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Articolo 513 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Ricerca delle cose da pignorare

Dispositivo dell'art. 513 Codice di procedura civile

L'ufficiale giudiziario, munito del titolo esecutivo [492 2] e del precetto, può ricercare le cose da pignorare nella casa del debitore e negli altri luoghi a lui appartenenti [519]. Può anche ricercarle sulla persona del debitore, osservando le opportune cautele per rispettarne il decoro [disp. att. 165] (1) (2).

Quando è necessario aprire porte, ripostigli o recipienti, vincere la resistenza opposta dal debitore o da terzi, oppure allontanare persone che disturbano l'esecuzione del pignoramento, l'ufficiale giudiziario provvede secondo le circostanze, richiedendo, quando occorre, l'assistenza della forza pubblica.

Il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato, su ricorso del creditore, può autorizzare con decreto l'ufficiale giudiziario a pignorare cose determinate che non si trovano in luoghi appartenenti al debitore ma delle quali egli può direttamente disporre [1839-1841 c.c.]. (3)

In ogni caso l'ufficiale giudiziario può sottoporre a pignoramento, secondo le norme della presente sezione, le cose del debitore che il terzo possessore consente di esibirgli. (4)

Note

(1) Il pignoramento di cui al presente articolo ha per oggetto beni mobili, il denaro e i titoli di credito. I crediti, invece, vengono espropriati con la procedura prevista dall'art. 543 (pignoramento presso terzi). Diversamente, non possono formare oggetto del pignoramento previsto dalla norma in esame i diritti di uso, abitazione e servitù.
(2) Appare opportuno precisare che nel caso dell'espropriazione mobiliare presso il debitore il pignoramento consiste in un atto dell'ufficiale giudiziario che ha inizio su istanza del creditore procedente, con la consegna da parte di quest'ultimo, all'ufficiale giudiziario, del titolo esecutivo e del precetto debitamente notificati. L'ufficiale ha il dovere di verificare la regolarità formale di tali atti e delle loro notificazioni, potendosi rifiutare legittimamente di procedere al pignoramento nel caso in cui riscontrasse delle irregolarità formali.
(3) Al terzo comma la norma si riferisce alla diretta disponibilità del bene, intendendo con tale espressione il potere di disporre del bene da parte del debitore, senza che sia necessario l'intervento del terzo per consentire al debitore di asportare il bene dal luogo di proprietà del terzo. In tal caso è richiesta, per procedere al pignoramento, l'autorizzazione del presidente del tribunale o del giudice da lui delegato.
Diversamente, ricorre il caso previsto dal quarto comma quando il debitore non possa disporre liberamente dei beni, perchè questi ultimi si trovano nella materiale disponibilità del terzo, come ad esempio nel caso di un rapporto di comodato o di deposito. In questa ipotesi, il pignoramento è possibile solo se il terzo possessore consente di esibire le cose.
(4) L'articolo è stato modificato dal D. Lgs. 13 luglio 2017, n. 116, con decorrenza dal 31 ottobre 2021.
Il testo dell'art. 513 c.p.c. in vigore dal 31/10/2021 è il seguente:
"L'ufficiale giudiziario, munito del titolo esecutivo e del precetto, può ricercare le cose da pignorare nella casa del debitore e negli altri luoghi a lui appartenenti. Può anche ricercarle sulla persona del debitore, osservando le opportune cautele per rispettarne il decoro.
Quando è necessario aprire porte, ripostigli o recipienti, vincere la resistenza opposta dal debitore o da terzi, oppure allontanare persone che disturbano l'esecuzione del pignoramento, l'ufficiale giudiziario provvede secondo le circostanze, richiedendo, quando occorre, l'assistenza della forza pubblica.
Il giudice di pace, su ricorso del creditore, può autorizzare con decreto l'ufficiale giudiziario a pignorare cose determinate che non si trovano in luoghi appartenenti al debitore, ma delle quali egli può direttamente disporre.
In ogni caso l'ufficiale giudiziario può sottoporre a pignoramento, secondo le norme della presente sezione, le cose del debitore che il terzo possessore consente di esibirgli".

