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Articolo 31 Testo unico edilizia

(D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali

Dispositivo dell'art. 31 Testo unico edilizia

1. Sono interventi eseguiti in totale difformità dal permesso di costruire quelli che comportano la realizzazione di un organismo edilizio integralmente diverso per caratteristiche tipologiche, planovolumetriche o di utilizzazione da quello oggetto del permesso stesso, ovvero l'esecuzione di volumi edilizi oltre i limiti indicati nel progetto e tali da costituire un organismo edilizio o parte di esso con specifica rilevanza ed autonomamente utilizzabile.

2. Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, accertata l'esecuzione di interventi in assenza di permesso, in totale difformità dal medesimo, ovvero con variazioni essenziali, determinate ai sensi dell'articolo 32, ingiunge al proprietario e al responsabile dell'abuso la rimozione o la demolizione, indicando nel provvedimento l'area che viene acquisita di diritto, ai sensi del comma 3.

3. Se il responsabile dell'abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall'ingiunzione, il bene e l'area di sedime, nonché quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune. L'area acquisita non può comunque essere superiore a dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita.

4. L'accertamento dell'inottemperanza alla ingiunzione a demolire, nel termine di cui al comma 3, previa notifica all'interessato, costituisce titolo per l'immissione nel possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari, che deve essere eseguita gratuitamente.

4-bis. L'autorità competente, constatata l'inottemperanza, irroga una sanzione amministrativa pecuniaria di importo compreso tra 2.000 euro e 20.000 euro, salva l'applicazione di altre misure e sanzioni previste da norme vigenti. La sanzione, in caso di abusi realizzati sulle aree e sugli edifici di cui al comma 2 dell'articolo 27, ivi comprese le aree soggette a rischio idrogeologico elevato o molto elevato, è sempre irrogata nella misura massima. La mancata o tardiva emanazione del provvedimento sanzionatorio, fatte salve le responsabilità penali, costituisce elemento di valutazione della performance individuale nonché di responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente e del funzionario inadempiente.

4-ter. I proventi delle sanzioni di cui al comma 4-bis spettano al comune e sono destinati esclusivamente alla demolizione e rimessione in pristino delle opere abusive e all'acquisizione e attrezzatura di aree destinate a verde pubblico.

4-quater. Ferme restando le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, le regioni a statuto ordinario possono aumentare l'importo delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal comma 4-bis e stabilire che siano periodicamente reiterabili qualora permanga l'inottemperanza all'ordine di demolizione.

5. L'opera acquisita è demolita con ordinanza del dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale a spese dei responsabili dell'abuso, salvo che con deliberazione consiliare non si dichiari l'esistenza di prevalenti interessi pubblici e sempre che l'opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o di rispetto dell'assetto idrogeologico.

6. Per gli interventi abusivamente eseguiti su terreni sottoposti, in base a leggi statali o regionali, a vincolo di inedificabilità, l'acquisizione gratuita, nel caso di inottemperanza all'ingiunzione di demolizione, si verifica di diritto a favore delle amministrazioni cui compete la vigilanza sull'osservanza del vincolo. Tali amministrazioni provvedono alla demolizione delle opere abusive ed al ripristino dello stato dei luoghi a spese dei responsabili dell'abuso. Nella ipotesi di concorso dei vincoli, l'acquisizione si verifica a favore del patrimonio del comune.

7. Il segretario comunale redige e pubblica mensilmente, mediante affissione nell'albo comunale, i dati relativi agli immobili e alle opere realizzati abusivamente, oggetto dei rapporti degli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria e delle relative ordinanze di sospensione e trasmette i dati anzidetti all'autorità giudiziaria competente, al presidente della giunta regionale e, tramite l'ufficio territoriale del governo, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

8. In caso d'inerzia, protrattasi per quindici giorni dalla data di constatazione della inosservanza delle disposizioni di cui al comma 1 dell'articolo 27, ovvero protrattasi oltre il termine stabilito dal comma 3 del medesimo articolo 27, il competente organo regionale, nei successivi trenta giorni, adotta i provvedimenti eventualmente necessari dandone contestuale comunicazione alla competente autorità giudiziaria ai fini dell'esercizio dell'azione penale.

9. Per le opere abusive di cui al presente articolo, il giudice, con la sentenza di condanna per il reato di cui all'articolo 44, ordina la demolizione delle opere stesse se ancora non sia stata altrimenti eseguita.

9-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi di cui all'articolo 23, comma 01.

