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Articolo 112 Codice del processo amministrativo

(D.lgs. 2 luglio 2010, n. 104)

[Aggiornato al 18/04/2019]

Disposizioni generali sul giudizio di ottemperanza

Dispositivo dell'art. 112 Codice del processo amministrativo

1. I provvedimenti del giudice amministrativo devono essereeseguiti dalla pubblica amministrazione e dalle altre parti.

2. L'azione di ottemperanza può essere proposta per conseguire l'attuazione:

  1. a) delle sentenze del giudice amministrativo passate in giudicato;
  2. b) delle sentenze esecutive e degli altri provvedimenti esecutivi del giudice amministrativo;
  3. c) delle sentenze passate in giudicato e degli altri provvedimenti ad esse equiparati del giudice ordinario, al fine di ottenere l'adempimento dell'obbligo della pubblica amministrazione di conformarsi, per quanto riguarda il caso deciso, al giudicato;
  4. d) delle sentenze passate in giudicato e degli altri provvedimenti ad esse equiparati per i quali non sia previsto il rimedio dell'ottemperanza, al fine di ottenere l'adempimento dell'obbligo della pubblica amministrazione di conformarsi alla decisione;
  5. e) dei lodi arbitrali esecutivi divenuti inoppugnabili al fine di ottenere l'adempimento dell'obbligo della pubblicaamministrazione di conformarsi, per quanto riguarda il caso deciso, al giudicato.

3. Può essere proposta, anche in unico grado dinanzi al giudice dell'ottemperanza, azione di condanna al pagamento di somme a titolo di rivalutazione e interessi maturati dopo il passaggio in giudicato della sentenza, nonché azione di risarcimento dei danni connessi all'impossibilità o comunque alla mancata esecuzione in forma specifica, totale o parziale, del giudicato o alla sua violazione o elusione.

4. [Nel processo di ottemperanza può essere altresì proposta la connessa domanda risarcitoria di cui all'articolo 30, comma 5, nel termine ivi stabilito. In tal caso il giudizio di ottemperanza si svolge nelle forme, nei modi e nei termini del processo ordinario.](1)

5. Il ricorso di cui al presente articolo può essere proposto anche al fine di ottenere chiarimenti in ordine alle modalità di ottemperanza.

Note

(1) Comma soppresso dal D.Lgs. 15 novembre 2011, n. 195.

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Consulenze legali
relative all'articolo 112 Codice del processo amministrativo

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Anonimo chiede
martedì 23/06/2020 - Puglia
“Il 17.02.2020 è stata emessa una sentenza di ottemperanza ed il Giudice ha assegnato un termine di 60 giorni al Ministero della Giustizia per ottemperare al pagamento dell’indennizzo (Legge Pinto) e contestualmente ha nominato il Commissario ad acta, in caso di inottemperanza del Ministero, senza assegnare un termine per provvedere. Però il Giudice dell’ottemperanza nella parte PQM della sentenza statuisce:
“dà mandato al Capo del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria presso il Ministero della Giustizia per la nomina del Commissario ad acta, onde provvedere in via sostitutiva nel caso di perdurante inerzia dell’autorità ministeriale nei termini di cui in motivazione”.

Dove il giudice specifica “…nei termini di cui in motivazione” in realtà non ha assegnato alcun termine.

In questo caso l’avvocato, constatato che il Ministero non aveva adempiuto nel termine di 60 giorni (calcolati dal 17.02.2020 giorno di comunicazione in via amministrativa della sentenza di ottemperanza) in data 23.06.2020, visto che è a cura del ricorrente comunicare al Commissario ad acta l’inottemperanza del Ministero, ha inoltrato un’istanza con PEC al Commissario ad acta per comunicare appunto l’inottemperanza del Ministero assegnando un termine di 60 giorni (visto che in sentenza non era indicato alcun termine) per ottemperare al pagamento dell’indennizzo altrimenti in caso di inerzia anche del Commissario ad acta (che deve adempiere entro 60 giorni e cioè entro il 22.08.2020) sarà depositato reclamo entro gli ulteriori 60 giorni, ex art. 114 comma 6, e cioè entro il 22.10.2020.

