Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 474 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 10/06/2019]

Modi di accettazione

Dispositivo dell'art. 474 Codice civile

(1)L'accettazione può essere espressa [475 c.c.] o tacita [476, 477, 478 c.c.].

Note

(1) L'accettazione dell'eredità pura e semplice può essere sia espressa che tacita, a differenza di quella con beneficio di inventario che può essere soltanto espressa, vista la procedura formale prevista dall' art. 484 c.c..

Ratio Legis

Considerati i rilevanti effetti che produce l'assunzione della qualità di erede, è necessario disciplinare in maniera specifica quali siano gli atti e le dichiarazioni del chiamato da cui consegue l'accettazione dell'eredità.

Spiegazione dell'art. 474 Codice civile

L'accettazione dell'eredità è l'atto giuridico per mezzo del quale il chiamato all'eredità, titolare di una delazione attuale, acquista la qualità di erede e con essa l'eredità stessa.
- A seconda del modo in cui la volontà di accettare viene manifestata, l'accettazione può essere espressa o tacita.
  • L'accettazione espressa (art. 475 del codice civile) è un negozio giuridico unilaterale con cui il delato dichiara la sua volontà di accettare o assume la qualità di erede.
  • L'accettazione tacita o per facta concludentia (art. 476 del codice civile) sussiste, invece, ogniqualvolta il chiamato all'eredità compia un atto che presupponga necessariamente la sua volontà di accettare.
- Con riferimento alla responsabilità per i debiti ereditari l'accettazione può essere pura e semplice o col beneficio di inventario:
  • Nel primo caso si determinerà la confusione del patrimonio personale dell'erede con quello ereditario con assunzione della responsabilità per i debiti dell'eredità anche oltre il valore dell'attivo ereditario;
  • Nel secondo caso non si determinerà la confusione dei patrimoni e l'erede sarà tenuto a rispondere dei debiti ereditari esclusivamente nei limiti dell'attivo ereditario.


Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 474 Codice civile

Cass. civ. n. 21902/2011

In tema di successioni per causa di morte, la qualità di erede può conseguire esclusivamente all'accettazione espressa, che si configura come un negozio unilaterale non recettizio, o tacita, che si configura come un comportamento concludente del chiamato all'eredità. Ne consegue che tale qualità, per gli effetti che si determinano nella sfera del chiamato, deve necessariamente essere ricondotta alla volontà di quest'ultimo, non potendo scaturire da dichiarazioni di terzi.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Consulenze legali
relative all'articolo 474 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Mauro G. chiede
venerdì 03/04/2020 - Lombardia
“Buongiorno,
pochi giorni fa mio zio (fratello di mia madre) è deceduto. Lo stesso non era coniugato e non aveva figli.
Avrei bisogno di comprendere, sulla base della situazione del defunto, qual è l'asse ereditario previsto. Mio zio aveva due sorelle e un fratello (con una delle sorelle aveva in comune solo il padre).
Infine, stiamo apprendendo che lo stesso potesse avere contratto dei debiti (finanziamenti ancora da restituire) mentre la voce attiva dell'eredità fosse praticamente nulla (non aveva case di proprietà, nè altri beni - almeno a quanto a noi tutto noto).
Sulla base di quanto sopra le sorelle e il fratello stanno valutando di rinunciare all'eredità. Su questo specifico aspetto vorrei comprendere le implicazioni:
- la rinuncia è effettiva e totale?
- i figli delle sorelle e dei fratelli dovranno a loro volta rinunciare?
- infine, i figli dei figli delle sorelle e dei fratelli, minori, potranno essere oggetto di rinuncia?
Ho letto di tribunali dei minori che si esprimono in maniera differente, congelando la situazione dei minori fino al compimento del 18 mo anno di età. E' questo il possibile caso? Anche davanti all'evidenza di posizioni del defunto esclusivamente passive?
Vorrei integrare il quesito con un ulteriore aspetto: si sta procedendo al funerale e le spese correlate andranno saldate.
Al fine di evitare rischi di accettazione implicita è stato sconsigliato ai fratelli di sostenere le spese e di avere intestata la relativa fattura. Ovviamente questo sarebbe grottesco è complicato: l’agenzia funebre va pagata. Questo aspetto va tenuto in qualche modo in considerazione ?
Grazie per la consulenza.
Un cordiale saluto

Consulenza legale i 08/04/2020
Dispone l’art. 570 del c.c. che quando taluno muore senza testamento e senza lasciare prole, né genitori né altri ascendenti, a costui gli succedono i fratelli e le sorelle in parti eguali, precisandosi al secondo comma che fratelli e sorelle unilaterali conseguono la metà di ciò che spetterebbe ai germani.
Una volta apertasi la successione, per poter acquistare l’eredità e così conseguire la qualità di eredi occorre, ex art. 459 del c.c., il compimento di un ulteriore atto, ossia è necessario che il c.d. chiamato all’eredità manifesti la volontà di accettare, la quale può essere espressa o tacita, come previsto dall’art. 474 del c.c..
Inoltre, entro lo stesso termine di dieci anni che l’art. 480 del c.c. fissa per manifestare la volontà di accettare, il chiamato può anche decidere di rinunziare all’eredità, osservando in questo caso le forme previste dall’art. 519 del c.c..

