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Articolo 414 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Persone che possono essere interdette

Dispositivo dell'art. 414 Codice civile

(1) Il maggiore di età [2] e il minore emancipato [390], i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi, sono interdetti [85, 119, 193, 245, 417 ss., 429, 2949 n. 1; 40 disp. att.; 643 c.p.; 712 c.p.c.] quando ciò è necessario per assicurare la loro adeguata protezione.

Note

(1) L'articolo è stato così sostituito dall'art. 42 della L. 9 gennaio 2004 n. 6.

Brocardi

Furiosi, vel eius cui bonis interdictum sit, nulla est voluntas
Imbecillitas mentis

Spiegazione dell'art. 414 Codice civile

L'assoluta incapacità di provvedere ai propri interessi deve essere valutata avuto riguardo anche agli interessi non patrimoniali purché possano subire pregiudizio da atti giuridici se non difesi dall'attività di un tutore. L'incapacità deve quindi essere valutata in base a personalità e condizione sociale dell'interdicendo, natura ed entità degli interessi affidati alla sua disponibilità, ed alla rispondenza della misura dell'interdizione per il soggetto che manifesti la carenza di autonomia.
L'interdizione viene definita giudiziale perché derivante da un accertamento giudiziario culminante in una sentenza (provvisoriamente esecutiva, che esplica pertanto i suoi effetti senza attenderne il passaggio in giudicato).
La cd. interdizione legale (di cui all'art. 32 del c.p.) invece opera automaticamente poichè conseguente a sentenza penale (derivante da reato doloso): riveste i tratti della sanzione e non del rimedio di tutela.
La sanzione per gli atti compiuti dall'interdetto (che ne sarebbe stato incapace poichè la figura di cui al presente articolo incide sulla capacità di agire) è rappresentata dall'istituto dell'annullamento (art. 1425 del c.c.), azionabile su istanza del tutore, dell'interdetto o degli eredi o aventi causa, nel termine di prescrizione quinquennale (art. 2934 del c.c.) decorrente dal passaggio in giudicato della sentenza che revoca l'interdizione oppure dalla morte dell'incapace a contrarre.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 414 Codice civile

Cass. civ. n. 18322/2007

Nel giudizio di interdizione è riservato al giudice del merito l'accertamento in concreto dell'esistenza e della misura della patologica alterazione delle capacità mentali e della conseguente incapacità, da parte dell'interdicendo, di provvedere ai propri interessi e, a tal fine, il giudice può recepire le conclusioni del consulente d'ufficio, senza necessità di esporre dettagliatamente tutte le ragioni per le quali ritenga di doverle accogliere.

Cass. civ. n. 2031/1990

L'interdizione o l'inabilitazione dell'infermo di mente devono ricollegarsi alle condizioni di salute psichica in atto al momento della relativa pronuncia, e, quindi, devono prescindere tanto da precorsi episodi d'infermità, quanto dall'eventualità di ricadute, ove prospettabile in termini di mera possibilità e non di alta probabilità.

Cass. civ. n. 5652/1989

L'incapacità di provvedere ai propri interessi, contemplata dall'art. 414 c.c. al fine dell'interdizione dell'infermo di mente, va riguardata anche sotto il profilo degli interessi non patrimoniali, sempre che si tratti di interessi che possano subire pregiudizio da atti giuridici, e per la cui difesa, pertanto, sia configurabile una supplenza del tutore (come nel caso in cui si debba ovviare ai pericoli derivanti dal rifiuto, per infermità psichica, di cure od interventi medici).