Domanda: è corretta la suddetta procedura visto che il Giudice dell’ottemperanza non ha assegnato alcun termine al Commissario ad acta?

Grazie

P.S.
cortesemente non pubblicate il mio nominativo.”
Consulenza legale i 24/06/2020
La procedura seguita dal legale sembra nel caso di specie corretta.

Infatti, analizzando in modo coordinato e non formalistico la motivazione ed il dispositivo della decisione come riassunti nel quesito, si evince che il sostanziale comando dato dal Giudice alla P.A. è quello di eseguire il pagamento dovuto a favore del ricorrente nel termine di sessanta giorni.
Se tale termine vale nei confronti del Ministero, ne discende che esso –in assenza di diverse disposizioni- varrà anche per il Commissario ad acta, che è semplicemente un organo sostitutivo incaricato di provvedere in caso di inerzia della pubblica amministrazione resistente nel giudizio di ottemperanza.
Del resto, se non si seguisse la soluzione scelta dal legale e indicata nel quesito, l’unica alternativa sarebbe quella di rivolgersi subito al Giudice dell’ottemperanza al solo fine di chiedere la fissazione di un termine nei confronti del Commissario ad acta.
Tale linea d’azione, però, oltre a comportare spese e ritardi, pare sproporzionata in relazione ad una questione come quella di specie, che può essere speditamente risolta in via interpretativa da parte del difensore, senza ricorrere alle vie giurisdizionali.

Per completezza, si rileva, infine, che nel caso specifico non sembra invocabile da parte della P.A., a giustificazione del ritardo, la sospensione straordinaria dei termini procedimentali dal 23 febbraio al 15 maggio 2020 prevista dall’art. 103, D.L. n. 18/2020, convertito in L. n. 27/2020.
Infatti, l’esecuzione della decisione di ottemperanza non implica alcuna particolare attività procedimentale da parte del Ministero (o del Commissario), in quanto si tratta semplicemente di disporre un mandato di pagamento di una somma già liquidata.
Peraltro, tale interpretazione è supportata anche dal fatto che il comma 4 dell’articolo da ultimo citato esclude dall’ambito di applicazione della sospensione dei termini causata dall’emergenza sanitaria diverse categorie di pagamenti, a vario titolo denominati e compresi un elenco che non pare avere carattere tassativo.


Angelo D.B. chiede
martedì 04/02/2020 - Sicilia
“Su un provvedimento di dirigente con il quale, con effetto 1 agosto 2019 venivo sostituito quale Presidente del Collegio dei Revisori di un Comune con altro componente del Collegio, ho presentato ricorso al T.A.R. di omissis chiedendo l'annullamento del predetto provvedimento. In data 31/12 scorso il TAR accoglieva il ricorso e annullava l'atto in questione dichiarando l'illegittimità della sua motivazione. Per tale sentenza l'Ente condannato, pur comunicandomi di ripristinare lo stato ante il provvedimento cassato, lo ha fatto con effetto 1 gennaio e rifiuta di riconoscermi la differenza di compenso spettante quale Presidente dell'Organo di controllo rispetto a quello di componente illegittimamente non erogata, formalmente richiesta con fattura risultante rifiutata. Ho diritto alla riparazione della lesione economica procuratami dall'illegittimo provvedimento dirigenziale? Quale azione mi consigliate per imporne il riconoscimento?”
Consulenza legale i 11/02/2020
La retroattività del giudicato amministrativo è unanimemente riconosciuta e le uniche eccezioni a tale principio generale operano in caso di sopravvenienza di mutamenti della realtà, fattuale o giuridica, tali da non consentire l'integrale ripristino dello status quo ante (Consiglio di Stato, sez. VI, 06 aprile 2018, n.2133; Consiglio di Stato, sez. III, 26 agosto 2016, n.3706).
Pertanto, la Pubblica Amministrazione che sia risultata soccombente in un giudizio di annullamento ha l'obbligo di ripristinare la situazione controversa a favore del privato, con effetto retroattivo, proprio per evitare che la durata del processo vada a scapito della parte vittoriosa (T.A.R. Trieste, sez. I, 12 giugno 2019, n.263).