E’ proprio nelle ipotesi di rinuncia all’eredità da parte dei primi chiamati che potranno trovare applicazione le norme sul c.d. diritto di rappresentazione, dettate sempre dal codice civile agli artt. 467 e ss.
Trattasi di quel particolare istituto per effetto del quale, allorchè taluno non può o non vuole accettare l’eredità, gli subentrano i suoi discendenti.
Alla individuazione dei soggetti che possono essere rappresentati provvede l’art. 468 del c.c.., il quale dispone che nella linea retta saranno tali i figli, anche adottivi, del defunto, mentre nella linea collaterale i fratelli e le sorelle del defunto stesso.
Rappresentanti, invece, ossia chiamati a subentrare, sono i discendenti dei figli ed i discendenti dei fratelli e delle sorelle, ed il diritto di rappresentazione si estende all’infinito (così art. 469 del c.c.); ciò significa che il discendente del figlio o del fratello o della sorella potrà succedere al de cuius anche se, per ipotesi, dovesse essere legato a quest’ultimo da un grado di parentela superiore al sesto (in deroga, dunque, alla regola posta dall’art. 572 del c.c.).

Applicando i principi giuridici appena esposti al caso di specie, si avrà che, se qualcuno dei fratelli e delle sorelle del de cuius dovesse decidere di rinunciare a quell’eredità, opererà l’istituto della rappresentazione, e pertanto saranno i figli del rinunziante ad assumere la posizione di chiamati ed il conseguente diritto di accettare o rinunciare.
Va precisato che la rinuncia, secondo il chiaro disposto dell’art. 520 c.c., non può che riguardare l’intera eredità del de cuius ed inoltre non può essere sottoposta a termine o condizione (si dice che è un atto puro, al pari dell’accettazione).

Qualora, poi, come nel caso di specie, tra i chiamati ulteriori dovessero esservi dei minori, si dovrà fare applicazione dell’art. 471 del c.c., il quale richiede necessariamente che l’accettazione dell’eredità venga fatta secondo le forme della accettazione beneficiata.
Nel compimento di tale atto, il minore sarà rappresentato dai genitori, i quali dovranno munirsi dell’autorizzazione da parte del giudice tutelare, espressamente richiesta dall’art. 320 del c.c.; tuttavia, l’art. 489 del c.c. consente eccezionalmente al minore di adempiere a tutte le incombenze richieste dallo stesso codice civile per godere degli effetti del beneficio di inventario entro il termine di un anno dal compimento della maggiore età.
Si ritiene che sia a questo allungamento del termine, previsto dall’art. 489 c.c., che ci si intenda riferire quando nel quesito si accenna ad un congelamento, da parte di alcuni Tribunali, della situazione dei minori fino al compimento del diciottesimo anno di età.
Sembra improbabile, invece, che un giudice tutelare, chiamato, a seguito di ricorso presentato dai genitori, ad autorizzare il minore a rinunziare ad una eredità che si dimostra essere passiva (e, dunque, fonte di sicuro pregiudizio per il patrimonio del minore), possa non autorizzare sin da subito il minore a rinunziare all’eredità medesima.

Per quanto concerne la necessità di una rinuncia anche da parte dei chiamati ulteriori (cioè da parte dei figli di fratelli e sorelle del defunto), si ritiene che non sia un atto immediatamente necessario, anzi ciò che può consigliarsi è di attendere la prescrizione del diritto di accettare senza fare alcunché.
Si tenga peraltro conto del fatto che, secondo quanto affermato dalla Suprema Corte di Cassazione, Sez. I, sent. 1 febbraio 2007 n. 2211, nel caso di minori ed incapaci, costituendo l’accettazione con beneficio di inventario una forma di accettazione espressa dell’eredità ed essendo questa l’unico modo possibile di acquisto dell’eredità per tali soggetti, non potranno per gli stessi avere rilievo comportamenti taciti o accettazioni per fatti concludenti o atti dispositivi di diritti ereditari, né comportamenti con effetto legale tipico (pertanto, non si corre il rischio di ritrovarsi ad aver accettato tacitamente l’eredità).

Qualora poi, nel corso del termine decennale, gli altri chiamati dovessero avere interesse sin da subito a conoscere se i minori intendono accettare o meno l’eredità, potranno sempre avvalersi dell’istituto giuridico della c.d. actio interrogatoria, previsto dall’art. 481 del c.c., e così rivolgersi all’autorità giudiziaria (Tribunale del luogo della apertura della successione) per chiedere la fissazione di un termine entro cui il chiamato dovrà comunque dichiarare se accetta o rinuncia all’eredità (trascorso tale termine il chiamato perde definitivamente il diritto di accettare).

Ultimo aspetto su cui viene chiesto di soffermarsi è quello relativo agli effetti che può avere il pagamento delle spese funerarie ai fini di una eventuale accettazione tacita dell’eredità.
Interessante, sotto questo profilo, si ritiene che possa essere quanto affermato dal Tribunale di Varese con sentenza del 31.10.2011, in cui si sostiene esplicitamente che il pagamento delle spese funerarie da parte di un membro della famiglia costituisce l’espressione di un dovere morale e familiare, da non potere, pertanto, ricondurre tout court all’adempimento di un peso ereditario; in quanto tale non può costituire accettazione tacita dell’eredità per gli effetti di cui agli artt. 474 e 476 c.c.
Si deve tuttavia consigliare, per ragioni di maggiore sicurezza, di non effettuare tali spese utilizzando denaro prelevato dal patrimonio del defunto, ma piuttosto di utilizzare denaro di uno o più familiari, ai quali dovrà essere correttamente intestata la relativa fattura.
Poiché tale atto deve qualificarsi, sotto il profilo giuridico, come un’ipotesi di adempimento del terzo (art. 1180 del c.c.), colui o coloro che lo eseguono avranno successivamente il diritto di ripetere il pagamento di tali somme da chi assumerà la posizione di erede, in ciò avvalendosi di quanto prescritto dall’art. 461 del c.c..




Testi per approfondire questo articolo