Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 219 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 10/06/2019]

Prova della proprietà dei beni

Dispositivo dell'art. 219 Codice civile

(1)Il coniuge può provare con ogni mezzo [950 co. II] nei confronti dell'altro la proprietà esclusiva di un bene [197](2).

I beni di cui nessuno dei coniugi può dimostrare la proprietà esclusiva sono di proprietà indivisa per pari quota di entrambi i coniugi(3).

Note

(1) L'articolo è stato così sostituito dall'art. 87 della L. 19 maggio 1975 n. 151.
(2) Ovviamente ci si riferisce ai beni mobili, poichè per gli immobili (812cc) e mobili registrati (art. 815 del c.c.) operano le regole di cui all'art. 2643 del c.c..
(3) La norma opera con l'esclusione dei beni siti nella casa coniugale, per i quali opera la presunzione di proprietà comune di entrambi i coniugi in quote uguali, salvo appunto diversa prova esperibile con ogni mezzo.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 219 Codice civile

Cass. civ. n. 6589/1998

Il secondo comma dell'art. 219 c.c. (che, con riferimento alla ipotesi di separazione di beni tra coniugi, sancisce una presunzione semplice di comproprietà per i beni mobili dei quali nessuno di essi sia in grado di dimostrare la proprietà esclusiva), pur non contenendo una esplicita limitazione dell'efficacia della presunzione di comunione ai soli rapporti interni tra coniugi (a differenza di quanto stabilito al primo comma, contenente un espresso riferimento ai rapporti predetti), va interpretato secondo criteri ermeneutici di tipo logico — unitari non meno che storici (emergendo dai lavori preparatori che l'efficacia della presunzione era stata inizialmente estesa anche ai terzi), e non consente, pertanto, di estendere gli effetti della presunzione in parola anche ai rapporti di ciascun coniuge con i terzi, con la conseguenza che, in tema di opposizione all'esecuzione, il coniuge opponente incontra tutti i limiti di prova previsti, in linea generale, dall'art. 621 c.p.c. (che esclude, in particolare, l'efficacia probatoria di qualsiasi forma di presunzione). (Si veda Corte cost. 15 dicembre 1967, n. 143, abrogativa dell'art. 622 c.p.c.).

Cass. civ. n. 2494/1982

L'art. 219 c.c. (nel testo novellato dalla L. 19 maggio 1975, n. 151) - che riconosce al coniuge la facoltà di «provare con ogni mezzo, nei confronti dell'altro, la proprietà esclusiva di un bene» (primo comma) ed aggiunge che «i beni di cui nessuno dei coniugi può dimostrare la proprietà esclusiva sono di proprietà indivisa per pari quota di entrambi i coniugi» (secondo comma) - concerne essenzialmente le controversie relative a beni mobili, siccome la prova della proprietà degli immobili risulta di solito da un titolo non equivoco, ed è volto principalmente a derogare, attraverso la presunzione posta nel secondo comma, alla regola generale sull'onere della prova in tema di rivendicazione, mentre nessuna deroga configura alla normale disciplina della prova dei contratti formali, in particolare degli acquisti immobiliari. Pertanto, quando un immobile sia intestato ad uno dei coniugi in virtù di idoneo titolo d'acquisto, l'altro coniuge che alleghi l'interposizione reale non può provarla né con giuramento, né con testimoni, giacché l'obbligo dell'interposto di ritrasmettere all'interponente i diritti acquistati deve risultare, sotto pena di nullità, da atto scritto.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Consulenze legali
relative all'articolo 219 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Daniele V. chiede
lunedì 20/01/2020 - Sicilia
“Salve, mi sto separando da mia moglie con cui ero sposato in regime di separazione dei beni, non abbiamo figli e quindi il giudice non ha assegnato la casa coniugale limitandosi a dire che seguirà l'ordinario regime dominicale, casa che comunque mia moglie ha ricevuto in donazione dai genitori allo stato grezzo e che io a mie spese ho rifinito.
I mobili e gli elettrodomestici acquistati da me (dimostrabile con fattura e prova di pagamento) quando potrei avere diritto di chiederli indietro? Devo attendere il passaggio in giudicato della sentenza di separazione, o viene anticipato al momento in cui, nella separazione giudiziale, il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati? (considerando le modifiche dell art 191 cc del 2015)
E come potrei procedere dato che lei si rifiuta?
Al momento vi è stata già la prima udienza ed il giudice ci ha autorizzati a vivere separati...”
Consulenza legale i 29/01/2020
Occorre subito precisare che è improprio il riferimento all’art. 191 del c.c., il quale disciplina lo scioglimento della comunione legale tra coniugi, dal momento che, nel nostro caso, i coniugi stessi hanno scelto il regime della separazione dei beni.
Ora, ai sensi dell’art. 215 del c.c., in tale ipotesi ciascuno di essi conserva la titolarità esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio.

L’art. 219 del c.c. dispone che il coniuge può provare con ogni mezzo nei confronti dell'altro la proprietà esclusiva di un bene; se nessuno dei due riesce a dimostrare la proprietà esclusiva, il bene è considerato di proprietà indivisa per pari quota di entrambi.

Stando alle informazioni fornite nel quesito, il marito risulta essere in possesso di documentazione comprovante l’acquisto dei beni con denaro proprio. Pertanto, essendo stata emessa l’ordinanza presidenziale che autorizza i coniugi a vivere separati, e non essendoci peraltro figli minori, egli potrà chiedere sin d’ora la restituzione dei mobili e degli elettrodomestici senza dover attendere il passaggio in giudicato della sentenza che definirà il giudizio di separazione.

Si consiglia, visto l’atteggiamento non collaborativo della moglie, di inviare a quest’ultima una raccomandata A.R., contenente l’elenco dettagliato dei beni di cui si può provare la proprietà esclusiva, chiedendo di concordare tempi e luoghi per accedere all’immobile e prelevare i beni stessi.
In caso di mancata risposta o di rifiuto, diverrà inevitabile rivolgersi ad un legale.

Nives chiede
domenica 27/02/2011 - Lazio

“Mio marito ha provveduto a restaurare la casa in cui abitiamo esclusivamente con i suoi soldi (e lo può dimostrare) ed ora in corso di separazione vorrebbe detrarre la somma da lui spesa per il restauro dal 50% della casa che mi spetta.
Lo può fare?”

Consulenza legale i 28/02/2011

Si risponde al caso di specie citando una recente pronuncia della Corte di Cassazione (n. 13259 del 2009).

Il coniuge che, in costanza di matrimonio, abbia provveduto a proprie spese ad eseguire migliorie od ampliamenti dell'immobile di proprietà esclusiva dell'altro coniuge ed in godimento del nucleo familiare, in quanto compossessore ha diritto ai rimborsi ed alle indennità contemplate dall'art. 1150 del c.c. in favore del possessore, nella misura prevista dalla legge a seconda che fosse in buona o mala fede, mentre va esclusa l'invocabilità dell'art. 936 del c.c., in tema di opere fatte da un terzo con materiali propri, difettando nel compossessore il requisito della terzietà”.

La normativa che prevede il rimborso delle spese sostenute per la manutenzione o la ristrutturazione ovvero la corresponsione di un indennizzo per l'apporto di migliorie, prevede anche il conseguente diritto alla ritenzione del bene sino al soddisfacimento del relativo credito, se il possesso è stato di buona fede art. 1152 del c.c..