Nella fattispecie, si osserva che la sentenza oggetto del quesito ha annullato un provvedimento dell’Agosto 2019 di revoca/sostituzione dalla carica di Presidente del collegio dei revisori dei conti comunale.
A seguito dell’annullamento giurisdizionale di tale atto, quindi, l’Amministrazione -per dare una corretta e completa esecuzione a quanto stabilito dal TAR- avrebbe dovuto considerare la revoca come mai avvenuta sotto tutti gli aspetti, compreso quello relativo al compenso connesso allo svolgimento della carica in parola.

Non è noto se la sentenza oggetto del quesito sia passata o meno in giudicato, ma va ricordato che il rimedio generale per ottenere l’adempimento delle decisioni del Giudice amministrativo è il giudizio di ottemperanza disciplinato dagli artt. 112 e ss., D.Lgs. n. 104/2010.
Il comma 2, lettera b), di tale articolo, infatti, ammette l’esperimento dell’azione non solo per le decisioni definitive, ma anche in relazione alle sentenze esecutive e degli altri provvedimenti esecutivi del giudice amministrativo.

La giurisprudenza riconosce che nel giudizio di ottemperanza possa essere dedotta come contrastante con il giudicato non solo l'inerzia della P.A. cioè il non facere (inottemperanza in senso stretto) ma anche un facere, cioè un comportamento attivo, attraverso cui si realizzi un'ottemperanza parziale o inesatta ovvero ancora la violazione o l'elusione attiva del giudicato (T.A.R. Roma, sez. III, 10 luglio 2015, n.9316).
É stato precisato, comunque, che l’eventuale nuovo atto emanato dall'Amministrazione può essere considerato adottato in elusione o violazione del giudicato solo nella circostanza in cui da quest'ultimo derivi un obbligo assolutamente puntuale e vincolato (T.A.R. Napoli, sez. VI, 05 marzo 2019, n.1245).

Nel caso di specie, anche se lo scrivente non ha potuto visionare il testo della sentenza richiamata nel quesito, sembrerebbe possibile utilizzare lo strumento del giudizio di ottemperanza al fine di ottenere il pagamento delle somme arretrate, considerato che il diritto al compenso per la carica illegittimamente revocata scaturisce direttamente dall’annullamento del provvedimento comunale impugnato di fronte al TAR.
Qualora, invece, si intendesse ottenere il riconoscimento di danni diversi e non connessi in modo immediato alla sentenza de qua, sarebbe necessario promuovere l’azione risarcitoria per illegittimo esercizio dell'attività amministrativa prevista dall’art. 30, D.Lgs. n. 104/2010, deducendo e provando tutti i pregiudizi ulteriori eventualmente subiti.
A meno che sia stato già fatto, in ogni caso, pare opportuno procedere quanto prima alla notificazione della sentenza del TAR, in modo da accelerare il suo passaggio in giudicato, con la possibilità, laddove si volesse evitare di agire immediatamente in giudizio, di diffidare l’Amministrazione a versare il dovuto richiamando i principi sopra ricordati in tema di retroattività del giudicato amministrativo.


