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Articolo 10 Testo unico edilizia

(D.P.R. 6 giugno 2001, n.380)

Interventi subordinati a permesso di costruire

Dispositivo dell'art. 10 Testo unico edilizia

1. Costituiscono interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e sono subordinati a permesso di costruire:

  1. a) gli interventi di nuova costruzione;
  2. b) gli interventi di ristrutturazione urbanistica;
  3. c) gli interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d'uso, nonché gli interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni.

2. Le regioni stabiliscono con legge quali mutamenti, connessi o non connessi a trasformazioni fisiche, dell'uso di immobili o di loro parti, sono subordinati a permesso di costruire o a segnalazione certificata di inizio attività.

3. Le regioni possono altresì individuare con legge ulteriori interventi che, in relazione all'incidenza sul territorio e sul carico urbanistico, sono sottoposti al preventivo rilascio del permesso di costruire. La violazione delle disposizioni regionali emanate ai sensi del presente comma non comporta l'applicazione delle sanzioni di cui all'articolo 44.

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Consulenze legali
relative all'articolo 10 Testo unico edilizia

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Lino R. chiede
lunedì 24/09/2018 - Lombardia
É in corso di validità un piano attuativo nel comune di Pieve Albignola provincia di Pavia nel quale é prevista la edificazione di una R.S.A.
Il privato che la costruisce è esente dal pagamento del contributo sul costo di costruzione ai sensi dell'articolo 17 comma 3 del D.P.R. 380/2001?”
Consulenza legale i 30/09/2018
Il permesso di costruire, disciplinato dagli articoli 10 e ss. del Testo unico edilizia, costituisce una delle modalità tramite cui il privato può esercitare lo ius aedificandi.

Il rilascio del permesso è subordinato alla sussistenza di vari presupposti, tra cui la conformità alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente.

Ai sensi dell'art. 16, una volta ottenuto il permesso di costruire, è necessario corrispondere un contributo, in generale commisurato ai costi di urbanizzazione e di costruzione, salvo varie deroghe presenti all'interno del medesimo articolo.

Per quanto riguarda più da vicino il quesiti sottoposto, la lettera c) dell'articolo 17 prevede un esonero dalla contribuzione di cui sopra nel caso in cui l'opera da realizzare siano impianti, attrezzature, opere pubbliche o di interesse generale realizzate dagli enti istituzionalmente competenti.

La costruzione di una R.S.A., potendo sicuramente rientrare nella nozione di opere pubbliche ad interesse generale, è tuttavia esente da contribuzione solamente se realizzata da un ente pubblico, e non da un privato, a meno che non sia un concessionario pubblico o titolare di una società avente i requisiti dell'In House Providing (i cui requisiti sono elencati all'art. 5).

L'unico caso in cui il privato non è tenuto alla corresponsione del contributo suddetto riguarda la costruzione di opere di urbanizzazione primaria, relative cioè a strade residenziali, spazi di sosta o parcheggio, fognature, rete idrica e reti di distribuzione dell'energia elettrica e del gas.

In conclusione, l'imprenditore privato è in linea di massima tenuto al pagamento del contributo di costruzione

Manlio B. chiede
mercoledì 18/04/2018 - Marche
“Tizio ha eseguito nel 1987 uno sbancamento per il livellamento di un lotto di terreno edificabile che ricade in zona di espansione “C2” e ha costruito a monte del lotto un muro di sostegno in cemento armato di altezza pari a ml 1,50 circa per il contenimento del terreno del vicino.
Tale muro di sostegno è pertanto completamente al di sotto della quota del terreno naturale in quanto la sommità dello stesso muro coincide con la quota del terreno naturale.
La posizione del muro di sostegno è sul confine con la proprietà limitrofa ed è stato costruito completamente sulla proprietà di Tizio.
Tizio non è in possesso di alcuna concessione edilizia per la esecuzione dell’opera.
Il lotto di terreno di 500 mq è stato destinato a giardino e orto.
I confinanti di Tizio hanno oggi, a distanza di oltre 30 anni, denunciato la costruzione del muro di sostegno all’autorità comunale.
Il vigente Regolamento Edilizio Comunale stabilisce che:
Art. 2 comma 1: Costituiscono interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e sono subordinati al permesso di costruire:
..............
h) esecuzione di opere di consolidamento e sostegno dei terreni, anche facenti parte di opere stradali, la realizzazione di laghi artificiali ad uso irriguo ed industriale……..
Inoltre….. “Nelle zone C di espansione…………..E' consentita la costruzione a confine, ove ammessa dallo strumento urbanistico, mediante accordo tra i proprietari confinanti.”
E’ ovvio che in questo caso non potrà mai esserci accordo tra i proprietari confinanti.
Ciò premesso si chiede:
a) se il muro di sostegno in parola è identificabile come “costruzione”;
b) se il Comune (che ancora non si è pronunciato) può richiedere la demolizione del suddetto muro e la rimessa in pristino dello stato dei luoghi o se l’abuso è sanabile con una sola sanzione amministrativa;
c) se per il suddetto muro, posizionato a confine fra le proprietà e al di sotto della quota naturale del terreno, può essere richiesto e rilasciato dal Comune un permesso di costruire in sanatoria.

