e sussista un titolo idoneo al trasferimento della proprietà (2). La proprietà si acquista libera da diritti altrui sulla cosa, se questi non risultano dal titolo e vi è la buona fede dell'acquirente. Nello stesso modo si acquistano i diritti di usufrutto, di uso e di pegno.

Note

(1) La presente disposizione richiede l'effettivo trasferimento della materiale disponibilità della cosa e l'acquisizione in buona fede [v. 1147] di essa nella convinzione, cioè, che l'alienante sia il titolare del diritto di cui dispone.

(2) L'espressione «titolo idoneo al trasferimento della proprietà», si riferisce ad un negozio (manifestazione di volontà diretta alla costituzione, modificazione o estinzione di una situazione giuridicamente rilevante) che abbia ad oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa determinata ovvero la costituzione o il trasferimento di un altro diritto reale [v. 1376]. Tale atto deve essere astrattamente idoneo a realizzare tali effetti; non può infatti esserlo in concreto, poiché il soggetto che opera il trasferimento non è il proprietario della cosa trasferita. Non costituisce titolo idoneo al trasferimento della proprietà il negozio nullo [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI; 1418 ss.] o inefficace (cioè improduttivo di effetti giuridici); il negozio annullabile, invece, [v. Libro IV, Titolo II, Capo XII] costituisce titolo idoneo al trasferimento della proprietà, finché (e se) non viene annullato.


Ratio Legis

La presente disposizione annuncia la regola possesso vale titolo. Nel caso in cui un soggetto, diverso dal proprietario della cosa, trasferisce la medesima ad altro soggetto con un atto di alienazione astrattamente idoneo al trasferimento della proprietà del bene, quest'ultimo ne acquista la proprietà, purché sia in buona fede al momento della consegna della cosa. L'acquisto della proprietà, dunque, discende in questa ipotesi da una complessa fattispecie, in cui assumono rilievo centrale tre elementi: la provenienza della cosa trasferita da un soggetto che non ne è il proprietario; la presenza di un titolo che in astratto è in grado di trasferire la proprietà di un bene; la consegna materiale della cosa al soggetto che, acquisendone il possesso in buona fede, ne acquista la proprietà.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

543Nell'art. 1153 del c.c. è mantenuto il principio che si suole esprimere con la massima «il possesso vale titolo». Colui al quale sono alienati beni mobili da chi non ne è proprietario se acquista la proprietà mediante il possesso, qualora sia in buona fede al momento della consegna e sussista un titolo astrattamente idoneo al trasferimento della proprietà. Se la buona fede si estende all'inesistenza di diritti altrui sulla cosa, la proprietà si acquista libera da tali diritti; e, dato, che il possesso e il negozio di acquisto possono riferirsi così alla proprietà come ad altro diritto reale, nello stesso modo della proprietà si acquistano i diritti di usufrutto, di uso e di pegno.
L'innovazione fondamentale concerne l'abolizione, già operata nel progetto della Commissione Reale, della distinzione tra perdita volontaria e perdita involontaria del possesso, accolta nel codice del 1865, il quale, com'è noto, trattandosi di cose rubate o smarrite, ne ammetteva a favore del proprietario o possessore la ripetizione entro il biennio dal furto o dallo smarrimento (articoli 708, 700 e 2146). Un attento esame de1 problema mi ha convinto dell'inopportunità di siffatta distinzione, contraria alle esigenze di una larga e fiduciosa circolazione delle cose mobili. Invano si cerca di rinvenirne a giustificazione nell'imprudenza che normalmente sarebbe imputabile a colui che affida ad altri la cosa propria, la quale viene poi dal consegnatario indebitamente alienata. A prescindere dall'infondatezza di tale presunzione, è innegabile
che anche la perdita involontaria può benissimo dipendere da negligenza dello spogliato. Nè più persuasiva è la giustificazione che vuol rinvenirsi in una pretesa assunzione del rischio - che, per altro, non risulta in alcun modo dimostrata - da parte di chi affida. La distinzione inoltre, in quanto conduce ad ammettere la rivendicazione nei casi di furto e di smarrimento e a negarla nelle ipotesi di appropriazione indebita e di truffa, non appare soddisfacente dal punto di vista razionale. Se poi si estendesse la rivendicabilità alle cose sottratte con il concorso della volontà stessa dello spogliato, il campo di applicazione della massima «possesso vale titolo» verrebbe a restringersi in tal guisa che i casi compresi nell'eccezione prevarrebbero su quelli a cui si applicherebbe la regola. E' da considerare infine che la distinzione era già stata dal codice di commercio (art. 57) soppressa per i titoli al portatore.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 16435/2012

