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Articolo 2446 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Riduzione del capitale per perdite

Dispositivo dell'art. 2446 Codice civile

Quando risulta che il capitale è diminuito di oltre un terzo in conseguenza di perdite [2413], gli amministratori [2381] o il consiglio di gestione, e nel caso di loro inerzia il collegio sindacale ovvero il consiglio di sorveglianza, devono senza indugio convocare l'assemblea per gli opportuni provvedimenti [2364, 2364 bis]. All'assemblea deve essere sottoposta una relazione sulla situazione patrimoniale della società, con le osservazioni del collegio sindacale o del comitato per il controllo sulla gestione. La relazione e le osservazioni devono restare depositate in copia nella sede della società durante gli otto giorni che precedono l'assemblea, perché i soci possano prenderne visione. Nell'assemblea gli amministratori devono dare conto dei fatti di rilievo avvenuti dopo la redazione della relazione (1).

Se entro l'esercizio successivo la perdita non risulta diminuita a meno di un terzo, l'assemblea ordinaria o il consiglio di sorveglianzache approva il bilancio di tale esercizio deve ridurre il capitale in proporzione delle perdite accertate. In mancanza gli amministratori e i sindaci o il consiglio di sorveglianza devono chiedere al tribunale che venga disposta la riduzione del capitale in ragione delle perdite risultanti dal bilancio. Il tribunale provvede, sentito il pubblico ministero, con decreto soggetto a reclamo, che deve essere iscritto nel registro delle imprese a cura degli amministratori (2).

Nel caso in cui le azioni emesse dalla società siano senza valore nominale, lo statuto, una sua modificazione ovvero una deliberazione adottata con le maggioranze previste per l'assemblea straordinaria possono prevedere che la riduzione del capitale di cui al precedente comma sia deliberata dal consiglio di amministrazione [2188, 2194]. Si applica in tal caso l'articolo 2436.

Note

(1) L'inosservanza degli adempimenti formali previsti dal primo comma comporta l'annullamento della delibera sociale.
(2) La riduzione del capitale deve essere deliberata in maniera proporzionale alle perdite accertate, da ciò consegue che non è consentita una riduzione che superi l'ammontare delle perdite, atteso che in tal caso si configurerebbe un'indebita espropriazione dei soci.

Ratio Legis

La norma vuole garantire l'effettiva corrispondenza tra capitale nominale e capitale reale, infatti i terzi sarebbero ingannati se all'esterno apparisse un capitale che in realtà è inferiore.

Spiegazione dell'art. 2446 Codice civile

La riduzione del capitale per perdite è una modifica nominale del capitale sociale che consiste nell'adeguare la cifra del capitale nominale al minore valore reale del capitale stesso. Si tratta di una riduzione nominale perché non comporta alcuna riduzione del patrimonio sociale che si è già ridotto per effetto delle perdite.

Tale operazione non può danneggiare i creditori sociali, infatti il legislatore non prevedere facoltà di opposizione.

La perdita si ha quando il valore del patrimonio netto della società è inferiore alla cifra del capitale sociale.

La presenza delle perdite produce due effetti:
1) non possono essere ripartiti gli utili finché il capitale non sarà ridotto in misura corrispondente;
2) se la la perdite è superiore a un terzo del capitale, non è possibile aumentare il capitale se non procedendo preventivamente alla riduzione dello stesso.

In base all'entità delle perdite, la riduzione del capitale può essere facoltativa od obbligatoria:
1) se la perdita è inferiore al terzo del capitale la riduzione è facoltativa: tale riduzione rientra nella disciplina della norma in commento, e non in quella dell'art. 2445, infatti non si tratta di riduzione reale ma di riduzione nominale perché il capitale è già diminuito per effetto delle perdite.
2) se la perdita è superiore al terzo del capitale la riduzione in un primo momento è facoltativa, successivamente diviene obbligatoria.
Per capitale si deve fare riferimento a quello sottoscritto e non a quello versato (Comitato Triveneto dei Notai - massima H.G.14).
Quando la perdita è superiore al terzo del capitale gli amministratori devono convocare l'assemblea straordinaria per gli opportuni provvedimenti.
All'assemblea deve essere sottoposta una relazione sulla situazione patrimoniale. In realtà si tratterebbe di un vero e proprio bilancio straordinario, comprensivo, quindi, dello stato patrimoniale, del conto economico e della nota integrativa. La giurisprudenza ritiene che tale documento contabile debba essere aggiornato a non oltre 120 giorni.
Gli opportuni provvedimenti sono i seguenti:
a) riduzione facoltativa del capitale in proporzione alle perdite accertate;
b) "rinvio a nuovo": si fa decorrere un anno, se le perdite non sono state ripianate la riduzione del capitale diverrà obbligatoria.

Trascorso, dunque, un anno, se le perdite non si sono ridotte, l'assemblea ordinaria dovrà procedere alla riduzione del capitale. La competenza dell'assemblea ordinaria è un'ipotesi eccezionale perché per le modifiche dello statuto è competente l'assemblea straordinaria.

Le modalità di attuazione della riduzione per perdite possono essere:
1) il raggruppamento delle azioni: che si ha quando le azioni sono sostituite con un minor numero di azioni di uguale valore nominale;
2) la riduzione del valore nominale delle azioni in circolazione: si ha quando il valore nominale delle azioni è diminuito ma resta invariato il loro numero.

