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Articolo 384 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Enunciazione del principio di diritto e decisione della causa nel merito

Dispositivo dell'art. 384 Codice di procedura civile

La Corte enuncia il principio di diritto quando decide il ricorso proposto anorma dell'articolo 360, primo comma, n. 3), e in ogni altro caso in cui, decidendo su altri motivi del ricorso, risolve una questione di diritto di particolare importanza.

La Corte, quando accoglie il ricorso, cassa la sentenza rinviando la causa ad altro giudice, il quale deve uniformarsi al principio di diritto e comunque a quanto statuito dalla Corte, ovvero decide la causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto.(1) (2)

Se ritiene di porre a fondamento della sua decisione una questione rilevata d'ufficio, la Corte riserva la decisione, assegnando con ordinanza al pubblico ministero e alle parti un termine non inferiore a venti e non superiore a sessanta giorni dalla comunicazione per il deposito in cancelleria di osservazioni sulla medesima questione.

Non sono soggette a cassazione le sentenze erroneamente motivate in diritto, quando il dispositivo sia conforme al diritto; in tal caso la Corte si limita a correggere la motivazione.(3)

Note

(1) Rubrica e comma così sostituiti dall'art. 66, l. 26-11-1990, n. 353, in vigore dall'1-1-1993. Ai sensi dell'art. 90 l. cit. tale norma si applica anche ai giudizi pendenti alla data dell'1-1-1993. Si riporta di seguito il testo della rubrica e del 1° comma anteriormente vigenti: «384. Enunciazione del principio di diritto e sua efficacia. -- La Corte, quando accoglie il ricorso per violazione o falsa applicazione di norme di diritto, enuncia il principio al quale il giudice di rinvio deve uniformarsi».
(2) La legge 26-11-1990, n. 353 ha introdotto una particolare ipotesi di cassazione c.d. sostitutiva caratterizzata dal fatto che la Corte è giudice anche del rescissorio nel senso che, una volta annullata la sentenza è chiamata a decidere la causa anche nel merito. Si tratta, perciò, di una deroga alla regola generale secondo cui la Cassazione è giudice di sola legittimità. La nuova disposizione potrebbe generare problemi di legittimità costituzionale in quanto non prevede alcun meccanismo volto a consentire alle parti di formulare difese nel merito della causa. Per tale motivo è stato suggerito di introdurre, a livello di prassi applicativa, un avvertimento preventivo circa la possibilità da parte della Cassazione di decidere la causa nel merito, sì da mettere i contendenti in condizioni di difendersi anche nel merito.
(3) La correzione della motivazione da parte della Corte risponde ad esigenze di economia processuale: sembra, infatti, inutile cassare la sentenza e rimettere la causa al giudice di merito quando l'errore non ha inciso sul dispositivo, che è perciò conforme al diritto.

Brocardi

Auctoritas rerum similiter iudicatarum

Massime relative all'art. 384 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 24866/2017

La Corte di cassazione può decidere la causa nel merito, ai sensi dell'art. 384 c.p.c., nel caso di violazione o falsa applicazione non solo di norme sostanziali ma anche di norme processuali (nella specie, quella di cui all'art. 91 c.p.c.), purché non siano necessari ulteriori accertamenti in fatto.

Cass. civ. n. 16171/2017

Alla luce dei principi di economia processuale e di ragionevole durata del processo come costituzionalizzato nell'art. 111, comma 2, Cost., nonché di una lettura costituzionalmente orientata dell'attuale art. 384 c.p.c. ispirata a tali principi, una volta verificata l'omessa pronuncia su un motivo di gravame, la Suprema Corte può omettere la cassazione con rinvio della sentenza impugnata e decidere la causa nel merito allorquando la questione di diritto posta con quel motivo risulti infondata, di modo che la statuizione da rendere viene a confermare il dispositivo della sentenza di appello (determinando l'inutilità di un ritorno della causa in fase di merito), sempre che si tratti di questione che non richiede ulteriori accertamenti di fatto.

Cass. civ. n. 13522/2017

La pronuncia delle Sezioni Unite che, componendo il contrasto sull'interpretazione di una norma processuale, opti per la conferma dell’orientamento prevalente, in applicazione del quale derivi, in danno di una parte, una decadenza o una preclusione che sarebbe invece esclusa alla stregua dell’orientamento minoritario, non configura un'ipotesi di “overruling” avente il carattere di imprevedibilità e, di conseguenza, non costituisce presupposto per la rimessione in termini della parte che sia incorsa nella preclusione o nella decadenza (Fattispecie relativa all'individuazione della decorrenza del termine per la riassunzione del processo a seguito di evento interruttivo che abbia colpito la parte costituita a mezzo di procuratore).

Cass. civ. n. 7826/2014

Nelle cause soggette al rito del lavoro, nel caso in cui sia la motivazione che il dispositivo della sentenza contengano il riconoscimento di un diritto, in una misura tuttavia non quantificata in dispositivo, si profila un "error in procedendo" che, qualora non siano necessari ulteriori accertamenti in fatto, consente, in sede di legittimità, la decisione nel merito, ai sensi dell'art. 384, secondo comma, cod. proc. civ., dovendosi ritenere tale soluzione rispondente al principio di ragionevole durata del processo. (Nella specie, la sentenza impugnata aveva riconosciuto il diritto ad una maggiorazione pensionistica sulla base di una anzianità contributiva di 35 anni e nei limiti della decadenza triennale ex art. 47 del d.P.R. 30 aprile 1970, n. 639, omettendo tuttavia, in dispositivo, di quantificare le differenze spettanti sui ratei arretrati; in applicazione del suddetto principio, la S.C. ha cassato la sentenza di appello ed ha deciso la causa).

Cass. civ. n. 6086/2014

A norma dell'art. 384, primo comma, cod. proc. civ., l'enunciazione del principio di diritto vincola il giudice di rinvio che ad esso deve uniformarsi, anche qualora, nel corso del processo, siano intervenuti mutamenti della giurisprudenza di legittimità, sicché anche la Corte di cassazione, nuovamente investita del ricorso avverso la sentenza pronunziata dal giudice di merito, deve giudicare sulla base del principio di diritto precedentemente enunciato, e applicato dal giudice di rinvio, senza possibilità di modificarlo, neppure sulla base di un nuovo orientamento giurisprudenziale della stessa Corte, salvo che la norma da applicare in relazione al principio di diritto enunciato risulti successivamente abrogata, modificata o sostituita per effetto di "jus superveniens", comprensivo sia dell'emanazione di una norma di interpretazione autentica, sia della dichiarazione di illegittimità costituzionale.

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    RELAZIONI

    Giampiero Balena, Le novità relative all’appello

    Mauro Bove, Ancóra sul controllo della motivazione in Cassazione

    Angelo Converso, Il filtro. La prassi delle Corti d’appello

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    Vittoria Barsotti

    Girolamo Monteleone.

    Andrea Graziosi.

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    Giuliano Scarselli

    Antonio Carratta

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    Gian Franco Ricci

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