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Articolo 2382 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Cause di ineleggibilità e di decadenza

Dispositivo dell'art. 2382 Codice civile

Non può essere nominato amministratore, e se nominato decade dal suo ufficio, l'interdetto [414], l'inabilitato [415], il fallito, o chi è stato condannato ad una pena che importa l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici [28, 29 c.p.] o l'incapacità ad esercitare uffici direttivi [2380 bis; 32 c.p.].

Ratio Legis

A seguito della novella del 2003 la disciplina delle s.r.l. non regola le cause di ineleggibilità e di decadenza degli amministratori, con la conseguenza che non può applicarsi per analogia quanto disposto dall'articolo 2382.
Al contrario le s.p.a. possono prevedere requisiti di eleggibilità diversi rispetto a quelli indicati nella norma.

Spiegazione dell'art. 2382 Codice civile

Le situazioni descritte dalla norma individuano casi di incapacità speciale assoluta. Sono tassative e inderogabili in quanto espressione di principi di ordine pubblico.
La nomina di chi non può amministrare è nulla, ma non coinvolge gli altri membri del consiglio di amministrazione.
È causa di ineleggibilità implicita nei principi del codice la minore età. Può essere eletto il minore emancipato che abbia ottenuto l'autorizzazione all'esercizio dell'impresa commerciale ai sensi dell'art. 397 codice civile.
La decadenza è l'effetto del sopravvenire della causa di incapacità in danno di chi è già nella carica.
Le cause di incompatibilità obbligano il soggetto nominato a scegliere tra diversi incarichi, senza che ciò determini l'invalidità della nomina.

Massime relative all'art. 2382 Codice civile

Cass. civ. n. 22280/2006

Ai fini della sussistenza della causa di ineleggibilità legata alla carica di amministratore di una società per azioni prevista dall'art. 2, n. 10, della legge 23 aprile 1981, n. 154, non è sufficiente la nomina, essendo indispensabile, per la costituzione del rapporto di amministrazione, l'accettazione del nominato, cui fa espresso riferimento l'art. 2385 c.c.

Cass. civ. n. 12820/1995

I soci di una società per azioni hanno il potere di stabilire requisiti di eleggibilità degli amministratori (e correlativamente cause di decadenza) diversi (ed ulteriori) rispetto a quelli indicati nell'art. 2382 c.c., ma la permanenza in carica degli amministratori non può dipendere dalla mera volontà dei soci espressa uti singuli, atteso che la norma che riserva all'assemblea la nomina e la revoca degli amministratori è inderogabile e che le deliberazioni dell'assemblea debbono essere inderogabilmente prese con l'osservanza del metodo collegiale. (Nella specie, una clausola dello statuto stabiliva che «sono eleggibili alla carica di amministratori, oltre che i legali rappresentanti di ciascun socio, anche coloro che a ciò sono stati espressamente delegati con il rispetto delle forme statutarie vigenti per ciascun socio» ed altra clausola prevedeva che «decadono dalla carica gli amministratori che abbiano perduto la qualità di rappresentanti legali dei soci o rispetto ai quali sia stata revocata nelle forme proprie di ciascun socio la delega ad amministrare»).

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Cinzia B. chiede
martedì 11/09/2018 - Estero
“Cosa significa "il fallito" in base all'articolo 2382 del codice civile? In particolare, se divento amministratore in una società per azioni o cooperativa che poi fallisce per circostanze che non sono legate a me (e.g. circostanze di mercato) vengo interdetta a diventare amministratore in altre società?


Consulenza legale i 18/09/2018
Purtroppo il significato dell’art. 2382 c.c. è proprio quello ipotizzato nel quesito: la sentenza di fallimento – indipendentemente da quale sia stata la causa dell’insolvenza (ragioni legate a circostanze contingenti ed imprevedibili o comportamenti dei soci e/o dell'amministratore) – determina automaticamente l’incapacità assoluta del fallito/persona fisica a ricoprire la carica di amministratore di un’altra società.
 
Mentre lo statuto può stabilire cause di ineleggibilità alla carica di amministratore aggiuntive rispetto alla norma, quella invece di cui all’articolo in commento è inderogabile e l’eventuale nomina del fallito, anche se prevista dallo statuto, è nulla.
 
L’ineleggibilità del fallito decorre dalla pubblicazione della sentenza di fallimento e cessa con la chiusura della procedura concorsuale.

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