Massime relative all'art. 2446 Codice civile

Cass. civ. n. 8221/2007

In tema di società, le regole dettate dagli artt. 2446 e 2447 c.c., prevedenti, ai fini della riduzione del capitale sociale, le modalità con cui le disponibilità della società possono essere intaccate e la necessità del previo deposito della situazione patrimoniale aggiornata, sono strumentali alla tutela, non solo dell'interesse dei soci, ma anche dei terzi; è pertanto nulla la delibera di azzeramento e di reintegrazione del capitale sociale che sia stata adottata in base ad una situazione patrimoniale della società non aggiornata, e assunta sulla base di una determinazione delle perdite al lordo delle riserve. (Enunciando il principio di cui in massima, in un caso nel quale la delibera era stata adottata in base all'ultimo bilancio, redatto un anno prima, senza che risultasse se fosse stata o meno depositata la relazione sulla situazione patrimoniale, la Corte, cassando con rinvio la sentenza impugnata, ha precisato che il grado di aggiornamento della situazione va valutato in relazione a ciascun caso concreto, e che detta situazione patrimoniale può, eventualmente, essere anche surrogata dall'ultimo bilancio di esercizio, purché questo sia riferibile ad una data recente rispetto a quella di convocazione dell'assemblea, sempre che medio tempore non siano sopravvenuti fatti significativi).

Cass. civ. n. 543/2006

La riduzione facoltativa del capitale sociale per perdite inferiori al terzo è un'operazione destinata per sua stessa natura ad incidere sull'assetto sociale, e quindi ad interferire nella sfera soggettiva dei soci, in particolare sul loro diritto alla distribuzione degli utili, nonché a spiegare influenza sui diritti dei terzi, e segnatamente dei creditori sociali, le cui ragioni sono garantite proprio dal capitale sociale; essa non è contemplata specificamente né dall'art. 2445 c.c., che si riferisce alla diversa ipotesi di esuberanza del capitale, né dagli artt. 2446 e 2447, che prevedono la riduzione obbligatoria per perdite, ma deve ugualmente attuarsi secondo un modello predefinito che offra adeguate garanzie di protezione ad entrambe le predette categorie di soggetti; nel silenzio del legislatore, la sua disciplina dev'essere ricavata, ai sensi dell'art. 12, secondo comma, disp. prel. c.c., dai principi generali desumibili dall'art. 2446, con gli adattamenti resi necessari dalla discrezionalità dell'operazione, connessa alla minore entità della perdita: ne consegue che l'amministratore, mentre non è tenuto a convocare senza indugio l'assemblea, deve rendere edotti i soci dell'effettivo stato patrimoniale della società, mediante una situazione patrimoniale riferita ad una data prossima a quella dell'adunanza; tale situazione patrimoniale può essere surrogata anche dall'ultimo bilancio di esercizio, purché sia rispettata quell'esigenza di continuità temporale, rispetto alla data di convocazione dell'assemblea, che garantisce un'idonea informazione dei soci, e non siano nel frattempo sopravvenuti fatti significativi.

Cass. civ. n. 23269/2005

Ai sensi dell'art. 2446 c.c., l'assemblea è tenuta a deliberare la riduzione del capitale per perdite in proporzione delle perdite accertate: e ciò sia nel senso che non può ritenersi consentita una riduzione che superi l'ammontare di queste, potendosi altrimenti risolvere la riduzione in un'indebita espropriazione dei soci, privati del valore delle azioni corrispondenti al capitale residuo; sia nel senso che la riduzione non può essere commisurata soltanto ad una frazione delle perdite, giacché ciò ne consentirebbe il trascinamento nel tempo ben oltre il limite temporale dell'esercizio successivo, espressamente indicato dalla menzionata disposizione del codice. Tale principio, peraltro, è suscettibile di limitata deroga nel caso in cui, occorrendo anche procedere al raggruppamento o al frazionamento di azioni, l'applicazione rigorosa della regola di riduzione del capitale in proporzione delle perdite farebbe emergere resti non suscettibili di attribuzione. Pertanto, deve ritenersi consentito il riporto a nuovo delle azioni, nei limiti in cui sia imposto dall'esigenza contabile di assicurare la parità di valore nominale delle azioni medesime, e purché sia circoscritto a quanto indispensabile per il soddisfacimento di tale esigenza.

In tema di riduzione del capitale sociale per perdite, la norma dell'art. 2446 c.c. che prevede l'obbligo per gli amministratori di sottoporre senza indugio all'assemblea una relazione sulla situazione patrimoniale della società, con le osservazioni del collegio sindacale, nonché il deposito di tali atti nella sede della società per gli otto giorni antecedenti l'assemblea trova la sua ratio nel principio secondo cui l'assemblea, ai fini di una regolare formazione della volontà sociale, in una materia che attiene alla vita stessa della società, deve essere dettagliatamente ed adeguatamente informata sulla reale situazione patrimoniale della società. Discende da ciò che la relazione in cui va esposta la situazione patrimoniale della società con i crismi di chiarezza, correttezza e veridicità imposti per il bilancio di esercizio dagli artt. 2423 ss. c.c. deve essere il più possibile aggiornata; e, non avendo il legislatore inteso fissare uno specifico termine al riguardo, il grado di aggiornamento richiesto deve di volta in volta essere valutato in relazione a ciascun caso concreto, tenendo conto almeno di due possibili varianti: la dimensione della società e la conseguente complessità dei rilevamenti contabili che la riguardano, da un lato; l'esistenza di eventuali fatti sopravvenuti idonei a far fondatamente supporre che la situazione patrimoniale, rispetto alla data di riferimento della relazione degli amministratori, possa essere mutata nel frattempo in modo significativo, dall'altro. Siffatte valutazioni sono rimesse al giudice di merito, e sono suscettibili di sindacato in sede di legittimità solo per vizio di motivazione, ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.

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