Grazie per la cortese risposta e cordiali saluti.”
Consulenza legale i 30/04/2018
Ai sensi dell’art. 10 del vigente T.U. Edilizia (D.P.R. 380/2001), gli interventi subordinati a permesso di costruire sono quelli che comportano trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio; tra questi, gli interventi di nuova costruzione.
Prima dell’entrata in vigore del T.U. Edilizia, l’art. 1 della n. 10/1977 subordinava a concessione da parte del sindaco l’esecuzione di ogni attività comportante "trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comunale".

Sulla base del costante orientamento della giurisprudenza sia amministrativa che di legittimità, deve concludersi che i lavori descritti nel quesito non avrebbero potuto essere eseguiti in assenza di titolo abilitativo edilizio.
In particolare, è stato affermato che la realizzazione di un piazzale mediante apporto di terreno e materiale inerte e successivo sbancamento e livellamento del terreno richiede il permesso di costruire, "in quanto tale attività, pur non comportando un'edificazione in senso stretto, determina una modificazione permanente dello stato materiale e della conformazione del suolo per adattarlo ad un impiego diverso da quello che gli è proprio" (così ad es. Cass. Pen. III; 1308/2017).
Ed ancora: "le opere di scavo, di sbancamento e di livellamento del terreno, finalizzate ad usi diversi da quelli agricoli, in quanto incidono sul tessuto urbanistico del territorio, sono assoggettate a titolo abilitativo edilizio" (Cass. Pen. III, sent. 8064/2009; conf. Cass. Pen. III, sent. 48479 del 28 dicembre 2011).

Parimenti, la realizzazione del muro di contenimento non può ritenersi compresa nell’attività edilizia libera ora disciplinata dall’art. 6 T.U. Edilizia.
Anche in questo caso, infatti, secondo la giurisprudenza, per la realizzazione di un muro di contenimento è necessario il permesso di costruire, in quanto destinato a trasformare durevolmente l'area impegnata: come tale, dunque, va considerato intervento di nuova costruzione (Cass. Pen. III, sent. 15370/2010; in senso conforme Cass. n. 35898 del 2008).
Anche secondo TAR Campania, sent. 4871/2017 "il muro di contenimento, determinando una durevole trasformazione dell’area dallo stesso impegnata, non rappresenta un intervento di mera manutenzione ma una nuova costruzione, necessitante, in quanto tale, di permesso di costruire".

Passando al profilo delle sanzioni, l’art. 31 T.U. Edilizia, riguardo agli interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, stabilisce che il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale ingiunge al proprietario e al responsabile dell'abuso la rimozione o la demolizione, indicando nel provvedimento l'area che viene acquisita di diritto, ai sensi del comma 3.
In base al comma 3 del predetto articolo, infatti, se il responsabile dell'abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall'ingiunzione, il bene e l'area di sedime, nonché quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune.

Quanto alla possibilità di sanare l’abuso, la risposta al relativo quesito richiede la verifica in concreto delle caratteristiche dell’opera in rapporto alle previsioni delle norme e degli strumenti urbanistici ed edilizi.
Infatti l’art. 36 T.U. Edilizia (rubricato "accertamento di conformità") stabilisce che, in caso di interventi realizzati in assenza di permesso di costruire, il responsabile dell'abuso o l'attuale proprietario dell'immobile possono ottenere il permesso in sanatoria.
Condizione per la concessione del permesso in sanatoria è che l'intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione della domanda.
Il permesso in sanatoria può essere richiesto fino alla scadenza del termine di cui all’art. 31, comma 3, D.P.R. 380/2001 e comunque non oltre il momento dell'irrogazione delle sanzioni amministrative.