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Articolo 2481 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Aumento di capitale

Dispositivo dell'art. 2481 Codice civile

L'atto costitutivo può attribuire agli amministratori la facoltà di aumentare il capitale sociale (1), determinandone i limiti e le modalità di esercizio; la decisione degli amministratori, che deve risultare da verbale redatto senza indugio da notaio, deve essere depositata ed iscritta a norma dell'articolo 2436.

La decisione di aumentare il capitale sociale non può essere attuata fin quando i conferimenti precedentemente dovuti non sono stati integralmente eseguiti.

Note

(1) Non è configurabile la simulazione del conferimento in forza di un accordo tra il conferente e l'amministratore della società, atteso che quest'ultimo non ha poteri legali di rappresentanza della società negli atti di gestione attinenti all'organizzazione della società.

Ratio Legis

La norma rimette agli amministratori la scelta del momento più adatto per l'aumento di capitale.
Il legislatore pone la condizione dell'integrale esecuzione dei conferimenti precedentemente dovuti per evitare la formazione di un vistoso capitale rappresentato, in realtà, prevalentemente da crediti verso i soci e che, in caso di insolvenza degli stessi, diverrebbe di difficile realizzazione.

Spiegazione dell'art. 2481 Codice civile

La delega agli amministratori di aumentare il capitale sociale può essere attribuita sia in sede di atto costitutivo che di successiva modifica dello stesso.
Non rientra nei poteri degli amministratori di limitare o escludere il diritto di opzione.
I limiti previsti dalla norma esigono che sia almeno determinato l'ammontare massimo dell'aumento e il tempo di esercizio della delega, anche se quest'ultima possa eccedere il quinquennio (v. art. 2443).

Per poter procedere all'aumento di capitale a pagamento è necessario rispettare le seguenti condizioni:
1) integrale esecuzione dei conferimenti precedentemente dovuti;
2) assenza delle condizioni di cui agli artt. 2482 bis e 2482 ter:
in proposito si ritiene necessaria la sussistenza di una situazione patrimoniale aggiornata della società.

Relazione al D.Lgs. 6/2003

(Relazione illustrativa del decreto legislativo recante: "Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366.")

Massime relative all'art. 2481 Codice civile

Cass. civ. n. 19813/2009

In materia di aumento del capitale di una società a responsabilità limitata, l'obbligo di versamento per il socio deriva non dalla deliberazione, ma dalla distinta manifestazione di volontà negoziale, consistente nella sottoscrizione della quota del nuovo capitale offertagli in opzione, ciò indipendentemente dall'avere egli concorso o meno con il proprio voto alla deliberazione di aumento; tale sottoscrizione è riconducibile ad un atto di natura negoziale, e precisamente da un contratto consensuale, in relazione al quale la legge non prevede l'adozione di una forma particolare. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto provata per fatti concludenti la sottoscrizione dell'aumento di capitale di una società, essendo stato dimostrato l'avvenuto versamento di tre assegni, in adempimento della presunta sottoscrizione).

Cass. civ. n. 23599/2006

In tema di aumento del capitale sociale nelle società a responsabilità limitata (nella disciplina anteriore alle innovazioni introdotte dal D.L.vo 17 gennaio 2003, n. 6), nonostante il silenzio dell'art. 2495 c.c. in ordine al termine minimo da riconoscere al socio per l'esercizio del diritto di opzione e l'omissione, in esso, di ogni richiamo al secondo comma dell'art. 2441 c.c. (che, per le società per azioni, stabilisce il termine minimo in trenta giorni dalla pubblicazione dell'offerta), il termine per l'esercizio del suddetto diritto non può essere tanto ristretto da rendere eccessivamente difficile ai soci la possibilità di fatto di avvalersene. Pertanto, ove la delibera assembleare di aumento del capitale sociale preveda, accanto a un termine per l'esercizio del diritto di opzione stabilito in una data fissa, un'autorizzazione agli amministratori ad interpellare i soci assenti, priva tuttavia di un'espressa specificazione sia in ordine al termine entro il quale effettuare detta comunicazione, sia in relazione alla data finale per l'esercizio, da parte di costoro, del diritto di sottoscrizione, correttamente il giudice del merito allorché motivatamente ritenga sussistente un'oscurità nel tenore complessivo della volontà assembleare in base al solo operare del criterio letterale ricorre al canone ermeneutico della buona fede, interpretando la delibera nel senso della previsione di un termine per l'esercizio del diritto di opzione eguale per tutti i soci (e pari allo spazio temporale che separa la data della delibera da quella di scadenza per l'esercizio del diritto di opzione), decorrente, per i soci assenti, dal giorno della comunicazione; e ciò, onde evitare che, per coloro i quali non presero parte all'assemblea, la congruità dello spatium deliberandi (e, con essa, la possibilità concreta di avvalersi del termine per l'esercizio dell'opzione) sia rimessa alla tempestività della comunicazione in loro favore effettuata dagli amministratori.

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