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Articolo 2380 bis Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Amministrazione della società

Dispositivo dell'art. 2380 bis Codice civile

La gestione dell'impresa si svolge nel rispetto della disposizione di cui all'articolo 2086, secondo comma, e spetta esclusivamente agli amministratori, i quali compiono le operazioni necessarie per l'attuazione dell'oggetto sociale.(1)

L'amministrazione della società può essere affidata anche a non soci [2318, 2382, 2385, 2397, 2417, 2455, 2475, 2542].

Quando l'amministrazione è affidata a più persone, queste costituiscono il consiglio di amministrazione [2388, 2405, 2421, n. 4].

Se lo statuto non stabilisce il numero degli amministratori [2328, n. 9], ma ne indica solamente un numero massimo e minimo, la determinazione spetta all'assemblea.

Il consiglio di amministrazione sceglie tra i suoi componenti il presidente, se questi non è nominato dall'assemblea [2364, 2364 bis].

Note

(1) Comma così sostituito dal D.Lgs. n.14 del 12 gennaio 2019.

Ratio Legis

Il legislatore afferma la competenza speciale dell'assemblea rispetto a quella generale degli amministratori.
La competenza esclusiva dell'attività di gestione, nei confronti dell'assemblea, è attribuita agli amministratori.

Spiegazione dell'art. 2380 bis Codice civile

Tale norma è posta in apertura della sezione dedicata alla disciplina del sistema tradizionale di amministrazione e controllo, che si applica in mancanza di diversa scelta statutaria.
La gestione dell'impresa sociale spetta in via esclusiva agli amministratori, i quali hanno poteri di gestione estesi a tutti gli atti che rientrano nell'oggetto sociale nonché, una rappresentanza generale per tutti gli atti compiuti in nome della società.
Lo statuto o l'atto di nomina o di delega possono limitare in vario modo i poteri di gestione o di rappresentanza, o entrambi, anche prevedendo una dissociazione tra rappresentanza generale (ad esempio attribuita al presidente) e poteri di gestione (ad esempio attribuiti al consiglio, al comitato esecutivo o ad amministratori delegati).
Le funzioni amministrative consistono nella:
a) gestione della società nell'ambito dell'oggetto sociale;
b) esecuzione delle delibere assembleari;
c) attività propositiva nei confronti dell'assemblea;
d) attività sostitutiva dell'assemblea (come quella prevista dal 2° comma dell'art. 2446);
e) rappresentanza della società verso i terzi per gli amministratori investiti della rappresentanza legale;
f) tenuta di libri e di scritture contabili.
La legge, inoltre, ha attribuito agli amministratori il potere di emettere obbligazioni (2410) e di deliberare la costituzione di patrimoni separati (2447 ter 2° comma).
Lo statuto può attribuire agli amministratori il potere di deliberare la fusione con società interamente controllate o partecipate al 90%; l'istituzione o la soppressione di sedi secondarie; l'indicazione di quali tra gli amministratori hanno la rappresentanza della società; la riduzione del capitale in caso di recesso del socio; il trasferimento della sede nel territorio nazionale; l'aumento di capitale con esclusione o limitazione del diritto di opzione; la riduzione del capitale per perdite oltre il terzo.

L'amministrazione può essere affidata a una sola persona e, in tal caso, vi è un amministratore unico, o a più persone che formano il consiglio di amministrazione.
L'amministratore unico esercita individualmente tutte le funzioni proprie dell'organo amministrativo.
Il consiglio di amministrazione esercita collegialmente l'attività deliberativa. In caso di parità di voti, prevale il voto del Presidente.
Il numero degli amministratori è determinato dall'assemblea al momento della nomina.
Il consiglio di amministrazione nomina il Presidente fra i suoi componenti, se la nomina non spetta all'assemblea.

Relazione al D.Lgs. 6/2003

(Relazione illustrativa del decreto legislativo recante: "Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366.")