Davide G. chiede
martedì 17/12/2019 - Basilicata
“1) Il Ministero non si è costituito in un giudizio di ottemperanza che comunque è stato condannato e non ha provveduto nei termini al pagamento dell’indennizzo/equa riparazione;
2) rimasto inottemperante il Ministero il Commissario ad acta non si è insediato e ovviamente non ha adempiuto nei termini;
3) la sentenza di ottemperanza non è stata notificata da parte ricorrente poichè è avvenuta la comunicazione in via amministrativa.
Si riportano le parole dei Giudici dell’ottemperanza: "Pertanto, il ricorso va accolto, con conseguente declaratoria dell'obbligo del Ministero di provvedere al pagamento delle suindicate somme, in favore dei ricorrenti, detratto quanto già eventualmente corrisposto per tale titolo, a decorrere dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, ovvero dalla sua notificazione, se anteriore. Per il caso di ulteriore inottemperanza si nomina Commissario ad acta... che provvederà nel termine di sessanta giorni dalla data del suo eventuale insediamento al compimento degli atti necessari all'esecuzione della predetta sentenza...".
A questo punto chiedo: se considero l'immediatezza del pagamento che sarebbe dovuta già avvenire ad opera del Ministero (almeno stando alle parole dei Giudici) dalla comunicazione in via amministrativa della sentenza o notificazione se anteriore e considerando i 60 giorni del Commissario ad acta che non si sarebbe nemmeno insediato e quindi sono scaduti i termini assegnati per il pagamento, cosa dovrebbe fare ulteriormente il ricorrente?”
Consulenza legale i 20/12/2019
Il giudizio di ottemperanza è disciplinato dagli artt.112 e ss., d.lgs. n.104/2010 (Codice del processo amministrativo) ed è la specifica azione finalizzata a costringere la Pubblica Amministrazione inadempiente ad eseguire le sentenze esecutive o passate in giudicato emesse in sede amministrativa o civile nei suoi confronti.

L’art. 112, d.lgs. n.104/2010, in primo luogo, dispone che i provvedimenti del Giudice amministrativo debbano essere eseguiti dalla PA e dalle altre parti, passando poi a delineare nel dettaglio i provvedimenti giudiziari dei quali è possibile conseguire l’attuazione in via di ottemperanza, nonché le altre domande che il ricorrente può proporre in tale sede.
Il procedimento viene descritto all’art.114, d.lgs. n.104/2010, che stabilisce anche il possibile contenuto della sentenza in caso di accoglimento del ricorso; in particolare, il Giudice:
a) ordina l'ottemperanza, prescrivendo le relative modalità, anche mediante la determinazione del contenuto del provvedimento amministrativo o l'emanazione dello stesso in luogo dell'amministrazione;
b) dichiara nulli gli eventuali atti in violazione o elusione del giudicato;
c) nel caso di ottemperanza di sentenze non passate in giudicato o di altri provvedimenti, determina le modalità esecutive, considerando inefficaci gli atti emessi in violazione o elusione e provvede di conseguenza, tenendo conto degli effetti che ne derivano;
d) nomina, ove occorra, un commissario ad acta;
e) salvo che ciò sia manifestamente iniquo, e se non sussistono altre ragioni ostative, fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dal resistente per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell'esecuzione del giudicato; tale statuizione costituisce titolo esecutivo. Nei giudizi di ottemperanza aventi ad oggetto il pagamento di somme di denaro, la penalità di mora di cui al primo periodo decorre dal giorno della comunicazione o notificazione dell'ordine di pagamento disposto nella sentenza di ottemperanza; detta penalità non può considerarsi manifestamente iniqua quando è stabilita in misura pari agli interessi legali.

Il punto d) viene interpretato in modo abbastanza elastico dalla giurisprudenza, che ammette pacificamente che con la sentenza che condanna l'Amministrazione ai sensi dell’art.112, d.lgs. n.104/2010 il Giudice possa da principio nominare un commissario ad acta che interverrà nel caso di eventuale ulteriore e persistente inadempienza (TAR Napoli, sez. II, 17 giugno 2019, n.3341; TAR Salerno, sez. I, 04 giugno 2019, n.934; TAR Roma, sez. II, 02 aprile 2019, n.4323).
Da quanto si legge nel quesito, si tratta proprio della stessa facoltà che è stata esercitata nel presente caso.