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Consulenze legali
relative all'articolo 414 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Sante B. chiede
sabato 14/05/2011 - Lombardia
“Due coniugi con quattro figli si sono separati consensualmente.La madre è affetta da sclerosi multipla in stadio avanzato. Tende a spendere irresponsabilmente le sue proprietà. I figli sono preoccupati. Possono avanzare richiesta di un intervento del giudice per tutelare il loro avvenire ? Una figlia maggiorenne può proporsi come amministratrice di sostegno ?
Ringrazio per la cortesia.
Sante Bardini”
Consulenza legale i 15/05/2011

La nomina di un amministratore di sostegno può essere richiesta a beneficio di una persona che per effetto di un'infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica si trovi nell'impossibilità anche parziale di provvedere ai propri interessi. Va dato atto del fatto che, sebbene la norma dell'art. 404 del c.c. sembri autorizzare a pensare che basti un semplice impedimento fisico per poter dare luogo alla nomina di un amministratore di sostegno, deve comunque essere presente una certa limitazione della capacità decisionale del soggetto. La nomina dell'amministratore di sostegno viene disposta dal giudice tutelare con decreto motivato, immediatamente esecutivo, il cui contenuto verrà determinato tenendo conto della particolarità della situazione concreta. Il provvedimento individuerà la persona dell'amministratore di sostegno e del beneficiario e conterrà le determinazioni in ordine alla durata, ai limiti e all'oggetto dell'incarico.

Ai sensi dell'art. 406 del c.c. il ricorso per l'istituzione di questa figura può essere proposto dallo stesso soggetto beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato ovvero da uno dei soggetti indicati nell'art. 417 del c.c.. Questi sono il coniuge, la persona stabilmente convivente, i parenti entro il quarto grado, gli affini entro il secondo grado, il tutore, il curatore o il pubblico ministero. Da qui la possibilità che la figlia maggiorenne possa avanzare istanza per l'istituzione dell'amministrazione di sostegno nei confronti della madre.

Riguardo la persona da nominare, questa è scelta rimessa alla valutazione del giudice, il quale si formerà una preliminare opinione mediante la lettura del ricorso con il quale si chiede la nomina, ed in seguito, una più approfondita, dopo aver ascoltato i parenti.

"Allo scopo di raccogliere i dati utili per la decisione il giudice tutelare procede all’assunzione delle informazioni dal ricorrente, dai parenti e dai terzi citati e provvede, anche di ufficio, per lo svolgimento degli accertamenti di natura medica e gli altri mezzi istruttori ritenuti utili" (art. 407 del c.c., comma 3).

La preferenza va di norma ai parenti e alla persona stabilmente convivente che per consuetudine di vita meglio possono svolgere le attività sostitutive di cura, privilegiando in questo modo la relazione affettiva, o alla persona indicata dal genitore superstite. Si veda a questo proposito quanto disposto dall'art. 408 del c.c..


Giorgia Sinibaldi chiede
martedì 19/04/2011 - Veneto
“Buongiorno, il mio quesito riguardo all'art. succitato è il seguente:

poniamo il caso che vi sia un soggetto che venga interdetto per vizio di mente e la cui tutela sia affidata ad uno zio.

Se lo zio (ormai anziano), dopo aver esercitata la tutela per anni, muore: a chi viene attribuita la tutela dell'interdetto ?

é possibile che il giudice decida, senza che questi sia d'accordo, di investire della tutela il figlio dello zio/tutore morto ?

Ringrazio in anticipo per la disponibilità,
SALUTI”
fabio chiede
mercoledì 13/10/2010
“per piacere potreste farmi degli esempi pratici di intedizione legale ex lege 32 c.p.l'interdetto legale è solo incapace di agire sugli interessi patrimoniali o alro? grazie e buon lavoro”
Consulenza legale i 24/10/2010

L'interdizione legale è una pena accessoria per chi sia stato condannato all'ergastolo o alla pena della reclusione per un periodo non inferiore a cinque anni. Si tratta di legale incapacità di agire che la legge collega direttamente alla condanna penale insorgendo automaticamente, senza bisogno di instaurare un giudizio. E' uno stato di incapacità stabilito non a protezione dell'interdetto, ma con scopo punitivo, per una più intensa restrizione di libertà nei confronti del condannato.

L'interdizione legale limita l'incapacità del soggetto ai soli atti che riguardano la "disponibilità e l'amministrazione dei beni", e poichè in questo caso non difetta la capacità di intendere e di volere, esso può contrarre matrimonio, fare validamnete testamento, riconoscere un figlio (in questo caso sussiste però la "sospensione dell'esercizio della potestà dei genitori, salvo che il giudice disponga altrimenti").