Massime relative all'art. 513 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 6393/2015

In ipotesi di contratto di conto corrente bancario affidato con saldo negativo, il creditore non può pignorare le singole rimesse che, affluite sul conto del debitore, hanno comportato la mera riduzione dello scoperto, ma eventualmente il solo saldo positivo, atteso che il contratto in questione dà luogo ad un rapporto giuridico unitario, composto da poste attive e passive, che non si risolve a seguito del pignoramento.

Cass. civ. n. 23625/2012

In tema di espropriazione mobiliare presso il debitore, l'art. 513 c.p.c. pone una presunzione di titolarità in capo a quest'ultimo dei beni che si trovano nella sua casa e negli altri luoghi a lui appartenenti; pertanto, poiché l'attività svolta dall'ufficiale giudiziario in sede di pignoramento mobiliare è meramente esecutiva, è preclusa al medesimo qualsiasi valutazione giuridica dei titoli di appartenenza dei beni da sottoporre al pignoramento, rimanendo a disposizione degli eventuali terzi proprietari lo strumento processuale dell'opposizione di terzo all'esecuzione.

Cass. civ. n. 8746/2011

La forma di pignoramento prevista dal terzo comma dell'art. 513 c.p.c. prescinde dal collegamento spaziale dei beni pignorati presso la casa o l'azienda del debitore, presupponendo soltanto la disponibilità materiale della cosa da parte del debitore medesimo, rispetto alla quale il terzo che ne rivendichi la proprietà dovrà fornire la prova del titolo di questa, ma non anche l'affidamento al debitore, che, invece, è presupposto rilevante nella fattispecie regolata dal primo comma del citato art. 513 ed alla cui stregua si impone il rigoroso regime probatorio dettato dall'art. 621 c.p.c. Tuttavia, nell'anzidetta fattispecie di cui al terzo comma dell'art. 513, al terzo si richiede anche la dimostrazione dell'opponibilità dell'acquisto al creditore pignorante ed a quelli intervenuti nell'esecuzione, il cui regime, ove si tratti di alienazione di beni mobili iscritti in pubblici registri, è dettato dall'art. 2914, n. 1), c.c. (Nella specie, la S.C., confermando la sentenza di merito, della quale ha corretto la motivazione ex art. 384 c.p.c., ha ritenuto che l'acquisto di tre trattori da parte della società terza opponente non fosse opponibile al creditore pignorante per non esser stato il relativo conferimento in società trascritto prima del pignoramento).

Cass. civ. n. 539/2002

In caso di opposizione di terzo avverso il pignoramento eseguito contro una società (nella specie, a r.l.), quando detto atto esecutivo venga effettuato in un luogo che oltre ad essere la residenza del terzo sia anche luogo di appartenenza della società debitrice, che ivi svolga la sua normale attività amministrativa con l'arredo di ufficio indispensabile, non merita censura in sede di legittimità la valutazione del giudice di merito che, in virtù dello stabile rapporto di fatto tra il debitore e detto luogo di sua appartenenza in comune con altri, ritenga sussistente la condizione di proprietà, in capo allo stesso debitore, di quei beni per i quali il diritto, oltre che conclamato dalla presunzione di possesso, è reso altresì verosimile dalla reale destinazione all'attività esercitata.

Cass. civ. n. 6957/2001

In tema di esecuzione forzata di beni mobili, possono essere sottoposte a pignoramento, nelle forme dell'espropriazione presso terzi, i crediti del debitore e le cose di sua proprietà che sono in possesso di terzi e delle quali non possa direttamente disporre; nel caso, invece, si tratti di cose che si trovino in luoghi non appartenenti al debitore ma delle quali questi possa direttamente disporne, la forma del pignoramento deve essere quella prevista dall'art. 513, comma terzo, c.p.c. Pertanto, in caso di beni costituenti il patrimonio di una persona giuridica, la quale li possiede per il tramite necessario dei suoi organi rappresentativi persone fisiche, che li detengono per conto e nell'interesse dell'ente, la disponibilità esclusiva, richiesta dall'art. 513 cit. resta alla persona giuridica; conseguentemente il pignoramento in danno di quest'ultima deve seguire la forma dell'espropriazione mobiliare presso il debitore e non quella dell'espropriazione presso terzi prevista dall'art. 543, primo comma, cod. cit.

