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Articolo 85 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Interdizione per infermità di mente

Dispositivo dell'art. 85 Codice civile

Non può contrarre matrimonio l'interdetto per infermità di mente [102, 116, 119, 414].

Se l'istanza di interdizione è soltanto promossa [417], il pubblico ministero può chiedere che si sospenda la celebrazione del matrimonio [104]; in tal caso la celebrazione non può aver luogo finché la sentenza che ha pronunziato sull'istanza non sia passata in giudicato [324 c.p.c.].


Brocardi

Furor contraili matrimonium non sinit, quia consensu opus est, sed recte contractum non impedit

Spiegazione dell'art. 85 Codice civile

La capacità di contrarre matrimonio si perde dal giorno della pubblicazione della sentenza di interdizione (almeno secondo la prevalente dottrina, mentre per la giurisprudenza coinciderebbe con il momento del passaggio in giudicato formale della sentenza). La richiesta di sospensione da parte del p.m. avviene a seguito della valutazione da parte dello stesso dell'accoglimento dell'istanza di interdizione; diversamente, in difetto di tale istanza del p.m., il coniuge che provi di essersi trovato in stato di incapacità al momento della celebrazione potrà impugnare egli stesso il matrimonio.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 85 Codice civile

Cass. civ. n. 11536/2017

In ragione delle significative differenze che intercorrono tra l'amministrazione di sostegno (diretta a valorizzare le residue capacità del soggetto debole) e dell'interdizione (volta a limitare la sfera d'azione di quel soggetto in relazione all'esigenza di salvaguardia del suo patrimonio nell'interesse dei suoi familiari), il divieto di contrarre matrimonio, previsto dall'art. 85 c.c. per l’interdetto, non trova generale applicazione nei confronti del beneficiario dell’amministrazione di sostegno ma può essere disposto dal giudice tutelare solo in circostanze di eccezionale gravità, quando sia conforme all'interesse dell'amministrato. In tali casi, il matrimonio contratto da quest'ultimo può essere impugnato da lui stesso ex art. 120 c.c. o dall'amministratore di sostegno ex art. 412, comma 2, c.c., non anche dai terzi ex art. 119 c.c., non potendosi richiamare la disciplina dell'interdizione.

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Consulenze legali
relative all'articolo 85 Codice civile

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elisa chiede
giovedì 09/06/2011 - Piemonte

“Una persona con infermità mentale può sposarsi?
I figli possono partecipare a concorsi pubblici?
Grazie”

Consulenza legale i 10/06/2011

A norma dell’art. 85 del c.c. nel nostro ordinamento vige il divieto di contrarre matrimonio solo per l’interdetto cioè colui la cui infermità di mente sia stata accertata da un giudice in apposito procedimento civile. L’art. 120 del c.c., però stabilisce che può essere impugnato anche il matrimonio contratto da colui che, pur non essendo né interdetto né interdicendo, si provi essere stato incapace di intendere e di volere, per qualunque causa, anche transitoria, al momento della celebrazione.

Si parla di annullabilità relativa perchè l'invalidità del matrimonio può essere fatta valere solo da alcune persone espressamente determinate.

I figli di un tale matrimonio non subiscono effetti pregiudizievoli. Dal punto di vista giuridico, nulla osta alla loro partecipazione a concorsi pubblici.


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