L'acquirente a titolo originario, ai sensi dell'art. 1153 c.c., di un'autovettura non ancora iscritta nei pubblici registri, non può rivendicare il certificato di conformità del veicolo da chi lo possieda, essendo tale certificato non un bene, suscettibile di godimento e circolazione autonomi, e fornito di un proprio valore di scambio, quanto un accessorio inscindibilmente congiunto ed essenziale dell'autovettura, la quale, privatone, perde ogni sua utilità economica.

Cass. n. 30082/2011

Non è configurabile l'acquisto a titolo originario di un'opera immateriale dell'ingegno, nella specie opera cinematografica, in base a titolo astrattamente idoneo per effetto del possesso di buona fede, ai sensi dell'art. 1153 c.c., a ciò ostando il carattere particolare del diritto d'autore, che trova fondamento unicamente nell'atto creativo e realizzativo dell'idea, per il trasferimento del quale non si richiede una consegna, perché questa, anche ove ricorra, si riferisce all'oggetto materiale in cui l'opera si estrinseca, senza però mai immedesimarsi in essa; inoltre, seppure l'art. 167 della legge 22 aprile 1941, n. 633 abbia voluto assicurare, a chi si trovi in una posizione corrispondente a quella del possessore di buona fede, la possibilità di far valere i suoi diritti nei confronti di eventuali contraffattori, non ha tuttavia inteso innovare i principi che attengono alla natura immateriale dell'opera dell'ingegno ed ai modi di acquisto dei diritti ad essa inerenti.

Cass. n. 16235/2011

L'applicazione della regola "possesso vale titolo" nell'ambito degli acquisti "a non domino" è estensibile anche ai beni mobili suscettibili di iscrizione nei pubblici registri qualora la situazione possessoria si sia verificata prima della registrazione; essa, tuttavia, può essere dichiarata solo su specifica richiesta della parte che la invoca, previo accertamento da parte del giudice di merito della sussistenza, in concreto, di tutte le condizioni richieste dalla legge, vale a dire la presenza di un titolo idoneo al trasferimento della proprietà, l'avvenuta consegna del bene e la buona fede dell'acquirente.

Cass. n. 15810/2002

Un bene mobile (nella specie, autovettura) che, pur dovendosi iscrivere nei pubblici registri, non sia stato ancora iscritto, ai sensi dell'art. 815 c.c., è oggetto di acquisto da parte del possessore di buona fede secondo le modalità di cui all'art. 1153 c.c., senza che la mancanza dei documenti necessari alla sua utilizzazione possa influire sul­la buona fede dell'acquirente; tali documenti che, essendo preordinati a consentire l'utilizzazione ordinaria del bene (nella specie, documenti di circolazione), si pongono, rispetto a quest'ultimo, in rapporto di complementarietà funzionale, co­stituendone, per l'effetto, pertinenze che, ai sensi dell'art. 818 c.c., vengono ipso facto acquistate dal proprietario della cosa principale.