6 Il potere di gestione e il potere di rappresentanza. La gestione dell'impresa sociale spetta in via esclusiva agli amministratori (art. 2380 bis, primo comma), i quali hanno poteri di gestione estesi a tutti gli atti che rientrano nell'oggetto sociale (art. 2380 bis, primo comma) e una rappresentanza generale per tutti gli atti compiuti in nome della società (art. 2384 del c.c., primo comma). Lo statuto o l'atto di nomina o di delega possono limitare in vario modo questi poteri di gestione o di rappresentanza, o entrambi, anche prevedendo una dissociazione tra rappresentanza generale (ad esempio attribuita al presidente) e poteri di gestione (ad esempio attribuiti al consiglio, al comitato esecutivo o ad amministratori delegati). In tutti questi casi le limitazioni "che risultano dallo statuto o da una decisione degli organi competenti" (art. 2384, secondo comma, nonché articolo 9.2 della direttiva n. 151 del 9 marzo 1968 del Consiglio dei Ministri della CEE), anche se pubblicate, non sono opponibili ai terzi, salvo che si provi che questi abbiano intenzionalmente agito a danno della società (art. 2384, secondo comma). Nei rapporti esterni, per tutelare l'affidamento dei terzi - e salva l'exceptio doli - sia gli atti compiuti dall'amministratore munito del potere di rappresentanza ma privo del potere di gestione (atti estranei all'oggetto sociale o casi di dissociazione del potere di rappresentanza dal potere di gestione), sia gli atti che eccedono i limiti - anche se pubblicati - ai poteri di gestione o di rappresentanza, rimangono validi e impegnativi; nei rapporti interni, invece, la mancanza o eccesso di potere o l'estraneità dell'atto all'oggetto sociale restano rilevanti quale base per un'azione di responsabilità (art. 2393 del c.c. e art. 2393 bis), quale giusta causa di revoca (art. 2383 del c.c., terzo comma), e quale motivo di denuncia al collegio sindacale o al tribunale (art. 2408 del c.c. e art. 2409 del c.c.).

Massime relative all'art. 2380 bis Codice civile

Cass. civ. n. 19737/2017

Il potere di rappresentanza conferito all'amministratore di società non implica l'automatica riferibilità a quest'ultima di ogni attività dal primo posta in essere, occorrendo a tal fine che detta attività rientri tra quelle di gestione, previste dall'art. 2380 bis c.c.. Ne deriva che la difesa personale dell'amministratore nell'ambito di un procedimento penale, per quanto relativo a reato commesso nell'esercizio del potere gestorio dell'ente, non è automaticamente riferibile alla società, non comportando una obbligazione ex lege.

Cass. civ. n. 4045/2016

In tema di società, la persona che, benchè priva della corrispondente investitura formale, si accerti essersi inserita nella gestione della società stessa, impartendo direttive e condizionandone le scelte operative, va considerata amministratore di fatto ove tale ingerenza, lungi dall'esaurirsi nel compimento di atti eterogenei ed occasionali, riveli avere caratteri di sistematicità e completezza. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva negato il riconoscimento della suddetta qualità, che non poteva essere desunta dalla mera effettuazione di pagamenti di debiti sociali o riscossione di somme destinate alla società).

Cass. civ. n. 1525/2006

In tema di società di capitali, l'atto compiuto da un componente del consiglio di amministrazione in assenza della preventiva deliberazione dell'organo competente e senza spendita del nome sociale è equiparabile al negozio compiuto dal "falsus procurator" e non produce alcun effetto nei confronti della società salvo che non intervenga la successiva ratifica di quest'ultima, dovendosi considerare irrilevante, affinché si producano effetti obbligatori verso la società, la circostanza della mera partecipazione, non dichiarata in sede di compimento dell'atto, all'organo sociale.

Cass. civ. n. 6468/2005

Quando l'attività di gestione di una società dotata di personalità giuridica è affidata ad un consiglio d'amministrazione si verifica (a differenza del caso dell'amministratore unico) una separazione del potere deliberativo, diretto a formare la volontà dell'ente, da quello di rappresentanza esterna, in quanto il primo appartiene al consiglio d'amministrazione, mentre il secondo spetta al presidente o all'amministratore cui esso sia stato espressamente conferito. Pertanto il contratto concluso dal presidente senza la ratifica del consiglio d'amministrazione, essendo stipulato da un rappresentante senza poteri, è inefficace per la società.

Cass. civ. n. 3483/1998

Nella società per azioni, quando siano nominati più amministratori, il metodo di collegialità, diretto ad assicurare una gestione unitaria e responsabile, rende inammissibile, tra gli amministratori, deleghe atipiche o di fatto, attuate attraverso una mera ripartizione di compiti e comportamenti.

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