Cass. civ. n. 5617/1994

Il creditore che pretende di eseguire il pignoramento di un bene mobile che assume di proprietà del suo debitore ed è, però, detenuto da un terzo, deve procedere, se il terzo non consente di esibire la cosa all'ufficiale giudiziario, con le modalità e le forme previste dall'art. 543 ss. c.p.c., e non con quelle previste per il pignoramento presso il debitore che, ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 513 c.p.c., può essere eseguito dall'ufficiale giudiziario presso il terzo possessore solo per i beni che questo consente di esibirgli come cose appartenenti al debitore.

Cass. civ. n. 4616/1987

La presunzione iuris tantum di appartenenza al debitore dei beni pignorati, opera solo se ed in quanto i beni siano rinvenuti nella casa di abitazione dello stesso. Pertanto, quando in sede di opposizione di terzo all'esecuzione, risulti che il luogo in cui essi sono stati staggiti non è la casa del debitore, spetta al creditore che intende insistere nell'esecuzione provarne specificamente l'appartenenza al debitore.

Cass. civ. n. 1995/1979

La presunzione di appartenenza al debitore dei beni pignorati presso la sua abitazione o le pertinenze della medesima, di cui all'art. 513 c.p.c., ha natura legale, e, pertanto, non può essere vinta dal terzo opponente, che deduca la proprietà od altro diritto reale sui beni stessi, mediante presunzioni semplici.

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Consulenze legali
relative all'articolo 513 Codice di procedura civile

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Daniele G. chiede
giovedì 20/10/2016 - Veneto
“Gentili Signori, volevo chiedervi come posso tutelarmi dal possibile pignoramento dei beni mobiliari, quali divani, tavoli sedie, TV, librerie, quadri, oggetti di valore, ecc. normalmente presenti in un'abitazione o in un ufficio, nel rispetto delle leggi vigenti e tenendo conto anche delle recenti pronunce della Cassazione in materia.

Consulenza legale i 28/10/2016
Norme fondamentali in materia di pignoramento mobiliare sono quelle contenute negli articoli da 513 a 517 del codice di procedura civile.

Dispone l’art. 513 c.p.c. che l’ufficiale giudiziario può ricercare le cose da pignorare nella casa del debitore e negli altri luoghi a lui appartenenti, ponendo una presunzione di appartenenza al debitore dei beni reperiti presso la sua abitazione.
Egli può rifiutarsi di procedere a pegno e redigere un verbale negativo soltanto quando l’appartenenza dei beni ad un terzo risulti ictu oculi da circostanze inequivocabili.
Il problema che a questo punto si pone, e che di recente ha formato oggetto di una pronuncia da parte della Corte di Cassazione (cfr. Cass. Sezione III Civ. sentenza 20.12.2012 n. 23625), è quello di verificare quali siano i margini di autonomia dell’ufficiale giudiziario in sede di espropriazione mobiliare presso il debitore, stabilendo di conseguenza se il creditore procedente abbia la possibilità di agire a titolo di responsabilità civile contro l’eventuale inerzia ingiustificata dell’ausiliario del Giudice.

Ora, premesso che l’ufficiale giudiziario non può procedere ad un pignoramento indiscriminato dei beni rinvenuti presso la casa del debitore o gli altri luoghi a lui appartenenti, dovendo in tale sede tenere conto dei limiti posti dagli articoli 514, 515 e 516 del cpc, secondo il recente orientamento della Suprema Corte la nozione di appartenenza va intesa come mera disponibilità dei beni, sicchè i beni mobili che si trovano nell’ambito spaziale individuato dall’art. 513 cpc si presumono necessariamente appartenenti al debitore ed all’ufficiale giudiziario sarà precluso di sindacare se a tale dato esteriore faccia riscontro o meno anche la titolarità giuridica dei beni.