Cass. n. 11719/2002

Il particolare modo di acquisto della pro­prietà di beni mobili regolato dall'art. 1153, pri­mo comma, c.c., richiede, per la sua operatività, il requisito della consegna materiale della cosa stessa, la quale deve realizzare, oltre che il venir meno nell'alienante dell'animus possidendi e del corpus possessionis, la corrispondente situazione di possesso reale da parte dell'acquirente, il quale ultimo deve ottenere una disponibilità di fatto del bene non condizionata dalla volontà del tradens. Tuttavia la consegna materiale, se deve provenire dall'alienante, non comporta anche la necessità del contatto fisico e diretto dell'acquirente con la cosa mobile, poiché ciò che viene in rilievo è il fatto che l'acquirente, ad esclusione di altri, sia posto in grado di esercitare sul bene i poteri di controllo e vigilanza, che costituiscono il conte­nuto proprio del possesso uti dominus trasmes­sogli dal suo dante causa a titolo particolare, per cui la consegna ben può essere effettuata ad un rappresentante, ad un incaricato ovvero ad un adiectus solutionis causa del compratore.

Nel caso di acquisto a non domino, da parte del concedente in leasing finanziario, di un bene mobile consegnato dal fornitore direttamente al­l'utilizzatore, lo stato di buona fede al momento della consegna, rilevante ai fini dell'acquisto della proprietà ai sensi dell'art. 1153 c.c., deve essere va­lutato con riferimento al soggetto acquirente concedente in leasing, e non dell'utilizzatore, atteso che, nel contratto di leasing finanziario, la conse­gna del bene, che il fornitore effettua, in adem­pimento dell'obbligazione assunta direttamente con il concedente, all'utilizzatore, deve intendersi eseguita ad un adiectus solutionis causa dell'acqui­rente della cosa, e non ad un suo rappresentante.

Cass. n. 7202/1995

La buona fede rilevante, ai sensi dell'art. 1153 c.c., per l'acquisto della proprietà di beni immobili da parte dell'acquirente a non domino, deve ricorrere solo nel momento dell'acquisto (mala fides superveniens non nocet) ed, essendo presunta iuris tantum, può essere vinta anche con illazioni, purché gravi, precise e concordanti, desunte da elementi di fatto coevi o precedenti all'acquisto.

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Quesito n. 2945/2011 giovedì 24 marzo 2011

emanuela bonifazi chiede

Nel 2000 ho acquistato due negozi al pianto terra della palazzina in cui vivo. Il costruttore mi aveva detto che la corte antistante era di proprietà dei locali ma sull'atto notarile non si parla degli spazi esterni. A suo tempo, recintai lo spazio con ringhiere e cancelli utilizzandolo per la mia attività di gelateria.
I locali sono stati poi venduti, ma in uno ci sono ancora io con la mia attività.
I nuovi condomini hanno deliberato che quello spazio va adibito a manovra condominiale e pertanto vorrebbero che io pagassi l'affitto: altrimenti, dovrò rimuovere ogni recinzione.
Chiedo: per averlo recintato in buona fede, pensando che fosse di mia proprietà, ed averlo utilizzato continuamente per 11 anni, senza alcuna opposizione da parte degli altri condomini, posso rientrare nella normativa che regola l'usucapione?
Faccio presente che quando venne alla luce che quello spazio era condominiale ed io avevo già recintato, i condomini firmarono una dichiarazione che recita: "Noi sottoscritti ... ... ... in qualita' di condomini dello stabile sito in ....., riconoscendo la proprietà esclusiva delle aree scoperte antistante i locali commerciali siti ai civici 66 e 68 alla sig.ra ........., autorizziamo la stessa ad effettuare la recinzione delle suddette aree e la realizzazione di aiuole".
Ora l'amministratore dice che quella dichiarazione non ha nessun valore, e' vero?
Vi ringrazio, distinti saluti.

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Essa ha ad oggetto, inoltre, la detenzione, la cui disciplina si rinviene, in modo alquanto frammentario, in alcuni degli stessi articoli dettati in termini di possesso.

La trattazione è inoltre... (continua)

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