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Articolo 2 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Maggiore età. Capacità di agire

Dispositivo dell'art. 2 Codice civile

La maggiore età è fissata al compimento del diciottesimo anno. Con la maggiore età si acquista la capacità di compiere tutti gli atti per i quali non sia stabilita un'età diversa(1).

Sono salve le leggi speciali che stabiliscono un'età inferiore in materia di capacità a prestare il proprio lavoro. In tal caso il minore è abilitato all'esercizio dei diritti e delle azioni che dipendono dal contratto di lavoro(2).

Note

(1) Art. così sostituito ex art. 1, L. 8 marzo 1975 n. 39 (Attribuzione della maggiore età ai cittadini che hanno compiuto il diciottesimo anno e modificazione di altre norme relative alla capacità di agire e al diritto di elettorato).
(2) Cfr. art. 108, l. 22 aprile 1941, n. 633 (Protezione del diritto di autore e di altri diritti connessi al suo esercizio); l. 17 ottobre 1967, n. 977 (Tutela del lavoro dei bambini e degli adolescenti), nonché d.lgs. 4 agosto 1999, n. 345 (Attuazione della direttiva 94/33/CE relativa alla protezione dei giovani sul lavoro) e d.lgs. 18 agosto 2000, n. 262 (Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 345); l. 30 dicembre 1971, n. 1204 (Tutela delle lavoratrici madri), nonché l. 8 marzo 2000, n. 53 (Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità); art. 101, d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156 (Disposizioni in materia di banco posta); L. 9 dicembre 1977, n. 903 (Parità di trattamento tra uomo e donna in materia di lavoro); l. 10 aprile 1991, n. 125 (Azioni positive per la parità uomo-donna nel lavoro); art. 17, l. 5 febbraio 1999, n. 25 (Legge comunitaria 1998); d.lgs. 26 novembre 1999, n. 532 (Disposizioni in materia di lavoro notturno) e d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151 (T.U. maternità e paternità); art. 23, l. 31 maggio 1995, n. 218 (Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato); d.m. 9 gennaio 2003 (Libretto di risparmio postale intestato a minori di età) in G.U. 15 febbraio 2003, n. 38; L. 296/2006 (Finanziaria 2007).

Ratio Legis

La capacità di agire indica l'idoneità del soggetto a manifestare validamente e coscientemente la propria volontà nel compimento degli atti giuridici, nell'acquistare od esercitare diritti o assumere obblighi consapevolmente. Nel nostro ordinamento si presume che un soggetto, al compimento dei 18 anni, possa compiere con coscienza i cosiddetti negozi giuridici. Fino al 1975 la maggiore età era fissata al compimento del ventunesimo anno.
Va detto che questa è la regola generale; l'incapacità costituisce invece l'eccezione alla norma. Accade infatti che il soggetto maggiorenne non possieda tale maturità (per ragioni inerenti alla personalità fisica dello stesso, ad esempio se malato di mente, sordomuto o cieco dalla nascita, tossicodipendente, alcolista, ecc...). Per regolare tale eccezione intervengono gli istituti di protezione, cui sono dedicati i Titoli X, XI e XII del libro primo c.c.

Brocardi

Venia aetatis

Spiegazione dell'art. 2 Codice civile

Al minore di anni 18 anni è preclusa, in genere, la possibilità di porre in essere atti negoziali, pena l'annullabilità degli stessi (art. 1425 I co. c.c.): così, non potrà gestire pienamente ed autonomamente la propria sfera patrimoniale, ricorrendo però una fictio iuris di rappresentanza in nome dei genitori per i piccoli negozi della vita quotidiana che il minore dovesse compiere, come l'acquisto di beni di modesto valore economico. Più in generale, per i vari atti patrimoniali il minore è sostituito dai genitori che esercitano su di lui la potestà (v. 316). Ulteriori deroghe riguardano il compimento di alcuni atti di natura particolare, ove sia richiesta dalla legge un'età differente: così il minore può riconoscere il figlio naturale (v. 250) nonché, previa autorizzazione del tribunale che ne abbia accertato la maturità psico-fisica, contrarre matrimonio (v. 84). Ed ancora, talvolta è richiesta un'età superiore, come nel caso dell'adozione dei maggiorenni permessa a chi abbia compiuto 35 anni (291).
Infine, la capacità di agire può essere ridotta, accordata o revocata, rispettivamente nei casi di inabilitazione, emancipazione o interdizione.
Nel secondo comma parrebbe operarsi una distinzione tra la capacità di stipulare un contratto di lavoro, per la quale occorre il raggiungimento della maggiore età (il contratto di lavoro dovrà essere stipulato dal rappresentante legale del minore, con l'intervento di quest'ultimo) e la capacità a prestare il proprio lavoro, riconosciuta al minore. Di tal guisa, il minore verrà abilitato ad esercitare i diritti e le azioni che dipendono dal contratto di lavoro.
Si noti come la capacità a prestare il proprio lavoro venga disciplinata da leggi speciali (con L. 296/2006 si è innalzata l'età per l'accesso al lavoro ai sedici anni, dovendosi impartire l'istruzione obbligatoria per dieci anni).

