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Articolo 1100

Codice Civile

Norme regolatrici

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Dispositivo dell'art. 1100 Codice Civile

Quando la proprietà o altro diritto reale spetta in comune a più persone, se il titolo o la legge [c. nav. 258 ss.] non dispone diversamente, si applicano le norme seguenti.


Ratio Legis

La disciplina contenuta nelle norme che seguono la presente disposizione ha carattere suppletivo (tale disciplina trova cioè applicazione in assenza di diversa disposizione dei partecipanti o di legge) rispetto alla disciplina dettata dalla volontà dei soggetti costituenti la comunione o, in subordine, dalla legge.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 14813/2008

Il condominio esiste per la sola presenza di un edificio in cui vi sia una separazione della pro­prietà per piani orizzontali, indipendentemente dall'approvazione di un regolamento e dalla va­lidità del medesimo.

Cass. n. 8727/2005

Il diritto di servitù, per sua natura indivi­sibile in quanto inerente a tutto il fondo dal lato sia attivo che passivo, non può formare oggetto di comunione, poiché essa presuppone la frazionabi­lità per quote della cosa o del diritto comune, e ciò neppure nella sua forma cosiddetta impropria (che ricorre là dove il proprietario partecipa anch'egli per una determinata quota al godimento della cosa, insieme all'usufruttuario, ovvero quando su di un medesimo bene concorrono un diritto di proprietà ed uno di usufrutto, nella prima ipotesi trattandosi di vera e propria comunione di godi­mento, e nella seconda di concorso di diritti reali differenti per tipo). Infatti, diversamente da que­st'ultima ipotesi (il cui elemento caratterizzante, coincidente con quanto si ha nella comunione propria, è da ravvisare nella estensione in forma diffusa sull'intero cespite di tutti i diritti coin­cidenti sul medesimo bene, solo astrattamente limitati dalla quota), in presenza di piú servitú di passaggio sul medesimo fondo (a fortiori se que­st'ultimo è in comproprietà tra piú soggetti) si ha coesistenza di diritti di godimento di tipo diverso, differentemente connotati e non omogenei, il cui rispettivo contenuto è delimitato dalle utilità che il fondo dominante può trarre da quello asservito, con occasionale, frammentata e parziale coinci­denza di facoltà inerenti all'esercizio di diritti di proprietà comune e servitú in rapporto a circo­scritte porzioni del bene, sicché la disciplina di cui agli artt. 1100 e segg. c.c. risulta in tal caso inapplicabile.

Cass. n. 18226/2004

Il condominio si costituisce ex se ed ope iuris senza che sia necessaria deliberazione alcuna, nel momento in cui più soggetti costruiscano su un suolo comune, ovvero quando l'unico proprietario di un edificio ne ceda a terzi piani o porzioni di piano in proprietà esclusiva, realizzando l'ogget­tiva condizione del frazionamento che ad esso dà origine.

Cass. n. 4971/1991

La contitolarità di un'utenza di irrigazione pubblica non cade sulla proprietà o su altro diritto reale e quindi non è comunione in senso tecnico ai sensi dell'art. 1100 c.c., con conseguente inap­plicabilità a. tale rapporto della disciplina prevista dagli artt. 102 e 784 c.p.c.

Cass. n. 4446/1982

In tema di differenza fra società e comunio­ne, in cui si verifica comunque un conferimento di beni o il fenomeno di una massa di beni comuni, rileva la prevalenza nella comunione dell'elemen­to statico e nella società di quello dinamico nel senso che i beni sui quali cade il condominio sono direttamente oggetto di godimento secondo la de­stinazione loro propria, mentre — nella società — sono strumento per il compimento di un'atti­vità, i cui utili saranno poi ripartiti fra le parti, senza che ad escludere l'esistenza di una società (occasionale) sia sufficiente l'unicità dell'affare, in dipendenza della sua rilevanza economica e della molteplicità e complessità degli atti che lo svolgimento ai fini di lucro comporta.

Cass. n. 510/1982

L'avvenuta costruzione di un edificio, del quale siano proprietari più soggetti, è sufficiente — ancorché non sia ancora intervenuto il rilascio del certificato di abitabilità dei singoli apparta­menti — per l'esistenza del condominio, con la conseguente applicabilità delle norme (artt. da 1100 a 1139 c.c.) ad esso relative, costituendo la nomina dell'amministratore, l'approvazione del regolamento e la determinazione delle quote millesimali soltanto strumenti per la gestione de­gli interessi comuni e l'osservanza degli obblighi connessi al preesistente rapporto di comunione, che di essi costituisce la fonte, salve eventuali mo­difiche od integrazioni pattizie.

Cass. n. 3331/1974

Quando i beni in godimento comune pro­vengono da titoli diversi non si realizza un'unica comunione, ma tante comunioni quanti sono i titoli di provenienza dei beni; sicché alla pluralità dei titoli di divisione del complesso, si hanno tan­te divisioni quante sono le masse predette.

Cass. n. 1023/1974

Nel caso di successione ereditaria nella quota-parte di un bene indiviso, ove nella quota caduta nella successione ereditaria subentrino due o più eredi, alla comunione convenzionale originaria, che si estende all'intero bene che for­ma oggetto della comunione — e a cui partecipa­no anche gli eredi aventi diritto alla quota della comunione convenzionale caduta nella succes­sione — si aggiunge una comunione ereditaria, che resta, peraltro, distinta dalla comunione con­venzionale, sia dal lato soggettivo che oggettivo: in quanto, da un lato, resta limitata, nei loro ri­spettivi reciproci rapporti, tra i soli aventi diritto alla successione; e, d'altro lato, ha per oggetto la sola quota di comproprietà che, nella comunione convenzionale, spettava al de cuius, estendendosi nel contempo a tutti gli altri beni che sono caduti nella successione ereditaria.

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