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ELIGIO M. chiede
giovedì 11/06/2020 - Lombardia
“Il mio vicino ha ammassato 19 anni fa sulla sua proprietà confinante con la mia una enorme quantità di terreno di riporto tale da formare una collinetta su cui ha eretto la sua casa. Tale terreno arriva fino in aderenza al confine delimitato da un muretto di 80 cm sormontato da una rete a maglie larghe di mia proprietà. La quota del terreno di riporto al confine è di circa 150 cm sopra la sommità del muretto.
Dopo varie contestazioni processuali il giudice di appello ha sì confermato la nostra tesi che tale terreno è costruzione ma, di sua iniziativa e senza che tale diritto sia mai stato invocato da parte avversa, ha sentenziato che essendo esso in aderenza al nostro muretto, è tutto regolare e non va arretrato di 5 metri come da nostra richiesta.
Questo terreno di riporto non è però conforme alla concessione edilizia a suo tempo rilasciata dal Comune.
Sui disegni approvati dal comune il profilo del terreno appariva ben diverso, non arrivando al confine , fatto però mai contestato ufficialmente da noi.
Ora, che è ben chiaro e confermato che tale terreno à da considerarsi costruzione, è possibile ancora rivolgersi al Comune , richiedendogli che sia rispettata la situazione come riportato nella concessione edilizia?
E' obbligato il comune ad agire o può in qualche modo concedere una sanatoria? (va tenuto conto che è un comune di montagna con circa 1000 abitanti)
Ed infine, può un muretto di recinzione di 80 cm con sopra una rete essere considerato "muro di cinta" e quindi poterci costruire in aderenza?”
Consulenza legale i 17/06/2020
La possibilità per il Comune di sanzionare gli abusi edilizi non è soggetta ad alcun limite temporale, posto che in tale ambito pubblicistico non operano istituti privatistici quali l’usucapione o la prescrizione.
In particolare, è opinione ormai consolidata che l'attività sanzionatoria degli abusi edilizi sia imprescrittibile, in quanto la realizzazione e la permanenza dell'opera abusiva realizzano un vulnus permanente e il decorso del tempo non determina l'insorgere in capo al responsabile - proprietario di alcun legittimo affidamento, difettando il presupposto della buona fede (ex multis, Consiglio di Stato, sez. II, 11 marzo 2020, n.1737).
Pertanto, anche se sono ormai passati 19 anni dalla costruzione dell’opera, nulla impedisce di rivolgersi all’Ente per segnalare la presenza dell’abuso, che –ove venisse accertato- verrà sanzionato ex artt. 31 e ss., D.P.R. n. 380/2001.
Anzi, a fronte di una segnalazione circostanziata e documentata, l'Amministrazione è obbligata ad attivare e concludere, con atto espresso, il doveroso procedimento di controllo e verifica della natura abusiva dell'opera ai sensi dell'art. 27, D.P.R. n. 380/2001 (ex multis, T.A.R. Firenze, sez. III, 07 febbraio 2020, n.169).
L’eventuale inerzia dell’Ente, inoltre, legittima -per giurisprudenza costante- il proprietario confinante, nella cui sfera giuridica incide dannosamente il mancato esercizio dei poteri repressivi degli abusi edilizi da parte dell'organo preposto, ad avvalersi del rimedio giurisdizionale previsto dall’art. 117, D. Lgs. n. 104/2010 (ricorso avverso il silenzio) (ex multis, T.A.R. Napoli, sez. VI, 04 ottobre 2019, n.4744).

Tanto chiarito, la possibilità di sanare gli abusi edilizi è prevista dall’art. 36, D.P.R. n. 380/2001, ma ai fini della legittimità della sanatoria è indispensabile che l’opera presenti la cosiddetta doppia conformità.
Essa, cioè, deve essere conforme sia alla normativa urbanistico-edilizia vigente al momento della sua realizzazione, sia a quella vigente al momento della presentazione dell’istanza di sanatoria.
In mancanza anche di uno solo di tali presupposti, che non possono essere valutati in via discrezionale dalla P.A. ma devono essere accertati avendo riguardo alle norme fissate nella disciplina di riferimento, l’opera non è sanabile e deve essere di conseguenza sanzionata in quanto abusiva.
In ogni caso, l’iniziativa di concedere la sanatoria non può essere assunta d’ufficio dal Comune, ma presuppone un’apposita domanda dell’interessato corredata da tutti gli elementi necessari a verificare la sussistenza delle condizioni stabilite dall’art. 36, D.P.R. n. 380/2001.
Peraltro, è opportuno ricordare che sia l’eventuale provvedimento che non ravvisi la sussistenza di abusi e sia l’eventuale sanatoria, ove presentino profili di illegittimità, sono impugnabili dal vicino davanti al competente TAR nel termine di decadenza di sessanta giorni.

Quanto all’ultima domanda posta nel quesito, si rileva che, secondo la giurisprudenza, le caratteristiche fondamentali del muro di cinta, il quale non rientra nel computo delle distanze legali ex art. 878 c.c., sono costituite dall'isolamento delle facce, dall'altezza non superiore a 3 metri e dalla sua destinazione alla demarcazione della linea di confine e alla separazione e chiusura della proprietà (Cassazione civile, sez. II, 09 settembre 2019, n.22445; Cassazione civile sez. II, 18 maggio 2016, n.10265).
Ai muri di cinta sono poi equiparati tutti manufatti che, pur carenti di alcuni dei requisiti indicati, siano comunque idonei a delimitare un fondo ed abbiano ugualmente la funzione e l'utilità di demarcare la linea di confine e di recingere il fondo (Cassazione civile, sez. II, 16 febbraio 2015, n.3037).
In ogni caso, l’art 877 c.c. ammette la costruzione in aderenza al muro del vicino, purché la nuova fabbrica non appoggi su quella preesistente.
Tuttavia, per comprendere se la costruzione in aderenza sia ammissibile o meno non è sufficiente considerare la norma codicistica da ultimo menzionata, ma è necessario anche verificare le specifiche previsioni dei regolamenti comunali, che costituiscono vere e proprie norme integrative del Codice civile per quanto riguarda la disciplina delle distanze.
Pertanto, una costruzione di questo genere può dirsi legittimamente eretta solo ove i regolamenti comunali non fissino una distanza minima dal confine, oppure consentano espressamente l’edificazione in aderenza (Cassazione civile, sez. II, 26 aprile 2017, n.10304).
Non è dato sapere se la sentenza di appello sia già passata in giudicato, ma -se così non fosse- sarebbe opportuno verificare con l’assistenza del legale che ha seguito la causa anche il contenuto di tali norme locali, al fine di valutare la possibilità di ricorrere per la cassazione della decisione.