Si fa infatti osservare che l’attività dell’ufficiale giudiziario è meramente esecutiva e non può mai ammettersi che egli abbia il potere discrezionale di decidere autonomamente di rifiutarsi di procedere al pignoramento mobiliare dei beni che si trovano nella casa del debitore e negli altri luoghi a lui appartenenti.

Così argomentando, si è perfino ritenuto che l’ufficiale giudiziario debba eseguire il pignoramento su quei beni che formino oggetto di un contratto di comodato regolarmente registrato, in quanto tale contratto presuppone in capo al comodante la sola disponibilità della cosa e non anche la proprietà.
Tale conclusione troverebbe il conforto nelle seguenti altre considerazioni:
a) consentire all’ufficiale giudiziario di rifiutarsi di procedere al pignoramento allorchè il debitore gli esibisca una documentazione attestante in astratto l’appartenenza dei beni ad altri finirebbe di fatto con il vanificare le finalità dell’esecuzione forzata, rimettendo alla valutazione dell’ausiliario ciò che invece può e deve essere valutato dal Giudice
b) la legge prevede pur sempre un rimedio apposito avverso il pignoramento di beni in astratto non appartenenti al debitore ma nella sua disponibilità, ossia l’opposizione di terzi all’esecuzione, disciplinata dall’art. 619 cpc.

Contro a tutto quando detto sopra non sarebbe neppure utile, secondo la Suprema Corte, richiamare le disposizioni relative all’esecuzione esattoriale, ed in particolare l’art. 63 del DPR 602/1973, come modificato dal Dlgs 26.02.1999 n.46, norma che consente all’’ufficiale giudiziario di astenersi dal pignoramento quando è dimostrato che i beni appartengano a persona diversa dal debitore iscritto a ruolo: trattasi di normativa speciale, non applicabile in via generale all’espropriazione mobiliare.

Alla luce di quanto detto sopra, dunque, e volendo dare una risposta al quesito posto, unica possibilità consentita al debitore di tutelarsi legittimamente da un pignoramento mobiliare sarebbe quella di far risultare la proprietà aliena dei beni che si trovano nei luoghi a lui appartenenti mediante un atto pubblico o una scrittura privata autenticata o da sentenza passata in giudicato.

Eguale valore giuridico può attribuirsi alle fatture di acquisto emesse in favore di terzi con descrizione analitica dei beni che ne formano oggetto ovvero eventuali contratti di finanziamento sempre stipulati da terzi estranei all’esecuzione con descrizione dei singoli beni.

Tali atti giuridici legittimerebbero l’ufficiale giudiziario ad astenersi legittimamente dal procedere a pegno senza incorrere in alcuna responsabilità ex art. 60 cpc e 108 DPR 15.12.1959 n. 1229 (Ordinamento degli ufficiali giudiziari), e ciò per le seguenti ragioni:
1. verrebbe ad essere rispettata l’esigenza manifestata dalla Suprema Corte che l’appartenenza dei beni ad un terzo “risulti ictu oculi da circostanze inequivocabili”;
2. si avrebbe prova certa che i beni rinvenuti nella casa del debitore siano non solo nella disponibilità di terzi, come avviene per il contratto di comodato, ma anche di proprietà altrui.

Eugenio chiede
giovedì 23/12/2010

“Se il debitore è un maggiorenne e non ha nulla di proprietà e non ha neanche un reddito, i beni dei genitori con i quali esso vive, possono essere presi in considerazione per un pignoramento? Grazie.”

Consulenza legale i 23/12/2010

Uno dei principi fondamentali che reggono il nostro ordinamento è quello sancito dall'art. 2740 del c.c.: Il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri.
Il pignoramento può colpire solo beni di cui il debitore è titolare, che però possono trovarsi anche presso terzi.


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