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Articolo 2910 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 10/06/2019]

Oggetto dell'espropriazione

Dispositivo dell'art. 2910 Codice civile

Il creditore, per conseguire quanto gli è dovuto, può far espropriare i beni del debitore, secondo le regole stabilite dal codice di procedura civile [474 c.p.c. ss.](1).

Possono essere espropriati anche i beni di un terzo quando sono vincolati a garanzia del credito [2858, 2868] o quando sono oggetto di un atto che è stato revocato perché compiuto in pregiudizio del creditore [2901, 2905; 602 c.p.c.](2).

Note

(1) Viene qui richiamata la cosiddetta garanzia generica ai sensi dell'art. 2740, in forza della quale il creditore, in caso di inadempimento, può ottenere soddisfazione agendo sulla totalità dei beni del debitore. L'espropriazione forzata è rivolta quindi a tutto il patrimonio del debitore, ricomprendente beni mobili, immobili, crediti e diritti di ogni genere. Inoltre, per metterla in atto, a monte deve esservi obbligatoriamente un titolo esecutivo (v. art. 474 c.p.c.) dal quale discenda un credito certo e non soggetto a condizioni o termini (classici esempi di titoli esecutivi sono: cambiali, sentenze e decreti ingiuntivi).
(2) I beni dei terzi, nel caso in cui costituiscano la garanzia del credito (v. art. 1179) o nel caso di atti revocati (v. art. 2901), sono esplicitamente inseriti nell'ambito oggettivo della responsabilità patrimoniale definito dalla disposizione e vengono pertanto sottoposti all'esecuzione forzata.

Ratio Legis

La norma in esame inaugura una serie di disposizioni inerenti all'espropriazione forzata, rivolte ad ottenere una realizzazione in forma coattiva del diritto di credito, per garantire la tutela del creditore insoddisfatto.

Spiegazione dell'art. 2910 Codice civile

Oggetto dell'espropriazione forzata

L'articolo in esame deve essere posto in relazione con l'arti­colo 2740, il quale sancisce il principio che il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri, salve le limitazioni di tale responsabilità patrimoniale, stabilite dalla legge. Come svolgimento di tale principio, l'art. 2910 precisa che il creditore, per conseguire quanto gli è dovuto non può farsi ragione da sè, ma deve fare espropriare i beni del debitore, secondo le regole stabilite dal co­dice di procedura civile. Sotto questo aspetto, quindi, l'art. 2910 deve essere altresì considerato come un'applicazione dell'art. 2907 (v. sopra).

Per interpretare compiutamente l’articolo, occorre brevemente sottolineare che la formula del nuovo codice ha posto in rilievo come oggetto immediato del diritto di credito non tanto sia il comportamento personale dell'obbligato, quanto il bene dovuto, onde è possibile realizzare il diritto stesso non solo attraverso l'adempimento dell'obbligo ma altresì attraverso il conseguimento del bene per mezzo dell'espropriazione forzata.

Il creditore, dunque, per conseguire il soddisfacimento del proprio diritto può richiedere la conversione dei beni del debitore in denaro o l'assegnazione dei beni stessi, fino a concorrenza del proprio credito.

L'espropriazione forzata non è esecuzione in forma specifica di un'obbligazione pecuniaria, surrogantesi all'obbligazione generica ori­ginaria ; essa dà in ogni caso un aliud pro alio, in quanto l'oggetto del debito va distinto concettualmente dall'oggetto della responsabilità, anche se in concreto essi possono coincidere (espropriazione per obbli­gazioni in denaro). Non è possibile in questa sede svolgere appieno tutta la teoria del processo esecutivo, tuttavia articolo in esame impone che si profili almeno il problema dell'azione esecutiva.


Il diritto del creditore al­l'esecuzione

La dottrina più recente ha escluso che sia il creditore che espro­pria il debitore, che venda, cioè, invece del debitore. Anche l'art. 2910 non dà alcun appiglio alla teoria secondo la quale il creditore, attraverso l'espropriazione forzata, realizzerebbe un diritto di pegno generale sui beni del debitore. Il creditore non ha, dunque, alcun « diritto di vendere » ma, se mai, un diritto di far vendere. Ora, come s'è già osservato sopra all'art. 2907, la possibilità di ottenere quella specifica forma di tutela, che è l'espropriazione forzata, rappresenta una qualità del diritto soggettivo ; il creditore, piuttosto, è munito del potere processuale di mettere in moto il processo e di farlo proseguire fino al suo compimento, in quanto possegga determinati requisiti (v. art. 474 cod. proc. civ.), sui quali non è qui possibile intrattenersi.


Debito e responsabilità

Un ultimo rilievo deve essere fatto per quanto concerne la posizione dei beni del debitore in confronto all'espropriazione promossa dal creditore : questi beni non soggiacciono ad un vincolo sostanziale diverso da quello che li grava in virtù dell'art. 2740. Piuttosto, l’esercizio dell'azione esecutiva da parte del creditore crea nel debitore una responsabilità di carattere processuale, che non ha come suo necessario presupposto un nuovo vincolo giuridico sui beni del debitore a favore del creditore.


L'espropriazione forzata contro il terzo proprietario

Il capoverso integra il disposto del primo comma, enunciando in termini generali il principio, che era già accolto nel vecchio codice (art. 2076 c.c.), in una più ristretta formulazione, riferita al terzo acquirente dell’immobile ipotecato, e che si trova ora espresso nell’ art. 602 del c.p.c..

La nuova disposizione parla di beni di un terzo vincolati a garanzia del credito, precisamente di beni gravati da pegno o ipoteca per un debito altrui (art. 602 del c.p.c.) e dei beni, la cui alienazione da parte del debitore è stata revocata perché compiuta in pregiudizio del creditore. Il carattere eccezionale di tali disposizioni porta a escludere l’ammissibilità di un’espropriazione contro altri terzi, considerati da parte della dottrina come responsabili per debito altrui, quali il fideiussore (art. 2902 del c.c.).

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

1188 L'art. 2910 del c.c. sancisce, nel primo comma, in correlazione al principio affermato dall'art. 2740 del c.c., il diritto del "creditore di fare espropriare i beni del debitore". La disposizione del secondo comma rappresenta la compiuta formulazione di un principio ovvio, tenuto presente anche dal codice del 1865, ma espressamente enunciato solo in rapporto ai beni ipotecati (art. 2076), e riafferma, in rapporto ai beni che furono oggetto di atti revocati perchè compiuti in pregiudizio dei creditori, le disposizioni dell'art. 2902.

Massime relative all'art. 2910 Codice civile

Cass. civ. n. 10284/2009

La regola generale dell'assoggettabilitā ad esecuzione di tutti i beni del debitore (ai sensi degli artt. 2740 e 2910 c.c.) subisce, per quanto attiene gli enti pubblici, una limitazione in dipendenza della natura dei beni appartenenti agli enti stessi, essendo espropriabili solo i beni disponibili e non quelli di origine pubblicistica e destinati per legge ad uno specifico scopo pubblico. Conseguentemente, per la realizzazione di crediti di terzi verso la P.A., non possono essere pignorati, presso le banche delegate alla riscossione dei tributi, i corrispondenti crediti dell'ente pubblico, anche se, per effetto del versamento, sia esaurito il rapporto fra l'ente e il contribuente.

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