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Articolo 33 Testo unico edilizia

(D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380)

[Aggiornato al 30/11/2020]

Interventi di ristrutturazione edilizia in assenza di permesso di costruire o in totale difformità

Dispositivo dell'art. 33 Testo unico edilizia

1. Gli interventi e le opere di ristrutturazione edilizia di cui all'articolo 10, comma 1, eseguiti in assenza di permesso o in totale difformità da esso, sono rimossi ovvero demoliti e gli edifici sono resi conformi alle prescrizioni degli strumenti urbanistico-edilizi entro il congruo termine stabilito dal dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale con propria ordinanza, decorso il quale l'ordinanza stessa è eseguita a cura del comune e a spese dei responsabili dell'abuso.

2. Qualora, sulla base di motivato accertamento dell'ufficio tecnico comunale, il ripristino dello stato dei luoghi non sia possibile, il dirigente o il responsabile dell'ufficio irroga una sanzione pecunaria pari al doppio dell'aumento di valore dell'immobile, conseguente alla realizzazione delle opere, determinato, con riferimento alla data di ultimazione dei lavori, in base ai criteri previsti dalla legge 27 luglio 1978, n. 392, e con riferimento all'ultimo costo di produzione determinato con decreto ministeriale, aggiornato alla data di esecuzione dell'abuso, sulla base dell'indice ISTAT del costo di costruzione, con la esclusione, per i comuni non tenuti all'applicazione della legge medesima, del parametro relativo all'ubicazione e con l'equiparazione alla categoria A/1 delle categorie non comprese nell'articolo 16 della medesima legge. Per gli edifici adibiti ad uso diverso da quello di abitazione la sanzione è pari al doppio dell'aumento del valore venale dell'immobile, determinato a cura dell'agenzia del territorio.

3. Qualora le opere siano state eseguite su immobili vincolati ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, l'amministrazione competente a vigilare sull'osservanza del vincolo, salva l'applicazione di altre misure e sanzioni previste da norme vigenti, ordina la restituzione in pristino a cura e spese del responsabile dell'abuso, indicando criteri e modalità diretti a ricostituire l'originario organismo edilizio, ed irroga una sanzione pecuniaria da 516 euro a 5164 euro.

4. Qualora le opere siano state eseguite su immobili, anche se non vincolati, compresi nelle zone omogenee A, di cui al decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, il dirigente o il responsabile dell'ufficio richiede all'amministrazione competente alla tutela dei beni culturali ed ambientali apposito parere vincolante circa la restituzione in pristino o la irrogazione della sanzione pecuniaria di cui al precedente comma. Qualora il parere non venga reso entro novanta giorni dalla richiesta il dirigente o il responsabile provvede autonomamente.

5. In caso di inerzia, si applica la disposizione di cui all'articolo 31, comma 8.

6. È comunque dovuto il contributo di costruzione di cui agli articoli 16 e 19.

6-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi di ristrutturazione edilizia di cui all'articolo 23, comma 01, eseguiti in assenza di segnalazione certificata di inizio attività o in totale difformità dalla stessa.

Spiegazione dell'art. 33 Testo unico edilizia

L’articolo in esame sanziona l’esecuzione di interventi di ristrutturazione edilizia in assenza di titolo o in totale difformità da esso.
Per la nozione di ristrutturazione si rimanda al commento all’art. 10 del Testo Unico, ricordando che vi rientrano le opere che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente con modifiche della volumetria complessiva degli edifici ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d'uso, nonché gli interventi che comportino modificazioni della sagoma o della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti di immobili sottoposti a vincoli culturali e paesaggistici.

La prima e principale sanzione prevista in relazione a tali abusi è la rimessione in pristino dello stato dei luoghi, che in caso di inerzia dei soggetti intimati nel termine stabilito dal Comune viene eseguita dall’Ente pubblico a loro cura e spese.

Le più rilevanti differenze rispetto all’articolo precedente sono costituite sia dal fatto che, in caso di mancata esecuzione spontanea dell’ordinanza di demolizione, la demolizione d’ufficio avviene senza l’acquisizione dell’area al patrimonio comunale, sia dalla possibilità di sostituire la misura ripristinatoria con una sanzione di natura pecuniaria, pari al doppio dell'aumento di valore dell’immobile.

Tale conversione costituisce un’eccezione alla regola generale che impone la demolizione delle opere edilizie abusive e può essere ammessa soltanto in via subordinata e residuale, previo accertamento circa l’oggettiva impossibilità di procedere alla demolizione delle parti costruite in difformità o in assenza di titolo senza incidere sulla stabilità dell'intero edificio.

Qualora l’abuso sia stato commesso all’interno delle Zone A (centri storici), la valutazione circa l'alternativa tra la restituzione in pristino e l'irrogazione della sanzione pecuniaria è demandata all’Amministrazione competente alla tutela dei beni culturali, anche in assenza di specifici vincoli gravanti sull’immobile.

In ogni caso, la giurisprudenza consolidata ritiene che la possibilità di applicare la sanzione pecuniaria sostitutiva non debba essere vagliata dall’Amministrazione al momento dell’accertamento dell’abuso, bensì appartenga più propriamente alla fase esecutiva dell’ordine di demolizione.
Pertanto, vengono ritenute legittime le ordinanze che si limitino a constatare l’esistenza delle opere di ristrutturazione edilizia abusive ed a intimare il ripristino dello stato dei luoghi, senza dare conto della sostituibilità della demolizione con la sanzione pecuniaria di cui al comma 2 della norma in esame.

Si nota comunque che, differentemente dall’ipotesi prevista dall’art. 31, comma 5, del Testo Unico, la facoltà di disporre la sanzione sostitutiva prescinde da qualsiasi valutazione circa l’interesse pubblico al mantenimento dell’opera, in quanto dipende soltanto da accertamenti oggettivi di natura tecnico-costruttiva.

L’articolo 33, infine, introduce un regime più severo per gli abusi compiuti in relazione ad immobili tutelati sotto l’aspetto culturale ed ambientale, che presentano un grado maggiore di offensività rispetto a quelli incidenti sul patrimonio edilizio non vincolato.

In tal caso, la sanzione demolitoria e quella pecuniaria non sono applicate in via alternativa, bensì in maniera cumulativa e la ragione della differente disciplina consiste nel fatto che, per gli immobili vincolati, il ripristino è imposto dalla prevalente esigenza di tutela derivante direttamente dall'imposizione del vincolo.

Massime relative all'art. 33 Testo unico edilizia

Cons. Stato n. 5018/2017

In materia edilizia deve considerarsi illegittima l'adozione, da parte di un'Amministrazione comunale, di un provvedimento repressivo inibitorio della D.I.A. (già consolidatasi) oltre il termine perentorio di trenta giorni dalla presentazione della medesima D.I.A. e senza le garanzie e i presupposti previsti dall'ordinamento per l'esercizio del potere di annullamento d'ufficio (L. n. 241/ 1990) (Riforma della sentenza del T.a.r. Lombardia, Milano, sez. II, n. 1307/2016).

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