Nella fattispecie, dunque, il commissario ad acta è da considerarsi già validamente ed efficacemente nominato dal Giudice ed è - per questa ragione - già dotato del potere di sostituire la PA inerte e di provvedere al pagamento nel termine di sessanta giorni fissato nella pronuncia di ottemperanza.
Per ottenere le somme dovute, dunque, non è necessario adire nuovamente il Giudice, ma è sufficiente formulare una motivata istanza al commissario indicato nella sentenza, portandolo a conoscenza del fatto che il Ministero non abbia ancora effettuato il versamento ed invitandolo ad esercitare i suddetti poteri sostitutivi.

D. P. chiede
martedì 12/09/2017 - Puglia
“Ricorso Ottemperanza Per Esecuzione Decreto Legge Pinto.

Il 25.07.2016 è stato condannato il Ministero per eccessivo ritardo di una procedura fallimentare in Lecce.

Il 29.07.2016 è stata fatta apporre la formula esecutiva e in pari data notificato il decreto sia all'Avvocatura dello Stato (ricevuto a mani il 29.07.2016) che al Ministero della Gistizia (ricevuto via posta il 16.08.2016).

Il 11.01.2017 è stata inoltrata via PEC presso la Corte d'Appello di ...... la documentazione sostitutiva di certificazione come previsto dalla legge di stabilità 2016.

Il 25.07.2017, essendo decorsi regolarmente sia i 120 giorni che i 180 giorni ulteriori, è stato notificato all'Avvocatura dello Stato Ricorso in Ottemperanza e in pari data è stato effettuato il deposito al TAR.

Il 05.08.2017 l'Avvocatura dello Stato si è costituita con la richiesta di essere sentita in camera di consiglio.

Domanda: Anche se vi è accordo triennale tra Ministero della Giustizia - Banca D'Italia, per effettuare/smaltire i pagamenti degli indennizzi (rientra anche la .......), ai fini della decorrenza dei 180 giorni (oltre ai 120 giorni) è corretto aver inviato, ex Legge Stabilità 2016, la documentazione alla Corte d'Appello di .......... per essere legittimati ad incardinare Ricorso per Ottemperanza al TAR di Lecce ?
Grazie.”
Consulenza legale i 18/09/2017
La legge di stabilità 2016, menzionata nel quesito, ha modificato la Legge 24 marzo 2001 n. 89 (c.d. Legge Pinto), introducendo l’art. 5 sexies, il quale contiene la disciplina delle modalità richieste per ricevere il pagamento delle somme liquidate a norma della medesima legge.

In forza di tale articolo, il primo passo per poter ottenere la liquidazione delle suddette somme è che il creditore rilasci all’amministrazione debitrice una dichiarazione ex artt. 46 e 47 d.p.r. n. 445/2000, il cui contenuto è analiticamente determinato dalla medesima norma.

Per quanto concerne il soggetto destinatario di tale dichiarazione, la Direzione Affari giuridici e legali del Ministero della Giustizia ha diffuso sul sito dello stesso Ministero una nota esplicativa, nella quale intanto viene chiarito che, quanto alle modalità di pagamento degli indennizzi, considerato l’elevato numero di condanne riportate dal Ministero della giustizia nei contenziosi ex legge 89/2001, il Dipartimento per gli affari di giustizia, sin dall’aprile 2005, ha delegato la liquidazione delle somme alle singole Corti di appello, “in un’ottica di decentramento e decongestione”, con relativo accreditamento di fondi prelevati dal capitolo 1264 (spetta, pertanto, alla Corte di Appello che ha emesso il decreto di condanna provvedere al pagamento degli indennizzi).