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

36 L'art. 2 del c.c. riproduce le regole tradizionali sulla maggiore età e sulla capacità d'agire. Nuova è invece la norma dell'art. 3 del c.c. che riconosce una capacità professionale al minore pervenuto all'età di diciotto anni. Si attua così una giusta differenziazione fra coloro che, pur avendo compiuto l'età diciotto anni, non pongono in essere alcuna attività professionale e permangono sotto la vigilanza di chi esercita la patria potestà o la tutela e coloro che, esercitando invece un'attività lavorativa, dimostrano di aver raggiunto un grado di maturità psichica meritevole di particolare considerazione. La norma costituisce l'applicazione di un principio squisitamente politico e risponde alle precise direttive del Regime fascista, il quale intende valorizzare chiunque esplichi un'attività lavorativa e apporti un utile contributo al processo produttivo della Nazione. Data l'importanza fondamentale che nello Stato fascista ha il lavoro umano, la disposizione è stata collocata, anziché in tema di emancipazione o di contratto di lavoro, nella parte dei codice che tratta della capacità della persona, per dare al principio in essa contenuto il massimo rilievo, anche nel campo giuridico. Non si è creduto conveniente di attribuire al genitore o al tutore la facoltà di opporsi alla scelta dell'occupazione effettuata dal minore. E' ovvio che il padre o il tutore normalmente eserciterà sul minore l'autorità morale necessaria per distoglierlo da occupazioni dannose o comunque sconvenienti, onde non si vede la necessità di conferire loro un vero e proprio potere inibitorio, che in pratica potrebbe rendere vana la piena autonomia accordata al minore per quanto riflette l'attività lavorativa.

Massime relative all'art. 2 Codice civile

Cass. civ. n. 4745/1993

È nulla, per violazione dell'art. 37 Cost., la clausola di un contratto collettivo che trascurando l'anzianità nel rapporto di lavoro anteriore al compimento, da parte del lavoratore, del ventunesimo anno di età, fissa tale evento come momento iniziale della decorrenza del diritto al conseguimento di emolumenti accessori di natura continuativa, anche nel vigore della L. n. 39 del 1975, che ha fissato la maggiore età al compimento del diciottesimo anno.

Cass. civ. n. 8704/1991

I «minori» in favore dei quali l'art. 37, terzo comma, della Costituzione sancisce il diritto alla parità di trattamento retributivo a parità di lavoro rispetto agli altri lavoratori, con la conseguenza della nullità del patto della contrattazione collettiva di categoria che neghi rilevanza al servizio dai medesimi prestato per gli scatti di anzianità, sono coloro che non hanno raggiunto l'età fissata per l'acquisto della piena capacità di agire: quindi — nel vigore dell'art. 2 c.c. prima della modifica introdotta dalla L. n. 39 del 1975 — «minori» erano coloro che non avevano raggiunto gli anni ventuno, e non invece solo coloro che non avevano raggiunto gli anni diciotto, previsti per l'acquisto della capacità d'agire in materia di lavoro dall'originario art. 3 c.c., norma soltanto derogatoria alla regola stabilita dall'art. 2 cit. e non attributiva di una capacità d'agire di carattere generale.

Cass. civ. n. 3490/1971

La legge, allorché parla di minori, non può che far riferimento a coloro che non abbiano raggiunto la maggiore età e non abbiano quindi acquistato la capacità generale di agire. Le norme che prevedono ipotesi di capacità speciali, sono, quali norme eccezionali, di stretta interpretazione ed hanno una sfera di applicazione limitata alla particolare disciplina da esse regolata.

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