In considerazione di ciò, la dichiarazione che a seguito della Legge di Stabilità 2016 il creditore deve rilasciare all’amministrazione debitrice ex artt. 46 e 47 d.p.r. n.445/2000, unitamente alla relativa documentazione, dovrà essere inviata alla Corte di Appello che ha emesso il decreto di condanna e che sarà tenuta a provvedere al pagamento dello stesso.
Pertanto, poiché nel caso di specie il decreto di condanna è stato emesso dalla Corte d’Appello di ..omissis..., risulta corretta la scelta di inviare a quest'ultima tutta la documentazione prescritta dalla suddetta Legge di Stabilità.

Si tenga conto tuttavia che, a causa dell’elevato numero di decreti di condanna ancora da pagare, è venuto a formarsi un consistente debito, non fronteggiabile se non attraverso un intervento straordinario.
Per tale ragione, il Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero ha elaborato un Piano di rientro, reso possibile dalle maggiori risorse messe a disposizione dalla legge di bilancio 2015-2017 e che si avvale della collaborazione offerta dalla Banca d’Italia per lo smaltimento delle pratiche di pagamento.

Tale Piano prevede che:
  • le Corti di appello continuino ad effettuare il pagamento dei provvedimenti di condanna già emessi nei confronti dell’Amministrazione della giustizia, concentrandosi così, secondo le direttive del Dipartimento per gli affari di giustizia, nella eliminazione dei debiti pregressi;
  • la Direzione generale del contenzioso e dei diritti umani proceda parallelamente al pagamento dei provvedimenti di condanna dell’Amministrazione sopravvenienti, garantendo la tempestività dei nuovi pagamenti nei termini assegnati dalla legge (120 giorni dalla notifica del titolo esecutivo), grazie anche all’istruttoria delle pratiche della Banca d’Italia.

Dopo una prima fase di sperimentazione che ha riguardato principalmente la Corte di appello di Roma, a partire dal 1°dicembre 2015 il Piano è stato esteso alle Corti di appello maggiormente gravate dal debito arretrato, ossia:
Caltanissetta, Catanzaro, Genova, Lecce, Napoli, Perugia, Potenza, Roma e Salerno.

Quindi, i decreti di condanna emessi a partire dal 1°settembre 2015 (data del deposito in Cancelleria), dalle predette Corti di appello in composizione collegiale e monocratica (sia con il “vecchio” che il “nuovo” rito), verranno posti in pagamento purché notificati ritualmente al Ministero presso l’ Avvocatura dello Stato.
Per i decreti emessi con il “nuovo” rito, la notifica del ricorso, unitamente al decreto che accoglie la domanda di equa riparazione, dovrà essere effettuata entro 30 giorni dal deposito in cancelleria del provvedimento.
I beneficiari riceveranno comunicazione dell’avvio della procedura di liquidazione, nonché richiesta della documentazione necessaria per il pagamento, tramite messaggio di posta certificata inviato dalla Banca d’Italia all’indirizzo di posta elettronica del difensore indicato in ricorso.
In mancanza di invio alla Banca d’Italia della documentazione e dei dati richiesti, non sarà possibile procedere al pagamento del decreto.

Ciò che cambia, dunque, è soltanto il soggetto destinatario della notifica del decreto di condanna (identificato adesso nel Ministero presso l’avvocatura dello Stato), nonché il termine per la notifica (fissato in 30 gg. dalla data del deposito del decreto in Cancelleria), adempimenti che sono stati correttamente eseguiti nel caso che ci riguarda.
Nulla è detto, invece, circa il soggetto destinatario della dichiarazione ex art. 5 sexies Legge Pinto, che pertanto continuerà ad identificarsi nella Corte d’Appello che ha emesso il relativo decreto.

Corretto è anche il calcolo dei termini, ossia 120 giorni dalla notifica del titolo esecutivo per richiedere il pagamento, a cui vanno sommati i 180 giorni (6 mesi) fissati dal comma 5 dell’art. 5 sexies Legge Pinto per effettuare il pagamento.

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